The Legend of Heroes Trails of Cold Steel 4 recensione: l'ora più buia

Epico e imponente, l'ultimo episodio della tetralogia ha infine risposto alle tante domande sollevate dai suoi molteplici predecessori.

recensione The Legend of Heroes Trails of Cold Steel 4 recensione: l'ora più buia
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  • Pc
  • PS4
  • Switch
  • Non v'è dubbio sul fatto che trama e personaggi rappresentino le granitiche colonne portanti su cui si erge il gioco di ruolo giapponese, ma troppo spesso si tende a sottovalutare il valore di un terzo elemento altrettanto importante, ossia l'ambientazione. Per nostro diletto sono sempre di più i titoli attenti a edificare un mondo complesso, coerente e ben caratterizzato, ma nessuno sviluppatore, ad oggi, è ancora riuscito a effettuare un lavoro di worldbuilding minimamente paragonabile all'operato di Nihon Falcom. Considerata una software house "pioniera" del JRPG e composta da appena un centinaio di dipendenti, la società fondata da Masayuki Kato e attualmente capeggiata da Toshihiro Kondo non ha soltanto dato i natali a due delle più importanti e longeve saghe di giochi di ruolo giapponesi, ma difatti è riuscita nella monumentale impresa di creare una sconfinata realtà squisitamente fantasy e in continua crescita, nonché attenta a dipingerne con assoluta precisione la geografia e la sfera socio-politica.

    Ludicamente parlando, la saga di The Legend of Heroes è quindi unica nel suo genere, e nel corso degli anni ci ha appassionati con storie convincenti e ambientate nelle varie nazioni situate nel lato occidentale del fittizio continente di Zemuria. Esplorabili anche singolarmente, i suddetti racconti erano tuttavia legati in maniera indissolubile da un sottotesto magistralmente nascosto e a lungo inesplicabile, che solo dopo un quindicennio di minuziosi preparativi si è potuto palesare sotto la luce del sole (per tutti i dettagli, consultate la nostra recensione di The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel III).

    Va comunque precisato che, sebbene in Giappone sia conosciuto col sottotitolo "The End of Saga", Trails of Cold Steel IV non rappresenta affatto il finale della rinomata serie nipponica, ma assieme al suo successore, che a tempo debito ne esplorerà le dirette conseguenze, si prefigge il delicato compito di chiudere in maniera impeccabile e convincente il capitolo legato al diabolico e decennale piano ordito dal Cancelliere Giliath Osborne: una figura enigmatica e introdotta addirittura in Trails in the Sky SC, e che da allora ha giocato un ruolo chiave in tutti i principali incidenti avvenuti nei paesi di Zemuria. Mettetevi dunque comodi e scoprite assieme a noi le vere ragioni che hanno spinto Sua Eccellenza a distruggere la vita di intere nazioni.

    Una guerra per porre fine a tutte le guerre

    Dopo ben quattordici anni di mistificazioni e segreti inenarrabili, Giliath Osborne ha infine potuto dare il via alla fase finale del suo indicibile progetto.

    Coadiuvato dalla società segreta Ouroboros, dal Black Workshop e dai più potenti jaeger di Zemuria, senza dimenticare il principe ereditario Cedric Reise Arnor e l'unità d'élite meglio nota come "Ironblood" alle sue dirette dipendenze, il Cancelliere ha manipolato il coraggioso Rean Schwarzer affinché questi, sconvolto dai drammatici eventi conclusivi di Trails of Cold Steel III e in balia di una furia incontrollabile, innescasse suo malgrado la fine del mondo. Per anni, Osborne, Rufus e la stessa Ouroboros hanno infatti cercato di provocare il "Great Twilight", ossia una catastrofica maledizione che da oltre un millennio verte sull'Impero di Erebonia, amplificando il risentimento e il desiderio dei suoi popoli di guerreggiare con tutte le nazioni vicine, fino ad annichilire la vita stessa. In seguito, non solo il Cancelliere ha rapito Rean, allo scopo di utilizzarlo in un antico rituale che può essere tenuto solo ad un passo dall'imminente finimondo, ma con l'aiuto di Cedric ha dato inizio alla coscrizione dei giovani ereboniani, in modo tale da rimpolpare le fila dell'Impero e schiacciare una volta per tutte l'odiata Repubblica di Calvard, cui sono stati attribuiti i recenti disordini di Heimdallr e l'attentato ai danni dell'Imperatore Eugent Reise Arnor III.

