The Legend of Heroes Trails of Cold Steel Recensione: cadetti su PS4

In attesa di The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IV, ripercorriamo le origini della serie con la recensione del primo gioco della saga.

recensione The Legend of Heroes Trails of Cold Steel Recensione: cadetti su PS4
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  • Ci sono voluti sette lunghi anni perché l'epopea di Rean Schwarzer e della Classe VII raggiungesse il proprio epilogo. Considerando che lo spadaccino ed i suoi compagni giocheranno un ruolo fondamentale anche nell'inedito Hajimari no Kiseki, in realtà The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IV non sarà l'ultimissima avventura dei nostri beniamini, ma allo stesso tempo chiuderà un fondamentale capitolo delle vicende che hanno scombussolato l'intero continente di Zemuria sin da primo episodio della tetralogia (per tutti i dettagli vi suggeriamo di consultare la nostra recente anteprima di The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IV).

    Dal momento che l'attesissimo titolo esordirà in Europa a fine ottobre 2020, abbiamo deciso di raccontarvi la storia di Rean partendo direttamente dalle sue origini, ossia dalla versione rimasterizzata del primo The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel. Pubblicata in Europa da Marvelous, la riedizione è approdata lo scorso anno su PlayStation 4, introducendo novità e migliorie in grado di snellire un minimo il prodotto originale, ormai avvilito dal peso degli anni sulle proprie spalle. Mettetevi dunque comodi e lasciatevi conquistare dal primo atto di un racconto epico e indimenticabile.

    Una classe di giovani speranze

    Prima di esaminare nel dettaglio il tessuto narrativo del titolo, è necessario effettuare una piccola premessa che spieghi ai neofiti il modo in cui è strutturata la saga di The Legend of Heroes. Come i fan sapranno già, lo storico brand di casa Nihon Falcom è diviso in varie sotto-serie, di cui "Trails" è la più longeva e riuscita.

    Questa è suddivisa a sua volta in tre saghe più o meno autonome, ma collegate tra loro in maniera indissolubile, tant'è che nei vari titoli vengono menzionati luoghi, eventi, organizzazioni segrete e personaggi introdotti nei precedenti episodi e che all'interno dell'intreccio giocano un ruolo ricorrente e cardinale. Ambientato pochi mesi dopo la conclusione di Trails in the Sky the 3rd, Trails of Cold Steel rappresenta insomma un ottimo punto di partenza per chi non si sia ancora avvicinato alla serie, ma dal momento che si sviluppa in contemporanea con Ao no Kiseki (che purtroppo non è mai approdato in Occidente) vi sono tantissimi riferimenti agli incidenti verificatisi nella regione di Crossbell, raccontati appunto nei due episodi di Trails of Azure. Di conseguenza, alcuni passaggi possono apparire poco approfonditi senza le dovute conoscenze pregresse, ma il profondo legame fra i due titoli non preclude assolutamente la totale comprensione della vicenda.

    Sconfinato e alquanto evoluto dal punto di vista tecnologico, il prestigioso Impero di Erebonia è la nazione più grande, potente e temuta del vasto continente di Zemuria. Se i paesi vicini evitano di entrare in conflitto con la suddetta potenza militare, i cui confini sono protetti da una fortezza inespugnabili e dotata di cannoni in grado di incenerire all'istante qualsiasi armata nemica, l'Impero è piagato da un conflitto politico e sociale interno, che vede contrapposti due schieramenti inconciliabili. La tensione tra la Fazione Nobile, guidata dalle Quattro Grandi Casate che detengono il controllo dell'esercito provinciale, e la Fazione Riformista, che sotto il comando del Cancelliere Osborne è alla guida dell'armata imperiale, va peggiorando di giorno in giorno, accrescendo il rischio che una guerra civile possa mettere a ferro e fuoco l'intera nazione.

    La divisione fra classe nobiliare e comune ha origini antichissime, risale addirittura alla fondazione dell'Impero e pertanto risulta ben radicata nelle usanze del popolo ereboniano, inclusa l'educazione scolastica: difatti, le scuole miste prevedono classi destinate unicamente all'una o all'altra classe sociale, in modo tale che gli studenti si sentano a proprio agio e non inneschino liti con gli altri alunni.

    Ciononostante, nell'anno 1204 del Calendario Septiano la rinomata Thors Military Academy decide di sottrarsi a questa storica tradizione, istituendo per la prima volta una classe mista e composta da nove cadetti in possesso di doti belliche particolarmente sviluppate. Gli scopi dell'esperimento sono molteplici: riunire individui appartenenti a ceti sociali diversi, coltivarne le abilità, il giudizio e la capacità decisionale in previsione del futuro e testare sul campo di battaglia una tecnologia sperimentale che permette ai suoi utilizzatori di "collegarsi".

