PSVR

The Persistence Recensione: orrore e sopravvivenza in realtà virtuale

Abbiamo trascorso alcune ore tra le stanze procedurali dell'horror roguelike del team Firesprite in esclusiva per PSVR: siamo riusciti a sopravvivere?

The Persistence
Recensione: Playstation 4
Articolo a cura di
Disponibile per
  • PS4
  • PS4 Pro
  • La missione dell'astronave The Persistence è iniziata con la migliore delle intenzioni: cercare un nuovo pianeta da colonizzare allo scopo di garantire un futuro alla razza umana. Peccato soltanto che - in prossimità di un gigantesco buco nero - qualcosa sembri essere andato storto, e l'intero equipaggio si sia trasformato in un manipolo di orribili mutanti. Muoversi tra i corridoi della navicella, quindi, ora come ora, è più pericoloso che mai: la morte si nasconde in ogni angolo buio, ed il terrore si fa pian piano più tangibile. Soprattutto se consideriamo che, dopo ogni trapasso, perderemo tutti i progressi accumulati prima di crepare, ed il mondo intorno a noi cambierà forma, assumendo una struttura tutta nuova, in modo tale che l'orrore sia sempre inedito ed imprevedibile.
    Ora immaginate di provare queste ansiogene sensazioni in formato amplificato grazie alle capacità immersive della realtà virtuale ed avrete ben chiara quale sia la foggia dell'esperienza proposta da The Persistence. Questo cattivissimo roguelike in prima persona, parto del team Firesprite (autore della raccolta The PlayRoom), rappresenta uno dei capisaldi dell'offerta di Sony per il PlayStation VR: l'azienda nipponica ha puntato molto, in sostanza, su un titolo che - di per suo - non offre nulla di davvero originale, né dal punto di vista ludico né da quello del design, ma che riesce a sfruttare ottimamente le potenzialità di una simile tecnologia per tramutarsi in un solido esponente del genere. Seguiteci dunque in questo complesso viaggio spaziale, e non temete: la morte sarà solo un (nuovo) inizio.

    L'eterno ritorno

    Nessuno è sopravvissuto alla tragedia, neppure la protagonista: l'ufficiale di sicurezza Zimri Eder, difatti, è deceduta proprio come i suoi compagni. Ciononostante, la sua coscienza è stata trasferita all'interno del database della navicella, per poi essere incanalata in un corpo artificiale, un clone sintetico creato dagli avanzatissimi sistemi tecnologici di bordo. In un certo qual modo, Zimri è immortale: in caso di decesso, infatti, la macchina le produrrà un nuovo involucro, in un ciclo di eterno di morte e rinascita che non sembra destinato ad interrompersi. A causa di un malfunzionamento, però, anche i cloni dei mutanti vengono riprodotti costantemente: in questo modo, oltre alla vita della ragazza, anche il suo incubo non avrà mai fine. Per scappare da questo atroce inferno intergalattico, sarà necessario riparare l'astronave, così da tornare finalmente sul pianeta natio. A raccontarci questi dettagli è Serena, una voce amica, anche lei un'anima digitalizzata nell'hardware della Persistence, priva di un corpo come noi ma ancora perfettamente cosciente. Sarà questa "guida" virtuale a fornirci le indicazioni fondamentali per completare di volta in volta i cinque differenti obiettivi che ci separano dai titoli di coda, al fine di ottenere almeno una delle tre conclusioni disponibili. Credeteci: l'impresa non sarà per nulla una passeggiata di salute. Nel pieno rispetto dei dettami del genere roguelike, The Persistence non fa alcuno sconto al giocatore, e costruisce una progressione basata sul continuo "trial & error". La planimetria della nave muterà ogni qual volta passeremo a miglior vita, rendendoci di fatto alquanto problematico formulare una valida strategia con la quale liberarci degli ostacoli. Come se non fosse sufficiente, anche le armi che avremo faticosamente raccolto ad una prima run si vaporizzeranno, obbligandoci a recuperare tutto il malloppo perduto.
    In The Persistence, insomma, ogni partita sarà diversa dalla precedente, quantomeno sulla carta: l'algoritmo procedurale funziona solo in parte, riciclando spesso i medesimi assets e fornendoci un innocuo senso di déjà vu nel corso di ogni nuovo tentativo. L'asettico design futuristico di cui la produzione si fa portavoce non lascia certo ampi margini per una variazione considerevole in termini di art design, e nell'insieme la casualità della generazione è legata principalmente al loot ed alla posizione dei nemici presenti nell'area.

