Recensione The Shield

Il poliziesco più violento di sempre anche su Playstation 2

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  • Ps2
  • Pc
  • Dalla scatola al monolite

    Tra tutti i telefilm della recente produzione americana che spopolano indifferentemente sugli schermi RAI e Mediaset, il più riuscito, per atmosfere, regia e contenuti è, a nostro parere, The Shield: poliziesco contro corrente prodotto da Shawn Ryan per FX Networks che ha per protagonista una squadra di polizia americana le cui azioni verranno raccontate secondo le varie sfaccettature di grigio che gli si addicono. The Shield non è il classico poliziesco con buoni da una parte e cattivi dall'altra: molte volte, infatti, non si distinguerà chiaramente da che parte stanno i "veri" cattivi in quanto, per adempiere al loro lavoro, il detective Vic Mackey e la sua squadra non si faranno scrupoli nell'utilizzare i mezzi più subdoli e violenti che possiate immaginare (non di rado vedremo interrogatori dove l'interrogato ne esce miracolosamente vivo). Non mancheranno, inoltre, intrighi d'ogni tipo (ricettazione, riciclaggio di denaro ecc.)che faranno emergere il lato peggiore del corpo di polizia, il lato più marcio e corrotto. Il videogame dal titolo omonimo, sviluppato da Point Of  View per Sony Playstation 2, strizza l'occhio alla serie dal quale è tratto, riproponendosi, pur modificando l'incipit narrativo, di trattare le stesse tematiche con la stessa intensità e la stessa atmosfera carica di violenza. Fino ad ora, i videogame espressamente tratti da serial televisivi o pellicole cinematografiche hanno riservato delle gran brutte sorprese a dispetto dell'interesse iniziale, vediamo se anche The Shield seguirà il tragico filone o sarà in grado di ribaltarlo a suo favore.

    Piattume videoludico ed apatia

    Nelle prime battute di gioco il prodotto Point Of View presenta alcune trovate degne di nota che in seguito, purtroppo, si ripetono all'infinito sminuendo notevolmente il gameplay. La meccanica di gioco si risolve, fondamentalmente, in tre situazioni che dovremo ciclicamente fronteggiare durante le 10 ore scarse che l'intera avventura ha da offrirci.

    Ci saranno, in primis, sezioni di investigazione, nelle quali dovremo cercare e possibilmente trovare quanti più indizi possibili (droga, soldi sporchi, armi) per incastrare il malvivente di turno: la ricerca verrà svolta dal Vic Mackey digitale tramite un curioso mini-gioco nel quale, tramite lo stick destro, dovremo muovere un cursore di forma circolare posto sopra un distintivo da poliziotto; più il cerchio si restringerà più saremo vicini all'obbiettivo della nostra ricerca. La trovata non sarebbe male, non fosse che, quando la ricerca non va a buon fine non si può più riprovare, come se l'oggetto presente nell'area sparisse.

    Nessun problema, gli indizi si potranno trovare anche senza effettuare questo tipo di ricerche, tranquillamente posati su tavoli/letti o nascosti in armadietti di cui basterà recuperare, in maniera piuttosto facile, la chiave; ovviamente tale semplificazione rende perfettamente inutile, se non per raccogliere soldi e munizioni bonus, il mini-gioco di cui sopra.

    In secondo luogo, in ordine cronologico, ci verranno presentate sezioni stealth in cui saremo invitati a completare l'obiettivo prefissato muovendoci nell'ombra senza fare rumore.

    Anche qui, all'apparenza, tutto molto interessante (anche se per nulla innovativo) finchè non ci accorgiamo che, anche al massimo livello di difficoltà, l'intelligenza artificiale dei nemici è ad uno stato talmente brado da non accorgersi di noi nemmeno in piena luce e nemmeno camminando spediti, purchè non gli si passi davanti o non si cammini in piedi; accovacciati, insomma, possiamo procedere facendo attenzione solamente a non muovere gli oggetti (bidoni, sedie, lattine) presenti nello scenario.

    Proseguendo nell'avventura -per ora solo noiosa- comincieremo ad imbatterci nelle parti più movimentate: gli interrogatori e le sparatorie. Come anticipato, ogni interrogatorio avrà come caratteristica l'estorsione forzata delle informazioni attraverso l'uso della sola forza bruta o combinando il combattimento all'interazione con l'ambiente di gioco; inizialmente il sistema è molto appagante e divertente: combinando varie sequenze di tasti possiamo bloccare il nostro teste, atterrarlo o, divertendoci di più, menarlo fino a farlo sanguinare, sbatterlo contro l'arredamento e, rullo di tamburi, infilargli la testa dentro al water. Anche il divertimento regalato da queste situazioni, tuttavia, scema presto in quanto non è presente alcuna logica di fondo da seguire; informazioni più importanti, più scottanti non richiedono nessun tipo particolare o particolarmente violento di estorsione che, per inciso, si ferma sempre a quelle tre o quattro tipologie elencate.

