Trials of Mana: recensione del remake del classico Square Enix

In occasione del suo 25° anniversario, Trials of Mana torna sulle scene con uno sfavillante remake per PlayStation 4, Nintendo Switch e PC.

Trials of Mana
Recensione: PlayStation 4
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Sono trascorse solo due settimane dall'esordio del clamoroso primo episodio di Final Fantasy VII Remake, che ha letteralmente spaccato in due la fanbase con sensibili modifiche apportate al canovaccio narrativo originale (recuperate il nostro speciale sulle differenze narrative di FF7 Remake), ma il publisher Square Enix è già pronto a immettere sul mercato globale un altro rifacimento piuttosto desiderato dagli appassionati di JRPG. Annunciato in occasione dello scorso E3, il remake in 3D di Trials of Mana è stato realizzato per completare la trilogia primigenia e festeggiare una ricorrenza molto importante, ossia il venticinquesimo anniversario del titolo, che in Giappone venne infatti lanciato nel lontano 1995. Il prodotto, che ricordiamo tra gli ultimi titoli SNES a vedere la luce, è però approdato nel resto del globo solo in piena estate 2019, quando la console ibrida di Nintendo ha accolto all'interno della propria scuderia la cosiddetta Collection of Mana: una sorprendente raccolta dei primi tre episodi di Seiken Densetsu.

    Dopo aver finalmente scoperto e apprezzato Trials of Mana attraverso la veste in 16 bit, è quindi giunto il momento di porre sul banco di prova anche il rifacimento realizzato da Square Enix, che durante la relativa campagna pubblicitaria ha più volte ribadito l'intenzione di voler svecchiare il più possibile il prodotto, allo scopo di farlo apparire un titolo moderno e quasi nuovo. Dal punto di vista prettamente grafico l'operazione può dirsi tutto sommato riuscita, ma sono ben altri gli elementi che, ancora oggi, tradiscono l'età reale di un grande classico del calibro di Trials of Mana e lo rendono un prodotto abbastanza "obsoleto". Scopriamoli nella nostra recensione.

    Destini che si intrecciano

    Oggi come allora, la peculiarità del canovaccio narrativo alla base di Trials of Mana è senza dubbio rappresentata dalla presenza di sei diversi eroi e tre potenziali sottotrame in grado di alterare sensibilmente le battute iniziali e finali della campagna principale. Questo perché il giocatore, al momento di iniziare una nuova partita, è costretto a scegliere il protagonista da impersonare e persino i due compagni da affiancargli, al fine di comporre un party di tre individui e personalizzare il più possibile l'avventura.

    Occorre inoltre precisare che i protagonisti - tre uomini e altrettante fanciulle - condividono grossomodo i medesimi obiettivi, seppur divisi a coppie: se il prode Duran, valente spadaccino del regno di Valsena, e la bellissima Angela, principessa ribelle del regno magico di Altena, si ritroveranno per motivi differenti a dar la caccia al misterioso Crimson Wizard, la giovane mezz'elfa di nome Charlotte e il focoso Kevin, unico figlio del re degli uomini-bestia di Ferolia, si metteranno in viaggio a causa delle manipolazioni perpetrate dal malvagio Goremand, un subdolo demone che si nutre delle anime umane.

    Infine, l'abile Hawkeye, ladro appartenente alla gilda di Nevarl, e la principessa Riesz, caparbia leader della guardia amazzone di Laurent, saranno invece chiamati a contrastare la velenosa Belladonna, un'affascinante incantatrice disposta a compiere qualunque atrocità pur di compiacere il Sovrano Oscuro.

    Indipendentemente dalle scelte compiute dall'utente e superati i differenti prologhi iniziali, le vicissitudini narrate in Trials of Mana vedono i suddetti protagonisti impegnati nella ricerca degli otto Spiriti Elementali, indispensabili per spianare la strada verso il leggendario santuario in cui si mormora sia conservata la portentosa Spada del Mana. Dal momento che vari signori del male stanno cercando di risvegliare i terrificanti Benevodon sigillati in tempi antichissimi nelle otto Mana Stone, l'Albero del Mana rischia seriamente di appassire, ragion per cui l'unica speranza rimasta ai nostri eroi è quella di destare la Dea del Mana dal suo lungo sonno e chiederle di salvare il mondo coi suoi sconfinati poteri.