    I vari piani di cui si compone la nave si fanno via via più articolati, nonché caratterizzati da un proprio stile estetico, ma nulla che faccia gridare al miracolo per quanto riguarda la direzione artistica. Siamo comunque disposti a sopportare un po' di (inevitabile?) ridondanza a fronte di un algoritmo in grado - fortunatamente - di non rendere le partite eccessivamente squilibrate. È vero che il quantitativo ed il posizionamento delle risorse possono essere più o meno generosi, ma la distanza che ci separa dal punto di respawn a quello di completamento ed il numero di mutanti che infesta le zone si mantengono estremamente simili ad ogni resurrezione. E questo è un fattore capace di alleviare la frustrazione che potrebbe assalire qualche avventuriero spaziale meno paziente. Se sarete abbastanza coraggiosi da giungere (parzialmente) indenni alla fine del viaggio, troverete ad attendervi la modalità Sopravvivenza, che si sblocca al termine della Campagna principale: in questo caso, vi toccherà finire il gioco con meno di dieci cloni, cercando al contempo di battere i vostri record personali. Per avere la meglio sulle insidie della navicella, occorreranno circa 7 ore (contando anche qualche fallimento di troppo), una longevità più che dignitosa, specialmente se rapportata alla brevità che solitamente contraddistingue alcuni titoli in VR. Il problema, semmai, è un altro: riuscirete a non farvi prendere dal panico per tutto questo tempo? Un solo infinitesimo errore, d'altronde, potrebbe costarvi davvero molto caro.

    Preda o cacciatore?

    Dato il grado di sfida da non prendere sottogamba, sarà opportuno familiarizzare il prima possibile con le dinamiche di movimento di The Persistence. I ragazzi di Firesprite sono dei grandi conoscitori dei meccanismi della VR, e si vede. All'inizio del gioco è possibile infatti scegliere uno dei tre sistemi di locomotion: Comfort (la via intermedia), dotato di una rotazione molto rapida; Standard con accelerazione molto fluida (ideale per i veterani); ed infine Scatto, la variante pensata per i neofiti. Tutte queste opzioni saranno intercambiabili in qualsiasi momento nel menù di gioco, nel quale sarà possibile anche personalizzare interamente i parametri di rotazione ed accelerazione, così da formare un'esperienza pienamente adatta alle nostre esigenze. In tal modo, The Persistence si figura come uno dei titoli più malleabili attualmente presenti su PSVR, in grado di fugare senza dubbio lo spettro del motion sickness.

    Presa confidenza con il "nuovo corpo", dovremo aggirarci quatti quatti tra i corridoi della Persistence, prestando attenzione ad evitare il contatto diretto con le creature. Sulle prime, del resto, le capacità combattive di Zimri saranno prossime allo zero, ed i mutanti - se affrontati di petto - si dimostreranno ostacoli potenzialmente insormontabili. Esistono diverse tipologie di mostruosità, non certo presenti in gran numero (le variabili si contano sulle dita delle mani) ma sufficientemente elaborate da indurci a cercare approcci diversificati in base agli ostacoli che ci troveremo dinanzi.
    Se nelle prime battute dell'avventura ci scontreremo soprattutto con nemici di classe standard, proseguendo nei piani successivi della nave ci imbatteremo in abomini molto coriacei, come i colossali Berserker, che ci travolgeranno a testa bassa, ed i fastidiosissimi Piangenti, molto più sfuggenti e quasi impossibili da cogliere alle spalle. Allo scopo di salvare la pelle, lo stealth sarà la nostra arma primaria: ci accucceremo e ci muoveremo quindi lentamente per colpire i bersagli con la nostra pistola in dotazione, inefficace nel corpo a corpo frontale ma utilissima per estrarre dal collo delle vittime le loro cellule staminali, indispensabili per incrementare le nostre statistiche.

    Entra qui in gioco il sistema di crescita della nostra ufficiale di sicurezza. Zimri cambia "contenitore" ad ogni resurrezione, ma i suoi valori restano "persistenti": ciò significa che, una volta conquistato un upgrade, questo rimarrà perennemente attivo, permettendoci di diventare sempre più forti a seguito delle innumerevoli sconfitte che ci aspettano. Raccogliendo particolari (e più rari) gettoni Erebus, in aggiunta, avremo la facoltà di interagire con alcuni macchinari sparsi sull'astronave e costruire armamentari ed equipaggiamento, i quali ci forniranno bonus di varia natura, legati alla salute, all'energia o alla "materia oscura", ossia un potere tramite il quale usufruire di un rapidissimo teletrasporto. L'arsenale, sebbene scarsamente originale, è comunque sostanzioso quanto basta per invogliarci a testare soluzioni offensive e difensive sempre nuove. Nel caso lo stealth non dovesse funzionare, potremo ricorrere agli attacchi melee o dalla distanza, resi possibili ora da armi quali lance e pugnali, ora da canoniche pistole e ordigni gravitazionali con cui far fluttuare i corpi dei mostri e scaraventarli in lontananza. I 18 strumenti offerti da The Persistence posseggono ovviamente munizioni e durate assai limitate, il che disincentiva il loro sfruttamento senza criterio. Inoltre, finché si affronta l'esperienza di soppiatto, la struttura delle mappe ed i pattern dei nemici (capaci di raggiungerci anche nei condotti d'areazione) sapranno regalare non poche soddisfazioni, ma - non appena si sceglie una strategia di petto - l'opera di Firesprite arranca palesemente a causa di una gestione farraginosa del corpo a corpo, con colpi non sempre precisi ed hitbox quasi intangibili. Sperimentare possibilità alternative con l'uso di armi meno usuali resta comunque piuttosto divertente, ma è evidente sin da subito che il gioco sia stato concepito con in mente un avanzamento molto più ragionato e silenzioso.

