The Medium Recensione: come cambia con il DualSense su PS5?

Dopo la pubblicazione su Xbox e PC, l'horror dei creatori di Layers of Fear sbarca su PlayStation 5. Confermando in toto i suoi pregi e i suoi difetti.

The Medium su PS5
Recensione: PlayStation 5
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Rimettere le mani su The Medium a poco più di sette mesi di distanza dalla sua pubblicazione originale non ha fatto altro che confermare le impressioni un po' contrastanti già sperimentate all'epoca, quando il titolo a marchio Bloober Team aveva fatto il suo debutto su ecosistema Xbox come esclusiva rivolta alla next-gen di Series X/S.

    Nella mia recensione di The Medium avevo definito l'ultima fatica del team di Cracovia "un gioco che, a dispetto di qualche innegabile buona idea e di un certo fascino di fondo, finisce per rimanere in sospeso, paradossalmente intrappolato tra le potenzialità interessanti ed un'esecuzione eccessivamente monocorde e povera di sussulti. Insomma, non il massimo per un'esperienza horror di stampo psicologico, con un'avventura che scorre senza problemi specifici ma al tempo stesso senza mai lasciare realmente una traccia, impalpabile ed effimera come un fantasma".

    Sensazioni che mi sento di confermare in pieno anche dopo aver testato l'edizione PlayStation 5 di una produzione indipendente che parte con le migliori intenzioni, salvo poi smarrirsi un po' per strada.

    Due dimensioni, stesso risultato

    Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: The Medium è lo stesso identico gioco pubblicato a gennaio su Xbox, semplicemente trasposto in formato PlayStation. Come del resto è chiaro sin dal nome, non ci sono né aggiunte extra né modifiche di sorta: si tratta di fatto del medesimo prodotto, uguale in tutto e per tutto nella struttura, nelle meccaniche e nelle performance. Con una sola, evidente differenza attorno a cui risulta costruita l'intera esperienza PS5: il supporto al DualSense, a cui è stata data una certa centralità, con risultati non epocali ma comunque tutto sommato apprezzabili.

    Nel rimandarvi ancora una volta alla recensione originale di The Medium per un'analisi più approfondita del gameplay e delle sue caratteristiche, un veloce riassunto della trama. Al centro di una vicenda dai contorni volutamente sfuocati e "in sospeso", ambientata in un gigantesco hotel abbandonato della Polonia post comunista degli anni '90, troviamo Marianne, un'orfana che sin dalla tenera età manifesta capacità sovrannaturali. La giovane medium può infatti accedere a un altro piano dell'esistenza, interagendo con gli spiriti in un aldilà ispirato alle stranianti e sublimi opere del pittore Zdislaw Beksinski (per approfondire, il nostro speciale sulle visioni di Beksinski è letteralmente a un click di distanza).

    Tutta l'avventura, strutturata a inquadrature fisse come i survival horror vecchia maniera o certe avventure grafiche, è costruita attorno all'idea del dualismo: le due dimensioni - quella reale del grigio complesso alberghiero in stile brutalista custode di segreti rimasti sepolti e quella ultraterrena del decadente mondo dei morti - coesistono infatti fisicamente nello stesso spazio, e vengono spesso mostrate a schermo attraverso un effetto splitscreen utile sia per l'esplorazione che per la risoluzione di semplici enigmi.

    Peccato che però a mancare, specie dopo un inizio comunque promettente in cui l'atmosfera e la splendida colonna sonora a cura di Akira Yamaoka si distinguono in modo netto, sia una certa consistenza di fondo: The Medium scorre senza clamorosi passi falsi ma anche senza lasciare mai traccia di sé, privo di guizzi e anzi col pilota automatico inserito verso un epilogo non proprio memorabile, che sopraggiunge nell'arco di circa otto ore. Comunque apprezzabile per gli appassionati del genere, anche se inevitabilmente compromesso dal sentore di una chiara occasione sprecata, per una produzione a volte altalenante anche nella resa (volti e animazioni sono tutt'altro che next-gen).

    "Sentire" il regno dei morti

    L'unica grande novità di questa edizione in formato PlayStation 5 si rivela dunque il già citato supporto al controller dell'ultima nata di casa Sony, che diventa di fatto il singolo elemento distintivo della conversione. Bloober Team ha dato una centralità inedita al pad, sfruttando ogni singolo aspetto del DualSense per ampliare il coinvolgimento e rendere l'interazione più immediata, più istintiva e più viscerale. Tutto, dallo speaker al touchpad passando per i giroscopi interni, è stato in qualche maniera implementato per diventare parte dell'esperienza offerta da The Medium su PS5.

    Il risultato, pur non arrivando alle vette di Astro's Playroom o altri esempi di applicazione vincente del DualSense (a proposito, qui c'è la nostra anteprima di Deathloop), si dimostra comunque mediamente funzionale e nel complesso intrigante. Lo sfruttamento delle caratteristiche del joypad è davvero

    massiccio: l'altoparlante viene utilizzato per riprodurre le consuete note audio che si scoprono durante l'indagine, ma anche per estemporanei effetti sonori come la spettrale campanella fatta risuonare dallo spirito di Sadness nella hall dell'Hotel Niwa. Il touchpad si può invece utilizzare per ruotare in 3D gli oggetti al posto degli analogici, mentre è senza dubbio assai più pratica la trovata di inclinare il controller per spostare il puntatore durante le fasi in cui ci si concentra, rigorosamente prima persona, sui dettagli dello scenario (anche se qualche volta si finisce per litigare un po' con la sensibilità comandi).

    Gli immancabili grilletti adattivi e il feedback aptico, di solito indiscusso fiore all'occhiello dell'offerta DualSense, fanno qui la loro comparsa pur senza ad ogni modo rubare mai la scena: la vibrazione si sente eccome - ma senza quelle sfumature capaci di connotare materiali ed elementi - e la resistenza dei trigger c'è ma appare piuttosto forzata (perché si dovrebbe far fatica a innescare, con il tipico "clack" di quando negli sparatutto si attiva il fuoco secondario, il pulsante della corsa?). Insomma, l'implementazione del controller intrattiene e dà colore, pur senza stravolgere in alcuna misura The Medium in formato PS5.

    The Medium The MediumVersione Analizzata PlayStation 5Anche su PS5 The Medium conferma i pregi e le debolezze di una produzione a tratti anche genuinamente intrigante, ma incapace di distinguersi e di sancire quella consacrazione dello studio polacco che in tanti si sarebbero attesi (a maggior ragione con quello che sembrava il progetto della maturità definitiva). L'esperienza è sostanzialmente identica a quella vissuta sette mesi or sono su Xbox Series X, con una grande differenza di fondo, anzi all'atto pratico due. Pur senza rivoluzioni epocali, su PlayStation 5 il DualSense aggiunge qualcosa in termini di interazione rispetto alla versione originale, ma sulla console Microsoft pesa tantissimo l'inclusione del gioco all'interno del catalogo Game Pass sin dal day one: un download a The Medium si può e se si è fan del genere si deve concedere senza riserve, mentre l'investimento di 49.99€ va preso meno a cuor leggero.

    7.0

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