The Seven Deadly Sins Knights of Britannia per PS4: la recensione

Cavalcando l'onda del successo dell'anime, Bandai-Namco porta su PS4 The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia, un tie-in pigro e privo di mordente.

The Seven Deadly Sins Knights of Britannia
Recensione: Playstation 4
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Disponibile per
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Era solo questione di tempo prima che la fama di The Seven Deadly Sins si diffondesse nel regno di Sony: il manga di Nakaba Suzuki e l'anime distribuito su Netflix hanno infatti contribuito a raccontare al grande pubblico occidentale ed orientale le gesta dei Sette Peccati Capitali, un gruppo di invincibili (anti)eroi preposti alla salvaguardia del reame di Liones e della Britannia. Le loro imprese erano già state narrate dai cantori di Nintendo in Unjust Sin, una trasposizione videoludica uscita su 3DS ormai 3 anni fa: ora però Bandai-Namco ha amplificato le proprie ambizioni e ha permesso alla serie di approdare anche su home console con Knights of Britannia, un tie-in sotto forma di picchiaduro tridimensionale. Le avventure digitali del capitano Meliodas, della principessa Elizabeth, del maialino parlante Hawk e di tutti gli altri "Peccati" provano a riscuotere su PlayStation 4 lo stesso, strabiliante successo dell'edizione cartacea e televisiva: tuttavia, mentre la versione animata - ormai giunta alla sua seconda stagione - è riuscita a rendere onore alle pagine del manga, Knights of Britannia si limita ad inseguire semplicemente l'eco nome che porta, senza riprodurre a dovere la medesima verve dell'opera originale. Un gran peccato, non c'è che dire.

    Cantami, o diva, del drago Meliodas l'ira funesta

    Benché il titolo targato Namco-Bandai si presenti sulla carta come un brawler game di stampo classico, a fare la parte del leone ci pensa la modalità Avventura che -a differenza di come avviene in tanti congeneri - svolge un ruolo tutt'altro che secondario. Al primo avvio del gioco, non a caso, il roster ci appare con tutti i tasselli ancora vuoti, segno inequivocabile di come i personaggi vadano sbloccati prima di essere utilizzati in duello. È una scelta, quest'ultima, piacevolmente anacronistica, che abbiamo apprezzato non poco: in un periodo in cui gran parte dei picchiaduro ci priva del gusto di "conquistare" i vari eroi, Knights of Britannia ci permette di compiere un piccolo viaggio nel passato, quando nuovi lottatori rappresentavano il premio per le ore trascorse nell'Arcade Mode. Non esiste allora allenamento migliore per familiarizzare con il combat system del gioco se non quello di buttarsi a capofitto nell'Avventura, che ripercorre (a modo suo) tutti gli eventi delle 25 puntate dell'anime. Viaggeremo quindi a bordo della gigantesca Mamma Hawk - il maiale sul quale è eretta la taverna del Boar Hat (di cui Meliodas è l'oste) - ed esploreremo l'intera mappa del regno di Liones, suddivisa in diverse regioni. L'inquadratura a volo d'uccello, come nei GDR d'altri tempi, ci fornisce una visione abbastanza ampia delle aree navigabili che, ovviamente, ripropongono le location iconiche del manga, dal villaggio di Vanya al Bosco di Biancosogno. Zampettando in compagnia di Mamma Hawk dovremo raggiungere i luoghi d'interesse per dare il via ad una delle numerosissime missioni disponibili, opportunamente divise in Quest Principali, Battaglie, Prove e Commissioni.
    Ognuna garantisce ricompense variabili, tramite le quali raggranellare materiali sufficienti per ottenere i diversi potenziamenti del ramificato skill tree. Simili upgrade potranno essere equipaggiati nei tre slot liberi dei personaggi prima di ogni battaglia, così da aumentarne le statistiche, siano esse parametri magici, di forza o di difesa. Nonostante il piglio avventuroso, gli incarichi si riducono banalmente ad una costante reiterazione del medesimo concetto: sconfiggere gli avversari entro un tempo limite, ora in duelli 1vs1 (o 2vs2) ora in sequenze che si avvicinano alle logiche dei musou, nelle quali saremo obbligati a far piazza pulita di nemici a schermo prima che il contatore dei secondi si esaurisca.