    Ambientato due settimane dopo i fatti raccontati nel terzo episodio della tetralogia, Trails of Cold Steel IV è in tutto e per tutto l'Avengers: Infinity War dell'immaginario targato Nihon Falcom, in quanto riannoda non solo gli svariati archi narrativi della saga nipponica, ma pone il giocatore nei panni di tutti gli eroi comparsi nei precedenti titoli. Ad esempio, se il prologo è affrontato dal punto di vista dei fratelli Bright e della Sezione Speciale di Supporto, protagonisti rispettivamente della trilogia di Trails in the Sky e della dilogia di Zero/Ao no Kiseki (ancora inedita in Occidente), il primo atto racconta invece le peripezie vissute da una Classe VII unificata e più che mai risoluta a salvare l'istruttore Schwarzer e l'intera Zemuria.

    Fra cambi di scena e di point of view, il prodotto presenta insomma un impianto narrativo imponente e intricato, che nel pieno rispetto della tradizione Falcom alterna con regolarità gli adrenalinici momenti di pura epicità alle sequenze più introspettive, nonché finalizzate ad approfondire il worldbuilding della serie e spiegare degli imprescindibili retroscena.

    Difatti, se era lecito aspettarsi che Trails of Cold Steel IV fornisse le dovute e attese risposte alle sconfinate domande sollevate e volutamente lasciate in sospeso dagli altri titoli della tetralogia, come ad esempio le origini a lungo taciute dei poteri di Rean, il fine degli esperimenti di Ouroboros o il significato delle azioni di Ash, Musse o dell'affascinante Vita Clotilde, il prodotto ha superato le nostre più rosee aspettative, allestendo sui nostri schermi uno spettacolo incredibile e capace di mostrarci sotto una nuove luce degli avvenimenti chiave - come la tragedia di Hamel - che ormai credevamo di aver abbondantemente sviscerato diversi anni orsono.

    Come e forse anche più del proprio predecessore, col quale forma una storia unica e indissolubile (più che un sequel, il quarto episodio è a tutti gli effetti la seconda metà del terzo), The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IV è comunque un titolo inavvicinabile e incomprensibile senza importanti conoscenze pregresse circa gli archi narrativi ambientati nelle nazioni di Liberl, Crossbell ed Erebonia. Nonostante la presenza di qualche riassunto e di scene volte a colmare le lacune nei potenziali neofiti, la totale comprensione del prodotto richiede una notevole familiarità con la saga e con tutti i suoi protagonisti (o comunque il recupero degli otto titoli antecedenti).

    Di conseguenza, se i fan storici non dovranno far altro che documentarsi un minimo sull'inedita dilogia di Zero/Ao no Kiseki per poter apprezzare al massimo il prodotto, i curiosi al primo rodeo potrebbero imbattersi invece in uno scoglio iniziale estremamente esoso e proibitivo, se non insormontabile, se consideriamo l'età dei primissimi episodi del franchise. Per quanto la singola tetralogia sia in effetti in grado di regalare un'esperienza gratificante e galvanizzante, a fine corsa vi ritrovereste comunque un mosaico assai incompleto e affetto da parecchi punti oscuri.

    Heroes... Assemble!

    Dal punto di vista ludico, The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IV non introduce novità degne di nota, ma si limita a riutilizzare le rodate meccaniche già viste nel corso della tetralogia, di cui può chiaramente considerarsi la summa.

