The Walking Dead L'ultima stagione: Recensione del primo episodio Basta Fuggire

La serie Telltale ispirata all'universo di Kirkman giunge alla sua stagione finale: eccovi la recensione della puntata d'esordio.

recensione The Walking Dead L'ultima stagione: Recensione del primo episodio Basta Fuggire
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  • Clementine s'è fatta grande. Non che sia mai stata davvero "piccola", in fondo. Nel terribile mondo in cui è nata a nessuno importava della sua età, tranne che a Lee. Lui, quell'uomo buono che l'aveva presa con sé quand'era solo una bambina, che le ha insegnato a sopravvivere, "a dire addio". La ragazza è cresciuta in fretta, accoltellando le tappe della sua giovinezza: puntata dopo puntata, ha progressivamente affilato il suo carattere, ed è pronta ora ad assumersi il ruolo di mentore e guida per AJ, il figlio di Rebecca, apparso per la prima volta nella seconda stagione. The Walking Dead: The Final Season, la quarta ed ultima interazione della serie Telltale ispirata ai lavori di Kirkman, vede i due protagonisti al centro dei riflettori dopo A New Frontier, seguendoli passo passo lungo un viaggio che assomiglia a quello intrapreso tanti anni fa da Lee e Clementine. Un cerchio che si chiude, insomma, con l'allieva che diventa insegnante: in questo primo episodio, intitolato Basta Fuggire, la "pulce" e la sua compagna dovranno fare di nuovo i conti con una società in decadenza, dove il confine tra adulti e bambini sfuma in un tripudio di violenza e meschinità. Una realtà dalla quale, forse, è impossibile fuggire. E Clem, come al solito, lo imparerà a proprie spese.

    "Oh my darling, oh my darling, oh my darling Clementine"

    I due superstiti percorrono in auto un sentiero senza alcuna meta. La necessità di mangiare, riparasi dal freddo, nascondersi dalla notte e dai non-morti incarna, del resto, il loro unico obiettivo. Quando trovano una casupola in apparenza abbandonata, e si intrufolano di soppiatto per sgraffignare qualche provvista, purtroppo, iniziano i guai. Assaliti da una masnada di vaganti, Clem ed AJ perdono il controllo del veicolo: per fortuna, vengono salvati da un manipolo di "giovani adulti", che li porta con sé all'interno di un collegio ormai diroccato, dove è stata istituita una comunità popolata da soli adolescenti, in pieno stile "Il Signore delle Mosche".

    Si intuisce sin dalle prime battute che Basta Fuggire si focalizza interamente sul concetto di "gioventù perduta". L'idea stessa di un gruppo formato unicamente da ragazzini, senza l'aiuto dei "grandi", è la rappresentazione più emblematica di come, nell'universo di The Walking Dead, l'età non è altro che un numero privo di valore: quel che conta è la prontezza d'animo, la solidità delle proprie aspettative, la voglia di vivere a tutti i costi ed il coraggio di compiere le scelte più azzardate, a prescindere dagli anni. È una generazione senza sogni, quella di Clem e Alvin Jr: costretti a diventare adulti prima del tempo, i protagonisti hanno dimenticato (o mai conosciuto) la bellezza delle piccole cose, come un sorriso dipinto coi pennarelli. Vedere AJ intento a disegnare in un momento di spensierata quiete è il riflesso di una vita che non esiste più, l'ultimo scampolo di armonia prima che l'orrida quotidianità di The Walking Dead torni a prendere il sopravvento. Invece di giocare, i bambini devono cacciare per procurarsi il cibo; invece di suonare il pianoforte, i fanciulli devono imparare a fare meno rumore possibile; ed invece di togliersi il colore dei pastelli dalle mani, i ragazzini devono lavarsi il sangue dalle dita. Basta Fuggire parte da spunti narrativi estremamente interessanti, ma non li mette a fuoco con la dovuta competenza, né con il giusto impatto emotivo. Figlia di una scrittura che, eccezion fatta per qualche tocco di classe, non si rivela mai particolarmente rimarchevole, questa quarta stagione comincia con il freno a mano tirato, ed imbocca strade alquanto prevedibili.

