Tom Clancy's Ghost Recon Wildlands Recensione

Ci siamo imbarcati in un lungo e pericoloso viaggio attraverso la splendida terra boliviana per sgominare il Cartello Santa Blanca. Ecco com'è andata.

Tom Clancy's Ghost Recon Wildlands
Videorecensione
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

"Ho fatto un Sogno:
Una terra tutta nostra, dove poter coltivare coca, produrre cocaina.
Nel mio sogno una donna mi ha chiesto: e se avessi un paese tutto tuo? Come Mosé, ho condotto il mio popolo nella nuova Terra Promessa.
Eravamo a un passo dal realizzare finalmente il mio sogno: di creare un narco-stato. Lo Stato di Santa Blanca."


Farneticazioni di un pazzo visionario in cui si intuisce la rappresentazione faziosa e distorta di quella che è, di sicuro, una Verità morale soggettiva, rivelata da una visione in cui Nostra Signora della Morte ha indicato la via da seguire al figlio prediletto. Una verità in cui il percorso salvifico passa necessariamente attraverso le fiamme della perdizione. Violenza, intimidazioni, soprusi e torture non sono altro che alcuni dei mezzi terreni per garantire pace e prosperità alla propria terra. Un fervore religioso intriso di spiritualismo pagano ancestrale muove la mano e la mente del più potente Signore della droga mai esistito, capace di sublimarsi in una figura ultraterrena, unico centro del potere mortale e celeste. Dispensatore di vita e di morte. El Sueño, si fa chiamare. Proprio come un sogno egli è evanescente, sfuggente. Parla per assoluti, metafore, si fregia del proprio status di eletto che condurrà il popolo in una nuova Terra Promessa, a costo di commettere i crimini più efferati. Egli rincuora il gregge, sottomesso al suo volere, con suadenti parole che ammaliano e conquistano per il loro rassicurante calore familiare. Che ci creda o no, che sia tutta solo un'abile montatura di un uomo semplicemente molto astuto e dannatamente pericoloso, il "santo" El Sueño ci è riuscito. La Bolivia è ormai sua: conquistata senza incontrare resistenza alcuna, anzi, asservendo un governo troppo debole e pavido, al proprio volere. Insomma, un paradiso del narcotraffico in cui la definizione di Stato si identifica oramai con "Santa Blanca". Gli Stati Uniti, da decenni in guerra con i Signori dei cartelli rei di esportare e commerciare la polvere bianca all'interno dei confini americani, non possono permettere tutto questo, soprattutto dopo la brutale uccisione di un agente della DEA sotto copertura. Queste premesse accompagnano l'arrivo di quattro cavalieri dell'apocalisse moderni, dotati di fucili ad alto potenziale e tanta voglia di uccidere un dio pagano. Hanno carta bianca e la possibilità di utilizzare qualsiasi mezzo a loro disposizione per sgominare il cartello e porre fine alla dittatura di El Sueño. Zaino in spalla e armi cariche, ci siamo imbarcati in questo lungo viaggio assieme ad amici fidati, per capire le reali possibilità offerte dal nuovo prodotto del colosso francese.

Bad Boys!

