Travis Strikes Again No More Heroes: Recensione del nuovo gioco di Suda51

Travis Touchdown torna su Nintendo Switch con un hack n slash allucinato e metareferenziale, folle tributo all'universo indie...

Travis Strikes Again No More Heroes
Recensione: Nintendo Switch
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Switch
  • PS4 Pro
  • Non è mai facile presentarsi al cospetto di un nuovo gioco di Goichi Suda con delle aspettative chiare e definite. La sicurezza è sempre quella di trovarsi di fronte all'ennesima opera di un game designer che combina costantemente "genio e sregolatezza". D'altronde da Killer 7 a Let It Die, passando per Killer Is Dead e Lollipop Chainsaw, la produzione Grasshopper Manufacture ha perennemente saputo spiazzare il suo pubblico per l'innata capacità del suo leader di muoversi tra i racconti e i generi più svariati, talvolta senza riuscirci fino in fondo, eppure senza mai tradire la propria stravagante visione artistica.

    Con Travis Strikes Again, la prima fatica di Suda51 per Nintendo Switch, farsi un'idea precisa di ciò che attende il giocatore è impresa perfino più complicata del solito. È stato così fin dai tempi del suo annuncio, quando il sottotitolo No More Heroes congiunse inequivocabilmente l'appartenenza del titolo ai trascorsi di Travis Touchdown su Wii. Eppure, a detta dello stesso Suda, non bisogna intendere il progetto come terzo episodio della serie ufficiale, bensì come capitolo collaterale, in continuity con gli avvenimenti narrati in passato ma posto su un binario a se stante. Anche i filmati promozionali non hanno aiutato a comprendere la vera natura dell'esperienza, mostrando lo stiloso assassino otaku alle prese con dei minigiochi apparentemente sconnessi, salvo poi accennare alla presenza di una modalità campagna con una storia fatta e finita. Una matassa d'informazioni alquanto confusa, insomma, che oggi tenteremo di sbrogliare una volta per tutte.

    Un videogioco per Travis

    Conviene iniziare proprio dalla trama di Travis Strikes Again, che si colloca ben sette anni dopo gli eventi di Desperate Struggle. Appesa la Beam Katana al chiodo, il protagonista di No More Heroes si è rifugiato in una roulotte situata chissà dove nella foresta, dove è ormai solito dedicarsi ai suoi amati videogiochi notte e giorno, senza la preoccupazione che qualcuno possa interromperlo. Questo almeno finché il giovane, all'improvviso, si ritrova sotto l'attacco violento di Bad Man, un brutto ceffo armato di mazza da baseball che con Travis pare avere un vecchio conto in sospeso. Dice di essere il padre di Bad Girl - la killer in gonnella annientata dal ragazzo nel corso della sua scalata alla United Assassins Association - e grida vendetta nei confronti dell'uomo che l'ha separato dalla sua figlia adorata. Fra i due scatta la rissa, che però viene subito fermata da un fatto a dir poco inaspettato. La Death Drive Mark II, ovvero il modello di console con cui Travis stava giocando poco prima, comincia a lampeggiare in modo strano, fino a risucchiare i due contendenti all'interno dei propri circuiti. Proiettati nel mondo digitale dell'unico videogame disponibile nel sistema, Electric Thunder Tiger II, Travis e Bad Man non possono fare altro che allearsi per uscire dai guai, affettando e mazzolando i numerosi bug antropomorfi sparsi lungo il cammino. Dopo aver sconfitto anche il boss finale, i due tornano nella realtà con la consapevolezza che chi ha progettato la Death Drive ha anche sviluppato altri sei giochi, racchiusi in altrettante sfere elettroniche: le Death Ball. Dove si trovino questi oggetti è un mistero, ma né Travis né Bad Man sembrano voler rinunciare a radunarli tutti per "entrarci" e vincerne le relative competizioni. Anche perché corre voce che chiunque riuscisse a completare tutte le sfide potrà esprimere un desiderio, che subito si avvererà davanti ai suoi occhi.