    Trattandosi di un gioco confezionato nella prima metà degli anni '90, la trama di Trials of Mana non ha pretese particolarmente innovative, ma al contrario preferisce seguire con estrema dedizione gli schemi classici e fondamentali che due decenni fa caratterizzavano i titoli di stampo fantasy.

    Il tessuto narrativo, quindi, è un continuo mix di cavalieri, artefatti mistici, creature demoniache e agognate vendette, che il più delle volte si consumano anche piuttosto in fretta e senza il giusto pathos. D'altronde, come avvenuto per i remake di Adventures of Mana e Secret of Mana pubblicati rispettivamente nel 2016 e 2018, Square Enix non ha rimaneggiato l'intreccio di Seiken Densetsu 3, per mantenerne pressoché intatta l'esperienza originale. Come risultato, il copione è ancora abbastanza fragile, frettoloso e persino ripetitivo, nonché affetto da soluzioni spesso al limite dell'assurdo, che un tempo potevano anche funzionare, ma che oggi appaiono eccessivamente forzate e banali.

    L'unica reale novità sul piano narrativo è rappresentata dall'inserimento dei cosiddetti "capitoli flashback", ossia delle brevi sequenze che, dopo aver incontrato e arruolato i compagni selezionati all'inizio dell'avventura, consentono al giocatore di esplorarne (in maniera assolutamente facoltativa) le peripezie precedenti al fatidico incontro col protagonista principale. Un apprezzabile e ingegnoso stratagemma che, a differenza di quanto avveniva nella versione originale dell'action RPG, ci ha fornito maggiori dettagli sulla spesso tumultuosa caratterizzazione dei comprimari e sui loro regni natali.

    In definitiva, se i nostalgici fan della prima ora e più in generale gli appassionati di avventure fantasy di stampo classico troveranno senza dubbio pane per i loro denti, i giocatori più giovani e magari abituati a canovacci narrativi più ambiziosi e sfaccettati potrebbero avere invece non poche difficoltà a sopportare l'estrema linearità di Trials of Mana per le 25 ore circa necessarie per giungere ai titoli di coda e imbarcarsi finalmente in un post-game inedito e concepito appositamente per il remake.

    Sistema di classi e di combattimento

    Passando al piano ludico, occorre sottolineare una fondamentale differenza fra i sistemi di combattimento adottati da Secret of Mana e Trials of Mana. Se nel primo la potenza degli attacchi scagliati dai protagonisti era sempre proporzionata alla percentuale di ricarica di un'apposita barra (per tutti i dettagli vi invitiamo a consultare la nostra recensione del remake di Secret of Mana), in Seiken Densetsu 3 l'attacco potente e quello debole sono invece assegnati a due tasti differenti, esattamente come accadrebbe in un qualsiasi hack'n'slash.

    Durante le fasi di battaglia, pertanto, sono i giocatori a decidere quale approccio utilizzare: se gli attacchi deboli permettono infatti di concatenare combo frenetiche, i lenti assalti potenti, soprattutto se caricati, sono in grado di distruggere le barriere protettive di alcuni nemici e infliggere loro ingenti quantitativi di danno. L'opportuna alternanza fra due tipologie, quindi, gioca un ruolo fondamentale nella strategia da adottare sul campo di battaglia, anche perché la difficoltà complessiva di Trials of Mana, a dispetto delle apparenze iniziali, è discretamente bilanciata e in alcuni casi può anche riservare delle spiacevoli sorprese. Le disattenzioni del giocatore, in particolar modo in presenza dei molteplici nemici dotati di attacchi AoE ("Area a Effetto"), si pagano infatti a caro prezzo, anche ai livelli di difficoltà inferiori. Il prodotto, ad ogni modo, presenta quattro diversi gradi di difficoltà (Beginner, Easy, Normal e Hard) cambiabili in qualsiasi momento, in modo tale che ciascun utente possa sempre adattare l'esperienza alle proprie necessità o preferenze.

