The Witcher 3 Complete Edition Recensione: lo Strigo su Nintendo Switch

The Witcher 3 Wild Hunt approda su Switch con alcuni necessari compromessi tecnici. Il fascino del Game of the Year 2015 è rimasto inalterato?

The Witcher 3 per Nintendo Switch
Recensione: Nintendo Switch
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • The Witcher 3 per Switch sin dal suo annuncio è nato sotto una cattiva stella. Prima usato per dileggiare la presunta prestanza tecnica dell'ammiraglia Nintendo, che secondo molti sarebbe stata ipoteticamente incapace di far girare degnamente opere di questo calibro, poi, dopo la conferma dell'11 giugno scorso, bersaglio degli indignados del comparto grafico. 540p in modalità portatile e 720p come massima risoluzione suonavano come un insulto per un capolavoro elevato spesso a metro di paragone, apparentemente castrato, sfregiato come una pennellata rosso sangue sulla Gioconda. Facile non dare conto alla prodezza che ha portato a una conversione complicatissima e dai risultati straordinari, nei suoi limiti, una volta che ci si rende conto di averlo letteralmente tra le mani, lontani da video comparativi privi di un qualsiasi contatto fisico, apatici.

    Personalmente ci lasciai il cuore nell'opera CD Projekt Red, seppellito appena fuori dalle porte di Toussaint, ultima avventura di un viaggio indimenticabile che, a livello meramente contenutistico, rimane assolutamente identico ad allora (rimandandovi quindi alla recensione originale di The Witcher 3 per i connotati di gameplay e sceneggiatura). Il dubbio era solo uno, quanto il ridimensionamento tecnico avrebbe inciso sulla capacità di delocalizzarsi in uno dei mondi virtuali più vivi e vibranti di sempre, a livello sociale, politico e naturalistico?

    La miopia dello strigo

    Negare che la versione Switch di The Witcher 3 sia oggettivamente la più debole e attaccabile, tecnicamente parlando, sarebbe tanto inutile quanto non professionale. Un dato di fatto da sottolineare e archiviare, condannato in cassazione con prove schiaccianti, andando a liberare lo spazio per parlare di come si sia arrivati a questa conversione "impossibile".

    Si nota subito, nello spazio necessario al download della versione digitale, l'effetto di una "cura dimagrante" che ha ridotto considerevolmente le dimensioni su disco, arrivate a 32 GB per Wild Hunt più le due espansioni Heart of Stone e Blood & Wine, oltre a tutti i DLC gratuiti usciti dal lancio originale. Compatto, in condizione di vestire le misure di Switch, sacrificando definizione senza perdere un'identità unica, che trascende la qualità delle texture. Il colpo d'occhio è quello che ci si ricordava; il Velen continua a trasmettere quella sensazione putrida di fango e sangue mescolati in un colore indefinito, mortale, in cui Geralt è costretto ad affondare gli stivali sulle tracce di Yennefer.

    Le emozioni suscitate sono intatte, immutabili, cristallizzate in dettagli che diventano aggettivi penetranti di una narrativa a 360°. Scalare questo mondo a 540p è come perdere un paio di diottrie, filtrato attraverso uno schermo che pare appannato, satinato e non lucido. Quadri in movimento che diventano un po' impressionisti, più liquidi e sbavati, assolutamente meno tangibili di un realismo in 4K ma comunque straordinariamente suggestivi, capaci di smuovere frane emotive. Questo grazie anche a scelte cromatiche sempre eccezionali, giocate sui contrasti e baciate da un'illuminazione poetica di base. L'aspetto fondamentale è che non si è voluta sacrificare la leggibilità dell'azione, né tantomeno la profondità del campo visivo. Il panorama che si gode dalle mura di Kaer Morhen, indimenticato sogno/tutorial, è emotivamente elettrizzante. Le montagne incoronate dai cirri, le pinete smeraldine ondeggianti al vento, l'architettura della fortezza arroccata, a strapiombo nel vuoto.