    Se il soggetto alla base di Travis Strikes Again potrebbe suonare come una follia già di per sé, è bene sapere che la messa in scena del racconto è persino più bizzarra. L'Adventure Mode, che segue Travis nella ricerca delle Death Ball, è rappresentato sotto forma di una visual novel vecchissimo stampo, fatta d'immagini 8-bit statiche, in stile Game Boy, nonché di righe di testo che si susseguono a cascata.

    È suddiviso in capitoli da leggere da cima a fondo, ciascuno dei quali serve a sbloccare il "videogioco" relativo alla Death Ball appena recuperata. Dopodiché la narrazione prosegue quando il giocatore deve effettivamente menare le mani, vale a dire quando Travis (o Bad Man) viene catapultato nell'ambientazione del titolo selezionato dal menù della Death Drive. Qui l'azione accompagna sempre un'avventura autoconclusiva, ovviamente incentrata sul contenuto della "cartuccia" di turno, che spesso ha dei punti di contatto con la macro-vicenda di Travis, di Bad Man e della Death Drive Mark II, hardware dalle origini assai bislacche. Ciascun gioco ha anche una sua "lore" dedicata, che può essere approfondita a parte, sfogliando i file della sezione Archivio.

    Per quel che riguarda l'alternanza dei fatti, Travis Strikes Again è Suda51 allo stato puro. Non a caso è tornato al timone dei lavori dopo anni nelle retrovie, e lo si percepisce chiaro e tondo da quello che è infine un pot-pourri di dialoghi, NPC e situazioni pienamente in linea con la sua poetica per estro, schizofrenia e piglio metareferenziale. Momenti pseudo-riflessivi si mescolano con noncuranza al nonsense più spinto (che raggiunge l'apice all'atto del salvataggio di partita, come al solito da effettuare seduti sulla tazza) in quello che è un frullato di stramberie in cui i fan del buon Goichi troveranno senza dubbio del buono.

    Senza contare che Travis Strikes Again è soprattutto una vera e propria lettera d'amore nei confronti dello sviluppo videoludico underground. Si cita l'universo indipendente dappertutto: nelle t-shirt di Travis che ne raffigurano alcuni grandi successi recenti, nei botta e risposta che scherzano su quanto sia difficile realizzare qualcosa di decente con budget così risicati, fino a un riferimento smaccato a un certo capolavoro Devolver Digital che non vogliamo proprio anticipare. È un'ammirazione verso un certo modo di fare videogiochi - lo stesso adottato dall'odierno team di Suda per portare a termine questo progetto - che si respira in ogni pixel, e che addirittura rafforza l'identità dell'intero prodotto, purtroppo molto meno ispirato dal punto di vista dell'offerta ludica nuda e cruda.

    Provaci ancora, Trav

    Di mazza in katanaIl fatto che Travis e Bad Man cadano entrambi vittime dello strano sortilegio della Death Drive è più che altro un pretesto per giustificare la possibilità di fruire l'avventura anche in modalità cooperativa. Le regole per la co-op sono le solite di Nintendo Switch: basta spartirsi due Joy-Con, e il gioco è fatto. Ovviamente non si tratta di una feature in grado di stravolgere l'essenza della progressione, ma ha per lo meno il potenziale per rendere l'esperienza un po' più caciarona di quanto sappia essere in single player.

