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Trover Saves the Universe Recensione: folli avventure su PlayStation VR

Dai creatori di Rick e Morty arriva sul visore di Sony un'avventura assurda e dissacrante. Scopritela nella nostra recensione.

Trover Saves the Universe
Recensione: PlayStation 4
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • PS4 Pro
  • A patto di selezionare la versione del racconto "per adulti" prima di avviare l'avventura, Trover Saves the Universe colpisce il giocatore con la forza dirompente di una sceneggiatura sboccata e a tratti eccessiva, senza freni, regole né censure. Per mandare giù l'umorismo sboccacciato di Justin Roiland, uno dei due ideatori di Rick & Morty nonché autore di questo nuovo titolo per PSVR, bisogna non solo essere abituati alla politica degli eccessi del meraviglioso cartoon prodotto per Adult Swim, ma anche avere la capacità di apprezzare la divertita e surreale naturalezza con cui i dialoghi sguazzano nelle più turpi volgarità, nella sfera del basso corporeo, nel raccapricciante ed in un black humor tremendamente spietato.

    Se una sceneggiatura di questo tipo non fa per voi, se avete paura che una parola di troppo possa offendere la vostra sensibilità, se non vi piace il non-sense fantascientifico di Rick & Morty, con tutta probabilità non dovreste neppure avvicinarvi al titolo sviluppato da Squanch Games. Nonostante ci sia la possibilità di scegliere una versione "addolcita" del racconto, l'avanzamento finirebbe per essere abbastanza insipido: a sorreggere queste esperienza in Realtà Virtuale non è certo la componente ludica, che anzi tentenna a più riprese e soprattutto nelle fasi finali, ma gli sfrenati equilibrismi di Roiland, che non solo scrive ma doppia tutti i personaggi. Petulante, ossessivo, logorroico, è lui che tiene in piedi l'intera avventura, prendendosi beffe dei benpensanti e del politicamente corretto.

    Le assurde premesse del racconto e del gameplay

    Trover Saves the Universe è un'avventura sci-fi dalle premesse completamente assurde. Il giocatore interpreta un alieno appartenente alla razza dei Chairorpian, esseri che per legge non possono camminare, e sono obbligati a rimanere con le chiappe ben aderenti ad una sedia. In mano stringono un pad non troppo diverso dal DualShock, con cui possono controllare il loro futuristico "trono" meccanizzato.

    Un presupposto abbastanza surreale, che tuttavia "spiega" perché il giocatore sia costretto a rimanere nella posizione in cui si trova, facilitando uno strampalato ma efficace senso di immersione. Le stranezze non sono finite qui: la nemesi dell'avventura è rappresentata dal malvagio Glurkon, un essere spregevole che ad un tratto rapisce i due cani del protagonista per infilarli nelle proprie cavità... oculari, assorbendone la forza vitale con l'obiettivo di distruggere l'universo.

    A questo punto entrerà in scena Trover, un buffo omuncolo viola che si lascerà controllare dal giocatore, aiutandolo nell'impresa di fermare il mattatore di mondi. A livello strutturale il gioco si presenta come una sorta di action/platform: è necessario muovere Trover in giro per i livelli, usando gli stick analogici e i tasti frontali per eseguire rapide combo con una improvvisata spada laser, mentre osserveremo l'azione della prospettiva dell'immobile Chairorpian.

    Utilizzando un sistema di teletrasporti potremo comunque muovere la nostra sedia, per esplorare "di balzo in balzo" i vari pianeti che ci troveremo a visitare. Trover Saves The Universe, in pratica, recupera alcuni elementi già visti in altri ottimi titoli per la VR, come il dirompente Astro-Bot e il delicato Moss. L'azione viene sostanzialmente inquadrata da un punto di vista "esterno", distante, mentre l'utente controlla un piccolo personaggio costantemente supervisionato da questo sguardo onnisciente. In verità la soluzione adottata da Squanch Games è più elaborata e potenzialmente molto più interessante. Oltre a potersi spostare lungo lo stage (e non con un avanzamento automatizzato come avviene in Astro-Bot), l'utente può ruotare la telecamera e variare l'altezza dell'inquadratura, così da osservare i livelli dal basso o dall'alto. Questo permette ovviamente di giocare con le prospettive, adocchiando lo stage da diversi punti di vista. Cercare l'angolazione migliore non serve soltanto per compiere agilmente salti e acrobazie, quanto per recuperare i molti collezionabili disseminati per i livelli.

