The Silver Case 2425 Recensione: un'esperienza per capire Suda51

The Silver Case 2425 potrebbe sembrare un titolo pesante e con i suoi difetti, ma è un'esperienza unica per capire Suda51.

The Silver Case 2425 Recensione: un'esperienza per capire Suda51
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  • Switch
  • Il nome di Suda51 è legato a doppio filo con quelli che sono stati a tutti gli effetti i suoi successi commerciali principali, come Killer7 e la saga di No More Heroes. Da qualche anno è però in atto una forma di parziale riscoperta dei primi titoli scritti e diretti da Suda per la sua Grasshopper Manifacture. È il caso di The Silver Case e di The 25th Ward: The Silver Case, che dopo essere rimasti relegati al solo mercato giapponese per moltissimo tempo hanno finalmente raggiunto l'occidente prima su Playstation 4 e Steam e ora in questa collection per switch curata ancora una volta da Nis America (qui troverete la nostra recensione di The Silver Case). The Silver Case 2425 è quindi una raccolta che contiene le revisioni più recenti di entrambi i titoli, in un'edizione che aggiunge poco a quelle rilasciate sulle altre piattaforme di recente ma che offre finalmente la possibilità di giocare entrambe le opere su console portatile, in assoluto il supporto più comodo quando si parla di visual novel di questo tipo.

    Kill the Past

    Le Visual Novel occupano uno spazio decisamente particolare all'interno del panorama videoludico. Si dibatte infatti spesso e volentieri sul fatto che, essendo incentrate molto più su una fruizione passiva dell'opera, in cui è comune che l'unica azione richiesta al giocatore sia quella di premere un tasto per far scorrere il testo, siano da considerare quasi come videogiochi apocrifi, più vicini ai libri game che al videogioco come viene inteso tradizionalmente.

    I due titoli contenuti all'interno di The Silver Case 2425 non fanno eccezione: il loro gameplay è estremamente scarno ed entrambi si appoggiano ad una quantità quasi soffocante di testo da leggere per progredire nella narrazione.

    Per godere appieno di The Silver Case 2425 è necessario quindi stringere un patto con Goichi Suda, soprattutto se non si è giocatori particolarmente avvezzi al genere; serve armarsi di pazienza e forza di volontà, ma soprattutto è necessario abbandonare la pretesa di capire appieno l'intreccio fino a che non saranno comparsi a schermo i titoli di coda (nel frattempo, date un'occhiata anche al nostro speciale sulla poetica di Suda51).

    Ve lo anticipo da subito: non è detto che una volta conclusa la trama dei due titoli vi risulterà tutto perfettamente comprensibile. Però credetemi, ciò che è davvero importante non è la ricerca del posto giusto di ogni pezzo del puzzle narrativo firmato da Suda, Masai Ooka, Sako Kato e Masahiro Yuki, quanto più l'esperienza alienante che porta alla risoluzione dei loro intrecci narrativi. È una considerazione quasi banale, ma ciò che conta davvero sono il viaggio e l'esperienza, non la destinazione.

    The Silver Case è una Visual Novel d'ambientazione noir e poliziesca. La sua narrazione ruota attorno alla figura leggendaria di Kamui Uehara, serial killer che negli anni '70 ha terrorizzato il Giappone e che nel 1999 ucronico in cui è ambientato il gioco sembra essere tornato in azione, scoperchiando ferite passate di un paese che nel frattempo ha cambiato faccia e si è avviato verso un'espansione urbanistica intricata e complessa.

    Kamui è il motore della narrazione, nonché incarnazione stessa del passato che la riqualificazione dei 24 distretti in cui è stato diviso il Kanto ha tentato in qualche modo di cancellare per sempre. Il caso d'argento a cui fa riferimento il titolo è quello che vide protagonista Kamui negli anni '70, quasi come se Suda volesse sottolineare con tutta la forza possibile il bisogno di uccidere il passato traumatico dei personaggi che sta alla basa della saga Kill the Past, che si apre proprio con The Silver Case.

