The Wonderful 101 Remastered Recensione: tornano i supereroi di Platinum

Il frenetico action supereroistico di Hideki Kamiya e Platinum Games rivive su piattaforme di attuale generazione in versione rimasterizzata.

recensione The Wonderful 101 Remastered Recensione: tornano i supereroi di Platinum
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Switch
  • PS4 Pro
  • Il fato non è sempre bendisposto nei confronti di certi prodotti d'intrattenimento. Per tanti lavori che riescono a conquistare le luci della ribalta, ce ne sono molti altri - ugualmente o più meritevoli di successo - destinati alla penombra, riconosciuti preziosi solamente da una stretta cerchia di appassionati. Nel mondo dei videogame, la mancata affermazione di determinati capolavori è spesso conseguenza della loro permanenza esclusiva su piattaforme di gioco che, per un motivo o per l'altro, hanno abbandonato il mercato anzitempo, messe a tappeto da risultati commerciali oggettivamente tutt'altro che esaltanti.

    In questo senso, il caso di Nintendo Wii U è a dir poco emblematico: una console in forte crisi d'identità che nel suo baratro ha trascinato svariati titoli interessanti, se non addirittura eccezionali. Fortuna vuole che ad alcuni di essi sia già stata concessa un'occasione di riscatto, da Bayonetta 2 a Captain Toad Treasure Tracker, laddove ad altri potrebbe presto toccare una sorte altrettanto clemente, cortesia dei più allettanti hardware current-gen. Oggi, in particolare, è il turno di The Wonderful 101, geniale action supereroico (e supernipponico) di Platinum Games finalmente rinato in edizione Remastered, pronto a oltrepassare i confini del "cult" grazie all'ottima visibilità che i palchi di Switch, PlayStation 4 e PC sapranno sicuramente donargli.

    Un gioco coraggioso

    Che The Wonderful 101 avesse in effetti bisogno di una seconda chance, riteniamo sia fuori discussione. È infatti cosa rara entrare in contatto con esperienze come quella che sette anni fa prese vita dalle fantasie più irrequiete del sommo Hideki Kamiya, un vortice di fotogrammi ipercinetico e sopra le righe che, al di là delle apparenze, non rinuncia per un secondo alla sua reale essenza di action tecnico, modellato attorno a un set di meccaniche sofisticato e ben stratificato.

    Per contenuto narrativo e stile, siamo dalle parti della tradizione dei Super Sentai, il filone cine-televisivo dei guerrieri in tuta multicolore: guidati dall'intrepido Wonder Red, i cento membri della squadra Centinels devono difendere il pianeta Terra dall'attacco dell'armata Geathjerk, giunta dallo spazio per seminare terrore e distruzione. Il fatto che gli eroi di questa storia siano un centinaio - venti all'inizio, più altri ottanta da reclutare strada facendo - non è un'informazione che serve ai soli fini di trama, ma è anzi un tassello fondamentale nella costruzione della straordinaria identità ludica che caratterizza l'intera produzione (non è un caso che il gioco, all'epoca del primo reveal, venne presentato col nome in codice Project P-100).Per la stragrande maggioranza del tempo, infatti, il giocatore si trova nella condizione di dover gestire una fiumana di avatar - quasi dei Pikmin umanoidi - che si muove all'unisono ma che, all'occorrenza, può anche essere frammentata in gruppetti più piccoli per far fronte ai problemi che continuamente si manifestano lungo il cammino.

    Queste scissioni sono soprattutto dovute all'urgenza di eseguire le cosiddette Morfounioni, particolari mosse che permettono ai personaggi di aggregarsi e assumere le fattezze di gigantesche armi da battaglia, o comunque di altri strumenti utili alla progressione. Ci sono unioni legate ai talenti speciali dei sette, sgargianti agenti protagonisti, di carattere prevalentemente offensivo: per esempio con la Morfomano si tirano pugni poderosi e, quando capita, è persino possibile forzare alcuni meccanismi duri come l'acciaio.

    La Morfopistola è invece indispensabile per colpire i bersagli dalla distanza, siano essi degli interruttori da attivare o dei fastidiosi nemici svolazzanti. Certe trasformazioni, come la Morfomolla o il bizzarro Morfobudino, sono poi fondamentali per difendersi dagli assalti avversari, mentre altre hanno una mera funzione "di servizio" e consentono di plasmare scale e ponti temporanei, necessari a raggiungere piattaforme altrimenti fuori portata.

    È insomma una formula a base ironica ed "extra large", quella alla base di The Wonderful 101, che però, al di là di quel che si potrebbe ipotizzare, si riversa nelle mani del giocatore in modo sorprendentemente naturale. L'avanzamento attraverso gli stage è forsennato, scattante, puntellato di tutte le squisite esagerazioni cui i prodotti Platinum Games ci hanno sempre abituato, dai QTE esplosivi alle rocambolesche sfide contro i boss.

    Allo stesso tempo, il gameplay - e il combat system, nella fattispecie - richiede una padronanza dei comandi non comune, che non perdona riflessi lenti e distrazioni di sorta ma che è talmente armonioso e galvanizzante da scansare quel senso di frustrazione che spesso aleggia intorno ai giochi d'azione rivolti espressamente ai veterani del genere. In costante, miracoloso equilibrio tra fracasso e compostezza, l'opera di Kamiya inciampa qua e là su qualche difetto - di tipo tecnico, in larga parte - che tuttavia sfigura di fronte a un pregio dal valore semplicemente inestimabile.