    Difatti, se il sistema di combattimento appare perlopiù immutato rispetto a Trails of Cold Steel III, è l'esplorazione ad essersi adattata alle esigenze della narrazione. Com'era già avvenuto nel secondo episodio (recuperate la nostra recensione di The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel II per PS4), la progressione ha di nuovo accantonato la linearità del titolo pubblicato lo scorso anno per proporre un'esperienza un tantino più libera e immediata, che grazie ai vantaggi offerti dal viaggio rapido permette ora di esplorare o di tornare a propria discrezione nei luoghi già visitati in precedenza. A tal proposito, ci teniamo a sottolineare che il prodotto non include soltanto le location già presenti in Trails a Cold Steel III, ma introduce una serie di luoghi inediti e finora soltanto menzionati, come ad esempio il villaggio delle streghe nascosto nella Grande Foresta di Isthmia o il parco dei divertimenti di Mishelam sito nella provincia di Crossbell. Un quantitativo di paesaggi che, in definitiva, abbiamo trovato più che proporzionato alla mole di personaggi controllati (spesso solo a rotazione) durante le 70-80 ore necessarie a completare la sola campagna principale.

    A proposito dei combattenti, tocca precisare che a questo giro i ragazzi di Nihon Falcom non sono riusciti a bilanciare perfettamente tutte le new entry e gli illustri "ospiti" provenienti dal passato, che di conseguenza tendono ad inflazionare il livello di difficoltà complessivo del prodotto. Va infatti precisato che determinati personaggi in possesso di moveset e di abilità particolari finiscono per semplificare di molto le boss fight persino in modalità Difficile, restituendo al giocatore un livello di sfida affetto da cali importanti e picchi altrettanto frequenti.

    Come menzionato a inizio paragrafo, l'acclamato sistema di combattimento a turni è rimasto intatto, riproponendo le Arti, i Craft, gli S-Craft, nonché Il Break System e i Brave Order introdotti dal terzo episodio. Sono proprio questi due elementi ad essere stati ritoccati un minimo, in modo tale da compensare almeno in parte la potenza spropositata di alcuni protagonisti: difatti, la soglia del break è stata rimodulata, l'efficacia degli ordini è stata almeno inizialmente ridotta rispetto al passato, al fine di impedirne l'abuso. A proposito degli ordini, in Trails a Cold Steel III l'utente era costretto a dosare i BP accumulati con gli attacchi follow-up, poiché questi erano indispensabili sia per ricorrere al Rush o al Burst, sia per impartire appunto degli ordini.

    Come risultato, l'utilizzo di un singolo Burst azzerava la scorta di BP a disposizione del giocatore, impedendogli per qualche tempo l'accesso ai Brave Order. Con Trails a Cold Steel IV, invece, lo sviluppatore ha incrementato il numero massimo di BP accumulabili (da cinque a sette), consentendo di conseguenza l'innesco in rapida successione di ordini e assalti di squadra, che in modalità Incubo rappresenta una preziosa marcia in più.

    Sorvolando sull'apprezzata reintroduzione delle Arti Perdute (abilità spaventosamente distruttive, che però azzerano gli EP dell'utilizzatore), per qualche bizzarra ragione assenti nel terzo episodio della tetralogia, l'unica vera novità ludica posta sul piatto da Trails a Cold Steel IV è rappresentata dal nuovo potere sovrannaturale di Rean, che appunto prende il nome di "Demon Unchained". Difatti, questo speciale Craft risveglia i poteri che il ragazzo ha acquisito con l'avvento del Great Twilight e per tre turni ne incrementa del 50% i valori di attacco, difesa e velocità, azzerando inoltre la possibilità che i colpi nemici possano in qualche modo ridurne le statistiche di base o infliggergli uno status negativo. Superati i tre turni, però, lo spadaccino perde completamente il controllo, subisce un ulteriore power-up fisico e ricorre soltanto agli attacchi standard, impedendo al giocatore di mettere in atto la benché minima strategia o di accedere ad Arti, Craft ed S-Craft.