    C'è tutto, niente nebbia "tattica" a tradire il fascino contemplativo dell'ambientazione, preferendo un effetto pop-up forse poco elegante ma onesto, inevitabile. L'occhio ne esce un po' affaticato, ingannato ad una miopia artificialmente indotta, almeno fin quando il fascino non prenderà il sopravvento e l'abitudine al compromesso farà il resto. The Witcher 3 rimane un'opera esteticamente estenuante da quanto sa essere bella, affascinante, conturbante, soprattutto a livello macroscopico. È poi nell'osservazione capillare e matematica che si scoprono ulteriori sottrazioni. Adagiare Switch nella sua dock station è come mettere un paio di lenti alla risoluzione, 720p solidi ma démodé, standard di una generazione passata così come texture sgualcite, piatte, spesso prive di grana e tridimensionalità, come levigate dal passare del tempo. Una versione senza intonaco, pietra viva privata di uno dei suoi tantissimi strati di magia ludica. Sono imperfezioni presenti, reali e insindacabili ma che si notano soprattutto se le si cerca, se si spezza volontariamente la sospensione d'incredulità generata da uno stile clamoroso, avvicinando con malizia la telecamera ma sparendo quando si decide di affogare nell'opera e nella sua viscosa densità. È un videogioco strepitoso che non pare vero di avere tra le mani in 6,2 pollici, capace di risucchiare tempo e batteria in parti uguali (siamo sulle 3 ore massimo, perfino 2 e mezza nel caso di una console di 2 anni con centinaia di ore di servizio sul groppone), con un sistema di salvataggio assolutamente a misura d'uomo, perfetto per una portatile.

    Fascino inossidabile

    La prosaicità dell'analisi tecnica, la freddezza nel setacciare e processare quello che filtrava per le pupille durante la prova, veniva costantemente messa in discussione da un titolo magnetico che impone di essere vissuto ancora una volta; come entrare e uscire continuamente da uno stato di ipnosi. Certe sensazioni se ne fregano del downgrade, come se ne frega la gente di Bianco Frutteto, troppo impegnata a lavorare nei campi per pagare le tasse imposte da Nilfgaard, la schiena curva, il sole al tramonto eclissato da un impiccato dilaniato dai corvi, deumanizzato in una macabra ombra.

    L'essenza intatta, eterna, nelle atmosfere e nei controlli, sufficientemente comodi anche in portabilità, grazie soprattutto a un ritmo di esplorazione mai frenetico e combattimenti aggraziati, danzati, ragionati, tendenzialmente ben gestiti da una telecamera che non si mette di traverso e che in molti dovrebbero prendere a modello.

    Il frame rate è un'altra nota tutto sommato lieta, mediamente stabile sui 30 fotogrammi al secondo, anche lanciando Rutilia al galoppo per i boschi, con pochi cali in situazioni particolarmente movimentate (si nota qualche calo più significativo durante le cutscene, quando la risoluzione viene bloccata a 720p senza oscillazioni dinamiche). Soporiferi invece i caricamenti, talmente dilatati da permettere di leggere qualche notizia su un quotidiano online a piacere nell'attesa, capaci di tediare oltremodo durante combattimenti particolarmente pericolosi, con la testa che pensa già alla successiva attesa in caso di morte.

    Parole, parole, parole che però si sciolgono davanti a quelle di un racconto che supera i limiti delle piattaforme e delle configurazioni hardware, portato avanti da un cast memorabile, fuori dalle grazie di dio per caratterizzazione e recitazione, che diventa quasi operistica se abbinata ad una colonna sonora senza mezze misure, semplicemente fuori scala.

    The Witcher 3 Wild Hunt The Witcher 3 Wild HuntVersione Analizzata Nintendo SwitchThe Witcher 3: Wild Hunt - Complete Edition su Switch è un compromesso agrodolce, una conversione che sacrifica pesantemente la risoluzione, generale e delle texture, per preservare tutta la sua essenza. Un lavoro tecnico importante nei fatti, privo di tagli che ne avrebbero tradito la narrativa ambientale, solido seppur appannato. Sia chiaro, questo non è il miglior modo per vivere il racconto di Geralt di Rivia e per perdersi nelle sue lande, parlando a livello meramente estetico, guadagnando comunque in comodità e permettendo agli utenti Nintendo di godere di una delle opere più significative della generazione con i tempi e modi che il gioco portatile permette. Un lavoro cercato e voluto da CD Projekt Red e Saber Interactive, capaci di onorare l’impegno e non prendere in giro i giocatori con una versione castrata, facendo coesistere hardware e software in un modo che molti pensavano impensabile, folle. Il voto che leggete in calce si riferisce al mero valore del porting, ben più alto è il valore dell’opera in sé, a maggior ragione se questa versione è l’unica a cui potete avere accesso.

    8

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