The Longest 5 Minutes Recensione: un RPG in stile 8-bit per Switch

L'RPG retrò pubblicato da NIS ci riporta negli anni '80: la recensione di The Longest 5 Minutes per Nintendo Switch.

recensione The Longest 5 Minutes Recensione: un RPG in stile 8-bit per Switch
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  • PSVita
  • Pc
  • Switch
  • Gli RPG sono uno di quei generi che ha tenuto a battesimo i videogame: figli dei giochi di ruolo cartacei, hanno ereditato dai genitori a matita e dadi la progressione basata sull'esperienza e la meraviglia dell'avventura. Furono popolari fin dagli anni Ottanta, in particolare in quel magico periodo durato fino all'epoca PSX, in cui Square ed Enix distribuì una lunga serie di titoli di livello qualitativo molto superiore alla media, rendendo gli RPG di stampo orientale una parte fondamentale dell'intrattenimento interattivo. Nonostante la flessione subita dal genere nell'ultimo periodo, in parte soppiantato dalle grandi produzioni occidentali in chiave open world, la nostalgia per quell'epoca permane; ed è proprio a tale età aurea che si ispira The Longest 5 Minutes, piccola gemma sviluppata da Nippon Ichi Software e pubblicata da NIS, che ci porta indietro nel tempo, in uno sgargiante mondo ad 8 bit.

    Cosa resterà di questi anni 80

    La premessa alla base del racconto è indubbiamente bizzarra, ma imbastisce una storia che sorprende e a tratti stupisce, pur all'interno di un recinto narrativo non particolarmente fantasioso, come del resto è lecito aspettarsi da un RPG che così tanto si ispira ai grandi titoli 8 bit, soprattutto a Final Fantasy per NES.
    Catapultati in uno spiazzante incipit in medias res, ci troveremo nei panni dell'eroe, chiamato Flash Back, un energico diciassettenne che, giunto al cospetto del Re dei Demoni, ossia il boss finale, perde la memoria. Ogni ricordo riguardo la propria identità e quella dei suoi compagni è svanito, insieme al motivo per cui si trova in quel luogo e possiede tutte le sue abilità di guerriero. Partirà quindi un timer: nei cinque minuti a cui fa riferimento il titolo il protagonista dovrà recuperare i ricordi svaniti e sconfiggere il temibile avversario. Un personaggio affetto da amnesia non è certo una novità per i giochi di ruolo giapponesi, ma tanto il nostro Eroe quanto i comprimari altro non sono che le iconiche "classi" già viste praticamente in tutti i JRPG, pur presentando simpatici elementi innovativi: nel cast troveremo Yuzu, corrispettivo del monaco di Final Fantasy in versione ragazza vivace, maldestra e un po' maschiaccio; Regent, mago nero per volere dei genitori ma col desiderio di conquistare i palchi di tutto il mondo come bardo-rockstar; Clover, sacerdotessa guaritrice che rientra nell'archetipo della fanciulla dolce e timida.
    Pur rispettando i classicissimi stilemi del genere ben radicati da ormai trent'anni, The Longest 5 Minutes si concede più di qualche guizzo in sede di sceneggiatura, presentandoci uno script che, anche senza grande inventiva, si rivela ben scritto e più che funzionale al prosieguo delle vicende. La sceneggiatura, difatti, non si limita a fornirci soltanto le più basilari informazioni sul prossimo obiettivo ma caratterizza con efficacia tanto i protagonisti quanto i personaggi che incontreremo durante il viaggio. Non mancano, a tal proposito, momenti di surreale e indovinato umorismo.

    Un esempio su tutti: quanti di voi si sono chiesti, giocando ad un JRPG, se fosse normale introdursi nelle dimore di sconosciuti? Devono esserselo domandato anche gli sviluppatori di Nippon Ichi, dato che hanno provato a contestualizzare, in modo alquanto divertente, simili "violazioni di domicilio". In qualche occasione, del resto, troveremo i malcapitati padroni di casa alle prese con momenti imbarazzanti, come nel caso di un pover'uomo che. vivendo in un mondo virtuale, non può nemmeno prendersi la libertà di cambiarsi in santa pace senza trovare un manipolo di guerrieri sparpagliato nella sua abitazione.

    Ritorno al futuro

    Il meccanismo chiave di The Longest 5 Minutes è, in definitiva, il recupero dei ricordi perduti, rivivendo in ordine non cronologico i momenti salienti che hanno condotto il gruppo di eroi alla battaglia contro il Signore dei Demoni. L'aspetto più interessante di questa meccanica è che lo scenario principale, quello dello scontro con il boss finale, è gestito come una visual novel durante la quale in alcuni momenti cruciali saremo chiamati a scegliere fra due o più alternative, sbloccando diverse memorie a seconda della decisione presa. Non sarà quindi sufficiente una sola run per scoprire tutto ciò che il gioco ha da offrire, aumentando la già buona longevità del titolo.

