The Legend of Heroes Trails of Cold Steel 3 Recensione: l'inizio della fine

Terminata la guerra civile tra nobili e rivoluzionari, l'Impero di Erebonia ha vissuto un breve periodo di pace, ma non tutto è come sembra.

recensione The Legend of Heroes Trails of Cold Steel 3 Recensione: l'inizio della fine
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  • PSVita
  • Pc
  • PS4
  • Switch
  • PS4 Pro
  • Sin dal lontano 2004, anno in cui lo sviluppatore nipponico Nihon Falcom pubblicò la versione originale del primo e intramontabile Trails in the Sky, le vicende ambientate nel continente immaginario di Zemuria hanno continuato ad appassionare i fan della longeva saga ruolistica di The Legend of Heroes. Quello che, al tempo, non potevamo sapere è che tutte le storie successive, indipendentemente dal fatto che fossero ambientate nelle nazioni di Liberl, Crossbell o nell'Impero di Erebonia, si sarebbero intrecciate in maniera indissolubile, in attesa di convergere definitivamente in un'unica, epica ed entusiasmante epopea. A tal proposito, The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel III rappresenta l'ultimo tassello mancante per poter dare il via alla grande battaglia che, come vedremo nel quarto e ultimo episodio della tetralogia, determinerà le sorti dell'intero continente di Zemuria.

    Se per conoscere le nostre impressioni sul più recente titolo della serie dovrete attendere qualche giorno ancora, la "Road to Cold Steel IV" iniziata qualche settimana fa sulle pagine di Everyeye.it non può che culminare con la recensione del terzo episodio, già disponibile in Occidente su PlayStation 4, Nintendo Switch e PC. Tuttavia, dal momento che The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel III è difatti il terzo episodio di quattro, l'articolo include degli spoiler sulle precedenti vicissitudini vissute dalla Classe VII, pertanto ne consigliamo la lettura soltanto a chiunque conosca già a menadito il percorso compiuto finora dal giovane Rean Schwarzer.

    La Classe VII di seconda generazione

    Sono trascorsi quindici mesi esatti dalla fine della guerra civile che nell'anno 1204 ha sconvolto l'Impero Ereboniano (per maggiori dettagli consultate la nostra recensione di The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel II).

    La Fazione Nobile non rappresenta più una minaccia, anche perché, come pianificato dal subdolo Cancelliere Giliath Osborne, il potere delle Quattro Grandi Casate ha continuato a sgretolarsi giorno per giorno. La nazione di Erebonia sta quindi vivendo un periodo di pace e prosperità, che tuttavia non sembra destinato a durare ancora a lungo: se, da una parte, lo stesso Osborne e i suoi fedeli sottoposti si sono prodigati per annettere all'Impero le piccole province di Crossbell e North Ambria, allo scopo di rafforzare le difese di Erebonia e fomentare una guerra con la vicina Repubblica di Calvard, i componenti della società segreta Ouroboros non hanno gradito il "furto" subito e si stanno preparando a riprendere il controllo (con ogni mezzo necessario!) del cosiddetto "Phantasmal Blaze Plan", ossia il diabolico piano che Rufus Albarea e il Cancelliere hanno sottratto loro con l'inganno al termine della recente guerra civile.

    Diplomatisi con un anno di anticipo, allo scopo di accumulare quanta più esperienza possibile nei rispettivi campi, i membri della Classe VII si sono invece separati, con la promessa di riunirsi quanto prima per capire quale direzione abbia imboccato l'Impero e valutare le mosse da intraprendere per trasformare la nazione in un paese migliore.

    Soltanto Rean Schwarzer ha frequentato il secondo anno presso la rinomata Thors Military Academy, diplomandosi di conseguenza con dodici mesi di ritardo rispetto a tutti i suoi compagni, anche perché il ragazzo, divenuto ormai un celebre eroe nazionale, ha dovuto prendere parte a numerose campagne militari che ne hanno alimentato ulteriormente la fama. Anziché arruolarsi ufficialmente nell'esercito e scalare le gerarchie dell'impero, subito dopo il diploma Rean ha accettato un incarico alquanto atipico: prestare servizio come insegnante presso la nuova filiale della Thors Military Academy.

