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The Medium Recensione: un horror tra due mondi su Xbox Series X/S e PC

Gli autori di Layers of Fear e Blair Witch lanciano il loro progetto più ambizioso di sempre: una nuovo horror a cavallo tra due realtà.

The Medium 4K
Recensione: Xbox Series X
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Il dualismo sembra essere davvero il fulcro di The Medium, nuova avventura narrativa di Bloober Team - lo studio indipendente polacco già autore della serie Layers of Fear, del videogame tratto da The Blair Witch Project e di Observer (per approfondire, la nostra recensione di Observer: System Redux è disponibile qui). La duplice natura, l'altro, le polarità opposte sono in effetti un tema ricorrente a più livelli in quello che è stato definito come il progetto più ambizioso della software house di Cracovia, pubblicato in esclusiva su Xbox Series X, Xbox Series S e PC.

    Elementi che riguardano tanto la forma quanto la sostanza di un gioco che, a dispetto di qualche innegabile buona idea e di un certo fascino di fondo, finisce per rimanere appunto in sospeso, paradossalmente intrappolato tra le potenzialità interessanti ed un'esecuzione eccessivamente monocorde e povera di sussulti. Insomma, non il massimo per un'esperienza horror di stampo psicologico, con un'avventura che scorre senza problemi specifici ma al tempo stesso senza mai lasciare realmente una traccia. Impalpabile ed effimera come un fantasma.

    I due volti dell'orrore

    The Medium segue le vicende di Marianne, una giovane orfana cresciuta con facoltà fuori dal comune: sin da piccola la protagonista può infatti in qualche modo accedere a un altro piano dell'esistenza, interagendo con i morti in una desolante dimensione spiritica ispirata alle sensazionali opere del pittore polacco Zdzislaw Beksinski (autentico visionario che fino ad oggi non aveva mai avuto il giusto rilievo in ambito videoludico). Un dono che ovviamente non ha certo reso più agevole l'esistenza di Marianne, da sempre in bilico tra due mondi senza in effetti mai sentirsi davvero parte integrante né di una realtà né dell'altra.

    La storia è ambientata in una grigia Polonia degli anni '90, tra le opprimenti architetture brutaliste dei dintorni di Cracovia e i postumi di un regime rovinosamente caduto lasciando macerie di diverso tipo. "Comincia tutto con una ragazza morta", per citare testualmente le parole con cui si apre The Medium: si parte da una visione tanto confusa quanto angosciante, con una misteriosa ragazzina terrorizzata inseguita nella notte da un uomo armato, per poi arrivare subito dopo all'improvvisa dipartita del padre adottivo di Marianne. Ben presto la faccenda vira in realtà verso una direzione ben precisa: l'hotel Niwa, imponente residuo socialista abbandonato da tempo in seguito a un massacro di cui nessuno sembra voler parlare volentieri.

    Un'ambientazione ispirata a una location realmente esistente, destinata a diventare il cuore pulsante di The Medium. Perché, tra le spesse mura del Niwa e le flebili eco di un falso benessere sospinto dalla propaganda, si nascondono segreti oscuri, verità orribili e drammi mai in tutto e per tutto sopiti. Profonde cicatrici provenienti dal passato, traumi con cui Marianne dovrà inevitabilmente cercare confrontarsi per svelare il bandolo di una matassa intessuta per vent'anni di bugie, dolore e silenzi. (Ri)sentimenti capaci di generare persino dei veri e propri mostri, come nel caso de la Fauce, ovvero un predatore invisibile - doppiato da un irriconoscibile Troy Baker - in sospeso tra due mondi e ossessivamente alla ricerca di corpi da divorare dall'interno.

    L'atmosfera è senza dubbio l'aspetto più convincente di The Medium. Il dualismo tra il deprimente rigore della Polonia post-comunista - con le rovine in stato di abbandono del Niwa a testimoniare la farsesca gloria di un tempo, ormai divorata dalla polvere e dai detriti - e la straniante dimensione d'oltretomba funziona e in diverse circostanze stupisce pure. Il merito va equamente diviso fra la clamorosa fonte d'ispirazione, vale a dire i già citati quadri di Beksinski, e la spettacolare colonna sonora, nata dalla brillante collaborazione tra Arkadiusz Reikowski e Akira Yamaoka (rinomato autore delle musiche di Silent Hill).

    Soprattutto sulle prime, il contrasto tra il grigiume di quel che resta del Niwa e l'enigmatico rossore di un aldilà cristallizzato, inafferrabile nel suo essere rarefatto nel tempo e nello spazio, non vi lascerà affatto indifferenti. A maggior

    ragione considerando che la dimensione ultraterrena conserva, pur nella sua palpabile aria di morte, il riverbero di una vita lontana ma autenticamente primordiale. Suggestioni trasposte a livello visivo in maniera spesso e volentieri azzeccata, anche se The Medium non può essere definito una produzione in tutto e per tutto omogenea. Se infatti alcuni passaggi - proposti sempre e comunque attraverso un sistema di telecamere fisse, sul modello dei vecchi survival horror - stupiscono per il gusto estetico, per la buona illuminazione e per una messa in scena impreziosita da azzeccate trovate di regia, altre volte emergono sfacciatamente i limiti di una produzione non certo all'altezza dei AAA.

