The Stanley Parable Ultra Deluxe Recensione: tra conversione e sequel

Un porting che non è un porting, ma anche riedizione, sequel e, contemporaneamente, una riflessione sull'importanza di The Stanley Parable.

The Stanley Parable Ultra Deluxe Recensione: tra conversione e sequel
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  • Pc
  • PS4
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  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Per parlare di The Stanley Parable Ultra Deluxe è necessario prima di tutto ricordare ciò che ha rappresentato The Stanley Parable (ve lo ricordate? Ecco la recensione di The Stanley Parable) al momento del suo esordio nel 2013. Un'opera epocale, capace come pochissime altre di fissarsi nella memoria collettiva dell'intero settore, merito della genialità con cui Davey Wreden si poneva nei confronti della sua creazione e, tramite essa, verso il videogioco come medium e linguaggio. A una lettura superficiale, The Stanley Parable non è altro che una semplice raccolta di gag, una matrioska di ingegnose trovate atte a sovvertire le aspettative dei videogiocatori, nata come mod di Half Life 2 da cui venivano rimossi in maniera sistematica tutti gli elementi tipici dello sparatutto di Valve. Niente armi, niente spari, niente oggetti: si poteva solamente camminare e orientarsi nello spazio di un ufficio.

    Un simulatore di camminata, sì, eppure diverso da qualsiasi altro prodotto visto fino a quel momento, dato che ogni azione veniva commentata da un narratore che tentava in ogni modo di indirizzare le scelte del giocatore. The Stanley Parable è insomma una sorta di "saggio giocabile", che vuole dimostrare con sagace ironia la monotonia del videogioco (e non è un caso che questo si leghi al lavoro), infrangendo al contempo la convinzione che gli utenti, mentre giocano, possano effettivamente attuare delle scelte.

    Non chiamatelo porting

    Smarcata questa premessa fondamentale volta a riassumere l'identità del gioco, è tempo di porsi una domanda. Perché aspettare addirittura nove anni per sviluppare un port che ampliasse il bacino di pubblico anche alle community console?

    La risposta, in realtà, è semplice e questa nuova versione lo dimostra con grande agilità: The Ultra Deluxe non è una conversione, e non ha mai voluto esserlo; è invece un'espansione che arriva con nove anni di "ritardo" solamente perché sono serviti proprio nove anni per ideare e aggiungere del contenuto che fosse degno del gioco originale. The Stanley Parable Ultra Deluxe non si limita quindi ad aprirsi ad un nuovo pubblico, ma aggiunge dei contenuti alla già ricchissima e geniale offerta di partenza. Una pioggia di finali diversi, di approcci sempre innovativi alla navigazione dello spazio dell'ufficio che si evolvono in scene allucinate, dipartite grottesche e riflessioni filosofiche nascoste dietro a gag mai banali. A cambiare tutto, sottolineando ancora una volta la genialità di Davey Wreden e William Pugh, è una porta su cui campeggia la scritta "New Content". Non pago di aver giocato con gli utenti per nove anni, The Stanley Parable appoggia sul tavolo un'altra esca. Dietro a quella che sembra una porta come tante si nascondono tutte le novità pensate per questa nuova incarnazione, ed è esattamente qui che viene il bello.

    Molto più che un videogioco

    Premettendo che, data la sua natura, The Stanley Parable è un gioco davvero difficile (se non impossibile) da recensire, giunge ora il momento di una seconda domanda. Cosa c'è dietro quella porta? C'è The Stanley Parable 2, ma non nel senso in cui credete.

