The Last Remnant Remastered: Recensione del JRPG Square Enix

Uscito nel 2008 su Xbox 360 e in seguito su PC, The Last Remnant approda ora su PS4, per la prima volta in assoluto su una console Sony.

recensione The Last Remnant Remastered: Recensione del JRPG Square Enix
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  • Messi da parte ormai da tempo i battibecchi sull'enorme quantità di edizioni rimasterizzate che hanno invaso la prima parte dell'attuale generazione - con buona pace di chi sosteneva che tale meccanismo fosse un ingegnoso modo delle malvagie software house per guadagnare con il minimo sforzo, dal momento che queste operazioni vanno lette in un'ottica di futura retrocompatibilità dei prossimi con gli attuali sistemi da gioco - si può oggi parlare più serenamente di una remastered o dei tanti remake degli ultimi tempi, tentativi certamente più virtuosi di riportare in auge titoli altrimenti destinati all'obsolescenza insieme alle macchine su cui sono arrivati in origine.

    Quindi ben venga il remake di Resident Evil 2, dopo che si è tastato il terreno e l'interesse dei fan con le remastered di Resident Evil e Resident Evil 0 dalle versioni GameCube; ben vengano anche i remake di Crash Bandicoot e Spyro e la remastered di Dark Souls, sempre per citare alcuni nomi noti del passato recente. Poi arriva Square Enix, che potrebbe ripescare Chrono Trigger o Chrono Cross, Xenogears o magari Vagrant Story per dei remake che farebbero la gioia di tutti gli amanti dei jrpg, e invece ci propone un'edizione rimasterizzata di The Last Remnant. Questo nome non vi dice niente? Tranquilli, siete in buona compagnia. Si tratta infatti di uno dei più dimenticabili jrpg usciti per la scorsa generazione di console, più precisamente nel 2009 per una Xbox 360 che, forte del terreno recuperato contro una zoppicante PlayStation 3, provava a strizzare l'occhio anche ad est, con titoli esclusivi di tutto rispetto come il Lost Odyssey di Sakaguchi o Blue Dragon, e altri meno riusciti, come Infinite Undiscovery o The Last Remnant, appunto.

    AAA scrittura cercasi

    The Last Remnant aveva anche dei buoni presupposti narrativi: la vicenda si snoda infatti su due macro temi che, se ben gestiti, possono dare tantissimo, ovvero la ricerca e il conflitto. La ricerca è quella del giovane protagonista, Rush Sykes, la cui sorella, Irina, è stata rapita da loschi figuri. Il conflitto è quello che ha dilaniato il mondo di gioco in cui convivono quattro razze arrivate ai ferri corti dopo il continuo sfruttamento dei Remnant, enormi reliquie di un ignoto passato. Il problema è che questi due temi sono stati gestiti davvero male nello scandire la narrazione del gioco.

    Nel corso della sua ricerca Rush, un protagonista tanto anonimo e mal caratterizzato da risultare alla lunga davvero antipatico, incontrerà altri personaggi (che presentano la stessa profondità di un foglietto di carta) in grado di aiutarlo e con cui si andrà a formare il classico party dei jrpg. Al tempo la critica, specialmente quella giapponese, ha comunque premiato il titolo nonostante fosse evidentemente carente sul lato narrativo, ma oggi è davvero difficile graziarlo. Non fosse perché un anno dopo la sua uscita originale è arrivato sul mercato anche Xenoblade Chronicles, o se lo si paragona più recentemente a una perla di rara bellezza come Dragon Quest XI. La storia di The Last Remnant scorre con una lentezza disarmante, priva di mordente, non ci spinge mai a essere realmente curiosi degli intrecci di personaggi estremamente piatti. E inoltre, colpo di grazia per qualsiasi produzione autoconclusiva, pone domande a cui non da risposte, né lascia ai giocatori la possibilità di ricreare congetture tramite indizi di sorta. Considerando il catalogo di vecchie glorie del genere con una narrazione di altissimo livello che Square Enix può vantare tra i propri archivi, viene davvero da chiedersi perché abbiano scelto di riproporre proprio questo titolo.

