The Invisible Hours: Recensione del thriller giallo VR degli autori di RiME

Un'isola sperduta, una villa gigantesca, sette invitati e un omicidio sono gli ingredienti di The Invisible Hours, giallo in VR di Tequila Works.

Versione analizzata: PC
recensione The Invisible Hours: Recensione del thriller giallo VR degli autori di RiME
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Le migliori esperienze in Realtà Virtuale appartengono a due categorie ben definite: i titoli che, con tutte le accortezze necessarie, adattano un gameplay classico alle "regole" dei visori, e i prodotti più pionieristici che cercano in tutti i modi di proporre qualcosa di mai visto prima.
Doom VFR appartiene chiaramente alla prima, mentre Lone Echo si posiziona all'estremità opposta di questo ideale spettro dell'offerta VR. The Invisible Hours si colloca nel mezzo, in quanto recupera struttura e ritmo da avventura grafica classica, rivoluzionando però la messa in scena e soprattutto l'interazione, ideando di fatto quello che potrebbe essere considerato un nuovo genere.

Narrazione sferica

La principale particolarità di The Invisible Hours risiede proprio nel modo in cui viene raccontata la storia, in grado di avvolgere l'utente come mai prima d'ora: la trama ci catapulta in un mistero degno dei romanzi di Agata Christie, dove non manco nessuno degli ingredienti più classici del genere. Un'isola sperduta, un'antica villa, sette invitati e, ovviamente, un omicidio.
Non vestiremo però i panni di nessuno dei personaggi coinvolti. Saremo invece un osservatore esterno, capace non solo di muoversi liberamente negli ambienti senza che nessuno si renda conto della nostra presenza, ma anche in grado di manipolare il tempo. Potremo fermarlo, riavvolgerlo o farlo scorrere più velocemente, vivendo di fatto le vicende che compongono la storia da qualsiasi angolazione possibile, esplorando la villa ma anche il presente, il passato e il futuro dei personaggi.

The Invisibile Hours appare quindi come una rappresentazione teatrale virtuale, nella quale i fatti avverranno anche se non saremo lì a guardarli, magari perché nel frattempo eravamo impegnati a capire perché un personaggio si stava nascondendo proprio durante il ritrovamento del cadavere di Nikola Tesla, inventore geniale e proprietario dell'isola sulla quale gli altri protagonisti sono stati invitati (con la promessa di poter cambiare gli errori che hanno commesso in passato).
A confermare che il racconto possa essere inquadrato proprio come uno spettacolo, The Invisible Hours si apre davanti alla biglietteria di un teatro, presso la quale ritireremo il nostro biglietto, prima di avanzare fino a uno dei posti più esclusivi in platea (imparando nel contempo a muoverci sfruttando l'ormai collaudato sistema a teleport). La scelta di un luogo del genere ha lo scopo di mettere a proprio agio l'utente e la fase preparatoria si conclude con un‘affermazione netta: "ciò a cui si sta assistendo non è ne un gioco ne un film, ma un'esperienza del tutto nuova".
Una volta "entrati nell'opera", muovendoci nelle stanze potremo studiare il comportamento dei personaggi, assistendo ai loro dialoghi e notando oggetti, ritagli di giornale, lettere e tanti altri indizi che ci permetteranno di avvicinarvi un passo alla volta alla verità.
Ogni personaggio ha infatti un passato oscuro con molto da nascondere, e rapidamente la nostra curiosità prenderà il sopravvento: perché il maggiordomo, come da tradizione cieco, si è intrattenuto così a lungo con il figlio del magnate delle ferrovie? E quale vero legame c'è tra lo stesso Tesla e Thomas Edison, altrettanto brillante scienziato e suo rivale? E perché la signorina White era in lacrime fuori dalla villa nella giornata piovosa dell'arrivo dell'ispettore Gustaf sull'isola?

Dopo la fine di quella che potrebbe essere considerata la scena iniziale e che vede gli invitati radunarsi nel salone principale a seguito del ritrovamento del corpo, rapidamente ci si renderà conto che The Invisible Hours è una macchina ad orologeria perfetta, che a livello produttivo ha sicuramente messo in difficoltà il team di sviluppo: i fatti avvengono tutti in contemporanea nell'arco di un'ora reale, quindi in termini di scrittura è stato necessario scrivere una sottotrama per ogni personaggio, intersecandola con le altre non solo a livello di dialoghi, azioni e luoghi, ma soprattutto con un occhio di riguardo per i tempi.
Tutte le animazioni sono state inoltre create con la tecnica del motion capture, con la necessità quindi di temporizzare correttamente ogni gesto, calcolando anche il tempo necessario agli spostamenti nelle varie stanze della villa, in modo che ogni protagonista incontri gli altri nei momenti giusti: sia che noi siamo lì ad osservare la scena, sia che siamo da tutt'altra parte.

Tale tipologia di narrazione incide ovviamente sul gameplay, ridotto all'osso. Non troveremo mai un oggetto da utilizzare per proseguire, come in un'avventura grafica classica, e non potremo influenzare di fatto lo svolgersi degli eventi.
La scrittura brillante e il denso senso di mistero riescono però a spingere l'utente ad esplorare, non fidarsi di nessuno, nemmeno di ciò che vede, ponendosi domande e riavvolgendo il tempo per rivivere le stesse scene in luoghi differenti in cerca di risposte.
Il "gameplay" si trasforma insomma in pura osservazione, soddisfacendo un certo prurito quasi voyeuristico, nato dalla possibilità di guardare senza essere osservati, in spazi e luoghi che solo la Realtà Virtuale è in grado di rendere così vivi.

The Invisible Hours Il 2017 è stato l’hanno della consacrazione per Tequila Works e The Invisible Hours è il prodotto che dopo RiME riesce a dimostrare le qualità non comuni dello studio Spagnolo. Brillante per concetto, scrittura e realizzazione, The Invisible Hours sfrutta la Realtà Virtuale facendo leva su uno dei principali punti di forza di tale tecnologia: trasportare l’utente in un altro luogo. In più riesce a scatenarne la curiosità, spingendolo ad indagare, fare ipotesi, rivedere le prove e soppesare ogni frase, e costringendolo a mantenere una certa apertura mentale utile a non dare per scontato ciò che viene scoperto. Insomma, quella imbastita dal gioco è una ragnatela di bugie, ramificata come in un buon giallo, e cristallizzata in un racconto mai così vivo e vibrante per i nostri sensi.

CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

  • CPU: i5 6600K
  • RAM: 16 GB
  • GPU: Nvidia GTX 1080
8

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