    Oltre quell'uscio virtuale ci sono nove anni di attesa, un periodo nel quale il medium si è evoluto e The Stanley Parable è passato dal rappresentare una brillante ventata d'aria fresca all'essere "solo" una reliquia del passato, e questo Ultra Deluxe lo sa benissimo. Dietro quella porta c'è un santuario, una sorta di museo dedicato all'impatto che The Stanley Parable ha avuto sul videogioco, in cui sono esposti premi, memorabilia e, soprattutto, le recensioni dell'epoca. Il tutto, ovviamente, commentato dalla voce dello storico narratore/amico/antagonista di sempre. È surreale trovarsi di fronte alla teca in cui è contenuta la recensione di James Stephanie Sterling, ma ha perfettamente senso, così come imbattersi nelle recensioni negative dell'utenza di Steam. Ha senso perché dimostra come Wreden e Pugh abbiano riflettuto a lungo sul ruolo della loro opera, su cosa ha significato all'epoca e su quello che è necessario comunicare al giorno d'oggi.

    Ed è proprio qui che il cerchio si chiude e The Stanley Parable Ultra Deluxe cala la maschera una volta per tutte: non scenderemo nei dettagli onde evitare anticipazioni, e vi basti sapere che a un certo punto gli sviluppatori stessi decidono di accontentare il pubblico, compiendo una scelta radicale. È una presa di posizione fortissima, simile per certi versi a quella di Hideaki Anno in Evangelion 3.0+1.0, che ci tiene a rimarcare con forza l'importanza dell'autore e dell'autorialità.

    The Stanley Parable Ultra Deluxe è perfettamente conscio del fatto che siano passati nove anni da quel 2013 che ne segnò l'ascesa, è per questo che le novità si orientano verso l'analisi di questo lasso di tempo. Non un semplice esercizio di stile, ma la continuazione di una riflessione a tratti spietata sul medium videoludico, sul rapporto dell'opera col giocatore e su come l'utente si relazioni al linguaggio del videogioco.

    The end is never again

    Forse l'unica debolezza di The Stanley Parable Ultra Deluxe è che alcune delle critiche più aggressive ai trend del medium e ai pattern comportamentali del pubblico risultano un po' meno incisive rispetto al passato. Attenzione: questo non significa che non siano efficaci in senso stretto, ma è pur vero che nell'ultimo decennio il settore è andato incontro ad una crescita non indifferente per quanto riguarda sia la sua diffusione, sia la sua maturità espressiva.

    Per quanto efficace risulti la presa in giro del concetto di sequel all'interno di The Stanley Parable, è anche vero che alcune delle idee presentate da Crows Crows Crows con The Ultra Deluxe non sono più un unicum ma si inseriscono all'interno di un discorso decisamente più stratificato in confronto a quello di nove anni fa e sono pertanto leggermente più deboli del previsto.

    In ogni caso, bisogna ribadire a gran voce che The Stanley Parable è ancora oggi un videogioco imprescindibile, uno di quei titoli capaci di lasciare a bocca aperta proprio perché sempre in grado di stare due passi avanti rispetto al giocatore. È ancora il gioco a condurre le danze e a giocare con l'utente, e questo rapporto di forze non si ribalta davvero mai, nemmeno all'interno dei nuovi contenuti pensati appositamente per incorniciare quello che in origine doveva essere solamente un port per tutte le console.

    Si ride, a volte amaramente, e si rimane a bocca aperta di fronte al genio degli sviluppatori. Tutto questo, ricordiamolo, in un videogioco in cui l'unica attività da svolgere è solo ed esclusivamente camminare. The End is Never. Again. Bentornato Stanley.

    The Stanley Parable Ultra Deluxe The Stanley Parable Ultra DeluxeVersione Analizzata PlayStation 5The Stanley Parable Ultra Deluxe è una conversione, un remake, un aggiornamento, un sequel e una negazione dell'opera originale. Tutto assieme. Un titolo che nove anni fa cambiò il panorama videoludico e che oggi torna non per completare la sua missione, quanto più per riflettere su se stessa, su cosa ha rappresentato e su quello che ha lasciato all'industria. Alcuni passaggi del "New Content" sono allucinanti e geniali, e si amalgamano al contenuto originale in maniera magistrale. The Stanley Parable è insomma una di quelle esperienze che chiunque dovrebbe giocare almeno una volta nella vita.

    9

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