Thymesia Recensione: un Soul stile Bloodborne con un gameplay furioso

L'opera prima di Overborder Studio è un prodotto intrigante, che però non riesce ad esprimere appieno il suo potenziale.

Thymesia
Recensione: PC
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Per un piccolo team indipendente il primo passo nell'industria dell'intrattenimento digitale è sempre una questione delicata: bilanciare aspirazioni, possibilità e risorse non è certo un'impresa da poco, specialmente quando si punta a mettere un piede in uno dei sottogeneri più complessi del panorama videoludico, quello dei soulslike (la recensione di Mortal Shell è a un click di distanza). Come se non bastasse, il titolo d'esordio del team taiwanese Overborder Studio deve fare i conti con l'incredibile risonanza di una fonte d'ispirazione eccellente, quel Bloodborne che rappresenta una delle tappe più importanti del percorso creativo di From Software (qui la recensione di Bloodborne). Sviluppato col supporto di Team 17, Thymesia si appresta dunque a fare il suo esordio sul mercato con una produzione sospinta da obiettivi tutt'altro che semplici, e forse fin troppo ambiziosi per le effettive capacità dei suoi autori.

    La caduta di Hermes

    Arroccato tra i colossi arborei di una foresta senza tempo, in un groviglio denso di sfumature crepuscolari, il regno di Hermes non è altro che la pallida ombra di un passato glorioso. Una volta ritenuta la culla dell'alchimia, il simbolo stesso di quest'arte medicamentosa, la capitale è caduta vittima di una piaga misteriosa che l'ha trasformata in un crogiolo di indicibili orrori, la fonte di una corruzione che minaccia di divorare il mondo intero. La cieca arroganza degli alchimisti, consumati da una bramosia insaziabile, ha fatto sì che la risposta a tutti i mali del reame diventasse la causa della sua rovina, scatenando una pestilenza ben peggiore di quella che aveva reso Hermes un faro di speranza per l'intero continente.

    Ora il destino del regno grava sulle spalle di Corvus, un guerriero solitario dotato di capacità straordinarie: il protagonista è infatti il frutto di un esperimento alchemico che - oltre a liberarlo dal morbo - l'ha tramutato in un portentoso ibrido uomo-corvo, in grado di fronteggiare le mostruosità in agguato oltre i confini della Collina dei Filosofi (l'hub centrale di Thymesia), uno dei pochi luoghi sfuggiti al disastro.

    In realtà Corvus ha già compiuto la sua missione salvifica, ma i suoi ricordi frammentati gli impediscono di rammentare la formula per distillare la panacea richiesta da Aisemy, una giovane ricercatrice scampata alla caduta di Hermes. Ognuna delle tappe del nostro viaggio in Thymesia, quindi, non è altro che l'eco di una delle memorie di Corvus, disseminate lungo un percorso narrativo che, in linea con la tradizione dei soulslike, si snoda tra suggestioni ambientali e criptiche annotazioni, da sfruttare per ricostruire tassello dopo tassello la "lore" del mondo di gioco. Per quanto intrigante, però, l'intreccio "mnemonico" ordito dagli sviluppatori di OverBorder Studio risulta abbastanza erratico e pretestuoso, talvolta perfino ridondante. Sensazioni che emergono anche evitando qualsivoglia confronto con la principale fonte d'ispirazione del titolo, ovvero quel Bloodborne che tuttora rappresenta una delle migliori opere di From Software. Pur offrendo alla platea una nutrita gamma di finali, tutti subordinati ad una precisa scelta da compiere subito dopo l'ultima battaglia, l'epilogo di Thymesia appare inoltre piuttosto corrivo e anticlimatico, a fronte di una longevità piuttosto contenuta (6-8 ore).

    Sebbene la durata di un'avventura videoludica abbia sempre un valore relativo nel bilancio critico, in questo caso il bagaglio contenutistico ci è infatti sembrato un po' striminzito, anche per quel che riguarda l'elenco delle aree e dei boss posti sul cammino del giocatore. Va da sé che il cuore pulsante di un titolo come Thymesia resta il gameplay, che fortunatamente rappresenta il principale punto di forza della produzione del team taiwanese, al netto di alcune leggerezze di un certo rilievo.

    Un gameplay tanto furioso quanto imperfetto

    Se Bloodborne è chiaramente il punto di riferimento tematico e stilistico per l'action gdr di Overborder, lo stesso può dirsi anche per quanto riguarda la sua componente ludica, in particolar modo per ciò che concerne il ritmo e l'aggressività del combat system messo appunto dallo studio. Armato di sciabola e pugnale, Corvus è un combattente agile e feroce, in grado di saettare tra i nemici per travolgerli con una gragnola di fendenti.

    Già a questo punto emerge il primo guizzo identitario di Thymesia, legato alle routine d'attacco del protagonista: i rapidi colpi eseguiti con la lama (associati al dorsale destro) vanno ad intaccare la salute degli avversari ma i danni inflitti non sono necessariamente permanenti. La quantità di vita sottratta con ogni sciabolata viene infatti sostituita da un quantitativo equivalente di "ferite", un valore secondario che si rigenererà nel tempo a meno di non utilizzare - con il grilletto destro - l'attacco "pesante" di Corvus per consumare definitivamente l'indicatore. Grazie alla sua natura di ibrido, il protagonista può infatti sguainare grinfie da rapace con le quali dilaniare gli abomini di Hermes, spingendoli sul confine tra la vita e la morte.

