Recensione Uncharted: Drake's Fortune

Alla ricerca del tesoro di El Dorado!

Uncharted: Drake's Fortune
Recensione: PlayStation 3
Articolo a cura di
Disponibile per
  • PS3
  • In principio...

    Quando si crea una serie di successo si deve tener conto di diversi fattori principali: un protagonista carismatico e sicuro di se, un’atmosfera gradevole e mai invasiva, oltre ad una serie di comprimari di successo (preferibilmente di sesso femminile) ed un sistema di gioco che deve fare di tutto per tenere alto l’interesse del giocatore. Talvolta assistiamo a vere e proprie perle di game design destinate a riscrivere il genere di provenienza, mentre la maggior parte delle volte (e spiace constatarlo) ci tocca mettere le mani su prodotti realizzati indubbiamente con poca considerazione verso il pubblico pagante. Se vi fosse anche lontanamente venuto un barlume di dubbio, dimenticatelo: Uncharted: Drake’s Fortune appartiene e rappresenta in maniera esemplare la prima categoria, ricalcando il background di illustri predecessori, con tutti gli orpelli grafici e le potenzialità ludiche che merita un gioco odierno (soprattutto sulla “povera” e incompresa PlayStation 3).
    Non ci resta quindi che buttarci a capofitto nella prima (e sicuramente non ultima) avventura di Nathan Drake.

    Lost...

    Il pad in mano, ed una fitta foresta davanti agli occhi. Dentro lo schermo, un uomo decide di addentrarsi nella giungle ostile, saltando da un angolo all’altro dello scenario, arrampicandosi su pareti verticali e raggiungendo altezze considerevoli, per poi ricadere con morbide capriole, rotolando a terra tra ciuffi d’erba e ruscelli d’acqua. Il suo nome è Nathan Drake, un esperto cacciatore di tesori e di salvataggi in alto mare; il suo hobby è viaggiare per il mondo alla ricerca di navi naufragate e tesori perduti, adescando talvolta commercianti e contrabbandieri di antichità pur di ottenere i propri interessi. Tuttavia, diversamente da altre persone, Nate ha sempre sostenuto di essere guidato dal “brivido della caccia” piuttosto che dalla brama di denaro. Ma nel momento in cui scopre accidentalmente una leggenda familiare che lo lega al celebre (e ricchissimo) Francis Drake, Nate non può fare a meno di mettersi contro tutto e tutti, pur di arrivare al misterioso tesoro nascosto.
    Perché la leggenda di Sir Drake narra di un eroe per gli inglesi e un diavolo per gli spagnoli, uno dei più grandi esploratori e marinai che il mondo abbia mai conosciuto, famoso innanzitutto per essere stato il primo inglese a circumnavigare il globo.
    Ma ad accompagnare Nathan durante l’avventura troviamo la simpatica e attraente Elena Fisher (no, nessun legame di parentela con il ben più celebre Sam) la quale, dopo essere diventata famosa grazie a un popolare reality show televisivo, ha ottenuto il lavoro più ambito: presentare il proprio programma di archeologia per un noto canale televisivo via cavo. Difatti, Elena non solo produce e presenta lo show in questione, ma deve anche utilizzare la propria attrezzatura per realizzarne i vari servizi. E la spedizione per il recupero della bara di Sir Fracis Drake è decisamente un motivo più che valido per attirare verso di se tutte le attenzioni dei media.
    Riproponendo tutti i cliché tipici del film avventuroso sul modello di Indiana Jones, il comparto narrativo riesce ad affascinare il giocatore, coinvolgendolo in una continua scoperta, reinventandosi continuamente fino a stupire per la varietà di situazioni. Ben riuscita è del resto la caratterizzazione di tutti i personaggi, principali e secondari che siano. Il protagonista, nei tratti e nei modi, ricorda da vicino l’archeologo di Spielberg, ed i comprimari riescono a fargli da spalla con inattesa efficacia.

