The Mooseman Recensione

Realizzata da soli due sviluppatori, The Mooseman è una piccola avventura in cui scopriremo i miti e le leggende dei popoli degli Urali.

The Mooseman Recensione
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  • Pc
  • The Mooseman è una suggestiva avventura a scorrimento orizzontale, ispirata alla mitologia delle antiche popolazioni degli Urali.
    La storia inizia in un bosco oscuro, in cui un gruppo di persone è radunato intorno a un fuoco: d'un tratto, un uomo, con indosso un lungo mantello, si separa dagli altri e inizia a camminare. È un incipit silenzioso quello di The Mooseman, che ricorda da vicino i capolavori di Playdead, ossia Limbo ed Inside. Il protagonista, uno sciamano o forse un semidio, ha il potere di accedere alla dimensione degli Spiriti e di vedere cose nascoste agli occhi degli uomini: l'alternanza continua tra le due diverse percezioni dà vita a enigmi ambientali semplici ma sufficientemente variegati.

    The Mooseman si basa, d'altronde, su un accurato e meticoloso lavoro di ricerca, operato sia sugli antichi miti del popolo Komi - appartenente al gruppo ugrofinnico - sia sui reperti archeologici conservati presso i musei del Territorio di Perm' in Russia. Uno studio della tradizione locale compiuto da un minuscolo team di sviluppatori "entusiasti", come si definiscono loro stessi: due persone che condividono la passione per la storia e per le tradizioni locali, e che hanno saputo convogliarla all'interno di un'intrigante esperienza interattiva. L'operazione è analoga, per certi aspetti, al docu-gioco Never Alone, che racconta, sotto forma di platform game, una leggenda della popolazione Iñupiat, nativa dell'Alaska. Entrambe le opere si basano su un cospicuo lavoro di ricerca, restituito al giocatore anche tramite contenuti extra non direttamente legati al gameplay; in Never Alone si trattava di veri e propri documentari mentre in The Mooseman troviamo, oltre al racconto del mito, ricostruzioni grafiche di alcuni dei reperti su cui si è basata la ricerca, accompagnate da una didascalia informativa e da riferimenti bibliografici: una sorta di estensione virtuale di una collezione museale fisica. Sebbene una voce in sottofondo racconti le vicende man mano che il gioco procede, di fondamentale importanza ai fini del plot si rivela anche la narrazione non verbale, affidata alla costruzione del setting e agli enigmi da risolvere. Inoltre, in corrispondenza dei checkpoint si trovano delle statue sulle quali sono incisi alcuni testi che ci istruiscono sugli episodi della mitologia dei Ciudi, i progenitori del popolo Komi. Sta al giocatore scegliere se accontentarsi di ascoltare la storia principale o se interrompere il flusso di gioco e fermarsi a leggerne interamente la mitologia, fondamentale per comprendere il significato simbolico di personaggi ed eventi nei quali ci imbatteremo: in alcuni casi, laddove sembrerà di vedere solamente un orso, un alce, o un pesce, ci ritroveremo invece al cospetto delle divinità di un Pantheon articolato e complesso. Nonostante il legame con la tradizione e col patrimonio museale, The Mooseman non è un gioco didattico: nel titolo, infatti, la ricerca storica è al servizio dell'opera stessa. I materiali non sono presentati in modo divulgativo ed anzi, al contrario, il linguaggio del mito e l'iconografia degli antichi manufatti Komi servono a creare un'atmosfera immersiva ed extraquotidiana, che trasporta il giocatore dentro un universo arcaico e misterioso.

    The Mooseman, inoltre, si è dimostrata un'esperienza capace di mescolare meccaniche provenienti da diversi generi videoludici, creando un mix insolito e interessante. Inizialmente concepito come un semplice "runner game", l'opera mantiene la struttura a scorrimento orizzontale ma sostituisce alla corsa una camminata lenta e ieratica; il passaggio dalla percezione umana a quella spirituale rivela o nasconde gli ostacoli dell'ambiente, mostra l'anima degli oggetti inanimati, e palesa segreti nascosti agli occhi degli uomini. Questa meccanica si declina in differenti tipi di enigmi ambientali, dai puzzle logici e visuali alle sezioni più "action", nelle quali comunque la materia grigia e la strategia restano molto più importanti dei riflessi del giocatore. I puzzle sono sì abbastanza semplici, ma vengono resi interessanti dall'approccio tipicamente "trial and error": il gioco, infatti, non dà nessun tipo di indicazione su come interagire con i personaggi e gli oggetti che si incontreranno.

    I checkpoint molto ravvicinati rendono però la morte un'esperienza quasi indolore, permettendo al giocatore di concentrarsi sull'atmosfera e sul piacere della scoperta. La grafica, infine, è decisamente il punto forte di questo piccolo gioiello indie: apparentemente semplice e minimale, il tratto visivo è invece caratterizzato da uno stile molto potente ed affascinante, che riesce con a trasmettere forti emozioni soltanto con poche pennellate. I fondali scuri, fatti di sagome sovrapposte e di monocromie misteriose, contrastano con i segni bianchi del mondo spirituale, ornati da piccoli dettagli rossi, simbolo di una violenza sommessa e silenziosa. I motivi tradizionali degli artefatti Komi si mescolano agli elementi naturali, rendendo ogni paesaggio un tempio a cielo aperto. Le musiche, estremamente curate, combinano suggestioni elettroniche con canti e melodie tradizionali russe. Piccoli difetti di natura tecnica rivelano però la genesi amatoriale del prodotto, come una certa ruvidezza nelle transizioni sia visive che musicali, e la scelta di effetti grafici di dubbio gusto che contrastano con lo stile pittorico delle illustrazioni. Si tratta comunque di un gioco ben realizzato sul fronte estetico, specialmente se consideriamo che è stato sviluppato da un team di sole due persone. The Mooseman, purtroppo, non è localizzato in italiano, e questa è una limitazione che potrebbe creare qualche spiacevole difficoltà a chi non mastica bene l'inglese.

    The Mooseman The MoosemanVersione Analizzata PCThe Mooseman è un adventure insolito, che raccoglie suggestioni da opere di culto della narrativa videoludica contemporanea e le combina insieme per dar forma ad un titolo indubbiamente originale. Limbo, Year Walk, Never Alone e perfino Journey: The Mooseman ce li ricorda un po’ tutti, senza realmente copiare da nessuno di loro. Ed anzi, afferma la propria specificità grazie a uno stile grafico di grande impatto artistico, frutto di un paziente lavoro di ricerca iconografica. Il linguaggio del mito crea così un’atmosfera mistica, sospesa e misteriosa, accompagnando il giocatore in un viaggio alla scoperta delle antiche leggende del popolo Komi.

    7.8

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