    Sfatiamo subito il mito per cui Travis Strikes Again sarebbe una raccolta di minigame. Qualche saltuaria meccanica da minigioco spicciolo in effetti non manca (per esempio il protagonista dovrà gareggiare in un semplicistico arcade racing in rettilineo à la Tron Legacy), ma è più che altro funzionale al tessuto narrativo. Si tratta quindi di piccole divagazioni ludiche che servono principalmente a delineare il contesto e lo spirito di ciascuno dei sette diversi stage di gioco, laddove il core gameplay è invece riconducibile senza fraintendimenti al genere hack'n'slash. Il titolo è insomma un classico action a stanze e corridoi in cui l'eroe, munito di spada laser (se Travis) o di bastone (se Bad Man), deve semplicemente sterminare tutti i nemici "buggati" che incontrerà nel corso della sua avanzata.
    Per farlo ha dalla sua un set di mosse piuttosto elementare, composto da un attacco leggero, uno pesante, uno in salto e da una combo ad alta potenza, da scatenare sfruttando l'accelerometro del controller. È possibile eseguire i fendenti fintanto che la propria arma è funzionante - il suo livello energetico è sempre visibile in interfaccia - dopodiché diventa necessario ricaricarla, arrestando l'avatar e scuotendo i Joy-Con su e giù, con un movimento "masturbatorio" in puro stile No More Heroes.

    Per difendersi non è consentita la parata, ma l'utente ha comunque la possibilità di schivare gli assalti avversari con una capriola. Si tratta di un combat system al risparmio, impreziosito solamente dall'opportunità di associare alla pulsantiera del pad fino a quattro abilità extra, i cosiddetti Chip, selezionabili alla bisogna da un elenco che si arricchisce andando avanti nell'avventura. L'uso ragionato delle skill speciali rende le sessioni di lotta un po' meno standardizzate, ma forse non abbastanza da respingere un certo senso di ripetitività che inevitabilmente rischia di affiorare sulla distanza. È un problema, quello della scarsa profondità delle dinamiche di scontro, che pesa soprattutto durante le -tutt'altro che memorabili- battaglie contro i boss, da approcciare sostanzialmente allo stesso modo delle mischie contro gli scagnozzi ordinari.
    Più in generale, l'impressione è che Travis Strikes Again soffra di un'esecuzione d'insieme grossolana, per non dire superficiale. I mondi di gioco - alcuni dei quali esasperatamente lunghi - propongono un level design fin troppo lineare e guidato, che diventa nocivo proprio perché applicato a quella giocabilità ridondante di cui si è scritto poc'anzi. Non aiuta nemmeno l'inserimento occasionale di qualche variante alla normale progressione isometrica, dai puzzle ambientali a visuale top-down fino alle brevi sezioni di platforming laterale, tutti realizzati in maniera approssimativa. La stessa cifra stilistica dei sette "videogiochi nel videogioco" che attendono Travis e Bad Man non gode di un particolare graffio creativo, fiaccato ulteriormente dall'impiego di una grafica low-poly piacevole soltanto a tratti.

    Infine, qualche dubbio emerge anche in materia di ottimizzazione. Sia con Switch in modalità TV che in assetto portatile, Travis Strikes Again mostra più di un tentennamento nel frame rate: un inciampo che fa storcere il naso, specie pensando alla modesta mole poligonale che il motore di gioco è chiamato a gestire.

    Travis Strikes Again: No More Heroes Travis Strikes Again: No More HeroesVersione Analizzata Nintendo SwitchTravis Strikes Again: No More Heroes vive nella contraddizione di volere rendere omaggio alla filosofia indie in modo sincero e accorato, senza però sfoderare delle qualità anche solo minimamente paragonabili a quelle dei titoli che cita durante tutto il suo svolgimento. La mano di Suda51, qui tornato nei panni di Director, si avverte grazie a una scrittura divertita e a uno stile come sempre sperimentale, maleducato e lisergico. Sono virtù che tuttavia non trovano terreno fertile in una proposta di gioco altrettanto indovinata. Purtroppo Travis Strikes Again, Joy-Con alla mano, è un action game stagionato, dalle meccaniche striminzite e dall’incedere ludico e visivo a dir poco monocorde. Un prodotto che non riesce del tutto ad andare oltre le sue buone intenzioni, e con cui speriamo che No More Heroes 3 - se e quando vedrà la luce - sia destinato ad avere poco o nulla a che fare.

    6

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