    Armi PestilenzialiLe Armi Pestilenziali equipaggiabili da Corvus possono essere potenziate in via permanente utilizzando alcuni cristalli speciali, che talvolta vengono lasciati a terra dai nemici che le impugnano (mid-boss inclusi). Investendo i cristalli presso un lume, gli strumenti in questione riceveranno bonus coerenti con le loro caratteristiche, permettendo al guerriero di eseguire attacchi speciali sempre più potenti.

    A questo punto i nemici entreranno in uno stato di stordimento che offrirà ai giocatori due opzioni per mettere fine allo scontro: usando la lama sarà possibile eseguire una brutale esecuzione, mentre caricando il colpo con l'artiglio Corvus potrà ucciderli e assorbire la loro Arma Pestilenziale, un'abilità speciale (utilizzabile una sola volta) ispirata al moveset dell'avversario. L'attacco caricato può essere eseguito, seppur con risultati non letali, anche nel pieno del combattimento, ma si tratta di una strategia fin troppo rischiosa. Questo perché l'artigliata in questione impone un calcolo minuzioso di tempi e distanze, non assicura il barcollamento del nemico e pertanto rende difficile concludere l'assalto senza ricevere qualche percossa.


    Allo stesso modo, anche i colpi messi a segno con le Armi Pestilenziali (attivabili attingendo da una barra dell'energia che si ricarica infliggendo danni) possono facilmente garantire agli oppositori una preziosa finestra d'opportunità, tanto da mettere in dubbio la loro effettiva convenienza rispetto agli attacchi standard, specialmente nelle prime fasi dell'avventura.

    Vale la pena di precisare che alcune di queste abilità speciali concedono vantaggi ben più significativi, ad esempio permettendo a Corvus di recuperare una buona quantità di salute o potenziando le sue sciabolate, ma è chiaro che l'intero sistema necessita ancora di qualche ritocco consistente.

    Sebbene l'assortimento delle Armi Pestilenziali a disposizione dell'utente sia infatti decisamente ricco, all'atto pratico i disequilibri presenti spingono a prendere in considerazione solo una manciata di opzioni, finendo per incrinare l'efficacia corale di questa meccanica. Più in generale, per quanto il sistema di combattimento di Thymesia si dimostri tutto sommato solido, nonché capace di elargire dosi di divertimento tutt'altro che trascurabili, è innegabile come alcuni aspetti dell'offerta siano stati gestiti con una certa superficialità.

    La progressione ai tempi della peste

    La meccanica di parry, eseguibile premendo tempestivamente il dorsale sinistro, appare ad esempio fin troppo punitiva: sebbene la gestione delle tempistiche sia migliorata rispetto alla prima demo del gioco, la necessità di inanellare più parate perfette per aprirsi un varco nella difesa avversaria genera un rapporto rischio/ricompensa piuttosto sbilanciato. Un discorso che coinvolge anche il lavoro svolto dal team sul versante delle animazioni, che non sempre donano all'azione la giusta leggibilità.

    In genere le schivate tendono quindi a concedere benefici più immediati e consistenti, per quanto anche questo sistema non sia del tutto privo di asperità. Tra i talenti sovrannaturali di Corvus c'è inoltre la facoltà di lanciare un numero limitato di piume affilate come coltelli (con il grilletto sinistro), con le quali è possibile interrompere le tecniche speciali dei nemici per poi eseguire un fulmineo contrattacco, a patto di procedere col giusto tempismo.

    Pur trattandosi di una meccanica funzionale, anche in questo caso si nota qualche occasionale incertezza, per la gran parte legata alla gestione delle finestre d'opportunità. Malgrado il suo indiscutibile potenziale, Thymesia mostra insomma qualche ingenuità di troppo, che comunque non arriva a pregiudicare la godibilità complessiva dell'esperienza. Questo grazie anche ad un sistema di progressione ricco di possibilità, che offre ai giocatori ampi spazi di manovra nella definizione del proprio stile di combattimento.

    Creatività curativaIn linea con i canoni classici dei soulslike, Corvus ripristinare la propria salute utilizzando delle pozioni, che verranno ripristinate ad ogni sosta presso un lume. Sconfiggendo boss principali e secondari otterremo dei reagenti alchemici che ci permetteranno di aumentare tanto il numero quanto l'efficacia delle cure, e perfino di correggerne la formula con erbe (da raccogliere sul campo di battaglia) capaci di garantire benefici aggiuntivi. Oltre a modificare il composto, potremo optare per due varianti della pozione iniziale (con una progressione indipendente), ciascuna caratterizzata da un diverso rapporto tra tempi di utilizzo, generosità delle cure e ricchezza delle scorte. Pur trattandosi di una meccanica fondamentalmente valida, in tutta onestà non abbiamo trovato particolarmente utile questa sovrabbondanza di alternative, dato che la versione base dell'elisir resta nel complesso quella più versatile.