    Dovendo accogliere il principe ereditario Cedric Reise Arnor, la Thors ha difatti deciso di stabilire una succursale nei pressi della tranquilla città di Leeves e di destinarvi tutti gli studenti un tantino problematici. Di conseguenza, il nuovo capitolo della vita di Rean lo vede diviso tra i doveri comportati dal ruolo di Ashen Chevalier e dalla formazione di una nuova Classe VII, che esattamente come quella originale dovrà sottoporsi ad un addestramento speciale e di volta in volta portare a termine degli incarichi di vitale importanza.

    Dal punto di vista prettamente narrativo, rispetto al suo predecessore The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel III ha compiuto due passi in avanti e uno indietro, in quanto non ha conservato il ritmo frenetico che tanto avevamo apprezzato nel secondo episodio della tetrologia. In piena tradizione Falcom, il titolo si è invece preso il tempo necessario per formare e caratterizzare la Classe VII di seconda generazione, raccontare nel dettaglio le conseguenze geopolitiche della guerra civile e preparare il terreno agli eventi che saranno poi raccontati in Trails of Cold Steel IV (recuperate la nostra anteprima di The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IV).

    Questo non significa che il prodotto sia meno coinvolgente del titolo precedente, in quanto, sebbene la prima metà dell'avventura risulti tutto sommato rilassata, i capitoli finali premono con forza sull'acceleratore, innescando un crescendo convincente ed elettrizzante, nonché ricco di drammi, colpi di scena spiazzanti e situazioni dall'inaudita carica emotiva che riescono efficacemente a tenere il giocatore incollato al schermo per le sessanta ore almeno richieste per completare la strepitosa campagna principale. Un traguardo già importante, che si fa ancora più impegnativo qualora ci si dedichi alle tantissime attività secondarie ancora una volta mancabili e a tempo.

    The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel III accusa comunque delle problematiche da non sottovalutare. Così come il primo ed il secondo episodio della tetralogia formavano un gioco unico e a tratti inscindibile, il terzo funge perlopiù da prologo per il quarto, interrompendosi in maniera repentina nel punto più delicato e drammatico dell'intreccio.

    Come se non bastasse, Trails of Cold Steel III richiede una conoscenza quasi enciclopedica della saga: difatti, se i primi due capitoli presentavano molti riferimenti alla trilogia di Trails in the Sky e alla dilogia di Zero/Ao no Kiseki, la cui comprensione non impattava granché sulla trama e sull'esperienza di un potenziale neofita, il terzo Cold Steel è invece caratterizzato da uno scoglio iniziale più arduo e inflessibile, in quanto la vicenda menziona o addirittura coinvolge molti personaggi chiave dei suddetti titoli, approfondisce il background di Liberl e Crossbell e, come accennato nell'introduzione, prepara il giocatore al futuro e inevitabile coinvolgimento di tutti gli eroi precedentemente comparsi nella saga di The Legend of Heroes.

    Pertanto, se è vero che nessuno si sognerebbe mai di esplorare la tetralogia partendo direttamente dal terzo titolo, la totale comprensione di Trails of Cold Steel III potrebbe mettere in difficoltà persino i fan storici della saga, che ancora oggi non hanno potuto posare le proprie mani su Zero e Ao no Kiseki, che sfortunatamente non sono mai stati pubblicati oltre i confini del paese del Sol Levante.

    Pratiche novità e preziosi ripescaggi

    Sul piano ludico, The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel III può essere considerato un perfetto ibrido tra il primo e il secondo capitolo della tretralogia, in quanto, se il sistema di combattimento rappresenta la naturale evoluzione di quanto visto nel titolo precedente, esplorazione e progressione ripescano invece la formula che contraddistingueva il capostipite (per tutti i dettagli consultare la nostra recensione di The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel per PS4). Adeguandosi alle esigenze di trama e alla necessità di caratterizzare a puntino i vari cadetti della nuova Classe VII, il titolo risulta nuovamente lineare e ripropone la componente "slice of life" tanto apprezzata nel primo episodio.

    Sebbene Rean non sia più uno studente, bensì un insegnante, la struttura è rimasta pressoché invariata: durante le giornate libere, il giocatore ha la facoltà di esplorare l'accademia da cima a fondo, cercare attività e missioni secondarie, fare acquisiti nei negozi e soprattutto spendere i cosiddetti Bonding Point nel tentativo di migliorare i rapporti tra Rean e i componenti della Classe VII, indipendentemente dal fatto che questi appartengano alla nuova o a quella originale. Acquistare regali, partecipare a eventi opzionali e quant'altro, insomma, rafforza ancora una volta i legami tra l'istruttore e i comprimari, permettendo all'utente di scavare nella caratterizzazione dei propri beniamini e talvolta di assistere a scenette a sfondo romantico. Va comunque precisato che, rispetto a quanto avveniva in passato, stavolta l'affezione e il link tra i personaggi sono due parametri completamente separati, il che significa che raggiungere l'affezione massima con un dato combattente non garantisce un link di livello 5.

