Recensione UFO: Aftermath

Leggi la nostra recensione e le opinioni della redazione sul videogioco UFO: Aftermath - 1516

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  • Brutta giornata per Ed Straker

    Non prendete impegni per il 25 Maggio di quest'anno: quel giorno, una nave spaziale aliena entrerà in orbita intorno alla Terra e, ignorando qualsiasi tentativo di comunicazione, libererà nella nostra atmosfera nuvole di spore che oscureranno il Sole. Qualche giorno dopo, con la pioggia, le spore ricadranno sulla superficie, sterminando praticamente ogni forma di vita.

    La Compagnia Phoenix, un'unità militare speciale, è incaricata di affrontare l'invasione aliena e di riconquistare il territorio in mano alle forze ostili nonché di scoprire tutto il possibile sul nemico e sulle sue capacità. Con la Terra ridotta ad una distesa di cadaveri e popolata da abominazioni mutanti, non si tratta proprio di una passeggiata nel parco.

    Nemico ignoto

    UFO: Aftermath si propone come il successore della fortunata serie X-COM della Microprose il cui primo titolo X-COM: UFO defense (1988) era stato originariamente intitolato UFO: Enemy Unknown. Ritorna il tema della lotta contro l'invasione extraterrestre, degli scontri con un nemico sconosciuto, della corsa contro il tempo per scoprire il più possibile sul nemico e le sue capacità e sviluppare armi e strategie in grado di sconfiggerlo. Questa volta non c'è scampo: la Compagnia Phoenix è l'unica forza in grado di affrontare il nemico, quindi non c'è più da preoccuparsi dei finanziamenti (con gran parte della popolazione terrestre sterminata o mutata, non è che ci sia un'opinione pubblica cui rispondere) o delle risorse. Le uniche cose di cui preoccuparsi sono l'armamento, l'equipaggiamento della squadra e il benessere dei soldati: anche se sono sacrificabili, perderne uno significa perderne anche le capacità acquisite con l'addestramento e l'esperienza.

    Lo schermo principale mostra il Geoscape - una rappresentazione tridimensionale della Terra su cui sono identificate le basi a nostra disposizione, le aree di missione disponibili e gli oggetti volanti non identificati (non appena realizzato il sistema di rilevamento UFO). Selezionando uno degli elementi appare una finestra con le opzioni relative (modifica del tipo di base, accettare la missione, intercettare oggetto) e a destra c'è un comodo menu che consente di raggiungere tutte le sottofunzioni (gestione squadra, ricerca & sviluppo, eccetera). Da questo schermo si prendono tutte le decisioni strategiche come l'indirizzamento della ricerca.


    Sul Geoscape sono anche visualizzati i limiti dell'area sotto il nostro controllo: l'unico modo per espanderla è completare missioni e conquistare basi. Questo non solo amplia l'area di Terra riconquistata agli alieni, ma aumenta la nostra dotazione di uomini e armi e ci assegna nuove basi, il che accelera la ricerca e lo sviluppo.

    Accettando una missione, si mette assieme una squadra (massimo 7 membri) e la si porta sul posto. A questo punto il gioco diventa un tattico in tempo quasi reale: sul terreno tridimensionale orientabile si scelgono i punti di destinazione per ogni componente della squadra e si lascia “scorrere il tempo”. Il tempo di gioco si ferma ogni volta che uno dei soldati ha raggiunto il suo obiettivo o un nemico appare, permettendo così di pianificare la prossima mossa. L'interfaccia di controllo è comoda e funzionale e permette di gestire squadra e inventario e impartire comandi in modo semplice ed efficace. Il sistema di controllo permette di realizzare alcune manovre classiche come il fuoco e movimento, l'attacco sui fianchi e il lancio di granate con copertura. Si possono creare fino a 3 gruppi di soldati a cui dare ordini in blocco.

    Le missioni terminano nel momento in cui gli obiettivi sono completati, anche se é possibile continuarle per aumentare il punteggio.

    Riprendiamoci il pianeta

    UFO: Aftermath riprende i temi della serie X-COM e punta sul lato azione piuttosto che sulla strategia: non ci sono bilanci da gestire o basi da progettare o piani a lungo termine. Perdere un'intera squadriglia di aerei durante un'intercettazione non è più un grosso problema e il successo o meno di un'intercettazione non ha grandi conseguenze. Se agli appassionati dell'azione pura questo può sembrare un vantaggio, i fan di X-COM resteranno delusi dalla mancanza di una delle parti più impegnative dal punto di vista cerebrale. Le basi mancano di “personalità” e si sente la mancanza della sfida a progettarne una a prova di invasione; per contro, il sistema di gioco che sostituisce il vecchio metodo a turni rende l'azione più serrata e la gestione della squadra è notevolmente semplificata. Grossa pecca, invece, per quanto riguarda la gestione dell'equipaggiamento durante le fasi di azione: per lanciare una granata occorre mettere il fucile nello zaino (o per terra), equipaggiare una granata e poi attaccare, e in seguito rimettere il fucile al suo posto. Se da un lato è abbastanza realistico (nessuno lancia granate tenendo in mano il fucile) un'opzione per automatizzare il tutto selezionando per esempio un'arma principale (fucile) e una secondaria (granata) con un'icona per cambiarla al momento giusto sarebbe stata la benvenuta. Inoltre, spesso ci sono problemi proprio a equipaggiare gli oggetti anche se esiste una patch che corregge (in parte) questo aspetto.

    Il pathfinding dei personaggi non è sempre il massimo, ed è meglio selezionare diversi waypoints per mandare i nostri soldati dove vogliamo. Gli ambienti sono anche abbastanza angusti ma fortunatamente esiste un'opzione di zoom e il poter ruotare il campo di gioco permette di minimizzare gli angoli morti.

    I combattimenti sono gestiti in maniera semplice ed efficace. La grafica è sufficientemente definita, mentre il suono è decisamente anemico. Inoltre l'ambiente è indistruttibile - scordiamoci di spianare interi quartieri come si faceva in X-COM, e qui non esiste nemmeno il problema dei civili innocenti.

    Il poter gestire una sola squadra limita parecchio il gioco: non si possono assegnare due missioni a due squadre. Bisogna sceglierne una e lasciare l'altra alle truppe controllate dal computer, oppure completarne una, tornare alla base e uscire di nuovo. Possibile che anche dopo un'invasione aliena siamo ridotti al punto di poter buttare via F/A-18 come se crescessero sugli alberi ma dover contare su un solo elicottero da trasporto, anche controllando tutto il Nord America?


    Le missioni non mancano mai ma, alla lunga, risultano ripetitive e gli scontri con i nemici hanno più della sparatoria occasionale che della battaglia organizzata. Molto spesso ci troveremo a lasciar perdere una missione solo perché ne abbiamo abbastanza di sparare a due o tre alieni mutanti - e questo in un gioco non dovrebbe MAI succedere!

    UFO: Aftermath è un passo nella buona direzione per quanto riguarda interfaccia di gioco e gestione, ma gli sviluppatori devono ora farne un altro nel campo della complessità e nell'interesse complessivo.

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