    Il giocatore sarà quindi chiamato a vestire i panni di Rean Schwarzer, il quale diverrà il leader della neonata Classe VII e soprattutto dovrà lavorare alla difficile integrazione dei compagni: appartenendo a classi sociali diverse, tra i vari componenti del gruppo vi sarà una palpabile ostilità, che solo l'esperienza sul campo riuscirà pian piano ad appianare. Non a caso, nei lunghi mesi in cui si dipana la matassa di Trails of Cold Steel, la Classe VII dovrà partecipare a numerosi viaggi di studio, al fine di scoprire autonomamente quello che sta accadendo nell'Impero, comprendere i gravosi problemi che lo affliggono e magari trovare una via alternativa che consenta alle due fazioni di coesistere pacificamente.

    Dovendo caratterizzare nel dettaglio innumerevoli attori e al tempo stesso imbastire un'imponente impalcatura geopolitica ricca di riferimenti ai precedenti episodi della saga, la trama Trails of Cold Steel impiega una decina di ore almeno a ingranare e i dialoghi prolissi non aiutano di certo a catturare l'attenzione del giocatore non avvezzo ad esperienze tanto old school.

    Tuttavia, terminate le prime missioni sul campo nelle regioni più lontane dell'Impero, il titolo tesse con inconfutabile maestria un macrointreccio complesso e coinvolgente, nonché ricco scioccanti colpi di scena e personaggi dal background solido. Nelle oltre cinquanta ore necessarie per giungere ai titoli di coda e prepararsi come si conviene ai tumultuosi eventi narrati nel secondo episodio della tetralogia, Trails of Cold Steel fornirà all'utente degli interessanti spunti di riflessione e soprattutto lo metterà dinanzi a una lore massiccia, coerente e travolgente, in cui nulla è realmente lasciato al caso.

    La vita tra i banchi di scuola e la ricerca sul campo

    Sebbene questa non sia paragonabile a quanto visto negli ultimi episodi di Persona (per conoscere nel dettaglio tutte le caratteristiche dell'acclamata serie nipponica vi suggeriamo di consultare la nostra recensione di Persona 5 Royal), The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel presenta una buona componente "slice of life", che nella prima parte di ciascun capitolo della vicenda vede il buon Rean alle prese con la tipica vita quotidiana di un qualsiasi studente.

    Rispondere alle domande dei professori per acquisire dei Punti Accademici extra, leggere i vari libri della biblioteca per scoprire la storia dell'Impero di Erebonia e dei paesi limitrofi, portare a termine gli incarichi assegnati dal Consiglio Studentesco, familiarizzare coi compagni di classe e con gli altri studenti sono solo alcune delle molteplici attività effettuabili nei pressi della Thors Military Academy. Durante le fasi trascorse nei dintorni della scuola, il giocatore ha infatti dei Punti Legame da spendere a sua discrezione per trascorrere del tempo e migliorare i rapporti coi propri personaggi preferiti e svelare nuovi dettagli circa la loro caratterizzazione.

    Come vedremo in seguito, un legame molto forte influenza positivamente l'esito delle battaglie, in quanto spalanca le porte a meccaniche a dir poco squisite; dal punto di vista narrativo, invece, instaurare un solido rapporto con gli altri componenti della Classe VII e assistere agli eventi secondari influenza leggermente il capitolo finale, soprattutto nel caso in cui ci si dedichi ai potenziali interessi romantici del giovane Rean.

    Se nella prima metà di ogni capitolo saremo protagonisti di uno spaccato di quotidianità, nella successiva la Classe VII si dividerà in due gruppi e prenderà parte a ricerche sul campo negli angoli più remoti della nazione, durante le quali Rean e compagni dovranno portare a termine una serie di missioni ricevute dagli abitanti del posto. Un'attività che a primo acchito potrà sembrare noiosa e fine a sé stessa, ma già a partire dalla fine del primo o comunque del secondo capitolo permetterà all'utente di assaporare dosi sempre più sostanziose dell'intreccio e del suo appassionante background geopolitico.

    Difatti, come pianificato dai dirigenti della Thors Military Academy, ogni mese la Classe VII si ritroverà coinvolta in questioni sempre più delicate o addirittura assisterà a incidenti senza precedenti, ragion per cui sarà costretta a prendere di propria iniziativa delle decisioni potenzialmente in grado di influenzare l'intera Erebonia.