    The Wonderful 101 è infatti un titolo fortemente sperimentale, di quelli così peculiari che è difficile persino pensare di dissociarli dal sistema di gioco per cui sono stati concepiti. È forse l'unico progetto - assieme a ZombiU - che è stato davvero capace di valorizzare Wii U in quanto dispositivo semi-ibrido, riservando al tanto criticato "paddone" il fulcro ludico dell'offerta. Sul secondo, piccolo schermo era difatti possibile disegnare -letteralmente- tutte le Morfounioni, anche in rapida successione, così da inanellare combo devastanti e altamente chiassose.

    Il display secondario era poi impiegato durante alcune sezioni di stampo puzzle situate fra le mura di alcuni edifici chiusi, inquadrati dal GamePad in oggettiva, laddove su televisore, la cui telecamera era intenta a riprendere simultaneamente l'ambientazione esterna, venivano visualizzati gli effetti di ogni nostro intervento. Un'idea studiata e messa a punto con buona maestria, ulteriore prova di creatività da parte del visionario director giapponese.

    Il valore della remastered

    A questo punto è normale chiedersi come lo stravagante esperimento di game design targato Platinum possa comportarsi dopo aver varcato le soglie di una generazione di console che rifiuta la filosofia double-screen in favore di nuove soluzioni tecnologiche. La risposta, The Wonderful 101 Remastered alla mano, è che l'operazione di porting dimostra comunque di possedere una propria ragion d'essere, per lo meno su Nintendo Switch, la sola versione che abbiamo potuto testare.

    L'abbandono del paddoneCome abbiamo scritto nel corpo dell'articolo, l'assenza del Wii U GamePad è forse la questione più spinosa che The Wonderful 101 Remastered si ritrova ad affrontare. Ne esce con le ossa relativamente intatte, proponendo in sostituzione un piccolo riquadro "picture-in-picture" posto all'interno del quadro principale, in trasparenza, che svolge alcune delle funzioni visuali di cui il "paddone" si faceva carico in precedenza. Questa mini-inquadratura può essere posizionata a piacimento sui lati dello schermo o addirittura cancellata dall'HUD, e in definitiva ci sentiamo di valutarla alla stregua di un compromesso sensato, di moderata eleganza.

    Come tutti gli adattamenti pensati per la nuova ammiraglia di Kyoto, la conversione contempla l'opportunità di giocatore in portabilità totale, assetto che dà modo quantomeno di usare i controlli touch per tracciare le linee delle Morfounioni, proprio come in passato. Il prezzo da pagare per usufruire del prodotto in modalità TV è invece l'obbligo di disporre i vigilanti nelle varie formazioni adoperando lo stick analogico del Joy-Con: un'opzione di riserva che, nonostante tutto, si rivela sufficientemente valida, com'era d'altronde anche in principio. Altra nota positiva riguarda l'ambito prestazionale: sia fuori che dentro la dock station, il software mira ai 60 fps stabili, promessa che riesce a mantenere in svariati frangenti, salvo inciampare di tanto in tanto in situazioni di sovraffollamento a video che, ad occhio, potrebbero essere le medesime dell'esperienza originale.

    Fra gli interstizi di queste qualità, è anche facile intravedere quelli che sono i veri limiti di The Wonderful 101 Remastered: i limiti, cioè, derivanti da una certa pigrizia di fondo. L'attaccamento della riedizione all'esperienza primigenia è senz'altro lodevole, eppure è più che giusto sottolineare come il team di sviluppo non si sia affatto dato da fare per migliorare quel poco che non funzionava ai tempi della prima release.

    Parliamo di lacune quali una camera virtuale talvolta fuori posto, un sistema di riconoscimento tattile non sempre infallibile, e altre quisquilie tecniche sulle quali il lavoro di restauro avrebbe dovuto dare un bel colpo di spugna. Al contrario è ancora tutto lì dov'era nel 2013, a un prezzo di vendita (circa cinquanta euro) che non ci sentiamo di giustificare completamente.

    The Wonderful 101 Remastered The Wonderful 101 RemasteredVersione Analizzata Nintendo SwitchThe Wonderful 101 rientra a pieno diritto fra i videogiochi dello scorso decennio più ingiustamente sottovalutati e messi in disparte dal grande pubblico. Un action “over the top” sia nei toni che nella messinscena, sotto la cui sfavillante veste battono una voglia matta di sperimentare con le regole di genere e il coraggio di osare, pur sapendo di andare incontro al dissenso di alcuni. Non possiamo quindi fare a meno di accogliere a braccia aperte The Wonderful 101 Remastered, tappa obbligata per chiunque, estimatore delle creazioni Platinum Games o dell’azione videoludica tout court, non avesse ancora avuto occasione di unirsi alla folle corsa di Hideki Kamiya e della sua folta task force di eroi policromi. Ciò non toglie che l’edizione Nintendo Wii U, forte di un rapporto gioco-macchina mai così stretto e funzionale, resti tutt’oggi la migliore sulla piazza, quella che, avendone la possibilità, varrebbe la pena recuperare senza indugio.

    8.3

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