The Sinking City Recensione: la follia di Lovecrat dilaga su Switch

L'opera di Frogwares approda sulla piattaforma ibrida della Grande N, ma si porta dietro gli stessi problemi delle versioni PC, PS4 e Xbox One.

The Sinking City
Recensione: Multi
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • La penna di Lovecraft, attraverso i suoi racconti, ha condizionato la cultura pop come solo pochi altri lavori hanno saputo fare durante il secolo scorso; un immaginario che, proprio come la sua creatura più celebre, si è insinuato nel substrato orrorifico di letteratura, cinema, fumetto e videogioco con i suoi avvolgenti tentacoli. Ad oggi sono davvero pochi i titoli in grado di riprodurre a dovere il mito di Cthulhu: come si evince dalla nostra recensione di Call of Cthulhu, lo sforzo di Cyanide non è bastato a rendere onore allo scrittore di Providence, mentre The Sinking City ad opera di Frogwares ha avuto quantomeno il merito di proporre una formula ludica più originale e coraggiosa. Proprio di questa peculiare avventura torniamo a parlare quest'oggi: la più recente esperienza ispirata alle terrificanti atmosfere di H.P. Lovecraft sbarca anche su Nintendo Switch forte di un paio di feature esclusive. Scopriamo come se la cava il titolo sull'ibrida della Casa di Kyoto nella nostra recensione!

    Lo strano caso di Oakmont

    Ovviamente la trama è quella che tutti i giocatori console hanno già potuto vivere pochi mesi or sono.
    Oakmont, Massachussets. Nell'era del Proibizionismo e delle grandi guerre la storia di Charles W. Reeds sembra accomunarsi a quella di tanti americani del suo tempo: il protagonista di The Sinking City è un investigatore privato che tenta di sbarcare il lunario dopo una vita passata a servire il suo Paese nella marina.

    Charles, però, non sta bene: è ossessionato da visioni che gli tolgono il sonno, voci nella testa che lo ammattiscono, sintomi che si ripercuotono tanto sulla sua salute mentale quanto su quella fisica. Guidato dai suoi stessi voli onirici, il detective si ritrova ad approdare nella nebbiosa città americana: un luogo cupo, desolato e abbandonato a se stesso, una fogna a cielo aperto in cui degrado, povertà, razzismo, criminalità e classismo sono all'ordine del giorno. Il potere sociale ed economico è stretto nel pugno di pochi aristocratici, il decadentismo urbano è nelle mani di ladri, assassini e delinquenti; l'intera cittadina sembra essere vittima di una lenta ma inesorabile putrescenza e, come se non bastasse, da qualche tempo è costretta ad affrontare una serie di inspiegabili minacce. Dapprima la popolazione di Oakmont ha dovuto fronteggiare le conseguenze di un drammatico alluvione, che ha contribuito a mettere in ginocchio la città; in un secondo momento, inoltre, hanno cominciato a susseguirsi misteriose sparizioni, a cui hanno fatto seguito le incursioni di creature mostruose e viscide. Charles capisce che le sue visioni, che sembrano contagiare l'intera cittadinanza come un morbo pestilenziale, sono strettamente connesse alle vicende che hanno dilaniato Oakmont: giunto in città, insomma, il nostro protagonista inizia a indagare per scoprire la verità.

    Prima di trovarla, non ci metterà troppo tempo ad incontrare un territorio ostile, diffidente ed insidioso, in cui crimini di ogni tipo sono all'ordine del giorno. Un luogo in cui un investigatore privato può trovare pane per i suoi denti: quello che si ritrova a masticare il buon Reeds, tuttavia, potrebbe rivelarsi molto più marcio del previsto.

    Una città sull'orlo del baratro

    Come abbiamo già evidenziato nella nostra prima Recensione di The Sinking City, l'avventura investigativa di Frogwares punta tutto sul'atmosfera e, nel farlo, ci riesce alla grande: pur riscrivendo ad arte svariati elementi tipici della mitologia lovecraftiana in modo da non incorrere in annose questioni di licenze e copyright, nel viaggio di Charles W. Reed alla scoperta dei segreti di Oakmont si ritrovano facilmente gli affreschi fascinosi e terribili dipinti dalle opere di Lovecraft.

    Sul piano della scrittura e del worldbuilding il lavoro del team di sviluppo può considerarsi pienamente soddisfacente, poiché in grado di replicare con grande maestria le atmosfere orrorifiche e abissali costruite dall'autore nel celebre ciclo di Chtulhu. La cura riposta nell'immaginario della produzione si riflette anche nel mondo di gioco, un open world piuttosto congeniale agli incarichi e all'esplorazione necessaria affinché Charles W. Reed riesca a svelare i misteri di Oakmont.

    The Sinking City porta con sé alcuni difetti strutturali e un gameplay piuttosto imperfetto, ma se c'è un elemento che possiamo ritenere ben confezionato, quello è senza dubbio l'investigazione. Cuore pulsante di tutta l'esperienza, la fase dedicata al reperimento di indizi e agli interrogatori dei sospetti ci ha piacevolmente intrattenuto nel corso delle circa 20 ore necessarie a concludere la storyline principale. In ogni caso, Oakmont è anche disseminata di quest secondarie, molte delle quali si rivelano addirittura cruciali ai fini dell'avanzamento nella storia madre e rappresentano persino un'alternativa alla trama principale, in grado di spezzare un ritmo che altrimenti risulterebbe troppo monotono e ripetitivo.

