Recensione This War of Mine

La guerra vista dal punto dei sopravvissuti.

Versione analizzata: PC
recensione This War of Mine
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

La guerra continua ad essere una delle tematiche centrali nei videogiochi prodotti durante il ciclo vitale delle ultime generazioni hardware.
Sparare ad un nemico, far valere la propria superiorità militare, combattere per un presunto bene superiore: il contesto bellico fa vendere milioni di copie, legato ad un preciso mix di meccaniche di gioco e narrazione che ha pesantemente influito sul mercato.
Raramente però si tenta di cambiare il punto di vista, probabilmente proprio perché la pioggia di dollari che certe tipologie giochi hanno favorito non può, e per qualcuno non deve, cessare.
Che ne è quindi dei perdenti? Dei rifugiati? Di quelli che in un conflitto vivono nel mezzo, tra i due contendenti, e sono costretti a sopravvivere, malgrado tutto, non abbandonando la speranza e cercando di resistere fino all’alba del giorno successivo?
La stragrande maggioranza delle serie di successo non prendono nemmeno in considerazione l’esistenza di quella che potrebbe essere considerata come una terza fazione.
This War of Mine, prodotto assolutamente atipico sviluppato dal team polacco 11 Bit Studios, prova invece a spostare la lente di ingrandimento per focalizzarsi su una visione veramente atipica del conflitto.

Imperativo sopravvivere

Sin dall’annuncio di This War of Mine si era capito che si trattasse di un titolo particolare, fuori dai canoni classici: tutta l’attenzione del titolo si concentrata su un gruppo di sopravvissuti e non sulla guerra stessa, mettendo da parte truppe addestrate e armi da fuoco.
Non è mai stata chiara invece la struttura di gioco e la sua componente narrativa: il primo trailer e gli screenshot fecero infatti intuire solo alcuni dettagli sul gameplay, collocando il titolo in uno spazio di frontiera, tra un’avventura grafica e un adventure più classico. In realtà This War of Mine è un vero e proprio gestionale, con meccaniche di gioco a loro modo classiche, mutuate dalla lunga tradizione di questa tipologia di titoli su PC ma mai racchiuse in un prodotto così particolare.
Il giocatore ha l’onere di gestire un gruppo di sopravvissuti, che vivono in un paese ormai dilaniato da un conflitto da forze governative e ribelli. La guerra è però tenuta sullo sfondo e serve a creare la situazione, tant’è che non viene mai svelato in quale parte del mondo si svolgono i fatti narrati e nemmeno in che modo si è arrivati a una tale situazione, se non attraverso qualche timido dettaglio nelle biografie dei rifugiati.

Un po’ per curiosità, un po’ per scoprire un passo alla volta le meccaniche del gameplay, si inizierà proprio da queste descrizioni testuali a capire con chi si ha a che fare: persone comuni quali ex-giornalisti, cuochi o avvocati, che hanno ormai perso tutto, compresa la loro posizione sociale. La causa è un conflitto che non ha raso al suolo il paese dal solo punto di vista puramente materiale ma anche da quello sociale, imponendo la necessità di sopravvivere soprattutto ai non schierati, quelli che un tempo erano il motore e lo spirito della nazione ma che ora non sono nient’altro che rifugiati che non sono stati in grado di varcare il confine e fuggire in tempo.
Inizialmente si potranno controllare tre di questi personaggi, asserragliati in una casa diroccata che ha il pregio di tenerli al coperto, relativamente al caldo e lontano dalle zone in cui fischiano le pallottole.
Il giocatore potrà quindi cercare materie prime, cibo e oggetti di uso comune all’interno dell’edificio, iniziando a gestire le giornate dei sopravvissuti.
Il gameplay si basa infatti su un ciclo giorno-notte che ha un’importanza ben definita. Di giorno il rifugio è tutto ciò che si avrà a disposizione: sarà possibile gestire ciò che si possiede in modo da creare oggetti di prima necessità, in grado di migliorare il tenore di vita dei sopravvissuti. Dai letti alla legna da ardere, dalla polvere da sparo alle cartine per preparare delle sigarette, ogni elemento va utilizzato con attenzione, in quanto il sistema di crafting risponde a regole ferree.
Per cucinare un pasto, ad esempio, servirà dell’acqua pulita, in quanto quella piovana o che scorre nei torrenti è ormai contaminata, del cibo crudo e del combustibile da far bruciare per generare una fiamma. Il filtro per purificare l’acqua può essere a sua volta ricavato da alcuni materiali che si possono trovare rovistando tra le macerie della città, in un gioco di scatole cinesi che premia la pianificazione a medio e lungo termine, soprattutto a causa di una cronica scarsità di materiali che può portare all’esasperazione.

In avanscoperta

È la notte il momento deputato alla ricerca di oggetti, materie prime e soprattutto cibo. Al tramonto sarà possibile selezionare uno dei personaggi del nostro gruppo di sopravvissuti, in modo da accompagnarlo in una missione di esplorazione e recupero.
I rimanenti potranno quindi dormire, per terra o in un letto se disponibile, oppure si potrà tenerli a guardia del proprio campo base: si stancheranno, ma proveranno ad evitare saccheggi o brutti incontri.
Altri gruppi di sopravvissuti, del resto, si comporteranno in maniera simile al giocatore, in quanto in guerra non c’è altro modo di comportarsi se i generi di prima necessità si stanno esaurendo e non si vede una fine del conflitto a breve termine. Si potranno quindi subire assalti di vario tipo, nei quali i componenti del gruppo potrebbero rimanere feriti e le scorte potrebbero essere saccheggiate, rendendo di fatto la vita molto difficile nei giorni successivi.
Stesso approccio si potrà scegliere visitando in notturna le varie zone che si andranno via via sbloccando sulla mappa: potremo ad esempio di rischiare molto poco, cercando viveri o legna in una palazzina abbandonata poco circostante, oppure spingerci fino a un supermercato dall’altra parte della città. Tentativo rischioso perché vicino alle zone di conflitto, e soprattutto perché il luogo viene controllato da un gruppo di sopravvissuti armati, che ne gestiscono le poche scorte rimaste.
In queste fasi This War of Mine si trasforma quasi in un titolo stealth, nel quale avanzare circospetti, tenendo d’occhio alcuni indicatori su schermo che rappresentano i rumori, spiando dai buchi delle serrature per verificare se tali suoni sono generati da esseri umani o da topi.