    Un gameplay fermo al crocevia evolutivo

    Se dal lato narrativo The Last Remnant non brilla neanche per sbaglio, sul fronte del gameplay quantomeno aveva tentato di proporre qualcosa di innovativo. Va precisato che il titolo arrivò in un momento delicatissimo per il genere dei jrpg, un crocevia evolutivo che ha segnato (principalmente attraverso i tanto criticati tre capitoli di Final Fantasy XIII) un graduale passaggio dal combat system classico a turni al dinamismo che ha visto piena realizzazione in Final Fantasy XV.

    A un'esplorazione piuttosto lineare il titolo affiancava l'eliminazione degli scontri casuali e un sistema di combattimento turn based meno "statico" di quello di altri concorrenti dell'epoca. Si combatte con molteplici personaggi contemporaneamente, di base un leader e un massimo di altre quattro unità, i cui punti vita non sono visualizzati singolarmente ma come somma dei componenti della cosiddetta unione.

    Gli ordini, allo stesso modo, verranno impartiti all'unione invece che ai singoli, con un sistema a turni che, una volta interiorizzato, risulta anche divertente e abbastanza profondo, con una componente tattica che vi permetterà, ad esempio, di accerchiare i nemici, colpirli alle spalle, cambiare formazione, ecc. .

    Ci sono però anche evidenti limiti come l'assenza di armi a lunga gittata e l'impossibilità di muoversi liberamente sul terreno di scontro che rendono, oggi, estremamente vecchio e pesante questo sistema (in cui, peraltro, sarete gettati sempre senza una adeguato tutorial). Il fattore curiosità che poteva innescarsi dieci anni fa è svanito del tutto e a meno che non si voglia a tutti i costi arrivare in una fase più avanzata di gioco, anche il gameplay risulterà inevitabilmente noioso.

    Aspetto tecnico e rimasterizzazione

    Le oltre trenta ore di gioco (questa volta quantomeno sottotitolate in italiano) di The Last Remnant, erano e sono visivamente abbastanza piacevoli. Nel 2009 il piglio artistico e grafico dell'Unreal Engine 3 è stato sicuramente il primo fattore ad aver spinto molti all'acquisto di questo titolo, e al netto di dungeon spogli e vergognosi cali di frame-rate, le colorate e affollate città risultavano molto piacevoli da esplorare, accompagnati anche da una gradevole colonna sonora.

    Oggi ovviamente appare tutto datato, già visto, superato, e anche in termini di rimasterizzazione in casa Square Enix hanno fatto il minimo indispensabile per svecchiare qualche texture, stabilizzare il frame-rate e ritoccare i colori quel che basta per renderli visivamente più appaganti. Il lavoro si è concentrato palesemente solo su alcuni ambienti del gioco, tanto da creare un vero e proprio stacco tra le diverse location: il restauro grafico è infatti molto visibile nelle città, tanto per le architetture quanto per chi le anima, ma non si può dire altrettanto per le zone più aperte (e già di per se meno dettagliate), che risultano praticamente identiche alla versione originale.

    Non ci si poteva aspettare chissà quale miracolo in effetti, intanto perché quando si parla di remastered è chiaro fin da subito che non ci potranno fisicamente essere modifiche a trama e gameplay, e forse anche perché questo è stato davvero un tentativo un po' svogliato di riproporre un titolo mediocre sfruttando la cassa di risonanza di cui al momento gode PlayStation 4. Ad ogni modo, visto che l'unico cambiamento consiste nelle texture migliorate per alcune zone, sarebbe stato auspicabile che questo tipo di operazione fosse svolta uniformemente su tutti gli ambienti di gioco.

    The Last Remnant Remastered The Last Remnant RemasteredVersione Analizzata Playstation 4Square Enix mette una pezza all’aspetto tecnico di The Last Remnant, un titolo già privo di appeal nel periodo della sua uscita che risulta ancor meno interessante oggi. Personalmente avevo anche un bel ricordo di questo gioco su Xbox 360, ma oggi, dopo aver giocato nuove produzioni di ben altro respiro, mi chiedo davvero cosa ci vedessi di buono. Non basta una buona intuizione sui temi da trattare se non si è in grado di svilupparli in una storia altrettanto profonda, e quello che in termini di gameplay all’epoca risultava innovativo, oggi appare solo datato. La vera domanda che viene da porsi è perché mai Square Enix abbia sentito il bisogno di riproporre questo gioco nel 2018.

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