    Le uniche variazioni alla formula sono incarnate alle già citate "commissioni": nei panni di Elizabeth ci toccherà raccogliere vari ingredienti in un'area ben delimitata stando ben attenti a non farci colpire dai nemici posti a pattugliamento della zona, chiedendo all'occorrenza l'intervento in campo del caro Hawk, che eliminerà le minacce in nostra vece. Benché il quantitativo di missioni sia davvero molto ampio, la ripetitività inizierà purtroppo a starci ben presto col fiato sul collo. Saremo però spronati ad andare avanti fino alla fine (ed anche dopo i titoli di coda) mossi dal solo desiderio di ottenere tutti i membri del cast, che si renderanno giocabili soltanto dopo averli incontrati almeno una volta nella progressione. Da questo punto di vista, Knights of Britannia si diverte a giocare con le aspettative dell'utente: mentre i protagonisti già comparsi nella prima stagione dell'anime si sbloccheranno facilmente col prosieguo lineare della storyline, gli ultimi due guerrieri, Escanor (il leone della superbia) e Zeldris (fratello di Meliodas), che fanno il loro esordio nella nuova serie, potranno entrare a far parte del gruppo solo previo completamento delle apposite missioni, affrontabili unicamente dopo aver terminato la main quest. Per quanto concerne gli incarichi opzionali, d'altronde, l'avanzamento è regolato dalle "dicerie": in pratica, alla fine di ciascuna battaglia, verremo valutati con un punteggio che influenza l'opinione del popolo nei confronti dei Sette Peccati Capitali. Maggiore sarà la percentuale delle "voci di corridoio" e più attività compariranno magicamente sulla mappa, dandoci l'opportunità di proseguire nel nostro viaggio. Sarebbe una soluzione certamente originale, se non fosse che la già citata ridondanza ludica non finisca per annichilire con molta rapidità qualsiasi coinvolgimento.

    A ciò si aggiunge il fatto che la storia ci viene proposta in modo alquanto pigro ed indolente: schermate statiche e dialoghi estremamente riassuntivi impediscono a chiunque non ricordi a menadito la trama dell'anime di comprendere del tutto lo svolgimento delle vicende. Lo Story Mode di Knights of Britannia segue sì con buona fedeltà il canovaccio originale, ma lo annacqua pesantemente, adempiendo un compitino di routine fin troppo svogliato: considerata la bontà del modello di riferimento, un adattamento così raffazzonato ci ha indotto a commettere un peccato d'iracondia. Non è vero, Lord Meliodas?

