The Outer Worlds: Recensione della brillante commedia spaziale di Obsidian

Gli autori di Fallout New Vegas realizzano un gioco di ruolo dalla scrittura eccellente: pronti a salvare o distruggere il Sistema di Alcione?

The Outer Worlds
Recensione: PlayStation 4 Pro
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Perduti nel Sistema Spaziale di Alcione, tra allevamenti di maiali ripugnanti, improbabili coltivazioni a base di cadaveri usati come fertilizzanti, scienziati senza più alcuna rotella e fanatici religiosi in impellente desiderio di proselitismo, non abbiamo mai smesso di sorridere. Neppure quando la situazione ha iniziato a farsi alquanto problematica, con conseguenze potenzialmente catastrofiche. Il più grande pregio di The Outer Worlds sta tutto qui: nella sua rarissima capacità di non perdere un briciolo della propria verve sul piano della scrittura e del racconto.

    Se la storia di Obsidian ci insegna qualcosa, è che questo sfortunato team di sviluppo sa come si realizza un vero gioco di ruolo: pur dinanzi ad alcuni limiti tecnici e qualche prevedibile incertezza nelle fasi shooter, l'ultima opera dai creatori di Fallout: New Vegas è intrisa di un'ironia sagace e pungente, che sorregge con leggerezza tematiche anche piuttosto profonde, senza mai limitare in alcun modo la libertà di scelta e d'azione del giocatore, ossia ciò che rappresenta il cardine di un'esperienza ruolistica che si rispetti. The Outer Worlds è insomma un GDR di matrice sci-fi che sa ironizzare amabilmente su se stesso e sul suo genere d'appartenenza, ma che merita comunque di essere preso dannatamente sul serio.

    Guerra dell'altro mondo

    Come è facilmente immaginabile, il Sistema di Alcione, molto distante dalla nostra Terra, non è certo un luogo ospitale. Al di là delle varie corporazioni che cercano di farsi le scarpe a vicenda, c'è anche un numero incalcolabile di predoni, manigoldi ed animali feroci che desiderano banchettare sulla nostra carcassa.

    Ecco perché, quando non potremo usare l'affilatissima arma della nostra dialettica, non ci resterà altro da fare che imbracciare una pistola laser, un fucile al plasma, una gigantesca mitragliatrice vecchio modello oppure qualche mazza elettrificata, una lama avvelenata o un martello tonante per far capire a questa gentaglia chi comanda.

    Un po' come accade anche in Fallout, c'è da ammettere che il sistema di shooting e quello legato al combattimento corpo a corpo non incarnano la punta di diamante dell'avventura: soprattutto nelle prime battute, quando ancora non avremo potenziato a dovere il talento connesso all'uso delle armi a distanza, il feedback delle sparatorie si dimostra un po' grezzo, poco concreto nella gestione degli impatti e nell'assorbimento dei colpi.

    Non sono particolarmente soddisfacenti neppure le hitbox delle mazzate a suon di bastonate o sganascioni, che denotano qualche approssimazione di troppo nella responsività e nella resa degli urti. Qualora decidessimo però di trasformarci in pistoleri spaziali e di aumentare le abilità nell'uso delle bocche da fuoco, complice anche un progressivo ampliamento degli strumenti di morte in termini di varietà e potenza, ecco che anche il gunplay diviene magicamente più piacevole, mai appagante fino in fondo ma comunque sufficientemente valido da invogliarci a bucherellare i malviventi e le mostruosità aliene che proveranno a divorarci. A rendere più precise le battaglie ci pensa anche l'inserimento della Dilatazione Tattica del Tempo, la quale - contestualizzata sul fronte narrativo come un effetto collaterale della longeva ibernazione - ci dà l'opportunità di rallentare l'azione per prendere la mira con maggiore precisione, puntando magari alle zone sensibili dei bersagli per incrinarne la postura ed infliggere una gran quantità di danni.

    Il miglioramento dello shooting di The Outer Worlds è reso possibile dalla versatilità del sistema ludico allestito da Obsidian che, nel rispetto assoluto dei canoni del GDR tradizionale, concede al giocatore una libertà di scelta estremamente vasta: la progressione è scandita infatti da macro gruppi che comprendono i talenti offensivi, quelli difensivi, la capacità di persuasione, le abilità ingegneristiche, di hacking e quant'altro, permettendoci di modellare a piacimento il nostro stile di gioco e di sbloccare anche degli attributi che perfezionano specifiche doti del protagonista, tra cui la capacità di mettere a segno colpi critici o di aumentare il peso trasportabile.

    Del resto, ciascun elemento che porteremo con noi, dalle armi alle cianfrusaglie più disparate, influirà sulla nostra mobilità, appesantendo gli spostamenti: ci toccherà dunque sbarazzarci degli oggetti meno utili, estrarne i rottami e - in appositi banchi da lavoro - riparare gli strumenti danneggiati o modificarli per renderli più efficienti, attraverso un sistema di crafting appena abbozzato eppure funzionale quanto basta per non risultare mai troppo accessorio.