    Oltre agli attacchi di base, i sei protagonisti di Trials of Mana dispongono naturalmente di tecniche e abilità speciali, le quali possono essere lanciate attraverso il comodo menu ad anello che, in Secret of Mana, era invece utilizzato per cambiare l'arma equipaggiata. Ci sono poi degli attacchi ancora più devastanti, che però prevedono il caricamento di un'apposita barra posta sotto l'icona del personaggio controllato: sconfiggendo i nemici e infrangendo le barriere che li proteggono, è infatti possibile raccogliere dei luminosi cristalli che accrescono la percentuale di ricarica e sbloccano l'accesso alle varie mosse finali, richiamabili attraverso comode scorciatoie e combo di tasti liberamente personalizzabili.

    Il terzo episodio della serie Seiken Densetsu si discosta dalle precedenti incarnazioni del brand anche per quanto concerne lo sviluppo e l'armamentario dei personaggi, che in questo capitolo non sono in grado di equipaggiare qualsiasi tipo di arma, ma al contrario primeggiano nell'uso di una singola categoria di strumenti. Se, ad esempio, il cavaliere Duran è un maestro nella sublime arte della spada, l'abilità del ladro Hawkeye con daghe e pugnali non ha rivali, mentre le principesse Reisz e Angela utilizzano rispettivamente lance e scettri magici.

    L'impossibilità di cambiare arma e di conseguenza i pattern di attacco dell'eroe controllato è comunque controbilanciata da un vero e proprio job system e da una meccanica che permette di spendere i Punti Allenamento acquisiti con l'aumento del livello base. Collocata nel menu principale, la voce Training consente infatti di investire i suddetti punti per migliorare statistiche principali dei combattimenti e sbloccare, tra le altre cose, nuove skill attive e passive (personali e congiunte), che spaziano dagli incantesimi elementali a meri bonus in termini di punti vita.

    Menzionato poc'anzi, è comunque il sistema di classi il piatto forte della personalizzazione dei personaggi, in quanto i vari eroi hanno accesso a ben nove job univoci, se includiamo quello base e le "quarte classi" sbloccabili unicamente nel post-game. Partendo da quella predefinita (la cosiddetta classe 1), Kevin e compagni possono infatti cambiare classe ai livelli 18 e 38, e i job disponibili variano a seconda del percorso scelto tra luce e oscurità. Ad esempio, una volta raggiunto il grado richiesto per accedere alla classe 2, Reisz può scegliere fra Valkyrie e Rune Maiden, che a loro volta danno accesso ad altri due mestieri avanzati. Naturalmente i vari job influenzano in maniera nettamente diversa le statiche dei sei eroi e soprattutto conferiscono delle abilità univoche, ragion per cui la scelta dei mestieri va affrontata con accortezza e un pizzico di strategia. Anche perché, sebbene il possesso di un determinato oggetto consenta a un giocatore non soddisfatto di tornare sui propri passi e imboccare un differente percorso evolutivo, il dietrofront può essere attuato solo nelle fasi avanzate della campagna.

    Bizzarri ritorni e simpatiche novità

    Per la gioia dei fan storici, il remake di Trials of Mana ha visto il ritorno di tutte quelle meccaniche abbastanza sconclusionate che caratterizzavano l'originale e i suoi predecessori, come ad esempio la capacità di spostarsi da un capo all'altro del mondo attraverso un cannone.

    Prima ancora di sbloccare il buffo del re del mare incaricato di traghettare i nostri eroi da una spiaggia all'altra, Seiken Desentsu 3 prevede infatti che i suoi protagonisti, dinanzi alla necessità di raggiungere una località lontana o altrimenti inaccessibile, si facciano letteralmente catapultare in aria con un gigantesco cannone, per poi atterrare miracolosamente illesi. Si tratta di una meccanica che da una parte preserva la natura un po' ingenua e scanzonata del brand, ma che dall'altra potrebbe lasciare i neofiti con un più che legittimo senso di disorientamento.