    Quasi nulla di nuovo

    Essendo in tutto e per tutto l'altra metà di Trails of Cold Steel III, anche dal punto di vista tecnico il titolo finale della tetralogia risulta identico al terzo, tant'è che ne riutilizza i modelli poligonali e le texture legate ai paesaggi visitati durante l'addestramento della nuova Classe VII. Anche a causa dello scarso budget a disposizione, il minuscolo team di sviluppo di Nihon Falcom non ha potuto apportare migliorie significative alla resa visiva del prodotto, che in ogni caso è approdato su PlayStation 4 con effetti di luce più convincenti, scenari un tantino più dettagliati e colori più accesi di quelli sfoggiati dal terzo episodio.

    Per la gioia dei fan, il titolo è ancora una volta provvisto della comoda High-Speed Mode, che raddoppia la velocità durante i combattimenti e la quadruplica delle fasi esplorative. Come i più attenti noteranno, in Trails of Cold Steel IV è stato implementato persino il salvataggio automatico, che non si limita ad aggiornare di tanto in tanto i progressi compiuti dal giocatore, ma nel passaggio da un capitolo all'altro dell'avventura si assicura di preservare un ulteriore file di back-up di fine atto, consentendo all'occorrenza di tornare sui propri passi e di non dover necessariamente ricominciare da capo la campagna.

    Dal punto di vista sonoro, il nuovo titolo targato Nihon Falcom dispone di un accompagnamento sensazionale, variegato e attentissimo a sottolineare con impeccabile precisione i toni - drammatici, scherzosi o delicati - assunti dal racconto, accentuando l'efficacia delle scene più coinvolgenti.

    Per quel che concerne il doppiaggio, anche stavolta proposto in giapponese e inglese, valgono le stesse cose riferite la volta scorsa: se la traccia anglofona è affetta da accostamenti tremendi e talvolta insopportabili, quella originale è inattaccabile e meglio recitata, anche perché vede la partecipazione di interpreti vocali straordinari come Tetsuya Kakihara (Natsu Dragneel in Fairy Tail), Saori Hayami (Yukino Yukinoshita in OreGairu), Ayana Taketatsu (Leafa in Sword Art Online), Shin'ichiro Miki (Zamasu in Dragon Ball Super) e così via. Ancora una volta non localizzato in italiano, Trails of Cold Steel IV presenta comunque una traccia sottotitolata in inglese più curata di quella che affliggeva il proprio predecessore, che tuttavia continua di tanto in tanto a prendersi qualche licenza di troppo.

    The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IV The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IVVersione Analizzata PlayStation 4Laddove tanti sviluppatori nipponici più facoltosi hanno spesso tradito le aspettative dei fan, un piccolo studio come Nihon Falcom è riuscito, nell’ultimo decennio, a confezionare una decina di titoli irresistibili ed infervoranti, nonché alcuni dei migliori JRPG della generazione corrente. In attesa di toccare con mano anche Ys IX: Monstrum Nox e Hajimari no Kiseki, The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IV non può che essere considerato il prodotto più strabiliante, colossale e immersivo tra quelli finora realizzati dal team nipponico, nonché il coronamento di un viaggio iniziato nei primi anni 2000, quando Trails in the Sky FC sconvolse e in parte ridefinì il genere ludico di appartenenza. Sorvolando sul comparto tecnico datato, che purtroppo risente dello scarso budget a disposizione dello studio, il quarto episodio della tetralogia ereboniana chiude infatti in grande stile e con tanti colpi di scena uno dei capitoli più adrenalinici della saga, spianando la strada al titolo successivo, che ne esplorerà le conseguenze, e all’arco narrativo che in futuro ci permetterà finalmente di visitare l’inedito lato orientale del continente di Zemuria. A patto che conosciate già a menadito la storia di Rean Schwarzer, Estelle Bright e Lloyd Bannings, il titolo saprà insomma emozionarvi e coinvolgervi sin dalle prime battute, intrappolandovi all’interno di una realtà dettagliatissima e sull’orlo della distruzione.

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