    Nello spazio puoi essere chiunque tu voglia

    Non è però possibile soprassedere in ogni circostanza sulla ruvidezza delle sequenze in cui giocare ai cowboy spaziali. Questo perché durante l'esplorazione dei pianeti difficilmente riusciremo a cavarcela senza dar fuoco alle polveri contro posti di blocco, accampamenti di criminali e tane di mostri.

    Nulla ci vieterà di accucciarci nell'erba alta, massimizzare le doti stealth del protagonista, e passare perlopiù inosservati agli occhi dei nemici: tuttavia, anche in questo caso, le sessioni nelle quali muoversi di soppiatto non brillano per profondità, e la loro semplicità strutturale non ci è parsa stimolante come avremmo voluto.

    Se però ci concentriamo sulle missioni principali e secondarie, badando con accuratezza ad affilare la nostra parlantina, The Outer Worlds vola altissimo: Obsidian ci dà la facoltà di interpretare letteralmente qualunque ruolo, che sia un salvatore tutto d'un pezzo, un eroe un po' tonto e sprovveduto, un brigante menefreghista oppure un completo imbecille.

    Sono i dialoghi l'arma più potente di The Outer Worlds, quelli che colpiscono con il fragore di un missile, e che punzecchiano adorabilmente le corde della risata. Forte di una scrittura precisa, sottile e tagliente, il GDR di Obsidian pone di fronte all'utente un manipolo di sentieri alternativi che si diramano da ogni conversazione, tra le maglie di un sistema dialogico stratificato ed impeccabile, in cui ogni riga di testo è scritta con assoluta consapevolezza dell'organico narrativo. Buona parte degli incarichi, d'altro canto, può essere completata senza sparare un solo colpo, e facendo ricorso unicamente alla loquela del nostro avatar, dalla persuasione all'intimidazione: spetterà a noi scegliere se empatizzare con la sorte degli interlocutori, ricorrere al turpiloquio gratuito, fregarcene allegramente del loro destino, diffondere il caos per il puro gusto di farlo, seminare un po' di zizzania tra le fazioni o rispondere in maniera del tutto idiota alle domande che ci vengono poste, divertendoci ad osservare le reazioni dei personaggi in ascolto. Obsidian ha firmato insomma una sceneggiatura da vera space comedy videoludica, spassosa ed irriverente, caratterizzata da un'atmosfera così vivace e scanzonata da irretire già dopo pochissimi minuti di gioco.

    Il dark humor di The Outer Worlds si nutre di influenze tratte da Futurama, Firefly, Guida Galattica per Autostoppisti e da tante altre suggestioni fantascientifiche, mischiando il tutto in un saporitissimo concentrato di sagacia, pathos e citazionismo. E se la main quest scorre via con una certa brevità ed in maniera un po' sbrigativa in un lasso di tempo che va dalle 15 alle 20 ore, tutto il resto delle missioni che approfondiscono il contorno narrativo ci terrà impegnati molto a lungo.

    Vi basti pensare che terminando solo la campagna non atterreremo su tutti i pianeti del Sistema di Alcione, né conosceremo tutti i comprimari che potranno affiancarci nel nostro viaggio. Per arruolare i personaggi ci toccherà quindi visitare ogni anfratto dei centri urbani, concludere qualche incarico opzionale, e compiere le scelte giuste per dar modo alla ciurma di rinfoltirsi.

    Dotati di una personalità travolgente e tratteggiata con una perizia rara, i nostri aiutanti ci daranno una mano in battaglia sia seguendo pattern automatici, sia obbedendo agli ordini che gli impartiremo tramite le croci direzionali. Affinché i partner non si tramutino in una rognosa palla al piede, oppure in uno spuntino tra le fauci delle bestie che affronteremo, sarà meglio armarli di tutto punto, gestendo il loro equipaggiamento e regolando la crescita della loro esperienza. Anche se l'intelligenza artificiale non spicca per arguzia, la compagnia dei membri della crew non si rivela mai fastidiosa: per quanto l'aiuto degli amici negli scontri non sia indispensabile, poter ascoltare i loro scambi di battute nei momenti di silenzio, o discutere con loro di tanto in tanto tra una pausa e l'altra si conferma un'attività utile a mantenere costantemente brioso il ritmo del viaggio.

    E se vi capitasse di innamorarvi di uno dei vostri strambi compagni? Purché sia un amore platonico, va tutto bene: Obsidian non ha inserito le relazioni sentimentali all'interno del suo GDR spaziale, ed alla fine della traversata galattica ci sentiamo di affermare che la decisione del team è pienamente coerente con i toni della narrazione.