    Spigoli particolarmente in evidenza per quel che concerne le animazioni, quasi sempre ingessate, meccaniche e in generale mai all'altezza di un titolo pensato per funzionare solo e soltanto sulle nuove console. Problematiche acuite anche da un'espressività facciale francamente al di sotto degli standard della scorsa generazione, che in qualche caso finiscono per avere un impatto non proprio positivo sull'immedesimazione (da segnalare, in quest'ottica, anche un effetto vibrazione del controller Xbox assai rumoroso e invasivo, che invece di aggiungere qualcosa all'esperienza per assurdo la compromette, seppur in minima parte).

    Luci e ombre dall'aldilà

    A mancare però in The Medium è in primis una certa consistenza in termini sia ludici che narrativi. La creatura di Bloober Team scorre infatti col pilota automatico perennemente inserito, faticando a lasciare il segno anche in virtù

    di una linearità blanda e priva di guizzi. Si prenda ad esempio il concetto dei due mondi, con la trovata degli universi sovrapposti che è di fatto ciò che più di ogni altro elemento definisce il gioco: nel corso delle circa otto ore di necessarie per giungere all'epilogo vi alternerete in egual misura - ma mai liberamente - tra dimensione reale, dimensione spiritica e spezzoni in cui entrambi i piani dell'esistenza coesisteranno attraverso il classico split-screen. Un concetto originale e stimolante, che costringendo a renderizzare in contemporanea una doppia scena ha escluso dall'equazione la vecchia generazione Xbox (detto che in realtà The Medium era inizialmente stato pensato per Wii U, X360 e PS3, ma appunto messo in pausa per limiti hardware).

    Bene, se sulla carta l'idea era e rimane oggettivamente apprezzabile - anche grazie alla facoltà di abbandonare per qualche istante il proprio corpo, influenzando così il contesto reale al di là dei limiti fisici - pad alla mano l'esecuzione si dimostra poco sviluppata, "telefonata" e non supportata da un game design effettivamente all'altezza. Quasi come se ci si fosse appunto fermati a un'intuizione in potenza vincente, senza tuttavia impegnarsi in declinazioni sorprendenti o soluzioni degne di nota. Impressione peraltro confermata pure dagli enigmi, così semplicemente diretti da risultare nella stragrande maggioranza dei casi poco più che intermezzi mai indigesti, ma mai neppure entusiasmanti.

    A tutto si unisce anche la scarsa solidità delle fasi stealth con La Fauce: dal momento che non potremo fronteggiare il mostro a viso aperto, la nostra sola possibilità consisterà nel muoverci in silenzio, evitando che ci catturi. Se nella dimensione spiritica potremo vedere la bestia con chiarezza, nel mondo reale la creatura risulterà invece invisibile, e riusciremo a percepirne la presenza solo attraverso un'anomalia nell'aria o il tremolio della torcia. Peccato solo che simili frangenti risultino molto guidati ed elementari nella struttura.

    Queste imperfezioni finiscono dunque per rappresentare un'ombra nel computo di un'esperienza in cui di fatto non si combatte, si ragiona pochissimo e ci si limita ad esplorare in maniera guidata le ambientazioni alla ricerca del prossimo input a schermo con cui interagire. Un po' poco per un racconto che a ben vedere avrebbe pure degli spunti intriganti e non banali, eppure poco approfonditi e anzi al contrario appena accennati. Suggestioni lasciate se non sullo sfondo comunque decisamente in secondo piano, suggerite tra le righe degli immancabili documenti da raccogliere qua e là per comprendere appieno la storia.

    Cosa resta allora di The Medium? Per certi versi, si potrebbe con una certa malizia rispondere il prototipo di quell'anima mordi e fuggi che sembra alimentare certi titoli disponibili su Game Pass (servizio che, ricordiamolo, annovererà The Medium sin dal lancio sia su PC che su Xbox): un'avventura horror che intrattiene senza intoppi, che scorre tutto sommato leggera - a dispetto delle tematiche adulte - ma che in definitiva lascia purtroppo poco.Un'esperienza che ad ogni modo funziona, o magari anche qualcosa di più se affrontata con l'indole tipicamente all you can eat secondo cui "tanto è gratis, quindi comunque lo provo".

    Al tempo stesso però è difficile non vedere la fatica dello studio polacco come un'occasione almeno in parte sprecata, per un esperimento che con un po' più di visione, di struttura e di ispirazione avrebbe potuto ambire ad altri traguardi. A cominciare dalla definitiva consacrazione di Bloober Team.

    The Medium The MediumVersione Analizzata Xbox Series XThe Medium è un horror con un potenziale affascinante, tradotto però in un'esperienza mai davvero ambiziosa, e anzi paradossalmente piuttosto limitata, trattenuta e poco profonda. Un concept d'impatto, accompagnato da un'encomiabile direzione artistica e da una colonna sonora particolarmente evocativa, che seppur capace di creare un'atmosfera stimolante non è purtroppo sorretto appieno né da un'impalcatura di gameplay davvero solida, né da una realizzazione tecnica impeccabile, né tantomeno da una narrazione di quelle che non lasciano respiro. Il risultato è dunque un horror che passa senza lasciare il segno, più inespresso e intangibile che davvero sconvolgente. Un progetto indipendente comunque consigliabile, ma da cui ci si poteva forse aspettare qualcosa di ben più incisivo e sorprendente.

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