Il nuovo open world targato Ubisoft rappresenta, prima di tutto, qualcosa di unico nel suo genere. Potremmo definirlo una vera e propria scommessa. Ve ne abbiamo parlato un paio di giorni fa, presentandovi le nostre considerazioni preliminari sulla nuova avventura dei Fantasmi. Questo capitolo si distanzia per velleità, stile e contenuti da qualsiasi prodotto attualmente sul mercato, su questo non ci sono dubbi. Smettendo i panni che hanno da sempre caratterizzato la saga Ghost Recon si svecchia e, con Wildlands, imbocca un percorso totalmente inedito e davvero audace, non privo di grandi rischi e temerari azzardi. In questo senso, si è voluto abbracciare la filosofia di un mondo aperto e privo di barriere. Immenso da provocare le vertigini. Evocativo e sopra le righe. Spettacolare e a tratti indimenticabile.
Nessun paragone, però, può essere avanzato con altri recentissimi esponenti della medesima filosofia. Wildlands non è il classico open world "story driven". Non poggia la sua intera struttura su solide fondamenta narrative come accade, ad esempio, in Horizon Zero Dawn. La fatica Ubisoft (sviluppata dal team di Parigi con la collaborazione di altre filiali) presenta al giocatore un semplice canovaccio, lasciandogli piena libertà sulla scelta di cosa fare, quando farlo e - cosa ben più importante - con chi affrontarlo. Una sorta di buffet da cui l'utente può piluccare, magari in compagnia di amici fidati, riempiendosi il piatto con ciò che più gli aggrada in quel momento. Se ci pensate, non è cosa da poco. Il cartello Santa Blanca si ramifica in una costellazione di pesci dal diverso peso specifico in termini di importanza e difficoltà. Ciò, però, non impone alcun ritmo alla progressione.
Si può decidere di viaggiare da una provincia all'altra destabilizzando talora la fase del contrabbando, talaltra il braccio armato, o quello della propaganda. È possibile aiutare i ribelli boliviani del Pakari 26 - nostri fidi alleati - recuperando risorse e mezzi, sabotando i convogli del cartello o indebolendo la presa dello stesso sulla popolazione intimidendo i boss locali.
Questo ci consentirà anche di chiedere ai ribelli di ricambiare il favore fornendoci il loro aiuto quando richiesto, con attacchi mirati o diversivi studiati. La mappa di gioco si svela ai nostri occhi durante l'esplorazione, accendendosi di tanti punti luminosi quando recuperiamo dati e dossier importanti. Quelle icone rappresentano, in sostanza, la grande ricchezza di Wildlands. Perché, come spesso accade nei titoli Ubisoft, anche la scoperta del lore è demandato alla curiosità dell'utente e alla sua buona volontà. Vero, le missioni relative all'incarico principale si contano sulle dita di una mano in ogni provincia e raramente escono dal sentiero tracciato da una sceneggiatura profilata, per lo più, su luoghi comuni e argomenti fittizi estrapolati dalla letteratura. In questo senso, ci saremmo aspettati un maggiore sforzo creativo dal buon Don Winslow.
Ciò nonostante, larga parte del coinvolgimento narrativo deriva proprio dai collezionabili e dai dati raccolti esplorando l'ambiente di gioco. Leggende e folklore, dossier e registrazioni sui variopinti membri del cartello, sul corpo speciale dell'Unidad e sul loro sconsiderato modus operandi contribuiscono a comporre un puzzle ricco e sfaccettato, capace di dipingere un poliedrico e affascinante mondo criminale.

Wildlands, insomma, è strutturato in modo da invogliare l'utente ad esplorare con curiosità; a pianificare assalti in avamposti sperduti solo per il gusto di recuperare nuove informazioni e non solo. Gli sviluppatori, per incentivare l'aspetto esplorativo, hanno infatti pensato di "adagiare" sulla mappa anche una progressione del personaggio intelligente e ben studiata, nonché l'ampliamento dell'arsenale tramite il recupero di parti di armi (la quantità di oggetti e le relative statistiche è veramente da vertigini), così da potenziarle per renderle sempre più efficaci. Anche punti abilità bonus e risorse extra possono essere trovate addentrandosi in ogni anfratto del territorio e, successivamente, spesi in uno skill tree profondo e stratificato. Ciò, in buona parte, contrasta con un problema che potremmo definire endemico di ogni open world: la varietà. Dopo un po' le attività iniziano a ripetersi, portando il giocatore - soprattutto in single player e a livelli di difficoltà più accessibili - a profilare il proprio stile di gioco su automatismi che tendono a svilire il tatticismo il quale, al contrario, viene esaltato quando il team di Ghost si compone di giocatori umani.