    Tieniti stretto gli amici, ma ancor di più i tuoi nemici

    La difficoltà di The Persistence può essere smorzata tramite l'utilizzo della brillante companion app che il team ha realizzato per il suo titolo più ambizioso. Scaricando un'applicazione gratuita sui propri smartphone o tablet, infatti, da uno a quattro giocatori potranno unirsi all'avventura, supportando l'utente con indosso il PSVR e dando vita ad una sorta di party game a tinte horror.

    Sul display di ogni dispositivo comparirà infatti la mappa tridimensionale del livello, con una serie di icone sulle quali cliccare, che daranno accesso ad un manipolo di informazioni sugli elementi presenti nello stage e sui mutanti nei dintorni. I partecipanti avranno la capacità di aiutare il protagonista, indicandogli le minacce, aprendogli le porte, evidenziando il loot, distraendo i mostri o congelandoli per un periodo limitato. In tal modo, The Persistence perde (volutamente) gran parte della sua tensione ed assume le forme di un intelligente gioco di società, durante il quale i vari "collaboratori" esterni potranno competere tra di loro per ottenere il punteggio più alto (assegnato ad ogni azione compiuta) e sbloccare così vari upgrade e possibilità di interazione. Il rovescio della medaglia, tuttavia, non tarderà a presentarsi: nulla vieterà ai giocatori, infatti, di mettere i bastoni tra le ruote all'utente armato di visore, indirizzandogli contro le bestie spaziali, spegnendo le luci della stanza e ostacolandolo con ogni mezzo a disposizione. Anche le azioni più disoneste, non a caso, permetteranno di guadagnare preziosi punti esperienza. Non crediate però che il protagonista sia costretto a rimanere inerme dinanzi a simili soprusi. Rinvenendo alcuni terminali sparsi nei livelli, potrà vendicarsi dei suo aguzzino inviandogli un virus che gli oscurerà temporaneamente la visuale. A conti fatti, intesa come passatempo scanzonato in una serata all'insegna del disimpegno, la companion app di The Persistence risulta un'aggiunta fortemente gradita, in grado di cambiare il volto della produzione e darle - anche solo per un breve periodo - un sapore inedito.

    Una vista spaziale

    Piuttosto sorprendente sul fronte tecnico, il roguelike di Firesprite si concentra su un'atmosfera tesa e claustrofobica. Al netto della labirintica diramazione delle mappe, le varie stanze in cui ci muoveremo tenderanno ad essere strette, anguste ed immerse nel buio. A poco serve la flebile torcia nelle nostre mani: alcuni frangenti del viaggio spaziale ci imporranno di procedere a tentoni, nella speranza di non incappare in qualche Piangente nascosto dietro l'angolo. Su PlayStation 4 Pro, il gioco fa sfoggio di un comparto grafico degno di nota, con ambienti poco particolareggiati ma ben definiti, ed un'ottima modellazione poligonale dei mutanti.

    Nella versione base della console, invece, la resa visiva mostra il fianco a qualche compromesso, legato ad un aliasing più marcato e ad un effetto granuloso più evidente. Nulla che comprometta però la godibilità del colpo d'occhio, supportato da valori produttivi di un certo spessore. Meritano un plauso infine sia il doppiaggio in lingua inglese (sottotitolato in italiano), enfatico quanto basta per garantire il coinvolgimento del giocatore, sia gli effetti sonori, accuratamente inseriti per solleticare i nostri nervi e rendere l'esplorazione della Persistence ancora più inquietante.

    The Persistence The PersistenceVersione Analizzata Playstation 4Mostrando una piena consapevolezza delle capacità immersive della realtà virtuale, il team Firesprite realizza un roguelike che sfrutta al meglio le caratteristiche del visore di Sony. The Persistence è un'altra conquista qualitativa nel catalogo di PSVR, un titolo sì imperfetto e privo di grande inventiva, eppure al contempo indubbiamente affascinante, rigoroso e soddisfacente sul piano del gameplay e dell'atmosfera. Un'avventura horror non certo rivoluzionaria né indimenticabile, ma capace di “persistere” per qualche ora all'interno delle nostre console con una buona dose di personalità.

    7.5

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