    Per assicurarsi che due partner ricorrano con maggior frequenza gli attacchi follow-up e tutte le altre azioni automatiche, che spaziano dall'offesa al supporto, è quindi imperativo sottoporsi al grinding e ritoccare manualmente i legami, in modo tale che Rean e gli altri instaurino un solido rapporto di fiducia con quanti più lottatori possibili.

    Ma andiamo per gradi ed esaminiamo nel dettaglio le principali novità introdotte da The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel III, che pur non avendo stravolto le fondamenta del rodato sistema di combattimento a turni della serie nipponica è comunque riuscito a perfezionarne ulteriormente la formula. Partiamo innanzitutto con una premessa: allo scopo di svecchiare il prodotto e renderlo più immediato, il team di Nihon Falcom ha modificato radicalmente la mappatura dei comandi, assegnando a ciascun tasto del controller una diversa azione ed eliminando una buona volta i fastidiosi menu che un tempo costringevano il giocatore a ruotare o scrollare tra le varie voci disponibili.

    Inoltre, non solo lo sviluppatore ha introdotto un nuovo grado di difficoltà (per un totale di cinque), ma stavolta il giocatore è persino libero di modificare in corsa il tasso di sfida, adattandolo di volta in volta alle proprie esigenze, anziché dover sottostare alle conseguenze imposte dalla scelta compiuta all'inizio della campagna. The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel III include anche la cosiddetta High-Speed Mode, che similmente alla modalità Turbo presente nelle rimasterizzazioni per PS4 dei titoli precedenti, raddoppia la velocità nelle fasi di combattimento e addirittura quadruplica nelle sequenze esplorative.

    A proposito dell'esplorazione, se in passato colpire alle spalle un nemico presente sullo schermo consentiva di iniziare la battaglia con avversari già privi di qualche punto HP, a partire da Trails of Cold Steel III le cose sono un pochino cambiate. Se aggredire alle spalle un bersaglio e stordirlo garantisce qualche turno extra e dei preziosi Craft Point, stavolta il vantaggio triplo è innescato esclusivamente dai cosiddetti Attacchi Assalto, ossia una meccanica che sulla mappa di gioco permette di sacrificare qualche EP per stordire i mostri incontrati lungo il cammino e ne dimezza la barra Break.

    Già presente nei più recenti episodi della serie Ys, il nuovo Break System consiste infatti in una seconda barra posizionata sotto quella della vita e che una volta svuotata disorienta gli avversari, riducendone per qualche tempo le statistiche e rinviandone il turno di azione. Una novità, insomma, che impatta enormemente su una componente strategica già inebriante e massiccia, in quanto invoglia l'utente a pianificare nel dettaglio ogni singola azione, accumulare e risparmiare i CP per poi scatenare i Craft e gli S-Craft nei momenti di maggiore debolezza del nemico, riempire la barra Burst (necessaria a vomitare gli attacchi di gruppo) e così via.

    Per aggiungere ulteriore pepe agli scontri, gli sviluppatori hanno poi introdotto i cosiddetti Brave Order, ossia una meccanica che a tratti ricorda gli ordini utilizzabili nella saga di Valkyria Chronicles. Sacrificando i BP accumulati con gli attacchi follow-up, l'utente è libero di impartire degli ordini che per un certo numero di turni incrementano le statistiche del party, aumentano le probabilità che gli attacchi siano critici o inducano i nemici in stato di break, e così via, a seconda dei personaggi presenti sul campo di battaglia o tra le riserve. Se gli ordini ai livelli di difficoltà inferiori finiscono inevitabilmente per rompere il gioco e garantire al giocatore una sorta di semi-invincibilità, durante la nostra prova non abbiamo potuto fare a meno di notare quanto il sistema di combattimento e la componente strategica ne abbiano giovato, soprattutto nel caso in cui si decida di affrontare il titolo in Modalità Incubo, dove la benché minima distrazione può risultare fatale e compromettere la riuscita di una strategia.