    The 25th Ward è il sequel diretto del primo titolo, uscito in esclusiva per dispositivi mobile e pubblicato ad episodi tra il 2005 e il 2007. La figura di Kamui è ancora una volta centrale nella narrazione, che si sviluppa a sette anni di distanza dagli avvenimenti di The Silver Case, e la sua ricomparsa finisce per mettere in crisi anche la stabilità del nuovo distretto che si è aggiunto ai precendeti 24. Si tratta di due videogiochi formalmente molto simili tra loro, seppur con piccole differenze strutturali imputabili alle diverse piattaforme su cui vennero distribuiti all'epoca, che sacrificano in parte il gameplay per puntare tutto su narrazione ed atmosfera.

    Il virus del crimine

    Uno dei motivi di assoluto vanto di entrambi i titoli è l'estetica con cui si presentano. Avviare The Silver Case equivale a fare un viaggio nel tempo verso un'epoca incredibilmente lontana, un periodo pre-millennium bug che si interfacciava con gli albori di internet e la nascita della sottocultura degli hacker, il mondo punk e con il progressivo saturarsi dei canali di informazione in rete.

    Il tutto presentato secondo un estetica mozzafiato che mescola illustrazioni in bianco e nero, embrionali fondali in 3D, brevi estratti animati e addirittura foto e spezzoni di video dal vivo che si alternano sullo schermo seguendo la logica del Film Window System, motore grafico che permette la libera gestione delle varie finestre di dialogo a schermo sviluppato specificatamente per The Silver Case.

    È facile descrivere The Silver Case come una sorta di fumetto interattivo, anche se la definizione più calzante è forse quella di una piéce teatrale completamente folle sul cui palcoscenico si alternano un grandissimo numero di personaggi differenti che si muovono di fronte ad una scenografia poligonale raffigurante un Giappone distopico e terribilmente freddo. La vera forza di The Silver Case e di The 25th Ward sta però nella loro scrittura: entrambe le opere fanno uso di una narrativa ermetica ed estremamente complessa, che spesso e volentieri si concentra sulle vite private dei protagonisti lasciando sullo sfondo l'intrigo sociopolitico che sta alla base di entrambi i titoli.

    Il risultato è un'esperienza pazzesca in cui confluiscono noir, horror, poliziesco e distopia, il tutto condito da una spiccata fascinazione per il mistero, il mondo sovrannaturale e il misticismo. Si tratta di una coppia di videogiochi che sono punk nell'anima e che rifiutano l'omologazione in tutte le sue forme, due esperienze folli, condite da una narrazione disturbata e disturbante capace di infilarsi sottopelle e di farsi ricordare a lungo dopo la comparsa a schermo dei titoli di coda.

    Entrambe le opere poggiano infatti su un worldbuilding anomalo che mette in evidenza la folle creatività di Suda e del suo team, per cui all'interno di The Silver Case 2425 al giocatore viene imposto di confrontarsi con un Giappone deviato in cui le differenze sociali e la lotta di classe hanno creato una distopia incentrata sul controllo costante della popolazione e delle frizioni tras la popolazione. È un mondo alienante che sembra funzionare al contrario e che tratta il crimine come un virus da estirpare perché in grado di propagarsi tra i cittadini quasi come se fosse un'epidemia.

    Il lavoro delle forze speciali della polizia dei 24 distretti, infatti, non è solo quello di arrestare i criminali, ma soprattutto quello di cancellare ogni possibile testimonianza dei loro crimini in modo da non infettare la mente alveare della popolazione e di scongiurare il ripetersi di tali azioni. Questo rende la figura di Kamui particolarmente affascinante e controversa, dal momento che viene percepita dall'opinione pubblica quasi come se fosse una sortà di divintià pagana giunta per distruggere la nuova normalità che ha assoggettato gli abitanti dei distretti.

    Qualche piccola imperfezione

    Come già detto, The Silver Case 2425 presenta due opere caratterizzate da una narrativa all'apparenza estremamente confusionaria. Il ritmo della narrazione finisce per risultare evidentemente troppo lento in più di una sezione, soprattutto a causa delle continue deviazioni prese dalla sceneggiatura, che finisce per interessarsi più dei singoli personaggi piuttosto che sulla risoluzione dell'intreccio narrativo.

    Il risultato di questa tendenza è una caratterizzazione impressionante di quasi tutti i personaggi che appaiono in scena anche solo per pochi istanti, sempre unici e perfettamente riconoscibili (anche se inizialmente sarà complicato associare nomi e volti proprio a causa del cast molto ampio), che però potrebbe infastidire i giocatori meno pazienti e più desiderosi di capire a fondo cosa si trovano per le mani. A questo si aggiungono due sistemi di movimento ed interazione con l'ambiente un po' macchinosi e poco intuitivi con cui sarà necessario prendere confidenza prima di padroneggiare l'esplorazione dei vari scenari di gioco, soprattutto per quanto riguarda The Silver Case.