    Le logiche alla base delle dinamiche interpersonali e dell'andamento della storyline procedono con pattern ben noti, incapaci di sorprendere il giocatore in modo significativo: questo deficit di innovazione ludo-narrativa comporta un calo non soltanto del coinvolgimento, ma anche della tensione che dovrebbe avvolgerci nelle fasi più concitate o nelle sequenze a risposta multipla. Nelle sue due ore di durata, il primo episodio avanza dunque con fare altalenante, tentando di mantenere desta l'attenzione dell'utente tramite frangenti più movimentati, a base di QTE, prima di intrappolarlo in lunghe conversazioni volte a presentargli tutti i nuovi membri del cast. Ognuno, chiaramente, è caratterizzato dalle proprie problematiche, e da temperamenti decisamente stereotipati: e mentre due o tre personalità spiccano tra la massa, le altre si rannicchiano nell'ombra, aspettando - si spera - il momento giusto per emergere nelle puntate successive. Il giocatore ben avvezzo agli stilemi della narrazione di TWD, e di altre opere similari, non faticherà ad avvertire palesi segnali di déjà-vu, rimanendo poco scombussolato dinanzi all'inevitabile colpo di scena conclusivo.

    Una graphic novel in italianoEvolvendo il tratto visivo delle opere precedenti, The Walking Dead: The Final Season raggiunge notevoli livelli qualitativi. La pulizia del cel shading, la resa degli scenari e gli ottimi giochi di luce ed ombra concorrono a delineare un comparto artistico degno di una graphic novel americana. Al di là di ataviche imperfezioni legate alle animazioni del corpo e all'espressività facciale, nel complesso, quantomeno su PC, il quadro che prende vita è piacevolissimo da ammirare, specialmente durante i momenti più efferati. A chiosa non manca un buon uso dell'effettistica sonora, accompagnata da un valido doppiaggio in lingua inglese, discretamente sottotitolato in italiano.

    Telltale, in sostanza, perfeziona le fasi più "action" ma dimentica di affinare la penna, lasciando che tutto si sviluppi secondo canoni abbastanza tipificati. Ciò non toglie che la curiosità di scoprire come si evolverà la trama resti sufficientemente elevata, ed il merito risiede tutto nel legame che unisce Clem ad AJ. La ragazza, come accennato in precedenza, veste il ruolo di madre per il suo "ometto": pertanto, ogni nostra azione o consiglio verrà interiorizzato dal bambino con risultati francamente inattesi. In breve, Basta Fuggire ci chiede di educare Alvin Jr e di forgiarne il carattere, istruendolo sulle buone maniere da tenere a tavola o alleggerendo il suo egoismo infantile, insegnandogli il calore della pietà o il gelo della spietatezza. Già in questa puntata d'esordio, alcuni suggerimenti materni apparentemente insignificanti hanno condotto a conseguenze d'indubbia importanza, facendoci così ben sperare per le diramazioni e le connessioni di "causa-effetto" dei prossimi tre episodi.

    The Walking Dead: Final Season The Walking Dead: Final SeasonVersione Analizzata PCTelltale Games si prepara a dire addio alla sua serie di maggior successo con un ciclo di quattro episodi che vede Clem ed AJ al centro dello spotlight: The Final Season si fa carico di affascinanti spunti riflessivi, ma dovrà dar prova di ben altre virtù, se intende raggiungere i fasti della prima stagione. Basta Fuggire è un esordio tiepido, che ci incuriosisce quanto basta ma non ci entusiasma, né ci sconvolge sul piano emotivo, complici un pigro reiterarsi dei soliti meccanismi narrativi e ad una scrittura che solo di rado mette in mostra il talento del team californiano. C'è da ammettere comunque che il rapporto tra i due giovani protagonisti è un elemento trainante da non sottovalutare: la possibilità di educare Alvin Jr. ed istruire così la “nuova” generazione, ci pone di fronte agli errori ed alle difficoltà della crescita. Con il rischio, assai concreto, di creare involontariamente altri “mostri” in un mondo che ne è già pieno.

    6.7

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