Ultra Age Recensione: un action ispirato a Devil May Cry che non fa centro

Abbiamo giocato la versione finale di Ultra Age, un particolare action ispirato a Devil May Cry per PlayStation 4 e Nintendo Switch.

Ultra Age Recensione: un action ispirato a Devil May Cry che non fa centro
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Switch
  • PS4 Pro
  • In tempi recenti abbiamo assistito alla presentazione di ambiziosi progetti orientali in sviluppo presso studi composti da numerosi sviluppatori e con budget che non ha nulla da invidiare alle grosse produzioni tripla A occidentali (per saperne di più, eccovi la nostra anteprima di Black Myth: Wukong). Anche da quelle parti però troviamo studi più piccoli che con poche risorse e ancora meno forza lavoro provano a concretizzare il loro sogno: tra questi vi sono Visual Dart e Next Stage, due team dalle dimensioni ridotte che negli ultimi anni hanno lavorato ad Ultra Age, un action che fonde una serie di meccaniche originali ad altre già viste in altri esponenti del genere. Dopo aver completato l'avventura di Age su PlayStation 4 siamo pronti a svelarvi pregi e difetti di questo particolare prodotto indie.

    Il collezionista di spade

    Siamo nel 3174 d.c. e ad Age, un giovane esploratore, rimangono solo pochi giorni di vita quando viene inviato con il suo fido robot Helvis a recuperare un oggetto a bordo di una vecchia astronave abbandonata. La spedizione, però, si rivela essere più insidiosa di quanto sembrasse e dà il via ad un'avventura che porta il protagonista ad affrontare una lunga serie di pericoli con l'obiettivo di salvare l'intera razza umana dall'estinzione.

    Come potete intuire anche dalle premesse, la componente narrativa di Ultra Age non è entusiasmante e non è altro che un pretesto per dare un'arma al protagonista e spingerlo, arena dopo arena, a falcidiare nemici. Il fulcro di questa produzione è infatti il combat system, dal momento che Ultra Age è un frenetico action con visuale in terza persona che strizza l'occhio un po' a Devil May Cry (ecco qui la nostra recensione di Devil May Cry 5) e un po' a Nier Automata, ai quali aggiunge anche alcune meccaniche originali e ben congeniate.

    Il nostro protagonista è dotato infatti di numerose spade: quando ci riferiamo al numero non intendiamo dire solo che nel gioco sono presenti lame con caratteristiche differenti, ma anche che queste sono monouso. Nel corso dell'avventura metteremo le mani su sei diversi tipi di spadone (se ne possono però equipaggiare solo quattro) che potranno essere scambiati in maniera fluida nel corso delle combo con combinazioni di tasti che attiveranno un effetto unico che varia per ciascuna arma.

    Fin qui la descrizione del sistema di combattimento potrebbe ricordare quanto visto in tanti altri giochi action, ma a distinguere Ultra Age da tutti i suoi competitor è il fatto che le spade si consumano come se fossero dei proiettili. In giro per il mondo di gioco raccoglieremo decine di lame: poiché queste andranno usurandosi nella furia del combattimento, quando l'indicatore della durabilità sarà prossimo allo zero, potremo decidere se continuare ad attaccare fino a passare all'arma successiva o distruggerla immediatamente attivando una devastante abilità chiamata Lama Dirompente.

    Nel caso della claymore, ad esempio, Age sferra un potente attacco che infligge grossi danni al bersaglio, invece la katana si scatena in una serie di rapidi fendenti che colpiscono chiunque di fronte al protagonista. Ad arricchire le possibilità offerte dalla combinazione di Lama Dirompente, attacco leggero e attacco pesante troviamo anche una fune che il nostro alter ego può utilizzare sia per avvicinare i bersagli più esili che per proiettarsi verso il nemico e, con i giusti potenziamenti, schiantarsi su di lui con una sorta di esplosione che infligge notevoli danni. Non manca poi una rapida schivata che, se eseguita con il giusto tempismo, fa rallentare l'azione per un istante e consente all'eroe di punire l'avversario con una combinazione di fendenti.

    A mostrare i primi segni di cedimento del combat system sono però le sei lame disponibili nel corso dell'avventura: di queste, infatti, solo un paio risultano essere davvero utili e tutte le altre fungono da elemento di contorno che, di fatto, può non essere mai utilizzato se non in un paio di occasioni per la risoluzione di banali puzzle ambientali. Ciò fa sì che il giocatore possa di fatto dedicare tutte le risorse accumulate nel potenziamento di sole due spade ed essere incredibilmente forte sin dalle prime battute.

    Utilizzando la Claymore sui nemici robotici e la katana su quelli organici non vi è il bisogno di preoccuparsi di altro e anche eventuali scudi elettrici possono essere bellamente ignorati poiché le due armi citate sono talmente efficaci da mettere la lama folgorante in secondo piano. Si tratta questo di un problema di non poco conto, soprattutto se consideriamo che Ultra Age non offre l'opportunità di selezionare il livello di difficoltà e non vi è modo di rendere l'avventura più difficile attraverso meccaniche di gioco.