    Al giocatore è richiesto di analizzare minuziosamente svariate scene del crimine, perlopiù in ambienti chiusi, reperendo indizi utili a risolvere il caso. Una volta raccolti tutti gli elementi a disposizione nell'ambiente circostante, gli indizi collezionati possono essere assemblati nel Palazzo Mentale, utile a ricavare deduzioni che ci conducono man mano alla risoluzione dell'arcano. Documenti, lettere, registri e quant'altro riconducibile alla "lore" nuda e cruda, invece, ci permettono di scoprire ulteriori retroscena propedeutici a farci largo tra i segreti che si celano nelle viscere del Massachussets.
    Purtroppo non tutto è rose e fiori, anzi: tolta l'investigazione, The Sinking City mette in mostra un gameplay fin troppo raffazzonato sotto diversi aspetti. È un action assai grezzo nelle fasi shooting e nei combattimenti in mischia, ma anche un RPG fin troppo essenziale, il cui sistema di progressione non regala un senso di avanzamento granché percepibile. Tutto sommato, nella distribuzione dell'esperienza nel suo skill tree e nella proposizione di un timido assetto survival (munizioni e risorse scarseggiano e il crafting richiede tanta esplorazione), The Sinking City può anche funzionare a livello ludico, ma avverte su di sé tutto il peso derivato dall'essere una produzione molto modesta in termini di budget. Ma come si comporta, dunque, un prodotto così altalenante su una piattaforma dalle capacità tecniche inferiori rispetto alle console di prima uscita?

    La follia portatile

    Iniziamo col dire che The Sinking City giocato su Nintendo Switch si muove in bilico tra piacevolezza e approssimazione. La più recente trasposizione videoludica del mito di Lovecraft non è un'esperienza propriamente mordi e fuggi, pertanto l'andamento dell'avventura non sempre si adatta in modo adeguato ai ritmi del gioco in portabilità, senza contare che il colpo d'occhio generale subisce un immancabile downgrade.

    Già di per sé il gioco, su PS4, non ci aveva fatto impazzire dal punto di vista visivo, complice un comparto grafico decisamente troppo datato per gli standard generazionali attuali. Su Switch l'impoverimento grafico, per fortuna, non è sostanziale: il gioco gira quanto meno in alta definizione sia in TV che in Handheld Mode, e pure i frame per secondo riescono a mantenersi stabili sui 30fps. Insomma, l'effetto The Witcher per Nintendo Switch sembra essere scongiurato, ma è pur vero che parliamo di due produzioni con un divario tecnico (è proprio il caso di dirlo) "abissale".

    La conversione sacrifica ugualmente un bel po' di dettagli grafici, dai modelli poligonali alle texture ambientali: un fattore che impoverisce non poco l'eccezionale atmosfera dettata dalla trama, soprattutto sul versante dell'illuminazione di alcuni scenari. Un compromesso forse necessario che, con l'eventuale presenza di un cospicuo numero di contenuti esclusivi per l'edizione Switch, avrebbe potuto convincerci a chiudere un occhio.

    E invece non è stato così: questa nuova versione di The Sinking City include sì degli elementi aggiuntivi pensati per la piattaforma ibrida della Grande N, ma si tratta perlopiù di feature che riteniamo un po' ininfluenti ai fini della godibilità del prodotto.

    Anzitutto il sistema di shooting in terza persona acquista la possibilità di sfruttare il giroscopio dei Joy-Con per prendere la mira: un'aggiunta certamente piacevole, che in parte rende le fasi da sparatutto un po' più fluide, ma che non migliora più di tanto una meccanica di per sé poco soddisfacente.

    Le altre novità riguardano una leggera miglioria della visuale durante le sessioni in barca e, soprattutto, la possibilità di utilizzare il touch screen del display di Switch sia in alcuni menù sia durante i dialoghi interattivi. Anche in questo caso si tratta di un'aggiunta poco incisiva nell'economia globale del prodotto, il cui unico merito potrebbe essere quello di dare maggior valore alla modalità portatile. Inezie che impallidiscono di fronte al potere e alla magnificenza che meriterebbe Chtulhu.

    The Sinking City The Sinking CityVersione Analizzata Nintendo SwitchGiocare The Sinking City su Nintendo Switch significa scendere a qualche compromesso in più rispetto all'edizione per PS4 e Xbox One: un paio di feature esclusive, non molto significative ai fini dell'esperienza generale, non sono sufficienti a compensare un gameplay ancora troppo grezzo per gli standard attuali. Il gioco di Frogwares rimane comunque un'esperienza godibile e di grande atmosfera, specialmente per tutti gli appassionati del mito lovecraftiano: siamo ancora lontani, però, da una produzione che permetta a Cthulhu di ruggire con prepotenza nel mercato videoludico.

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