    Il peccato dell'accidia

    C'è da ammettere che neppure il picchiaduro di Namco-Bandai è esente da qualche colpa. E forse la sua è anche più grave della nostra. Nello specifico, Knights of Britannia si macchia del peccato dell'accidia: poco intenzionato ad impegnarsi per dar forma ad un gioco degno dell'opera di partenza, il titolo - sul fronte ludico - si trincera dietro al successo dello shonen di Suzuki. In qualità di tie-in compie il suo dovere, grazie ad una notevole dose di fanservice capace di racchiudere in sé buona parte dell'immaginario di The Seven Deadly Sins, ma come brawler game mostra il fianco a parecchie riserve. Tra i lati positivi spicca la buona differenziazione dei 25 personaggi del roster (nel computo totale rientrano però anche le tre varianti di Meliodas ed Hendrickson), appartenenti a tre "classi" specifiche, ossia "velocità", "magia" e "potenza": a seconda della tipologia, i guerrieri sfruttano moveset diversificati - prediligendo assalti fulminei, dalla distanza o votati alla forza bruta. Gli eroi dispongono - prevedibilmente - di attacchi leggeri e pesanti, cui si affiancano colpi speciali che consumano le riserve di mana, da concatenare al meglio per inanellare qualche combo un po' più complessa. È bene chiarire immediatamente che nel combat system di Knights of Britannia il tecnicismo ed il bilanciamento sono un miraggio lontano: il button mashing regna sovrano, così come l'immediatezza e la spettacolarizzazione fine a se stessa. Sebbene non ci sia una classe oggettivamente superiore ad un'altra, basta poco per capire che gli eroi connessi alla "velocità" posseggono una "marcia in più", maggiormente versatili ed efficaci sia a corto che a lungo raggio.
    Ben lungi dall'essere equilibrato, il novero di combattenti presenta un paio di protagonisti molto più efficienti degli altri: Escanor, ad esempio, in linea con la sua nomea nel manga, è assolutamente poderoso, ai limiti dell'inarrestabile, vincolato soltanto da una scarsa mobilità. È evidente che - specialmente nelle competizioni online - le probabilità di trionfo sono legate a doppio filo alla scelta del personaggio più potente, soprattutto se consideriamo che il sistema di boost prestazionali sperimentato nello Story Mode conserva i suoi effetti anche durante i duelli in rete o offline.

    Accanto alla tipica battaglia uno contro uno, fa capolino lo scontro cooperativo, nel quale verremo accompagnati da un altro condottiero che funge da supporto, controllato solamente dalla CPU: in questi casi, il caos a schermo diviene ancora più intenso, complice una gestione della telecamera virtuale altamente imprecisa, che a tratti rende illeggibile l'azione. Inficia la corretta visibilità, inoltre, anche la distruttibilità ambientale: dinanzi ai colpi di Meliodas e compagni, infatti, gli edifici e le rocce si frantumeranno, riempiendo il campo visivo di ciottoli e particellari. Tra le macerie spunteranno quindi dei cristalli di vario colore, la cui funzione - se colpiti - è quella di produrre degli effetti di diversa natura, che investono chiunque rientri nel loro range di efficacia: ci sono gemme che ripristinano la salute, altre che danneggiano i malcapitati con un'esplosione, ed altre ancora che immobilizzano i partecipanti per qualche secondo.

    L'inserimento di queste trappole è del tutto inutile ai fini della battaglia: anzitutto, incrementano esponenzialmente il livello di confusione, ed in secondo luogo la loro attivazione sembra dipesa più dalla casualità che dall'utilizzo di una buona strategia offensiva, poiché la frenesia dei match e la pessima regia non ci permettono di mirare a dovere i nostri bersagli.
    Avremmo volentieri chiuso un occhio, se almeno graficamente Knights of Britannia fosse riuscito a soddisfarci: ed invece, pur dinanzi ad una buona realizzazione artistico-estetica dei protagonisti, il cel shading ci è parso alquanto obsoleto e grezzo, parco di dettagli sui modelli poligonali degli eroi e piuttosto spoglio per quanto concerne le ambientazioni. Chiudono il quadro dei singhiozzi di frame francamente poco giustificabili, che evidenziano a chiare lettere la svogliatezza di un prodotto le cui colpe ludiche e tecniche sono davvero difficili da espiare.

    The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia The Seven Deadly Sins: Knights of BritanniaVersione Analizzata Playstation 4Digitalizzazione accidiosa e senza mordente, Knights of Britannia approfitta della notorietà del manga di Suzuki, siede alla sua tavola (rotonda) e si nutre degli “avanzi” della sua fortuna. Si salva in extremis grazie ad una modalità Avventura indubbiamente corposa, ad una buona dose di citazionismo ed alla semplicità di un combat system tutto sommato discretamente spettacolare. Ma la ripetitività delle quest, la terribile gestione della telecamera e l'eccessivo sbilanciamento delle tenzoni sono peccati che difficilmente riusciamo a perdonare.

    6

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