Nel primo caso, verificare a colpo d’occhio se sono armati e ostili potrà fare la differenza: il sistema di combattimento offerto dal gioco è minimale e prevede solamente la possibilità di equipaggiare un’arma dal proprio inventario, precedentemente inserita all’interno di uno degli slot disponibili in numero limitato nello zaino del nostro esploratore, per poi scegliere un bersaglio. Le armi possono essere classiche, come un coltello costruito a partire da alcune unità di legna e altre di metalli di recupero, oppure improprie, come un piede di porco, più utile per rimuovere assi che sigillano aree di capannoni abbandonati o porte bloccate con strumenti di fortuna.
Pistole e fucili sono armi molto più rare, che vanno riparate, tenute in perfetta efficienza e ricaricate con le munizioni, rapidamente diventate tra le merci di scambio di maggior valore, insieme al cibo in scatole e le sigarette, con bona pace dei fumatori incalliti che si sono ritrovati nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Storie di vita vissuta

In This War of Mine è possibile morire, tanto durante le missioni notturne quanto di giorno, nel proprio campo base.
Nel primo caso basterà rubare al gruppo sbagliato, magari scegliendo di farlo perché si è a corto di cibo da giorni. Infiltrarsi nelle cucine dell’hotel abbandonato in centro città potrebbe però non essere una mossa così saggia se ormai le stanze ospitano mercenari e militari dal grilletto facile.
La fame sarà invece tra le fonti di maggior pericolo proprio all’interno di quelle mura diroccate che ormai si potrebbero chiamare casa: tra i parametri che il gioco simula c’è infatti la costante necessità di nutrirsi, la stanchezza e il morale.
Morire di fame nel sonno sarà quindi all’ordine del giorno, ma anche lo spirito di gruppo andrà monitorato con attenzione. Magari, di ritorno da una missione notturna particolarmente riuscita, nella quale si è finalmente trovato qualcosa da cucinare e mettere sotto i denti, si potrà scoprire che un membro del gruppo ha ceduto e ha deciso di farla finita, malgrado la sera prima ci si sia premurati di spendere un po' di tempo a parlargli, rinfrancandolo in ogni modo.
La parte narrativa è quindi sì presente ma in maniera molto più blanda del previsto: non c’è alcuna storia di fondo e l’evoluzione dei personaggi è appena tratteggiata, con alcune righe che vengono aggiunte alla loro biografia solamente quando si affrontano situazioni che esulano dalla monotona routine.

Ad esempio potrà capitare di incontrare due bambini, la cui madre è stata ferita e che quindi ha bisogno di medicine; decideremo quindi di privarcene per cercare di salvare una vita? Oppure sarà meglio tenerle in modo da massimizzare le speranze di resistere del proprio gruppo, a scapito di altri? E si riuscirà a dare supporto ad una persona sbloccata al centro di una piazza e sotto il fuoco incrociato di un paio di cecchini, sperando di ricevere un cambio qualcosa di utile o commercialmente prezioso?
Questi sono solo due semplici esempi delle scelte che il titolo ci metterà di fronte, intrecciate a metà tra moralità e gameplay: il tutto, purtroppo, non ha la stessa forza che avrebbe potuto avere se This War of Mine avesse davvero puntato tutte le sue carte sulla narrazione e sulla caratterizzazione dei singoli personaggi. La storia, insomma, si dipanerà quindi più nella mente del giocatore che su schermo, per merito di un impianto di gioco riuscito e di un’ambientazione capace si scatenare emozioni non comuni. L'efficacia di questa narrazione in sordina è direttamente proporzionale alla sensibilità del giocatore, alla sua volontà di lasciarsi coinvolgere nel tentativo di sopravvivere, giorno dopo giorno.

This War of Mine This War of Mine tenta di osare a partire dallo stile grafico: scuro, ombroso ma molto personale. Se la sua anima gestionale avanza quindi con la precisione di un orologio, spietato nello scandire il passare del tempo, il comparto narrativo non convince. Si incontreranno infatti situazioni al limite, sarà necessario prendere decisioni importanti, ma non se ne sentirà mai il giusto peso. Il problema risiede nei personaggi, nel loro background limitato e nei legami appena tratteggiati: difficile appassionarsi al proprio cuoco se i mezzi che il gioco offre per farlo sono una scheda riassuntiva e un’immagine blandamente animata del suo volto posta nell’angolo inferiore dello schermo. Se This War of Mine avesse voluto far davvero leva su una narrazione matura, avrebbe utilizzato l’ambientazione di guerra non solo come cornice, ma come spina dorsale della trama, creando delle vere e proprie storie. Solo vivendo davvero al fianco dei propri personaggi si può entrare in sintonia con loro, calandosi nella situazione e trovarsi insomma a fare qualcosa di più che amministre le risorse con l’obiettivo di soddisfare le necessità psico-fisiche dei sopravvissuti. Su questo fronte, insomma, This War of Mine perde alcuni punti, presentandosi come un gestionale solido e ben strutturato, che solo in parte riesce nell’intento di trascendere la mera matematica per toccare davvero il cuore.

7.5

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