The Walking Dead Final Season: Recensione Episodio 3, Giocattoli Rotti

Resuscitata come un non-morto, l'avventura grafica di Telltale torna con il penultimo episodio. Quali saranno le conseguenze delle nostre scelte?

recensione The Walking Dead Final Season: Recensione Episodio 3, Giocattoli Rotti
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  • Se un giocattolo si rompe, a volte, si può aggiustare. Con la chiusura forzata di Telltale, la stagione finale di The Walking Dead si era spezzata a metà, lasciando gli ultimi due episodi senza più una data di pubblicazione. Ci ha pensato Skybound Games a riprendere in mano i pezzi di quest'avventura grafica ed a ricomporli, sul mercato PC, nel neonato Epic Games Store, offendo così ai fan delle peripezie di Clem ed AJ la conclusione che attendevano ormai da lungo tempo. Ed ecco che, inaspettatamente, la terza puntata della Final Season stringe la mano dei suoi protagonisti e li riconduce al centro del palcoscenico, chiedendo loro di recitare il penultimo atto di una saga iniziata sette anni fa. The Walking Dead, insomma, torna a nuova vita con Giocattoli Rotti, un capitolo dal titolo alquanto emblematico, che ci pone dinanzi alle forti conseguenze delle nostre scelte passate. Lo fa grazie ad una tensione narrativa che cresce con lentezza, ma che esplode con vigore nelle battute conclusive, quando Clementine e la sua pulce dovranno cercare disperatamente di non frantumare quel che resta della loro anima.

    Ad un passo dalla fine

    Gli eventi di Bambini Perduti hanno lasciato un solco profondo nella comunità in cui si sono rifugiati i nostri piccoli sopravvissuti. Gli esseri umani, chiaramente, si sono rivelati una minaccia ben più pericolosa dei vaganti, ed alcuni membri del gruppo sono stati rapiti per essere trasformati in soldati: invece di far fronte comune contro gli zombie, infatti, gli uomini hanno cominciato a combattere avidamente tra di loro per il controllo di territori e risorse.

    Clem, Alvin Jr. ed i loro nuovi amici sono finiti quindi nelle mire di predoni che cercano in tutti i modi, e senza alcuno scrupolo, di rinfoltire le fila del loro esercito. L'arma migliore per poterli contrastare consiste nel ripagarli con la stessa moneta, usare la violenza, mostrarsi forti, spietati, inumani. Occorre, in sostanza, indurire il cuore. Smettere di essere bambini e diventare adulti prima del tempo.
    Clementine è già cresciuta, suo malgrado, in un clima di brutalità: ma che ne sarà di AJ? C'è ancora speranza per salvare la sua innocenza? Gli interrogativi ed i bivi decisionali che ci sono stati posti nei primi episodi iniziano qui a far germogliare i primi semi, e non sempre le scelte che reputavamo le più giuste si rivelano in realtà pienamente efficienti.

    È difficile bilanciare concretezza ed idealismo: da un lato la volontà di tenere il nostro piccolo compagno il più possibile lontano da ogni forma di crudeltà insensata, dall'altro la necessità di insegnargli a sopravvivere in un mondo dove la forza è indispensabile. E così, torturare un uomo dinanzi agli occhi del bambino ne segnerà inevitabilmente il temperamento, e permettergli di aggredire un nemico, anche a rischio della sua incolumità, lo renderà sempre più aggressivo. Giocattoli Rotti, più che in passato, ci costringe a compiere decisioni maggiormente radicali, dalle quali è difficile tornare indietro o sperare in una possibile redenzione. A margine di una violenza fortemente espressiva, il terzo episodio mostra frangenti più pacati, dove a dominare è la proverbiale "quiete prima della tempesta". Con un ritmo dilatato ed a tratti rasserenante, questa puntata compie una nuova panoramica sui vari membri del gruppo, scava ulteriormente nei loro caratteri e non perde occasione per stimolare una piccola riflessione sulla natura della vita e dell'anima umana.

    Mentre l'indole di AJ rischia di sfuggirci di mano e ci viene mostrato l'aspetto più "mostruoso" degli esseri umani, d'altro canto The Walking Dead ci induce a guardare i vaganti da una nuova prospettiva, in una sequenza decisamente affascinante, che si rivela di certo il momento migliore dell'intero capitolo.
    Nonostante la lentezza con cui comincia, Giocattoli Rotti, ad un certo punto, poggia il piede sull'acceleratore e l'andamento dell'azione si fa più incalzante.

    La dinamica è pressappoco la stessa delle scorse interazioni, ma qui l'intermezzo "action" - benché parecchio scriptata ed ancora un po' grossolana - acuisce l'intensità drammatica degli eventi e la cattiveria dei confronti fisici e verbali. La sceneggiatura diviene insomma più rigorosa, feroce e ruvida: non mancano certo alcuni cliché, e si avverte qualche eccessiva nota di prevedibilità, ma nell'insieme il coinvolgimento raggiunge livelli emotivamente piuttosto sorprendenti.

    Ci sono istanti, in Giocattoli Rotti, che provocheranno ben più di un sussulto ai fan di vecchia data: l'orchestrazione di qualche trovata nostalgica, a chiusura di un ciclo, è una soluzione che abbiamo indubbiamente apprezzato. Celm, ed il giocatore con lei, inizia ad avvertire il peso di ogni gesto, di ogni linea di dialogo selezionata, di ogni abbraccio con AJ.

    È ovviamente con la pulce che si crea la maggiore empatia: la debole caratterizzazione di altri comprimari, d'altronde, non ci stimola a provare molta apprensione per il destino a cui potrebbero andare incontro a causa delle nostre azioni. Si tratta di una piccola debolezza di scrittura che Giocattoli Rotti eredita dai suoi predecessori, ed alla quale ormai forse è troppo tardi per porre rimedio.

    Avremmo preferito, quantomeno, un approfondimento superiore per quanto concerne alcune riflessioni che ci vengono proposte sui vaganti e sulla loro natura: concettualmente stimolanti, simili guizzi narrativi non trovano - al momento - lo spazio che meriterebbero, e la speranza è che vengano sviscerati con più convinzione nell'episodio finale. Dispiace poi constatare come in termini di traduzione italiana sia stato svolto un lavoro abbastanza superficiale, che in alcuni casi modifica in modo improprio il senso di alcune espressioni.

    The Walking Dead: Final Season The Walking Dead: Final SeasonVersione Analizzata PCPiù l'anima si frantuma, più sarà difficile rimetterne insieme i cocci. È il monito che riecheggia implicitamente in ogni scelta di Giocattoli Rotti, e che ci accompagna verso la fine con un gravoso senso di incertezza: i concetti di giusto e sbagliato perdono quasi interamente il loro valore, e quel che resta è solo la speranza di trovare un po' di pace, a prescindere da quanto sangue macchierà le nostre mani. Qualche colpo di scena ben assestato ed intelligenti rimandi nostalgici fanno da contraltare ad uno script a volte un po' superficiale e ad un cliffhanger orchestrato con meno perizia del solito. Delle tre puntate finora distribuite, in ogni caso, Giocattoli Rotti si dimostra la più intensa, la più crudele e la più malinconica: un buon antefatto al capitolo definitivo, Ritorno a casa, atteso per il 26 marzo. Il giorno in cui il cammino di Clem ed AJ giungerà al capolinea. Manca poco ormai: come recita la ninna nanna cantata dai bambini, in una delle sequenze più struggenti dell'episodio, “presto la notte finirà”.

    7.3

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