    La raccolta dei "power baby", piccoli omini verdi che finiranno per incrementare la salute del protagonista, è tutt'altro che secondaria nell'economia della produzione. Procedere speditamente senza dedicarsi all'impresa riduce notevolmente la durata dell'avventura, che può variare dalle 5 alle 7 ore di gioco. Per fortuna l'operazione di recupero è sempre stimolante, punteggiata di piccoli "enigmi" ambientali che riescono a tenere alta l'attenzione del giocatore.

    Giocare da seduti

    L'avventura procede attraverso livelli indipendenti, in ciascuno dei quali è possibile recuperare un upgrade che aggiunge un piccolo tassello al gameplay. Che siano mosse extra per Trover (come doppi salti e capriole) oppure poteri speciali per la sedia del Chairorpian, la prima metà della storia è accompagnata da un continuo senso di scoperta.

    Una sorta di telecinesi che permette di sollevare e spostare oggetti dello scenario, ad esempio, apre la strada ad alcune inedite trovate di gameplay. Il tutto fa il paio con la sceneggiatura sregolata, che scherza sulla xenofobia interstellare, sulle scelte morali tipiche dei videogame, sulla tendenza dei videogiochi a considerare molti personaggi come carne da macello a disposizione dei capricci di utenti sempre più impazienti.

    Nella prima parte dell'esperienza i dialoghi sono eccessivi ma brillanti, capaci di strappare un sorriso sincero a chi adora questo tipo di comicità. Per apprezzarli serve però una buona conoscenza dell'inglese, dal momento che Trover non è adattato in italiano e il ritmo dei dialoghi è sempre piuttosto serrato.

    Chi mastica agilmente la lingua d'oltre manica, tuttavia, noterà un drastico calo nella qualità della sceneggiatura nelle fasi finali del racconto. Alcune sequenze risulteranno tremendamente superflue e banali: alla produzione sfugge in maniera evidentissima la misura perfetta e calcolata delle migliori puntate di Rick & Morty, con il risultato che alcune trovate sembrano pensate soltanto per ampliare il monte ore.

    La parabola discendente si riflette anche sulla componente ludica: un po' perché gli ultimi stage sono poco ispirati e propongono puzzle non del tutto convincenti, un po' per colpa del crescente numero di combattimenti. Le fasi d'aziono sono l'elemento meno riuscito del prodotto: elementari e senza un vero senso di difficoltà, prevedono soltanto un desolante button mashing.

    Usati come rapidi diversivi nei livelli iniziali, gli scontri aumentano in durata e quantità quando ci si avvicina allo scontro con il boss finale, allentando in maniera artificiale e deleteria i ritmi di gioco. È un peccato che il titolo inciampi proprio in vista del traguardo, congedandosi con molto meno vigore di quanto non ne avesse durante le presentazioni.

    Trover Saves the Universe Trover Saves the UniverseVersione Analizzata PlayStation 4 ProTrover Saves the Universe è, a livello di temi, linguaggio, amore per il non-sense e cattiveria, una maxi-puntata di Rick & Morty, scritta da uno dei suoi autori e da lui stesso interpretata. Fermo restando che una scelta artistica del genere si rivolge ad una platea ben specifica, resta vero che la sceneggiatura si ammoscia sul finale, risultando a tratti prolissa, spuntata e superflua. Le premesse lasciavano intravedere un finale guizzante, mentre le energie narrative di Roiland finiscono per essere un po' strozzate. Anche sul fronte del gameplay ci sono alti e bassi: l'evoluzione di meccaniche già viste in altri platform in VR è potenzialmente interessante e siamo sicuri che verrà recuperata in futuro da molti esponenti del genere. Gradevoli inoltre sia puzzle ambientali sia l'esplorazione degli stage. Soporiferi invece gli scontri all'arma bianca, che avrebbero avuto bisogno di ben altro spessore. Trover Saves the Universe è in sostanza un titolo tutto sommato riuscito, ma senza quell'impennata che lo avrebbe reso più memorabile.

    7

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