    A proposito delle sezioni RPG, il livello dei personaggi e l'equipaggiamento che avremo in dotazione dipenderanno da quale punto della storia stiamo rivivendo e, pur acquistando armi ed oggetti, essi non saranno trasferiti alla memoria successiva. Lungi dall'essere un problema, tale sistema, unito alla reperibilità nei dungeon di equipaggiamento migliore, ci permetterà di evitare di acquistare armi ed armature più potenti, che a conti fatti non garantiscono bonus tali da renderle indispensabili. Durante queste sequenze saranno anche disponibili diverse quest secondarie, che vanno dal recupero di un semplice oggetto sino a svariati minigiochi (che rischiano tuttavia di diventare presto tediosi): alla conclusione della sezione ci verranno assegnati punti esperienza aggiuntivi in base a quanti obiettivi avremo completato. D'altro canto, il grinding non sarà assolutamente indispensabile: benché esista un sistema di "ri-esperienza" che ci consente di potenziare ulteriormente i nostri prodi eroi, le battaglie non presentano un livello di sfida particolarmente elevato. A parte la necessità di scovare l'elemento al quale è debole il boss di turno, ci verrà richiesta una buona prodezza tattica per sconfiggere i mostri che ci ostacoleranno il cammino durante i canonici combattimenti a turni. La relativa facilità della progressione, in sé e per sé, non è un vero difetto, ma chi in un gioco di ruolo cerca la profondità strategica e la personalizzazione di uno Xenoblade Chronicles 2, per citare un recentissimo esempio, potrebbe tuttavia rimanere deluso. Di contro, i dungeon sono per la maggior parte sostanziosi e ben congegnati, seppur a tratti molto labirintici a causa dello stile grafico talvolta troppo scarno, che rischia in qualche occasione di inficiare la capacità di orientarsi al loro interno.
    The Longest 5 Minutes è in definitiva una sentita dichiarazione d'amore agli indimenticati capolavori del genere, con rimandi estetici e contenutistici che potrebbero fare scendere una lacrimuccia a chi ha vissuto con passione gli anni Ottanta e Novanta videoludici. L'opera, però. sa ironizzare su se stessa, e si prende molto meno sul serio dell'apprezzato Lost Sphear, giocando con i cliché del genere senza tuttavia mai mancargli di rispetto.
    C'è da dire, inoltre, che è stato impossibile non notare somiglianze con Earthbound, non solo dal punto di vista estetico, ma anche ludico e narrativo, sia per un umorismo a tratti surreale, sia per le bizzarre creature del mondo di gioco, che vanno da simpatici topi a iracondi carrelli da miniera, senza contare treni impazziti e "lupi monelli" (citando testualmente i nomi che compariranno in fase di battaglia). E l'aspetto più interessante è che, senza voler spoilerare nulla, la ragione dello strampalato aspetto dei demoni riceverà inaspettatamente una spiegazione convincente e coerente con l'ambientazione.

    L'accompagnamento musicale, infine, risulta alquanto soddisfacente, seppur non sempre memorabile: opta apprezzabilmente per un arrangiamento moderno e spesso rockeggiante in luogo degli spenti motivetti chiptune che capita a volte di incontrare nelle produzioni indie. Non vi ritroverete a fischiettare la colonna sonora di The 5 Longest Minutes sotto la doccia, per intendersi, ma i momenti chiave della storia saranno sempre ben sottolineati da una soundtrack mai scadente.
    A chiosa di quanto finora detto, va segnalato come i testi a video siano nella sola lingua d'Albione: il linguaggio utilizzato non è particolarmente ostico, ma chi preferisce giocare nel nostro idioma farebbe bene a tenere in considerazione questo fattore parzialmente limitante.

    The Longest 5 Minutes The Longest 5 MinutesVersione Analizzata Nintendo SwitchNIS porta anche su Switch un valido titolo del segmento per cui è nota, ossia le medio-piccole produzioni orientali. Come un buon piatto è esaltato da un ottimo contorno, è auspicabile che i grandi titoli disponibili su Switch continuino ad essere attorniati da esperienze videoludiche di questo tipo: riuscendo a sorvolare sull'estetica in pixel art, che a qualcuno potrebbe risultare indigesta, ci troviamo di fronte ad un JRPG che ci terrà compagnia per almeno una trentina di ore alla (ri)scoperta dei ricordi perduti di Flash, in uno splendido viaggio nella memoria, tanto del nostro Eroe quanto di noi videogiocatori, che ogni appassionato del genere dovrebbe intraprendere.

    7.9

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