The Pathless Recensione PS5: sulle orme di Shadow of the Colossus

Il nuovo gioco per Playstation 4 e 5 dai creatori di Abzû, un titolo che incarna le ambientazioni eterne create da Fumito Ueda su Shadow of the Colossus.

The Pathless
Recensione: PlayStation 5
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Dall'isola si irradia una maledizione che infesta il mondo. È un morbo oscuro, perverso, che tutto corrompe come un miasma insalubre. Molti sono approdati sulle rive solitarie di quel luogo leggendario, sfidando l'oscura creatura che ha annientato gli dei nel tentativo di ristabilire l'ordine, la luce e l'equilibrio. I loro corpi ora giacciono nelle immense praterie di quella terra lontana; nei templi in rovina, sulle rive dei fiumi che la solcano, oppure coperti dalla neve che imbianca le cime dei monti. Straziati, consumati dal vento, dimenticati.

    The Pathless comincia con un atto di coraggio, ostinato e consapevole. Una nave che solca il mare, e una cacciatrice che sbarca sulla spiaggia ingrigita. Osserva le statue titaniche che accolgono i viaggiatori, un tempo segno di una grande e magnifica opulenza e oggi monito terribile della fine che attende tutte le cose. La cacciatrice ha il cuore pieno di rispetto per il popolo che abitava quei luoghi, di disprezzo per la creatura che l'ha profanato. Sospira. Il compito a cui è chiamata è iniquo e soverchiante, eppure non può far altro che andare avanti, con un solo obiettivo: onorare e ristabilire la vita.

    Sulle orme di Shadow of the Colossus

    La sequenza introduttiva di The Pathless, almeno in quanto a tematiche e ispirazioni, ricalca quella di un indimenticabile capolavoro del gaming moderno: Shadow of the Colossus. Nel titolo sviluppato da Giant Squid, team già noto per il lavoro su Abzu (la recensione di Abzu), manca però quel tono mortifero che si leggeva negli occhi di Wander, che emanava dal corpo inerte di Mono; e manca quell'atmosfera surreale e alienante delle Lande Proibite. Sebbene anche l'isola di The Pathless sia percorsa da un vibrante rintocco funereo, del resto, la cacciatrice non vuole dissacrare quegli spazi uccidendo le gargantuesche creature che li abitano, bensì onorarne la memoria e salvarle da chi le ha depravate. Per chiunque abbia amato la grande opera di Fumito Ueda - nella sua versione originale su PlayStation 2 o nell'ottimo remake firmato da Bluepoint Games (per saperne di più ecco la recensione di Shadow of the Colossus - entrare in sintonia con The Pathless sarà questione di attimi.

    Se l'obiettivo di Abzu, del resto, era quello di reinterpretare i ritmi e le emozioni di Journey, neppure in questo caso Matt Nava nasconde la sua palese intenzione, di replicare emozioni e solitudini della "guerra" fra Wander e i Colossi. E l'obiettivo può dirsi senza dubbio centrato: i panorami incontaminati e magnetici catturano gli sguardi del giocatore, le tracce perdute di un'antica civiltà aggiungono un tocco di mistero, e i primi brividi sulla schiena corrono di lì a poco, nel momento del toccante imprinting con un inatteso compagno di viaggio, un'aquila rinata che ci aiuterà a sconfiggere le grandi bestie corrotte dalla maledizione.

    I suoni dell'isolaMentre spesso e volentieri saranno i rumori della natura a circondare la cacciatrice, in diversi frangenti la colonna sonora imprescindibile di The Pathless reclamerà la sua priorità. L'accompagnamento musicale è stato composto da Austin Wintory, già noto per i lavori su Journey, Abzu, The Banner Saga. Le sue sonorità sono estremamente riconoscibili, potenti ed eterogenee: alle volte accatastano suoni dolci e naturali, in altri momenti fanno esplodere invece le voci distorte di canti tribali. Gli archi suonano con decisione, i fiati vibranti inseguono sonorità celtiche. La soundtrack di The Pathless è un capolavoro di composizione, capace di esaltare le emozioni già travolgenti dell'avventura.