Hoo-aah in compagnia

Wildlands non fa nulla per nascondere la sua vena marcatamente multigiocatore, perseguendo tale via in modo solido e convincente. Se affrontato in solitaria, infatti, il titolo perde di mordente e il rischio che subentrino dinamiche come quelle descritte sul finire del paragrafo precedente si fa via via più marcato, proseguendo nell'avventura. I lupi solitari devono fare i conti, infatti, con un sistema tattico semplificato rispetto al passato che non permette la scelta tra un ampio ventaglio di ordini. La ghiera si limita a poche azioni dirette, solitamente poco precise e dirette all'intero gruppo. Il tatticismo, marchio di fabbrica della serie, ne esce forse un po' troppo semplificato e porta il giocatore a fare un largo uso del "colpo sincronizzato", abilità di squadra in cui si sublima l'intera concezione strategica. Una volta marcati gli ostili con il binocolo, o con il drone utilizzato per lo scouting, basta infatti impartire l'ordine agli infallibili compagni per vedere stramazzare a terra i bersagli in rapida sequenza. Se, invece, potete contare su alcuni amici fidati, il titolo cambia completamente volto, riuscendo a regalarci delle belle soddisfazioni come coordinare un attacco chirurgico con altri compagni parlando in cuffia, sentire che lo sniper della squadra ci conferma il via libera dopo aver esultato per un headshot ben assestato oppure, ancora, portare a termine un'operazione senza essere entrati in conflitto aperto. Insomma, l'attento studio delle location e il momento della pianificazione diviene parte integrante di un'esperienza di gioco più complessa e profonda, arrivando a rappresentare, forse, il momento più importante dell'intera sessione di gioco.
Il valore tattico-strategico del titolo, insomma, ne esce decisamente rafforzato, così come la difficoltà complessiva dello scontro e la componente collaborativa con i compagni di squadra. Giocando con altri amici, infatti, non è possibile effettuare il "teletrasporto" alla loro posizione, come, ad esempio, avviene in single player per i compagni controllati dall'I.A. Di conseguenza passano in primo piano dinamiche che possono apparire banali come decidere chi guida e con quale mezzo darsela a gambe, oppure ricordarsi di non lasciare indietro il proprio team nel caso di una ritirata precipitosa.

Il titolo, pur con la sua vena spiccatamente arcade (resasi necessaria anche per le mutate esigenze che una struttura open world porta con sé), riesce nell'intento di rimanere comunque sempre stimolante e divertente, nonostante alcuni problemi che affliggono il gameplay. Intendiamoci, la peculiare ibridazione tra visuale in terza persona ed elementi FPS funziona alla grande. Le incertezze sono emerse nella gestione delle coperture e del cosiddetto "cambio spalla". In alcuni frangenti, specie quelli più concitati, l'azione appare poco reattiva e imprecisa, esponendoci spesso al fuoco nemico mentre ci produciamo nel maldestro tentativo di metterci "in asse". L'intelligenza artificiale che muove gli ostili, infine, in alcuni frangenti appare incoerente: se in numero esiguo, i sicari abusano diabolicamente dei ripari, mentre quando arrivano i rinforzi si lanciano alla carica sprezzanti della propria vita.

Ci sono due marine e un caporale...

Scorrazzare liberamente per gli sconfinati ambienti di gioco senza tempi di caricamento, e attraversare panorami mozzafiato, rappresenta senza ombra di dubbio l'aspetto più riuscito dell'intera produzione targata Ubisoft. La maggior parte del tempo, infatti, è proprio la Bolivia digitale a rubare la scena lasciandoci a bocca aperta grazie ad un impatto visivo di tutto rispetto. L'Anvil, l'engine grafico utilizzato, viene spremuto a dovere per riprodurre in modo certosino la sfaccettata morfologia e i ricchi biomi che compongono la regione sudamericana.