    Ci ritroveremo presto ad affrontare queste sessioni -molto ripetitive nel bilancio del gameplay- schiacciando tasti a caso fino a far cedere il malcapitato, il che alle volte richiederà un quantitativo di tempo e di botte talmente esagerato da far subentrare, all'iniziale divertimento, un profondo senso di frustrazione che si aggiunge alla noia generale. Passando alle sparatorie non possiamo che rimanere allibiti di fronte ad una realizzazione tanto approssimativa di quella che è la parte cruciale, il cuore, di ogni videogioco action-based come questo. Dal sistema di mira, molto impreciso in quanto non regolabile in sensibilità, alla possibilità di sparare protetti dagli ostacoli, gestita talmente male da non far capire quasi mai al videogiocatore quando sta per "sganciarsi" dal riparo, passando per l'intervento dell'IA dei compagni, che moriranno assurdamente il 95% delle volte causando svariati game over: il tutto sembra realizzato appositamente per accrescere l'ira dell'utente fino al lancio del pad contro il televisore. Un piccolo acceno di varietà, fortunatamente, viene da una sorta di sistema di "valutazione morale" battezzato Heat, che dà un pizzico di respiro ad una giocabilità prossima all'estrema unzione. Ogni volta che commetteremo un omicidio, anche se si tratta di un criminale, la barra dell'Heat-meter salirà, una volta arrivata al massimo causerà l'inevitabile game over; per evitare la prematura conclusione dell'avventura potremo, per non dire dovremo, arrestare almeno un criminale ogni sei il che significa che, paradossalmente, un arresto solleva la coscienza del "buon poliziotto" da sei omicidi.

    Questo sistema, come già accennato, offre una timida varietà che costringe il giocatore a cambiare strategia, almeno ogni tanto. Il gameplay, in definitiva, è quanto di più ripetitivo e noioso si possa trovare sul mercato: possiamo dire che dopo i primi 4-5 schemi di gioco avremo già visto tutto tanto che, da lì in poi, sarà tutto un ripetersi per la noia e la frustrazione generale se ancora non si era capito.

    Un rozzo mucchio di cozzaglie

    The Shield non esalta e non offre motivi d'acquisto nemmeno per il suo comparto tecnico che, a parte un paio di aspetti, risulta molto poco curato, quasi buttato lì all'ultimo minuto.

    Graficamente possiamo, per la prima volta, tessere le lodi per quanto riguarda la realizzazione del protagonista (l'attore Michael Chiklis), reso quasi alla perfezione da un motore grafico che, vedendo il resto del prodotto, non ci si aspetterebbe: addirittura le espressioni facciali del poliziotto digitale sono riprodotte in maniera realistica. Le lodi, purtroppo, muoiono sul nascere, in quanto, tutto il resto del comparto grafico è di bassissimo livello: dai manichini di legno che popolano le strade di Los Angeles e gli uffici della polizia alle texture, mal definite e slavate, che ricoprono ogni cosa; nemmeno gli effetti di illuminazione risultano credibili, per non parlare, anche perchè inesistenti, degli effetti prodotti dalle armi, nemmeno sparassero caramelle. Per quanto riguarda il comparto audio, buono il lavoro fatto nel doppiaggio degli attori virtuali anche se, la punta di sarcasmo velenoso presente nella gran parte dei dialoghi che caratterizzano le battute del serial non si ritrova nelle "chiacchierate binarie" del videogioco. Sorte avversa anche per le colonne sonore che accompagnano l'intera esperienza videoludica, composte da qualche riff di chitarra qua e là e nulla più.

    The Shield: The Game The Shield: The GameVersione Analizzata Playstation 2Ci chiedevamo, prima di cominciare, se fosse l'ennesimo flop, l'ennesimo porting da piccolo schermo tanto per far qualcosa; ebbene la risposta è si, anzi, The Shield è addirittura peggio. Con un gameplay da incubo, fatto di ripetitività, frustrazione e noia ed un comparto tecnico che di buono ha solo la realizzazione del protagonista, la creatura Point Of View si colloca tra gli ultimi posti nella classifica ludica del momento, tanto che non ne consigliamo l'acquisto nemmeno ai fan più accaniti della serie. Se proprio volete spendere dei soldi, fatevi un favore, risparmiatevi la delusione e comprate i cofanetti di dvd che raccolgono le puntate del serial televisivo, di tutt'altro livello rispetto al videogioco, davvero da dimenticare.

    3.5

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