The Quiet Man Recensione: il gioco del silenzio secondo Square-Enix

Candidato numero uno alla corona di gioco più brutto dell'anno, The Quiet Man è un titolo fallimentare sotto ogni aspetto...

The Quiet Man
Recensione: Playstation 4
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Inutile fare troppi giri di parole: The Quiet Man è il candidato più quotato per conquistare la corona come peggior gioco dell'anno, se non addirittura dell'intera generazione. Il nuovo prodotto di Human Head Studios, distribuito da Square-Enix, è infatti un videogame scricchiolante praticamente sotto qualsiasi aspetto. In un periodo in cui l'industria videoludica è in crescente fermento, sia per lavori Tripla A di immensa qualità sia per produzioni indipendenti sempre più ricercate (come nel caso dell'imminente Gris), è legittimo chiedersi che senso abbia concepire un action game come The Quiet Man, stretto nella morsa di una direzione artistica supponente e di un gameplay al limite del sopportabile. Mostratosi durante lo scorso E3 con un video d'esordio e rimasto poi in sordina per mesi, l'opera si è presentata sul mercato nei primi giorni di novembre, accolto sin da subito con forte disprezzo da pubblico e critica. La domanda che tutti, noi compresi, si pongono è la seguente: c'era davvero bisogno di un titolo del genere?

    Non vedo, non sento, non parlo, non gioco

    Le scene iniziali di The Quiet Man sono realizzate in live-action con la presenza di attori esordienti, supportati quantomeno da una regia sufficientemente curata, che ci offre gli scorci notturni di una Manhattan puntellata di semafori e fanalini dei taxi. Simili cinematiche ci accompagneranno costantemente lungo la progressione, sancendo la fine di ogni capitolo, e rappresentano inoltre anche l'unica nota discretamente positiva dell'intera produzione: lo stile registico strizza infatti l'occhio alla messa in scena delle serie televisive, incorniciate da una fotografia alquanto dignitosa. Sono questi gli unici elementi che tentano, invano, di salvare The Quiet Man dal baratro della mediocrità assoluta, nel quale purtroppo precipita inesorabilmente. The Quiet Man parte da un'intuizione interessante che viene però tradotta in termini videoludici con scelte di game design del tutto fuori fuoco. Il protagonista è Dane, un ragazzo sordo-muto che lavora per un boss della malavita, chiamato a proteggere la donna del criminale, una cantante di cui è segretamente innamorato, da un fan che minaccia di rapirla. Dopo un incipit non particolarmente brillante ma nemmeno troppo disastroso, il gioco prende purtroppo una piega inaspettata. La sordità di Dane viene infatti trasmessa al giocatore con una soluzione decisamente discutibile, se non del tutto dannosa: nel momento in cui prendiamo il controllo del protagonista, infatti, nel gioco non sentiremo più alcun suono.

    Non avvertiremo i colpi durante i combattimenti, non ascolteremo musiche né canzoni (neanche nella scena in cui la cantante si esibisce in una performance di diversi minuti), né potremo comprendere alcun dialogo durante gli intermezzi live-action. Di per sé, la volontà di coinvolgere l'utente facendogli assumere interamente la prospettiva di Dane non è un'idea del tutto malvagia, ma è implementata in modo atroce e francamente insopportabile, anche a causa dell'assenza di qualsivoglia sottotitolo utile a permetterci di comprendere in minima parte l'andamento del racconto.

    Questo particolare crea una discrepanza incolmabile tra giocatore e personaggio, poiché se da una parte Dean riesce a leggere il labiale e a comunicare con tutti i comprimari, gli utenti sono estraniati a forza dalla storia. Se l'intento dei team di sviluppo era quello di rendere il più immersivo possibile l'ambiente di gioco, presupposto necessario affinché si crei una certa empatia, The Quiet Man crea purtroppo l'esatto opposto, dando forma ad un'avventura in cui predomina ermetismo e confusione. E se questo non bastasse, sappiate anche che il gameplay di certo non aiuta a bilanciare un comparto narrativo totalmente fuoristrada. The Quiet Man richiama nel concept un action-adventure game in stile Yakuza, ma semplifica e banalizza i meccanismi ludici fino a renderli talmente noiosi da diventare frustranti. Durante i pochi momenti interattivi in cui dovremo impersonare Dane tra un intermezzo e l'altro potremo solo muoverci di stanza in stanza - in ambienti peraltro molto stretti - e combattere con i tanti avversari che ci ostacoleranno nel corso dell'avanzamento. Oltre ai classici pugni, calci e prese (quest'ultime davvero inutili) fanno capolino anche alcuni attacchi speciali, ma già dopo qualche decina di minuti le varie azioni tendono a ripetersi quasi meccanicamente, forzandoci in scontri sempre più lunghi e tediosi. Non solo il combat system è elementare ed impreciso, ma l'interazione con l'ambiente è quasi completamente assente. Per tutta la durata di The Quiet Man, inoltre, si avverte un fortissimo senso di déjà-vu, a causa di livelli riciclati con costanza e di avversari sempre uguali.

    Il silenzio dei non udenti

    Se non altro, il supplizio di giocare The Quiet Man dura poco. La storia è suddivisa in sei capitoli alternati a diverse scene con attori in carne ed ossa e dopo un breve lasso di tempo sarà possibile intravedere i titoli di coda. Le tante domande che ci porremo durante l'avventura non trovano alcun tipo di spiegazione: la disastrosa trama di The Quiet Man non è resa più chiara neppure dal DLC distribuito gratuitamente, che aggiunge il vero finale della vicenda, da sbloccare dopo aver completato il gioco una prima volta senza suoni.

    Il contenuto aggiuntivo si porta in dote anche la presenza dei sottotitoli e degli effetti sonori: peccato soltanto che la situazione di The Quiet Man non migliori minimamente, dal momento che anche la recitazione degli attori ci è parsa poco credibile, aggravata da una sceneggiatura piena di battute mal orchestrate.

    The Quiet Man The Quiet ManVersione Analizzata Playstation 4The Quiet Man è un progetto inspiegabile e decisamente sbagliato. Remando controcorrente, sembra che l’obiettivo di Human Head Studios fosse quello di frustrare il giocatore: nonostante alcune scelte infatti mirassero a coinvolgere profondamente l'utente, facendogli percepire il mondo come il protagonista sordo-muto, in realtà il risultato genera un effetto del tutto contrario. Un gameplay povero, ambientazioni mal realizzate e personaggi stereotipati fanno da pessimo corollario ad un game design che pecca sul piano strutturale. The Quiet Man è un non-gioco, o almeno finisce con l’essere tutto quello che un gioco non dovrebbe essere: noioso, frustrante, banale. L’ingegnosa intuizione di partenza non trova un’interpretazione adeguata in termini videoludici, dando vita ad un prodotto che mescola il live action con l’interattività senza mai bilanciare adeguatamente le due anime della produzione. In questo caso, il medium di riferimento è stato del tutto travisato: quello che avrebbe potuto essere un cortometraggio ispirato, insomma, si tramuta in un videogioco inconsistente.

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