    C'è però un aspetto che distanzia immediatamente The Pathless da Shadow of the Colossus: il ritmo di gioco. L'opera di Ueda era lenta e contemplativa, il passo di Agro sempre moderato. Gli spazi delle Lande Proibite andavano attraversati con determinazione e fatica, mai conquistati. La cacciatrice, invece, è rapida e sinuosa: corre, scatta, si precipita verso il suo obiettivo con risolutezza, sospinta dalla forza interiore del suo Spirito. L'energia che la muove si esaurisce in fretta, ma può essere recuperata con facilità, incoccando una freccia per colpire uno dei molti bersagli che fluttuano per tutta l'isola. The Pathless non chiede tuttavia di avere una mira precisa, bensì di lavorare esclusivamente sul tempismo: la protagonista punta automaticamente i suoi obiettivi, e il giocatore deve solamente tendere l'arco quel tanto che basta per stabilizzare la traiettoria della freccia.

    Il dardo sibila, percorre la sua parabola con precisione impeccabile, si infrange sul bersaglio: ed ecco che la cacciatrice riaccende la sua corsa, compiendo uno scatto ulteriore che trasmette il brivido e l'ebrezza della velocità. Il sistema di movimento ideato da Giant Squid è uno degli aspetti più trascinanti di The Pathless, trovata geniale che permette di attraversare gli sconfinati spazi dell'isola senza mai venirne sovrastati. Correre e scivolare, trasportati da una corrente invisibile, e poi saltare e restare a mezz'aria sfruttando gli slanci che seguono ogni colpo a segno, è una sensazione potentemente inebriante: un'estasi cinetica che vi galvanizzerà per tutta l'avventura, esaltandovi con le sue ritmate accelerazioni.

    Esplorazione ed enigmi

    Sintonizzati con i palpiti del sistema di movimento, si comincia a capire quali sono i meccanismo per assolvere il nostro compito. Ciascuna delle aree dell'isola è abitata da un'enorme creatura: un titano fuorviato dal potere dello sterminatore di dei, che sfoga la sua furia cieca e focosa. Per poterlo sconfiggere è necessario renderlo vulnerabile, purificando le tre torri che si ergono nei suoi domini. In ciascuna di queste torri devono essere apposti dei sigilli votivi, conservati nei luoghi sacri di quelle terre.

    L'esplorazione gioca un ruolo fondamentale, in The Pathless, innescando un rapporto molto particolare tra il giocatore e gli spazi dell'isola. Non c'è una minimappa, e nessun indicatore che vi guidi esplicitamente verso la prossima meta: c'è solo la possibilità di lanciare un impulso che permette di intuire in quali aree c'è ancora un residuo di corruzione, o uno dei sigilli che può dissolverla. L'esplorazione resta quindi partecipe e coinvolta in ogni momento, e la meraviglia dei luoghi costruiti da Giant Squid risalta senza fatica. Le corse a perdifiato tra i tronchi cavi e lungo le anse verdi dei fiumi conduce in posti remoti e meravigliosi. Templi fatiscenti, vecchie biblioteche in rovina, insediamenti antichi e roccaforti cadute in cui si sono consumate ingloriose battaglie. Di tanto in tanto alcune misteriose iscrizioni e le anime intrappolate dei defunti ci raccontano, a sprazzi, la storia di quel mondo.

    In linea con la tradizione di Ueda e con il suo ermetismo (ma anche con la solitudine indelebile di certi capitoli di Zelda), non si tratta mai di un racconto esplicito, che colma tutti i vuoti: è piuttosto un mosaico incompleto, una sorta di mito che si esplicita soltanto a singhiozzi.