    Stranezza spaziale

    E rimanendo in tema di racconto, quali sono le premesse che danno vita a questo tour galattico in salsa umoristica? Beh, i presupposti della trama sono tutt'altro che frivoli. Risvegliato da un sonno criogenico per mano di uno scienziato squilibrato, il nostro avatar - le cui fattezze sono interamente modellabili all'inizio del gioco - si troverà coinvolto nel bel mezzo di una crisi socio-politica: il Sistema di Alcione, una colonia umana a distanza siderale dalla Terra, è suddivisa in differenti fazioni ma è governata da un Consiglio Generale che sembra nascondere alla popolazione un segreto mica da ridere.

    Il dr. Phineas, il folle disertore e ricercato a cui dobbiamo il nostro scongelamento, è seriamente intenzionato a scardinare lo status quo, e per farlo ha ovviamente bisogno del nostro intervento. Ma di chi dovremo fidarci? Senza dimenticare mai neppure per un istante il suo piglio smargiasso e trascinante, The Outer Worlds galoppa a briglie sciolte lungo sentieri molto meno banali di quello che sembra di primo acchito.

    Questioni di un certo peso morale vengono sì inscenate con quella spensieratezza che contraddistingue la sceneggiatura, cionondimeno sottintendono una dose di complessità concettuale che non va affatto sottovalutata. Obsidian ci mette spesso davanti a bivi non facilissimi da imboccare, le cui sfumature etiche scapicollano lungo una ripida scala di grigi, annullando di colpo la distinzione tra giusto e sbagliato.

    Nel suo insieme, la storia di The Outer Worlds funziona più se consideriamo l'intero quadro narrativo ed il background sociale del Sistema di Alcione: la penna del team si esprime al suo massimo quando propone una panoramica delle piccole realtà, delle storie dei singoli NPC e dei membri del nostro gruppo.

    Dall'impatto inferiore è invece la trama primaria, che si sfuma abbastanza in fretta ma riesce lo stesso a catturare l'attenzione dell'utente grazie ad un grosso numero di variabili: se i macro finali si contano sulle dita di una mano, sono le piccole modifiche all'ecosistema generale, alle vicende delle colonie e dei vari personaggi ad essere difficilmente calcolabili. Insomma, state pur certi che The Outer Worlds non soltanto scaccerà di prepotenza lo spauracchio della noia, ma saprà anche intrattenervi a lungo con il suo elevato tasso di rigiocabilità.

    Esplorando le Colonie

    Lontano dalla grandezza di un open world, l'ultimo lavoro di Obsidian predilige un avanzamento più contenuto e suddiviso in aree piuttosto vaste, all'interno delle quali girovagare in totale libertà. La limitata ampiezza delle zone esplorabili rende totalmente sopportabile la mancanza di veicoli da guidare, e la presenza del viaggio rapido - attivabile in qualsiasi momento - nonché dei tantissimi punti di interesse diffusi sulla mappa permette una fruizione molto snella dei movimenti, adatta anche a chiunque non voglia dedicare troppo tempo alla scoperta dell'ambientazione.

    Ad un art design ben diversificato, denso di cromatismi accesi e di contaminazioni da western sci-fi, si contrappone su PlayStation 4 Pro una cornice grafica non proprio mozzafiato, con una mole poligonale limitata e qualche ritardo nel caricamento delle texture. Sono difetti perdonabili in una produzione dal budget evidentemente ridotto, che sopperisce alla mancanza di potenza tecnica con una notevole ricercatezza audiovisiva, messa in mostra, tra l'altro, da un doppiaggio in lingua inglese (sottotitolato in italiano) che rende perfettamente onore ai personaggi di questa esuberante epopea.

    The Outer Worlds The Outer WorldsVersione Analizzata PlayStation 4 ProThe Outer Worlds è un GDR piccolo nelle dimensioni ma grandissimo nello spirito. Obsidian punta alle stelle del firmamento ruolistico con una scrittura affilatissima, sottilmente raffinata e volutamente sopra le righe. La penna ferisce però più della spada (e della pistola...): l'anima shooter e stealth di The Outer Worlds resta infatti spigolosa, non certo invalidante ma con ancora molti margini di limatura. La libertà di scelta, la sostanziosa rigiocabilità e l'eccellente atmosfera che permea l'avventura sapranno farci chiudere un occhio su qualche debolezza tecnica e su una main quest che sul finale ha troppa fretta di raggiungere i titoli di coda. Qualora scegliessimo di giocare The Outer Worlds come Obsidian l'ha pensato, ossia inframmezzando la campagna principale con le numerose attività opzionali, scopriremo un micro universo tanto bizzarro quanto sfaccettato e sorprendente. Sarà dunque un piacere salvare, o mandare in rovina, il destino di questi mondi lontani.

    8.2

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