    Un piccolo consiglio: sia The Silver Case che The 25th Ward sono suddivisi in più linee narrative, per evitare di fare confusione nella trama già di per sé particolarmente intricata è preferibile alternare l'una all'altra un capitolo alla volta, in quanto spesso raccontano lo stesso avvenimento da due o più punti di vista differenti ma complementari.

    A livello ludico l'offerta non è delle più variegate: The Silver Case e The 25th Ward sono infatti incentrati sulla risoluzione di piccoli puzzle testuali che si basano sulla raccolta di informazioni e l'inserimento di brevi combinazioni di lettere e numeri negli appositi box, operazione che rischia di diventare tediosa in alcune sezioni di gioco. È curioso che in The Silver Case sia stata introdotta la possibilità di skippare interamente i puzzle grazie alla pressione di un singolo tasto, probabilmente per evitare intoppi fastidiosi, mentre in The 25th Ward questa possibilità non ci sia.

    Va detto che gli enigmi non sono mai estremamente complessi, ma spesso solo troppo macchinosi, e che il secondo capitolo offre qualche spunto di gameplay in più rispetto al primo, come ad esempio un intero capitolo che si smarca dal mondo delle Visual Novel dure e pure per ibridarsi con il JRPG a turni, per quanto sempre basato esclusivamente sull'interazione con le finestre di dialogo. Lo scoglio più grande per molti potrebbe però essere la mancata localizzazione italiana e il fatto che la traduzione non sia effettivamente adatta a chi possieda un livello basilare della lingua inglese.

    Un'esperienza disturbante ma necessaria

    Al netto dei suoi piccoli problemi, The Silver Case 2425 offre la possibilità di scoprire due titoli che sono stati fondamentali nella carriera di Goichi Suda e nello sviluppo della saga di Kill the Past. Va detto che riproporre entrambi i titoli a pochissimo tempo dal loro primo lancio in occidente rischia di venire percepito come ridondante, è però vero che Nintendo Switch è probabilmente la piattaforma migliore su cui giocare The Silver Case e The 25th Ward in questa loro nuova veste ad alta risoluzione.

    Quella offerta dalla collection è una delle esperienze più segnanti del panorama videoludico, ed è pane per i denti dei fan del weird in tutte le sue forme: The Silver Case 2425 è infatti punk, acido, sboccato e disturbante in un modo che è rarissimo incontrare in un videogioco, anche se si va a rovistare nella nicchia delle Visual Novel. Quella offerta dalla collection, è un'esperienza necessaria per capire a fondo Suda e per mettere un piede nel territorio dei videogiochi non convenzionali.

    The Silver Case 2425 The Silver Case 2425Versione Analizzata Nintendo SwitchÈ vero che esistono opere capaci di andare ben oltre quanto fatto da The Silver Case e The 25th Ward, ma è anche vero che è estremamente difficile trovare due opere tenute assieme da una coerenza interna tanto valida e, soprattutto, una scrittura dei personaggi di livello tanto alto. In definitiva, The Silver Case 2425 è una reliquia del passato dei videogiochi, una sorta di capsula del tempo in grado di trasportare il giocatore al cospetto di un modo di concepire e sviluppare i videogiochi che non esiste più e che, per questioni anagrafiche, molti non hanno potuto vivere in prima persona.La speranza è che una volta archiviata questa prima fase della riscoperta delle opere di Suda si possa arrivare ad una riedizione di Flower, Sun and Rain (ad oggi disponibile in inglese solo su Nintendo DS) o addirittura di Twilight Syndrome e Moonlight Syndrome, ancora orfani di una versione occidentale. Se ancora non siete convinti vi basti sapere un'ultima cosa: Suda in passato ha scritto una breve novel, intitolata Red, Blue & Green e presente all'interno della collector's edition europea, che collega ufficialmente The 25th Ward a No More Heroes 3, rendendo di fatto No More Heroes parte integrante dell'universo narrativo di The Silver Case, quindi anche di Flower Sun and Rain e Killer7.

    8.5

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