Thronebreaker The Witcher Tales: recensione della versione Nintendo Switch

Thronebreaker The Witcher Tales approda anche su Switch. Scopriamo se questo peculiare card game è godibile anche sull'ibrida di Nintendo.

recensione Thronebreaker The Witcher Tales: recensione della versione Nintendo Switch
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Un enorme pregio dell'industria videoludica è che, all'occorrenza, sa essere tremendamente perspicace, cogliendo in un batter d'occhio gli umori della community. Pensate, per esempio, a quanto erano graditi i mini-game dedicati al Toad avventuriero in Super Mario 3D World; l'apprezzamento è stato tale che Nintendo ha sviluppato Captain Toad Treasure Tracker, espandendo una piccola idea a produzione stand alone.
    Allo stesso modo CD Projekt RED ha dato sempre più importanza al suo Gwent, dapprima nato come attività secondaria di The Witcher 3: Wild Hunt, poi reso un card game a sé stante sulla falsariga di Heartstone e, infine, evoluto in Thronebreaker. La missione di Meve, regina di Lyria e Rivia, approda anche su Nintendo Switch, e noi ci siamo lanciati all'avventura con l'energetica condottiera in cerca in riscatto. Ecco com'è andata.

    L'importanza del racconto

    Senza approfondire eccessivamente il contesto narrativo, per il quale vi rimandiamo alla nostra precedente recensione di Thronebreaker, in questa sede ci limiteremo a ribadire che - a differenza del card game originale in continua in evoluzione, data la sua natura principalmente PvP - Thronebreaker dà moltissima importanza al valore del racconto.

    In ogni caso, nonostante la protagonista indiscussa sia Meve, energica regina alle prese con l'invasione dei Nilfgaardiani (tema che si collega magnificamente allo show Netflix), si ritrovano molti punti in comune con le avventure dello Strigo: in primis per l'inconfondibile scrittura delle vicende, puntellata da scelte in cui bene e male si mischiano, si confondono e portano ad esiti inaspettati; in secondo luogo per l'atmosfera generale, quella di una guerra asfissiante contro un nemico micidiale, in cui la speranza di vittoria è un misero barlume che scintilla debolmente su armature nere come la pece.

    Thronebreaker, poi, non dimentica quei sotto-testi che caratterizzano l'universo di The Witcher: la miseria dei più deboli, oppure la violenza di un razzismo tra specie pronte ad ammazzarsi per un nonnulla.

    Tutto questo, di per sé, potrebbe bastare a un fan della serie per gradire lo spin-off di CD Projekt RED, ma c'è da ammettere che le ambizioni del team polacco hanno dilatato enormemente la longevità dell'esperienza. Il gioco ha una durata di quaranta ore (battaglie secondarie incluse), ma il ritmo della trama risulta altalenante, con alcuni passaggi accessori piuttosto superflui. Ciononostante, si tratta di un gioco originale e a suo modo indubbiamente coraggioso.

    Tra avventura e card game

    A rendere peculiare Thronebraker è la sua struttura da card game unito all'avventura di stampo fantasy: ogni lotta viene rappresentata come uno scontro tra mazzi, e qualsiasi personaggio inedito che decida di seguire Meve nella sua missione diventa automaticamente una carta da inserire nel proprio deck. In "partita" la base è quella Gwent conosciuto da tutti, leggermente rivisitato nella plancia di gioco, ora a due linee rispetto alle tre di Wild Hunt.

    Sebbene l'obiettivo consista sempre nell'avere un punteggio superiore a quello dell'avversario in almeno due dei tre match previsti, almeno l'80% degli scontri presenta regole rivisitate a seconda del contesto narrativo: per esempio, un nemico assediato in una fortezza partirà con una linea totalmente "corazzata", ossia con carte che rappresentano mura e cancello del fortino (con tanto di bonus passivi a ogni turno); inoltre, non mancano moltissime "lotte abbreviate" a un solo match, oppure obiettivi speciali che decretano la vittoria istantanea, come l'uccisione del generale avversario. Le soluzioni ludiche realizzate dagli sviluppatori riescono insomma a raggiungere ottimi picchi di originalità. Thronebreaker è quindi un card game con un palpabile tono d'avventura, in grado di appassionare chiunque non si sia mai avvicinato al genere. Per i più esperti esistono poi dei rompicapo secondari ben costruiti, in cui il mazzo in uso viene sostituito da carte appositamente selezionate per l'enigma; in questi casi le soluzioni sono prestabilite e il titolo sembra quasi prendere una piacevole piega da puzzle game.
    Lo spin-off basato su Meve viaggia insomma su due binari differenti: da un lato i rompicapo in cui, se non si comprende la soluzione, si rischia di alzare bandiera bianca; dall'altro l'avventura principale, sempre abbordabile, in cui bastano poche e semplici strategie per avere la meglio sull'IA (anche senza disporre di carte micidiali).