Ogni singola regione della mappa rappresenta un piccolo gioiello di caratterizzazione. Saltando in sella ad una moto, guidando un'auto oppure pilotando uno dei tanti mezzi aerei, ci si rende conto dello sforzo profuso dal team di sviluppo per garantire un livello di immersività elevato. Gironzolando con elicotteri e aerei - ovviamente i mezzi più veloci per coprire grandi distanze - è possibile apprezzare dall'alto la vastità della mappa e passare rapidamente da verdi vallate costellate di minuscoli villaggi a rilievi montuosi privi di vegetazione,da intricati acquitrini paludosi a vette coperte da nevi perenni oltre i cinquemila metri sino ai laghi salati e zone minerarie da cui si estrae lo zolfo. Ogni zona, poi, possiede una ben precisa connotazione climatica coerente con il contesto a cui viene riferita. Pioggia e violenti temporali, ad esempio, bagneranno spesso la fitta giungla tropicale, mentre le spoglie distese sopra i cinquemila metri di quota subiranno l'attacco di forti raffiche di vento. Il fattore meteorologico e un ciclo giorno/notte reso in modo preciso muteranno di volta in volta le condizioni di ingaggio, costringendoci ad agire di conseguenza. Nonostante la realizzazione certosina, il team di sviluppo è comunque dovuto scendere a compromessi per garantire un giusto bilanciamento tra resa e prestazioni. Per questo la qualità poligonale incespica, la gestione delle compenetrazioni ogni tanto fa i capricci e il pop up ambientale spunta qua e là. Il titolo, considerato nel suo complesso, si presenta comunque solido e privo di difetti grossolani. Wildlands, su PS4 si attesta sui 30fps, questi ultimi afflitti da sporadici cali, localizzati soprattutto in concomitanza delle azioni più concitate e con un gran quantitativo di effetti presenti sullo schermo. Ci sentiamo di sottolineare, infine, l'immenso lavoro di doppiaggio, che non si fregia solo dell'elevata cifra stilistica di un perfetto Luca Ward ma anche di altri grandi nomi del doppiaggio nostrano, tutti capaci di caratterizzare in modo abbastanza convincente personaggi - anche di secondo piano - e situazioni di gioco.

Tom Clancy's Ghost Recon Wildlands Il periodo d'uscita scelto dal publisher francese, così pregno di titoli open world di grande impatto, non è di quelli più rosei e potrebbe azzoppare le ambizioni di successo di Ghost Recon Wildlands. Il nuovo prodotto targato Ubisoft, pur scendendo a patti riguardo al bilanciamento tra resa generale e prestazioni, è però qualcosa di unico nel suo genere. Esso offre un'esperienza open world che, attualmente, non è possibile trovare altrove. Stiamo parlando di un'esperienza multiplayer cooperativa sfaccettata, impegnativa e soddisfacente (oltre che molto divertente). Per questo ogni paragone con quanto giunto sugli scaffali nel corso di queste settimane non può reggere. Wildlands non calca la mano sull'impianto narrativo e sulla personalità, preferendo la quantità alla qualità. Questo, però, non è necessariamente un male. Ubisoft ci presenta un semplice canovaccio, lasciandoci piena libertà riguardo alla scelta di cosa fare, quando farlo e - cosa ben più importante - con chi affrontarlo. Una sorta di buffet da cui possiamo attingere, magari in compagnia di amici fidati, riempiendoci il piatto con ciò che, di volta in volta, più ci aggrada. L'immensa ed evocativa Bolivia digitale, infatti, appare in tutta la sua estensione straripante di attività da svolgere e il team di sviluppo si è dimostrato abile a disinnescare - in parte - la ripetitività degli incarichi proponendo non solo un sistema di crescita azzeccato e intelligente, ma anche una fase prettamente esplorativa che solletica il giocatore con indizi e scoperte riguardanti il ricco lore, invogliandolo così a proseguire nella ricerca. Il titolo può essere chiaramente giocato tutto in solitaria ma, in single player, Wildlands perde buona parte della sua verve e l'interesse dell'utente che ha deciso di affidare la riuscita dell'operazione Kingslayer a compagni controllati dalla fredda I.A. potrebbe scemare in fretta. Forse l'arrivo del PvP competitivo potrebbe smuovere un po'le acque. Al netto di alcune problematiche - superabili - relative al gameplay, la nuova avventura dei Fantasmi getta il cuore oltre l'ostacolo e ce la fa.

8.3

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