    Alle volte The Pathless lascia invece che a parlare siano soltanto le architetture, gli oggetti, le statue, lasciando spazio ad una sottile narrazione implicita. Oltre ad una storia slavata dal tempo, il giocatore incontra - in tutti questi luoghi - una serie di enigmi e prove d'abilità, necessarie a raccogliere non solo i sigilli, ma anche alcuni nuclei dorati che permettono di rinvigorire l'aquila che ci accompagna. Ci sono test di memoria e di tempismo, prove d'ingegno e puzzle di buona complessità, che si alternano con intelligenza ed efficacia all'esplorazione.

    Scontro coi Titani

    Di tanto in tanto, prima di aver liberato un'area dal colosso che la controlla, potrebbe succedere che quest'ultimo ci raggiunga e ci trasporti in una dimensione fatta di fiamme e cenere. In questo ambiente surreale saremo chiamati a superare una breve sessione stealth, evitando lo sguardo ardente e impetuoso della bestia. Si tratta forse di uno degli aspetti meno riusciti del prodotto, un momento che rompe l'intreccio perfetto tra esplorazione, corsa e puzzle solving.

    Non che i momenti di scontro con le antiche divinità siano tutti spiacevoli. Una volta purificati i torrioni che si ergono in ogni zona si avvina anzi un'esaltante fase di caccia: dapprima un inseguimento furioso in cui dobbiamo indebolire la preda evitando i suoi assalti, poi una battaglia a viso aperto. Le boss fight non sono troppo complesse ma risultano inaspettatamente articolate e ben caratterizzate, mettendo in scena una buona quantità di situazioni.
    È chiaro però che il cuore pulsante di The Pathless sia proprio l'impasto che abbiamo raccontato poco sopra, tant'è che una volta purificata ciascuna area verrà quasi automatico continuare a perlustrarla alla ricerca di tutti i sigilli mancanti, che permetterà tra le altre cose di innescare un ultimo incontro con le divinità liberate e ottenere un potenziamento.

    La scelta di imbarcarsi o meno in quest'opera di completamento determina ovviamente la durata dell'esperienza di gioco. Sono necessarie non meno di sei ore per completare l'avventura lasciandosi indietro tutti i sigilli non strettamente necessari, ma la curiosità di scoprire i segreti dell'isola e la buona qualità degli enigmi spingeranno in maniera quasi naturale nell'altra direzione, allungando considerevolmente il viaggio della cacciatrice. The Pathless riesce agilmente a tenere impegnati per una decina di ore, senza mai dare l'idea di proporvi contenuti secondari o semplici riempitivi.

    Ammaliati dal suo stile unico, dai poligoni "nudi" con cui costruisce i suoi personaggi, dal bagliore luminoso dei suoi animali-guida, e dagli spazi che si corrono a perdita d'occhio, vi lascerete trascinare verso il finale potente, estatico, che saprà esattamente dove colpire: al cuore, come la freccia precisa di una cacciatrice.

    The Pathless The PathlessVersione Analizzata PlayStation 5Il titolo d'esordio di Giant Squid, Abzu, era un prodotto promettente che viveva però all'ombra delle sue fonti d'ispirazione: bellissimo da vedere ma incapace di trovare una propria identità sotto il profilo ludico. Anche The Pathless è stato sviluppato con l'intenzione di essere un gioco “celebrativo”, deciso ad onorare la preziosa eredità di Shadow of the Colossus. Tanto palese è il punto di partenza, quanto inaspettato e originale l'approccio. Senza rinnegare le sue fonti di ispirazione, The Pathless inventa nuove soluzioni, costruisce un ritmo unico, cadenzato, elettrizzante. E definisce degli spazi che non siano soltanto narrativi o contemplativi, ma anche ludici, costellati da prove ed enigmi sempre intriganti. L'atmosfera sospesa, lo stile delicato e le corse sfibranti ci metteranno un attimo a conquistarvi; il racconto silenzioso di civiltà perdute farà da eco a quello della cacciatrice, in una splendida alternanza di scontri e silenzi. Giant Squid riesce insomma nell'impresa più ardua, quella di partire dal solco lasciato dai grandi, ma di tracciare alla fine una traiettoria nuova, lasciando un segno profondo e indimenticabile nel panorama dello sviluppo indipendente, e non solo.

    9

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