    Thronebreaker non ricerca un bilanciamento tra i mazzi presenti, dal momento che è totalmente sprovvisto di una componente multiplayer. Di conseguenza, la difficoltà del titolo dipenderà esclusivamente dal vostro background: siete giocatori con una spiccata propensione agli enigmi e avete provato titoli simili? Molto probabilmente avrete pochi grattacapi; al contrario, se vi state avvicinando a produzioni di questo tipo per la prima volta, potreste trovarvi ad abbandonare alcuni puzzle secondari, preferendo concentrarvi sulla storyline principale.

    Una volta sviluppate le proprie strategie e costruito un deck adatto a diverse situazioni, il titolo sarà sempre gestibile, con una curva d'apprendimento molto "gentile". Spostandoci sul fronte delle carte, sono due gli aspetti che ci hanno convinto meno. Come detto, la narrativa pone delle scelte rispettose della tradizione di The Witcher: l'opzione apparentemente più etica, pertanto, nasconde insidie che si paleseranno solo più avanti, e le conseguenze possono coinvolgere gli stessi tarocchi.

    Poniamo il caso di avere tra le nostre fila un eroe con un particolare odio verso gli elfi, ebbene, se mancheremo di supportare il suo pensiero, è probabile che questi ci abbandoni in un momento chiave del racconto. Simile elemento incide sul modo in cui ci si approccia all'avventura: spesso a guidare le nostre azioni sarà la pura convenienza, non tanto la morale o la volontà di immedesimarci totalmente nella protagonista.

    Il secondo aspetto che non ci ha convinto del tutto riguarda la varietà generale. Dopo le prime ore, si avverte del resto una certa ripetitività nelle meccaniche ludiche, e pertanto insorge il desiderio di possedere molte carte in più per stravolgere le partite e sperimentare. Purtroppo, da questo punto di vista Thronebraker si espande con troppa calma, aggiunge alcuni personaggi unici, oppure qualche unità differente grazie un sistema di progressione basato su denaro e materiali raccolti nel mondo di gioco.

    Manca la possibilità, per ovvie ragioni narrative, di usufruire dei deck di Skellige, dei mostri o dei Nilfgaardiani, e questo vincolo mina la varietà generale. Se si escludono questi limiti, Thronebreaker resta comunque un ottimo esperimento.

    Il mazzo sempre in tasca

    Se sul fronte di narrativa e contenuti CD Projekt RED ha voluto un po' "strafare", sul fronte tecnico il team ha adottato intelligenti soluzioni visive per ottimizzare i tempi di sviluppo: in tal senso, lo stile animato delle cinematiche e i dialoghi da visual novel ne sono un esempio lampante.

    In generale, la narrazione degli eventi è demandata a una voce fuori campo, che descrive minuziosamente ogni scena prima di lasciar posto alla plancia di gioco e alle carte. Di ben altro tipo è invece l'esplorazione del mondo, con una visuale dall'alto in stile Diablo, utile semplicemente per muoversi lungo le terre devastate dai Nilfgaardiani. Tutti i disegni sono realizzati ottimamente, e solo le passeggiate nell'overworld soffrono di un design forse un po' troppo arzigogolato, con elementi estetici che coprono volutamente piccoli passaggi utili a rinvenire forzieri o altri oggetti. Una scelta che, a parer nostro, si rivela superflua, dato che il focus ludico del titolo è di tutt'altra natura. Su Nintendo Switch, comunque, Thronebreaker si comporta egregiamente, mantenendo in docked una risoluzione di 1080p e un frame rate stabile a 30fps; in portabilità, nonostante i 720p, ritroviamo prestazioni simili. L'unico neo è rappresentato da qualche secondo di esitazione da parte dell'IA prima di fare la sua mossa durante le fasi avanzate dei match. Nulla che non si possa risolvere con qualche patch correttiva, e comunque niente che pregiudichi in maniera significativa l'esperienza.

    Da menzionare l'ottimo utilizzo dei checkpoint, disposti nei pressi di ogni punto di interesse, una scelta di game design che permette di svicolarsi da qualsiasi scontro troppo ostico, e attivabili a piacimento entrando nei menu di gestione del mazzo. Ed è proprio grazie a questo sistema che Thronebreaker si sposa a meraviglia con la natura ibrida di Switch.

    Thronebreaker The Witcher Tales Thronebreaker The Witcher TalesVersione Analizzata Nintendo SwitchPer la versione Switch di Thronebreaker, ottimamente confezionata, non possiamo far altro che confermare il giudizio già espresso nella nostra precedente recensione. Le atmosfere sono quelle che ci hanno fatto apprezzare il tocco di CD Projekt RED e il taglio narrativo è il medesimo, ma la voglia di strafare ha portato a uno sbilanciamento nel ritmo del racconto, che a volte appare appassionante, e altre abbastanza ripetitivo. Il peso di ogni decisione incide poi sul valore qualitativo del mazzo: pertanto, saremo più portati a scegliere per una questione di convenienza, e non per un dubbio di stampo morale. Ci sarebbe piaciuto, infine, avere molte più carte e mazzi differenti, in modo da stravolgere alcune strategie facilmente deducibili. Al netto di simili mancanze, però, Thronebreaker resta un esperimento meritevole di attenzione, capace persino di adattarsi ottimamente ai meccanismi di fruizione della console Nintendo.

    7.8

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