    Legami miracolosi e tanta strategia

    Se la serie di Ys è sempre stata contraddistinta da un gameplay in salsa action, la sua "gemella" The Legend of Heroes ci ha storicamente proposto dei profondi sistemi di combattimento a turni, e proprio la tetralogia di Trails of Cold Steel rappresenta uno dei massimi esponenti del genere, almeno per quanto concerne i titoli pubblicati nell'ultimo decennio.

    Andiamo con ordine, precisando innanzitutto che le battaglie, come avveniva a suo tempo nella trilogia di Trails in the Sky, non sono affatto casuali, ma si innescano al contatto coi mostri presenti sulla mappa di gioco. Anzi, è opportuno specificare che proprio le modalità di contatto possono assegnare un vantaggio iniziale ai mostri o al party: se aggredire un mostro alle spalle regala qualche turno di vantaggio alle Classe VII, l'esatto opposto fa sì che Rean e i suoi compagni vengano circondati e attaccati di soppiatto da un folto gruppo di mostri, con esiti spesso dannosi. Anche perché il titolo, rispettando la tradizione old school, presenta un bilanciamento della difficoltà quasi perfetto e che pertanto propone puntualmente delle sfide degne di tale nome. Va comunque sottolineato che Trails of Cold Steel può essere affrontato con quattro diverse opzioni di difficoltà (dal classico livello facile alla difficoltà incubo), così da soddisfare le necessità sia del pubblico più esigente che quelle dei giocatori interessati soltanto alla storia.

    Tornando al combattimento vero e proprio, Trails of Cold Steel consente di schierare in campo fino a quattro personaggi, mentre una manciata di compagni (da un minimo di uno ad un massimo di tre, a seconda del capitolo di storia raggiunto) possono rimanere in panchina, di attesa di essere sostituiti in qualsiasi momento. Questo significa che, quand'anche la Classe VII sia al completo - un'eventualità a dir poco rara - l'utente non ha mai il pieno controllo di tutti i cadetti, ma può portarne con sé un massimo di sette per volta.

    Dotati di armi differenti, che spaziano dalle spade alle lance, dai fucili ai bastoni magici, e così via, i componenti del nostro party possono eseguire una sola azione per volta, incluso il movimento sul terreno di gioco; oltre all'attacco tradizionale e a quello finale (un assalto cinematico molto simile alle Arti Mistiche della serie Tales of), ciascuno studente della Classe VII dispone di due diverse categorie di attacchi speciali che prendono il nome di Arti e Craft: se le prime corrispondono ai classici incantesimi di guarigione o quelli elementali, le seconde sono skill che particolari dagli effetti più disparati.

    Se una parte di queste si apprendono semplicemente con l'aumento di livello, come in qualsiasi altro JRPG, l'utilizzo di un dispositivo avveniristico che risponde al nome di ARCUS consente di personalizzare la rosa degli attacchi e addirittura di conferire dei bonus significativi alle statistiche di base. Il dispositivo permette infatti di incastonare al suo interno un "Master Quartz" e otto Quartz diversi, che appunto conferiscono ai loro portatori una serie di potenti attacchi elementali, utili resistenze agli status alterati e tanti altri effetti da cui può dipendere l'esito di una battaglia. Difatti, personalizzazione e strategia influenzano non poco il tasso di difficoltà dei combattimenti, in quanto l'elaborazione e la sostituzione di Quartz con cristalli sempre più efficaci è il requisito principale per non soccombere sotto i colpi avversari.

    Le meccaniche più interessanti di Trails of Cold Steel sono comunque rappresentate dai Bonus AT e dal Combat Link, in quanto accompagnano la strategia ad un livello superiore e sensazionale. Durante le battaglie, sia i cadetti che i loro avversari possono godere in maniera casuale di bonus piuttosto utili, i quali tendono a ripristinare dal 10 al 50% degli HP/EP/CP, oppure ancora assicurano che il colpo portato a segno in un determinato turno arrechi dei danni critici.

    Vi sono però zone in cui sono attivi dei bonus ancora più incisivi e letali, che se sfruttati a dovere sono persino in grado di capovolgere l'esito di uno scontro: dalla possibilità di infliggere uno stato alterato casuale a quella eliminare un bersaglio con un unico colpo mortale, senza dimenticare gli effetti indesiderati che sottraggono CP, i suddetti sono sempre indicati accanto alla sagoma del personaggio o del mostro che ne beneficerà, così da pianificarne per tempo l'utilizzo o al contrario eliminare il prima possibile le creature avversarie che potrebbero usufruire dei bonus più pericolosi.

