Tokyo 42 Recensione: uno shooter dalle atmosfere futuristiche

Ambientato in una metropoli futuristica e distopica, Tokyo 42 è uno shooter con visuale isometrica che si ispira a capolavori come Syndicate e GTA.

Tokyo 42 Recensione: uno shooter dalle atmosfere futuristiche
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Tokyo 42 è levigato e scintillante quanto la katana del protagonista; patinato e pop come l'ultima copertina di Vogue; retrò quanto basta per titillare i vecchi amanti di Syndicate che nel frattempo si sono trasformati in radical chic bio-vegani. È lo stile che ha la meglio sulla sostanza, perché nella Tokyo futuristica e distopica immaginata dagli sviluppatori risaltano su tutto le campiture monocromatiche e metalliche dei palazzi squadrati; le grandi statue feline; i pilloloni acidi che hanno preso il posto dei soliti decadenti monumenti. È il surreale che vince sul canonico, con quel gusto un po' compiaciuto che può anche risultare furbetto: come in quella missione in cui devi trascinare alcuni punk al giardino dei nudisti, per vedere l'effetto che fa.
    Dal punto di vista delle fonti di ispirazione, Tokyo 42 dimostra competenza e astuzia. Il primo riferimento, già citato, è il celebre Syndicate, sebbene spogliato dalle componenti dark e noir a favore di un approccio più cinico e ironico. Sarà forse per quella visuale isometrica e quei personaggi lillipuziani, ma la mente corre subito al titolo Bullfrog. La visuale dall'alto, la struttura a missioni e la violenza così eccessiva e gratuita da risultare quasi edulcorata ricordano anche il GTA delle origini e, per certi versi, il più recente Hotline Miami. Competenza quindi, ma anche astuzia, perché è chiaro che Tokyo 42 si rivolge soprattutto agli hardcore gamer, a quegli appassionati in cerca di retro-futuristiche atmosfere cool e azione stylish.

    Oltre le apparenze

    Sotto la superficie, Tokyo 42 rivela la propria natura: uno sparatutto action basato su una struttura a missioni narrativamente flebile. La premessa è puramente accessoria: qualcuno ci ha incastrati e la polizia ci sta dando la caccia perché ci ritiene colpevoli di omicidio. Un misterioso figuro si mette in contatto con noi e decide di supportarci nella nostra missione per scoprire quale oscura cospirazione si celi dietro gli avvenimenti.

    Per arrivare all'origine, dobbiamo improvvisarci realmente killer e scoprire il marcio che si nasconde dietro la facciata scintillante della città.
    Ciò si traduce in incarichi di vario genere, che il più delle volte richiedono di eliminare il bersaglio di turno utilizzando diverse tipologie di approccio. Lungo il percorso, altri strani individui si relazioneranno con noi e ricompenseranno le nostre azioni con sonanti Yen. Si può anche sorvolare sul fatto che narrativamente Tokyo 42 non sia certo coinvolgente: è evidente che il focus risieda altrove, ovvero nelle strategie di attacco e infiltrazione.

    Discovering Tokyo

    La Tokyo di SMAC Games è un ampio parco giochi diviso in aree distinte che il giocatore può esplorare in orizzontale e soprattutto in verticale, teletrasportandosi all'occorrenza. Aree popolate di civili impegnati a farsi i fattacci propri, comprese rilassanti sedute di ginnastica all'aperto. In barba al realismo, la verticalità degli scenari viene esaltata dal portentoso e rallentato salto dal protagonista, che concede ampi spazi di manovra.

    Volendo riassumere, l'approccio action può essere così suddiviso: scontri con armi da fuoco e scontri all'arma bianca. Se i primi esaltano la componente caciarona, i secondi assecondano lo stile stealth. C'è da dire che in Tokyo 42 sparare all'impazzata non si rivela quasi mai saggio. Non solo perché viene mortificata ogni strategia di esplorazione e sfruttamento dello scenario, ma anche perché i nemici, una volta allertati, si gettano in massa sul protagonista, cui basta un colpo per passare a miglior vita. La morte non vi spaventi: i punti di salvataggio sono numerosi, per cui abituatevi a frequenti e comodi respawn. Tokyo 42, insomma, incita alla sperimentazione. Nelle fasi stealth, per esempio, l'uso della katana e della posizione accovacciata cambia completamente l'approccio. Tutto bene? Sì, se non fosse per...

    I dolori del giovane Killer

    Se non fosse per quella camera virtuale che vi darà costantemente filo da torcere e per la macchinosità del sistema di puntamento (qualcuno potrebbe dire che il gioco suggerisca implicitamente di preferire l'approccio stealth, ma numerose missioni dimostrano il contrario).

    Il punto di vista è affidato ai dorsali, non allo stick, e la camera gira di 90° gradi alla volta. Questo significa che spesso porzioni di scenario non sono visibili, e anche qualora doveste decidere di ruotare la visuale di 90°, vi ritroverete con settori altrettanto utili, che diventano in quel momento invisibili. Nel mezzo dell'avanzamento ci è capitato spesso di morire perché il nostro personaggio o i nemici non erano più chiaramente individuabili su schermo. Con lo stick invece si regola la direzione dello sparo, mai realmente precisa. Gli scontri rischiano di diventare balletti tra proiettili impazziti e tentativi falliti di centrare avversari che ci rincorrono. Premendo lo stick si può colpire di precisione, ma sono rare le occasioni in cui avrete tempo e modo di farlo. L'impressione è che Tokyo 42 sia costantemente impervio da maneggiare, persino col pad (non abbiamo nemmeno voluto considerare l'uso del WASD). La cura non manca, come dimostrano tocchi di classe quali la possibilità di cambiare aspetto e mimetizzarsi (ma attenzione a non esaurire l'energia) o di uscire dal campo visivo dei nemici, che ci cercheranno nell'ultimo luogo in cui ci avevano visto prima di perdere le nostre tracce. Il titolo di Tokyo 42 sprizza quindi stile da tutti i pixel, ma non convince del tutto pad (o tastiera) alla mano.

    Tokyo 42 Tokyo 42Versione Analizzata PCTokyo 42 è un titolo tanto scintillante quanto imperfetto. Affascinante da vedere, spesso macchinoso da giocare. Tutta colpa di una camera virtuale scomoda e di un sistema di puntamento che mortifica e "rallenta" le fasi action a favore di un approccio stealth non sempre assecondato dalle stesse missioni. La trama, per quanto debole, è volutamente e puramente accessoria: il focus è sui diversi obiettivi affidati all'improvvisato killer protagonista dell'avventura. Sebbene in parte ripetitive, sono missioni in grado di valorizzare la morfologia degli scenari e la loro verticalità. Peccato che la camera virtuale - ancora lei - non consenta di (com)prendere al meglio le misure, finendo così per penalizzare la Tokyo distopica di SMAC Games.

    6.8

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