    Stesso discorso si applica grossomodo ai buffi vasi magici situati vicino al banco reception delle locande, presso i quali possono essere piantati i semi rinvenuti durante l'avventura. Ciascun seme, una volta interrato, produce un oggetto consumabile o addirittura un pezzo d'equipaggiamento, la cui rarità dipende però dal livello del vaso. Seme dopo seme, infatti, i vasi tendono a salire di livello e a premiare i giocatori con oggetti sempre migliori e non comuni!

    Tra le novità del rifacimento, invece, non possiamo non menzionare il simpatico "Li'l Cactus" nascosto in vari luoghi segreti del mondo di gioco. Introdotto in Legend of Mana e Sword of Mana, il simpatico cactus sorridente può essere rintracciato pressoché in ogni mappa di Trials of Mana e ricompensa i giocatori più attenti con un timbro da applicare a una specie di tessera per la raccolta dei punti.

    Ogni cinque marchi, la piantina conferisce dei bonus opzionali piuttosto utili, come un perenne sconto del 10-20% presso i negozi di armi e oggetti, l'aumento sporadico dell'esperienza ottenuta al termine di una battaglia, il dimezzamento del tempo richiesto dalla fuga, e così via. Una ragione più che valida, insomma, per setacciare ogni singolo metro quadro delle mappe visitate, soprattutto durante le tediose sessioni di backtracking!

    Un considerevole balzo in avanti

    Il codice definitivo di Trials of Mana ha sfortunatamente confermato buona parte delle perplessità sorte dopo esserci cimentati con la demo gratuita pubblicata lo scorso mese. Il remake vanta un character design morbido e molto dettagliato, che strizza palesemente l'occhio alle serie d'animazione giapponese.

    In generale i modelli poligonali dei personaggi sono molto belli e i chiaroscuri risultano efficaci, ma ci saremmo aspettati parecchi spigoli in meno. In ogni caso, rispetto al recente rifacimento di Secret of Mana, il passo in avanti è innegabile e persino le texture del gioco ci sono parse più che soddisfacenti. Peccato soltanto per lo sgradevole effetto stuttering che tende a caricare texture di paesaggi e personaggi una frazione di secondo dopo la comparsa sullo schermo dei suddetti, e per la fastidiosa tendenza dei compagni di incastrarsi, di tanto in tanto, contro le pareti. In compenso, almeno su PlayStation 4 Trials of Mana gira stabilmente a 60 fps a secondo, con cali abbastanza rari e a malapena percettibili, contro i 30 granitici della versione per Nintendo Switch.

    Spendiamo qualche parola anche per la telecamera, che per l'occasione ha abbandonato l'inquadratura a volo d'uccello e si è quindi liberata delle storiche limitazioni, consentendo al giocatore di osservare e apprezzare il delizioso mondo di gioco da varie angolazioni.

    Seguendo la scia tracciata dal proprio predecessore, il prodotto targato Square Enix presenta due tracce parlate: una in giapponese e una in inglese, le quali svolgono il proprio dovere senza lode e senza infamia. Al netto di qualche scelta di adattamento alquanto opinabile, i testi nella lingua anglofona ci sono parsi scorrevoli e facilmente comprensibili, anche grazie all'utilizzo di un linguaggio tutto sommato elementare, che di conseguenza non dovrebbe precludere la totale comprensione della vicenda ai non esperti masticatori dell'idioma inglese.

    Trials of Mana Trials of ManaVersione Analizzata PlayStation 4Dal momento che Square Enix promise che Trials of Mana ci sarebbe sembrato un gioco quasi “nuovo” e moderno, era lecito aspettarsi che il rimaneggiamento effettuato dal team di sviluppo coinvolgesse tutti i vari aspetti del prodotto. Al contrario, il rifacimento ha solo rinnovato la componente tecnica, innestando giusto qualche novità al comparto ludico e narrativo. Come risultato, Trials of Mana potrà anche rappresentare un piacevole balzo in avanti rispetto al remake del proprio predecessore, ma il risultato finale rimane comunque distante dagli attuali standard qualitativi di PlayStation 4. Trattandosi di un grande classico del passato, che per giunta è rimasto inedito in Occidente per oltre due decenni, ne consigliamo il recupero ai più sfegatati fan di action RPG di fattura nipponica e a chiunque voglia avvicinarsi per la prima volta allo squisito brand targato Square Enix.

    7.5

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