    Una grave lacuna per qualsiasi fan degli action, anche perché il livello di sfida generale è tendenzialmente basso ad esclusione di un paio di picchi di difficoltà che stridono con quelli proposti nel resto della storia di Age. Non meno fastidiosa è la gestione della telecamera che, anche con il lock-on sul bersaglio, rende davvero faticoso tenere sotto controllo l'azione: spesso ci si ritrova a subire attacchi alle spalle senza la possibilità di reagire con il giusto tempismo.

    A non averci convinto sono anche alcune meccaniche collaterali come quella legata alla raccolta di rune per il potenziamento dei parametri del protagonista. Il sistema è infatti mal implementato e nel corso del gioco ci si ritrova nel 90% dei casi a dover abbandonare le nuove rune a terra poiché meno efficaci rispetto a quelle equipaggiate. Anche il sistema per far scorrere velocemente il tempo grazie alle abilità del robottino Helvis non ci è sembrato azzeccato: utilizzando questo potere speciale, infatti, si possono rigenerare i mostri nell'area e i cristalli dai quali si estraggono le armi.

    In parole povere, questa meccanica non fa altro che semplificare ulteriormente un gioco già facile e per l'intero arco della campagna non ci ha mai messo alle strette per quello che riguarda la gestione delle spade, sempre disponibili in grande abbondanza. La possibilità di eliminare più avversari garantisce enormi quantità di energia con la quale potenziare le armi e aumentarne le probabilità di colpo critico, aspetti che consentono di eliminare qualsiasi minaccia in relativa scioltezza, anche quando si tratta di boss o mid-boss.

    Un Platino alla portata di tutti

    Altro aspetto problematico di Ultra Age sono i nemici, che offrono davvero poca varietà tanto nel numero quanto nell'aspetto. Nelle circa sei ore necessarie al raggiungimento dei titoli di coda affronteremo sempre gli stessi avversari, ripetuti allo sfinimento sino a rendere talvolta faticoso progredire nell'avventura. Gli stessi boss propongono alti e bassi e, seppur in un paio di occasioni siano evidenti le qualità delle idee alla base della costruzione di questi scontri, la loro realizzazione delude anche a causa della già discussa gestione della telecamera.

    A rendere sfiancanti alcune sequenze della storia sono anche le ambientazioni e il level design, entrambi aspetti della produzione poco curati e che nella seconda metà dell'avventura costringono il giocatore ad un backtracking all'interno di aree ripetitive e visivamente poco piacevoli. In generale tutti i luoghi che ci troveremo ad esplorare risultano essere privi di dettagli, ricchi di asset riciclati e tecnicamente indietro di almeno un paio di generazioni, senza contare il level design privo di qualsiasi guizzo persino nel posizionamento dei collezionabili.

    Risultano incerte anche le animazioni del protagonista al di fuori del combattimento, a cui va pure aggiunta l'inespressività facciale del personaggio acuita dal debole doppiaggio in inglese (è possibile anche scegliere quello in giapponese). Fortunatamente il gioco non presenta grossi problemi sul versante della fluidità e, a parte qualche calo di framerate nei momenti più affollati, si riescono a tenere costantemente i 60 fotogrammi al secondo.

    A far storcere il naso è anche l'eccessiva semplicità dei 37 Trofei disponibili nella versione PlayStation 4 (non esiste al momento l'upgrade next-gen). Non vi nascondiamo che abbiamo platinato Ultra Age ancor prima di visualizzare a schermo i titoli di coda e, francamente, è la prima volta in cui ci capita una situazione simile. Ciò accade perché la sconfitta del boss finale rappresenta il completamento al 100% del gioco: eliminata la nemesi suprema questo action all'arma bianca non ha letteralmente più nulla da offrire: nessuna difficoltà aggiuntiva, niente sfide a tempo o modalità a orde.

    Ultra Age Ultra AgeVersione Analizzata PlayStation 4 ProSe dovessimo valutare esclusivamente il combat system di Ultra Age non esiteremmo a dire che si tratta di una piccola perla. Purtroppo, però, ci troviamo a dover considerare l'intero pacchetto ed è quindi impossibile non tenere in considerazione i gravi problemi di questa produzione, che spaziano dal level design al comparto grafico, passando per alcune scelte di gameplay parecchio discutibili. Il risultato è un'offerta povera in termini di contenuti persino per un prodotto venduto a 29,99 euro. Insomma, l'acquisto di Ultra Age andrebbe valutato solo da parte dei fan più sfegatati del genere che non vogliono lasciarsi sfuggire l'occasione di provare con mano il particolare sistema di combattimento su PlayStation 4 o Nintendo Switch (piattaforma sulla quale è anche presente una demo gratuita).

    6

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