    Infine, The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel III ripropone naturalmente anche gli scontri coi mecha già presenti nel proprio predecessore, che tuttavia sono stati in parte rivisti: le meccaniche di gameplay sono rimaste invariate, come ad esempio la morra cinese che regolamenta l'efficacia dei colpi, nonché l'innesco delle schivate e degli attacchi follow-up, ma stavolta alle battaglie tra mecha può partecipare tutto il party.

    Come imposto dalla narrazione e dallo sviluppo tecnologico che dopo la guerra civile ha stravolto le abitudini belliche dell'impero, Rean non è più l'unico componente del gruppo a poter contare su un antropomorfo robotico personale, in quanto i membri della nuova Classe VII possono contribuire agli scontri tra mecha ricorrendo ai Soldati Panzer. Il sistema permette stavolta di schierare un massimo di tre esoscheletri meccanici, incluso lo stesso Valimar, e dal momento che ciascuno di questi dispone di armi e di abilità esclusive, come risultato le battaglie tra mecha hanno finalmente guadagnato l'indispensabile pizzico di varietà e strategia che per esigenze prettamente narrative mancava a Trails of Cold Steel II. Se a questo aggiungiamo che a ogni pilota può essere associato un partner umano, ampliando la gamma delle skill attivabili di turno in turno, gli scontri tra mecha che un tempo finivano per annoiare il giocatore risultano ora avvincenti e sfiziosi.

    Un tardivo balzo in avanti

    Pubblicato in Giappone nel 2017 e approdato ben due anni più tardi anche nel nostro lato del globo, The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel III è il primo titolo della serie ad essere stato sviluppato interamente su PlayStation 4 ed il salto di qualità è innegabile.

    Per quanto possano risultare ancora indietro rispetto ai titoli della concorrenza, soprattutto per quel che concerne i movimenti ingessati, i modelli poligonali e le espressioni facciali dei personaggi appaiono difatti molto più dettagliati e gradevoli, anche grazie alla cura riposta nei chiaroscuri e a un numero di spigoli decisamente inferiore. Lo stesso non si può dire purtroppo per le texture, spesso riciclate e poco definite, che a maggior ragione cozzano coi progressi compiuti sul piano poligonale e restituiscono una resa qualitativa non sempre omogenea.

    Come da tradizione, il titolo Nihon Falcom compensa le imperfezioni tecniche con una colonna sonora magistrale, potente e variegata, nonché attenta ad accompagnare ogni singola situazione con una melodia adeguata ai toni assunti dall'intreccio, e un superbo doppiaggio giapponese, grazie al quale abbiamo notato le piccole imprecisioni e qualche curiosa licenza che il publisher ha escogitato in fase di localizzazione.

    Difatti, non solo la traccia parlata in lingua anglofona è affetta da accostamenti vocali spesso terribili, con voci quasi mai adatte all'età dei personaggi doppiati, ma parecchie frasi sono state modificate e hanno perduto una parte del proprio significato originale, come ad esempio i giochi di parole, le onorificenze, e via discorrendo. Un sacrificio tutto sommato accettabile, che non preclude la comprensione della vicenda, ma che talvolta sopprime del tutto la vena comica della saga nipponica.

    The Legend of Heroes Trails of Cold Steel III The Legend of Heroes Trails of Cold Steel IIIVersione Analizzata PlayStation 4Attingendo agli elementi più riusciti dei primi due episodi della tetralogia, come il rodato sistema di combattimento a turni e la componente slice of life, Nihon Falcom è riuscita ancora una volta a superarsi, confezionando un titolo straordinario sotto ogni aspetto. Sebbene si tratti di un prologo a tutti gli effetti di quanto avverrà nel quarto episodio, The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel III poggia su un impianto narrativo solidissimo e coinvolgente, che non si limita a sfruttare il poderoso lavoro di world building compiuto da tutti i propri predecessori, ma addirittura riesce ad approfondirlo e a rimescolarlo con innegabile maestria. Non a caso, il prodotto ha confermato l’esistenza di un disegno più grande e che fino a questo momento avevamo potuto soltanto intravedere appena, attraverso sporadici accenni sapientemente nascosti nella corposa lore dei precedenti capitoli. Si tratta, in definitiva, di un titolo imprescindibile e strabiliante, il cui unico “difetto” è rappresentato da un scoglio iniziale altrettanto clamoroso e non alla portata di tutti.

    8.7

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