    Ultimo, ma di certo non meno importante, il Combat Link è un fenomeno che connette tra di loro gli utilizzatori del dispositivo ARCUS. Collegando nell'apposito menu due personaggi appartenenti alla formazione titolare, questi si inviano a vicenda degli impulsi sensoriali che nelle fasi di battaglia si traducono con attacchi follow-up o abilità di supporto. In base al livello di fiducia instaurato perlopiù attraverso la componente slice of life, una coppia di eroi può infatti avere accesso ad un massimo di cinque azioni diverse, che nel caso di Rean e Alisa si traducono con colpi di grazia, cure automatiche o parate tempestive.

    I personaggi collegati tendono infine a innescare gli Attacchi Link, ossia tre assalti extra che consumano i Brave Point accumulati attraverso gli assist e all'occorrenza fanno sì uno, due o persino quattro lottatori portino a segno dei colpi follow-up micidiali. Una ragione più che valida per lavorare ai legami instaurati tra i propri beniamini preferiti e massimizzarli entro la fine della campagna, quando il loro utilizzo può diventare fondamentale per superare un manciata di avversari alquanto ostici.

    Compensare l'età con gradite sorprese

    Pubblicato in Giappone nel mese di settembre 2013, inizialmente The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel è stato concepito per girare su PlayStation 3 e PS Vita, di conseguenza lo sviluppatore Nihon Falcom, in occasione della versione rimasterizzata, ha potuto fare ben poco per nasconderne le origini e la natura di titolo per console handheld.

    Oggi come allora, il prodotto è affetto da un comparto tecnico piuttosto arretrato, con modelli poligonali spigolosi, texture spesso improponibili, animazioni alquanto legnose e ha ereditato anche le odiose bande nere che penalizzavano la versione PS Vita. Ad ogni modo, per compensare l'età del titolo, i ragazzi di Falcom ne hanno aumentato non solo la risoluzione (che su PS4 Pro supporta anche il 4K), ma sono intervenuti sul frame rate, che ora è bloccato sui 60 fotogrammi al secondo e ha rimediato ai frequenti cali che affliggevano le due edizioni originali.

    Il titolo dispone di una serie di chicche irrinunciabili, che potrebbero incentivare un secondo acquisto da parte coloro che lo accolsero al tempo della release originale. Difatti, la versione per PlayStation 4 include tutti i DLC rilasciati in precedenza per PS3 e PS Vita, è compatibile coi salvataggi delle suddette edizioni (in modo tale da non costringere i giocatori a ripartire da zero), presenta ben 5000 linee di dialogo assenti nell'originale doppiaggio inglese e soprattutto è dotata della richiestissima traccia audio giapponese. Poiché a suo tempo gli accostamenti vocali inglesi ci avevano fatto rabbrividire, a questo giro abbiamo goduto del doppiaggio originale, senza dubbio meglio recitato e caratterizzato da accostamenti adeguati all'età e alla caratterizzazione dei vari attori.

    Infine, la versione rimasterizzata di The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel conta un'ultima freccia al proprio arco: una Modalità Turbo che, similmente all'apprezzata Speed Mode di Final Fantasy XII: The Zodiac Age (per tutti i dettagli consultate la nostra recensione di Final Fantasy XII: The Zodiac Age), raddoppia la velocità nelle sequenze di battaglia e addirittura la quadruplica nelle fasi esplorative, agevolando il grinding, la raccolta di materiali e snellendo le fasi più lente e tediose.

    The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel The Legend of Heroes: Trails of Cold SteelVersione Analizzata PlayStation 4Nonostante il peso degli anni e le origini per console handheld, The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel si presenta ancora oggi come una produzione galvanizzante. Il profondo e articolato sistema di combattimento, l’indimenticabile caratterizzazione dei personaggi e il magistrale operato di world building compiuto a suo tempo da Nihon Falcom trascendono il tempo e regalano agli appassionati del genere una delle esperienze ruolistiche più convincenti e mature dell’ultimo decennio. Il comparto tecnico arretrato di una generazione e mezza gli impedisce di puntare all’eccellenza, ma il team ha comunque saputo compensare le varie magagne tecniche con accorgimenti mirati a migliorare l’esperienza e snellire le fasi meno appaganti del pacchetto. Assieme al secondo episodio, che purtroppo è stato venduto separatamente, la versione rimasterizzata di Trails of Cold Steel può essere quindi considerata l’edizione definitiva di un JRPG già solido e memorabile, nonché il perfetto starting point per gettarsi a capofitto nell’epica saga di The Legend of Heroes.

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