Recensione Toren

Toren è un'avventura dalle atmosfere rarefatte, con un un gameplay che unisce azione, esplorazione e puzzle. Tutti i dettagli nella recensione.

Toren
Trailer
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Andrea Dresseno Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

Premessa: Toren non è Ico. C'è qualcosa che può riportare alla mente Ico - l'atmosfera rarefatta, il tempo che sembra essersi fermato, la coesione spaziale di un luogo che non è lì semplicemente per essere calpestato ma diventa esso stesso racconto - ma Toren prende presto una strada diversa. Toren riporta alla mente anche Papo & Yo, ma in questo caso non c'è alcuna connessione tematica: sono entrambi giochi realizzati in Brasile, tutto qui. Un Paese che non è certo tra i più grandi produttori di videogiochi al mondo, per cui ben venga che, in casi come questo, ci sia pure lo zampino del ministero della cultura brasiliano. Sono segnali incoraggianti, sia dal punto di vista del sostegno istituzionale sia dal punto di vista della diversificazione della produzione (e della provenienza geografica). Ma veniamo al gioco vero e proprio, opera prima del team Swordtales.

LA STORIA

A livello di narrazione siamo di fronte a un'opera che punta decisamente in alto. Come avevano puntato in alto, troppo in alto, gli uomini che nell'antichità decisero di sfidare il Sole costruendo una torre che avrebbe dovuto raggiungere il cielo e superarlo, arrivando alle stelle. L'ardore degli uomini fu punito dal Sole, che da allora decise di non abbandonare più il cielo, privando così la Terra della Luna. La leggenda racconta che solo un fanciulla può sconfiggere il drago che abita la torre per riappropriarsi del chiaro di luna. Quella fanciulla sei tu. Toren attinge a piene mani dal mito: la torre che rimanda alla Torre di Babele, costruita per raggiungere Dio (o il Sole, in prospettiva pagana). Il drago a difesa della torre, ostacolo ultimo al raggiungimento dell'obiettivo. Una figura magica, un Virgilio immobile, che affianca la fanciulla nella sua scalata guidandola per mezzo di sogni e racconti. All'inizio dell'avventura, in pochi istanti, il giocatore apprende il tema portante del gioco: quel ciclo della vita che dall'infanzia conduce all'età adulta, in un percorso di formazione che ha contemporaneamente un sapore letterario ed esoterico. Toren sceglie la strada della metafora e della narrazione frammentata: ne esce un racconto a tratti sin troppo criptico, in bilico tra l'affascinante e il pretenzioso. L'ardore dei ragazzi di Swordtales va in ogni caso premiato: dal punto di vista narrativo Toren suscita curiosità, batte strade impervie e originali. Non ne esce del tutto illeso - perché a più riprese risulta difficile seguire quell'intricata matassa di concetti e metafore che si perdono sullo schermo tra versi e frammenti - ma sarebbe ingiusto non riconoscere lo sforzo.

IL GIOCO

Toren, tuttavia, non è un romanzo e non è un film: è un videogioco. L'incognita sta quindi nel tradurre in gioco una premessa così stratificata. Il team di Swordtales, purtroppo, non è riuscito nell'impresa, ed è un peccato. Dal punto di vista del gameplay Toren risulta innegabilmente un titolo acerbo. Non riesce a fornire al giocatore pretesti validi per godere dei suoi puzzle (anonimi) e delle sue battaglie (dimenticabili). Nelle due ore, due ore e mezza, necessarie per completare l'avventura si procede non tanto per il gusto di giocare quanto per quello di scoprire cosa si cela oltre la sommità della torre. Nel momento in cui questa consapevolezza emerge ci si rende conto che qualcosa non va. I puzzle sono banali e ripetitivi, non sono nemmeno puzzle a dire il vero: il più delle volte si tratta di evitare il soffio del drago - che puntualmente ostacola la salita - nascondendosi dietro statue disseminate lungo il percorso. Oppure scattare al momento giusto per non incappare nelle folate di vento ed evitare così di essere respinti all'indietro. All'interno dei sogni la situazione non migliora: bisogna svelare il percorso interagendo con alcuni simboli sul terreno ed evitare quei rari nemici che si muovono secondo pattern predefiniti. La spada in dotazione alla protagonista serve di rado e solo contro il drago, in combattimenti che purtroppo lasciano a desiderare per ritmo e credibilità. È come se le meccaniche fossero un semplice pretesto per svelare il racconto, come se il gameplay fosse stato messo in secondo piano, sviluppato con poco estro e poca convinzione. Qualche fase riuscita si scorge sul finale, ma è troppo poco per risollevare un titolo che dal punto di vista delle meccaniche fatica a convincere.


LA TECNICA

Il problema è che le magagne tecniche si riflettono sul gameplay. Il sistema di collisioni, per esempio, batte la fiacca e la cosa è evidente durante i (pochi) combattimenti. A ciò si aggiunge una certa macchinosità dei movimenti e dei salti, oltre che evidenti difetti grafici (quantomeno su PS4): tearing, texture che sfarfallano, animazioni da rivedere e riflessi inesistenti. Si potrebbe chiudere un occhio, ancor più di fronte a una direzione artistica che in certi scorci rivela tutto il suo valore, ma quando i problemi tecnici sono così diffusi la sospensione dell'incredulità vacilla e a risentirne è l'opera nel suo complesso. Spiace particolarmente, perché Toren aveva potenziale e le sue premesse narrative potevano dar vita a una piccola opera di culto per veri intenditori. Eppure, anche se è necessario essere onesti e riconoscere i limiti del titolo, chiudiamo questa recensione con un colpo di scena: giocatelo comunque, se siete curiosi, perché talvolta anche nei voti meno lusinghieri può celarsi quel dettaglio che merita attenzione.

Toren Toren poteva essere il nuovo Ico ma manca il bersaglio e si rivela infine un’occasione sprecata. Dispiace particolarmente, perché dal punto di vista narrativo e del contesto di gioco gli sviluppatori avevano evidentemente puntato in alto, e si vede: metafore, riferimenti esoterici e letterari, un simbolismo diffuso e un racconto stratificato, che si svela al giocatore per mezzo di versi e frammenti che vanno a comporre una mitologia affascinante (o pretenziosa?). Purtroppo il gameplay non riesce a stare al passo: manca di inventiva, di originalità; la progressione è scandita da puzzle e combattimenti anonimi, quasi tediosi. Nel momento in cui un giocatore procede esclusivamente per meriti del racconto piuttosto che per la qualità del gameplay significa che qualcosa non va. Acerbo dal punto di vista tecnico ma interessante da quello artistico; complesso dal punto di vista narrativo ma povero sul fronte ludico. Toren non può ambire alla sufficienza, ma non significa che dobbiate scartarlo a priori, nel caso vi incuriosisca. Siate solo preparati a un’opera sin troppo imperfetta.

5

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