    Massacrando le anime corrotte di Hermes accumuleremo infatti "frammenti di ricordo" che, una volta raggiunto uno dei "lumi" sparsi in giro per i livelli (i falò di Thymesia), dovremo investire per migliorare una delle tre caratteristiche di base del personaggio, ovvero forza, vitalità e pestilenza. Sebbene queste statistiche non lascino di per sé grande spazio alla personalizzazione delle build, i punti talento guadagnati ad ogni passaggio di livello (fino ad un massimo di 24) permettono agli utenti di sbloccare un notevole ventaglio di capacità aggiuntive, in grado di alterare in maniera significativa la condotta battagliera del protagonista. In base alle abilità scelte, potremo modificare la portata e il ritmo degli attacchi con l'artiglio, aumentare l'ampiezza delle schivate, ottenere una seconda Arma Pestilenziale "permanente" (selezionabile e con tempi di cooldown variabili), accedere a tecniche supplementari come i contrattacchi in salto, o associare bonus offensivi e difensivi a parate e schivate. Oltre a compensare piuttosto efficacemente l'assenza di un vero e proprio sistema di equipaggiamento (l'armamentario di Corvus non è modificabile), questi talenti possono ridurre in maniera considerevole l'impatto di alcune scelte di design non proprio esaltanti, ad esempio estendendo l'intervallo di tempo utile a mettere a segno un parry.

    Di contro, va detto che il sistema di avanzamento si dimostra fin troppo generoso nel limare il livello di sfida proposto dal gameplay: dopo qualche difficoltà iniziale, siamo infatti riusciti a completare il gioco con giusto una manciata di decessi alle spalle (morire comporta l'abbandono in loco dei Frammenti ottenuti, che spariranno per sempre nel caso di un secondo trapasso). Al di là delle facilitazioni concesse dalla progressione, è innegabile come la maggioranza dei boss modellati dallo studio di Taiwan manchi di trasmettere quel senso di affanno, quell'acuta tensione guerresca che da sempre contraddistingue i soulslike, complice un design alquanto modesto che talvolta dà vita a battaglie sottotono.

    Un soulslike in crisi d'identità

    A rendere ancor più evidenti i limiti del titolo troviamo un'estetica che fatica a manifestare un'identità stilistica davvero convincente. Che si tratti di definire le orride fattezze di un boss (quelli secondari sono sostanzialmente nemici base potenziati), o di dare forma ai paesaggi pestilenziali di Hermes, la direzione artistica risulta per lo più incapace di appagare appieno i sensi dei giocatori, limitandosi a rimaneggiare senza troppa convinzione i tratti tipici dei congeneri. Anche dal punto di vista strutturale, gli scenari di Thymesia non fanno sfoggio di particolari guizzi creativi, sebbene la loro navigabilità si attesti in genere su buoni livelli.

    Tralasciando la caratterizzazione del protagonista, piuttosto pregevole, il design dei nemici appare altrettanto generico, e abbiamo inoltre notato qualche fluttuazione di rilievo sul versante dell'intelligenza artificiale. Sia chiaro: graficamente parlando quello assemblato da Overborder non è un prodotto spiacevole, specialmente se si considera che si tratta dell'opera prima di un team composto da appena sette persone, ma nessuno dei suoi elementi costitutivi spicca per qualità. L'uso dell'effettistica è gradevole, così come la resa corale dell'illuminazione, ma in ambo i casi si notano flessioni più o meno marcate, e lo stesso vale per il texturing e la modellazione poligonale. Passando al comparto sonoro, Thymesia può contare su un discreto novero di brani capaci di aggiungere una piacevole sfumatura di epicità alle gesta del prode Corvus, in particolar modo durante gli scontri con i boss. Per quanto concerne il profilo prestazionale della produzione, con la configurazione di prova non abbiamo avuto grandi difficoltà a raggiungere la soglia 60 fps in 4K, impostando tutti i settaggi al massimo e attivando l'FSR con preset ultra. Thymesia non è certo un gioco avido di risorse, ma l'implementazione della tecnologia di AMD si conferma come un valido alleato per i possessori di configurazioni non particolarmente poderose, il tutto a fronte di una solida ottimizzazione di base.

    Thymesia ThymesiaVersione Analizzata PCThymesia propone una formula soulslike con diverse idee di valore, ma in definitiva mostra chiaramente l'inesperienza di un team agli esordi, che fatica a sostenere il peso delle proprie ambizioni. Per quanto dotata di solide basi, la formula messa a punto da Overborder mostra infatti qualche leggerezza di troppo, nella cornice di un prodotto che manca di manifestare un'identità stilistica davvero convincente. Seppur non particolarmente generosa sul versante contenutistico, l'opera del team taiwanese resta comunque un titolo divertente, in grado di offrire agli appassionati una manciata d'ore di spasso battagliero.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: i9 10900K
    • RAM: 32 GB DDR4
    • GPU: RTX 2080 Super
    6.7

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