    Il braccio violento dell'avventura

    Ma nel frattempo noi siamo ancora lì, pad alla mano, con il medesimo scenario davanti agli occhi; Nate continua a scalare pareti, con un’agilità che da sempre abbiamo accomunato ad una celebre (e pettoruta) archeologa che risponde al nome di Lara.
    Ma ad un tratto accade l’inaspettato: un gruppo di nemici, presumibilmente pirati, decide di attaccare la nostra postazione. Otto, nove elementi, armati di tutto punto con pistole, fucili mitragliatori e, a quanto pare, granate. E finalmente, in quel preciso istante, capiamo il senso e lo spirito che Naughty Dog ha voluto infondere alla sua “Opera Prima” di nuova generazione: non una semplice avventura fatta di enigmi e leve da tirare, bensì un gioco dinamico, prepotentemente action, che rimanda alla memoria i ben più celebri Resident Evil 4 e Gears of War; Nate potrà raccogliere un’ampia varietà di armi da fuoco e granate, sebbene gli sia concesso di portare con se solo un’arma principale e un’arma da fianco alla volta. Basterà infatti raccoglierla dal suolo, selezionarla con la semplice pressione di un tasto, ed il gioco è fatto. Un semplice HUD su schermo ci indicherà inoltre il modello di pistola attualmente in dotazione e la quantità di munizioni nella cartucciera. Quando saremo chiamati a rispondere al fuoco nemico, basterà estrarre l’arma tenendo successivamente premuto il grilletto sinistro, cosicché la visuale vada alle spalle del protagonista. Ma non solo: in caso di necessità (e vi assicuriamo che ne avrete spesso bisogno), Nate potrà ripararsi dai proiettili utilizzando muri e oggetti, premendo semplicemente il tasto Cerchio una volta in prossimità di una superficie adatta per l’uso come riparo (per sbirciare e fare fuoco, basterà spostarsi poi nella direzione desiderata). Alcune volte il nostro eroe potrà anche ricorrere alla forza bruta, ingaggiando combattimenti corpo a corpo contro i propri avversari di turno: basterà premere ripetutamente i tasti per sferrare colpi deboli o attacchi più forti e devastanti (basterà trovare il giusto tempismo, affinché gli attacchi provochino il maggior danno possibile).
    Infine, sebbene sfruttato in maniera solo discreta e in specifiche sezioni di gioco, il sensore di movimento del pad SIXAXIS consente di impostare al traiettoria della granata, inclinando semplicemente il controller verso l’alto o il basso. Ma non solo: anche saltare su una piattaforma immediatamente indietro o restare in equilibrio mentre si cammina sopra certi oggetti (come tronchi d’albero) richiede l’uso del sensore, sebbene la loro implementazione risulta più un contentino che una feature vera e propria. Sfortunatamente, i Naughty Dog hanno pensato anche di implementare delle sezioni a bordo di alcune moto d’acqua, usate per attraversare fiumi e canali: la loro presenza, del tutto innocua, è presumibilmente pensata per intervallare le lunghe sessioni di gioco a piedi.

    Indiana chi?

    Ma nel marasma di colpi d’arma da fuoco, esplosioni e corpi dilaniati, in un gioco dal sapore “archeologico” come Uncharted: Drake’s Fortune non potevano mancare le consuete fasi esplorative. Nate potrà infatti contare sulle proprie abilità di arrampicatore per raggiungere nuove aree, afferrando ed appendendosi alle varie piattaforme presenti, saltando se necessario da l’una all’altra. Inoltre, esplorando i vari anfratti dell’Isola, incapperemo (seppur non troppo frequentemente) in alcuni enigmi “ambientali” che necessiteranno della nostra attenzione: Nathan dovrà in quel caso consultare il diario e le mappe di Sir Francio Drake, al fine di scovare indizi o suggerimenti che potrebbero risultarci utili. Infine, quando richiesto, premendo l’apposito tasto il nostro avventuriero guarderà in direzione di un oggetto, un obiettivo o una destinazione da raggiungere. Sebbene un po’ “automatizzato”, questo meccanismo aggiunge una discreta dose di atmosfera al gioco (sono tuttavia lontani i cervellotici enigmi del primo Tomb Raider).
    Dal punto di vista del gameplay, Uncharted solca quindi terreni già attraversati da altri generi, mescolando le caratteristiche tipiche degli ultimi adventure game con fasi più orientate verso l’azione pura. Il bilanciamento fra le due diverse fasi di gioco appare tutto sommato equilibrato, non rivoluzionario ma del tutto adeguato a coinvolgere il giocatore.

    Look @ Me

    Laddove il comparto ludico di Uncharted soffre di pochi difetti di gestione, quello tecnico ne appare praticamente privo. Il sonoro si comporta bene, offrendo un buon doppiaggio in italiano (di buon livello recitativo, ma in certi casi sembra troppo legato alla stereotipia dei personaggi) e musiche ambientali sempre coerenti con l’azione su schermo. Il set di brani che accompagna le gesta di Nathan è epica e spettacolare, composto di brani orchestrati in grado di sottolineare tutte le emozioni di una nuova scoperta o la frenesia degli scontri a fuoco.

    In più, analizzare il comparto visivo del gioco equivale a immergersi in un vero e proprio paradiso tropicale: grotte misteriose, antichi templi e cattedrali avvolte dalla vegetazione sono solo alcune delle fenomenali location che andremo a visitare nel corso della nostra avventura. Perché Uncharted è possente sia sotto il profilo ambientale, ma sopratutto sotto quello registico: i personaggi principali sono realizzati con una cura per i particolari sbalorditiva (in particolar modo la riproduzione dei volti, ma anche per una mole poligonale letteralmente "mai vista prima"), tanto è che non sarà facile dimenticare gli scambi di battute tra Nate ed Elena, sempre infarciti di quel sottile e piacevole humor americano.
    L'esplorazione avvince il giocatore, la storia lo assorbe completamente e gli scontri lo gratificano non solo ludicamente, ma anche visivamente, grazie a minuscoli dettagli come le ombre dinamiche e l'effetto dell'acqua sui vestiti bagnati. Insomma, la nuova opera di Naughty Dog è un titolo semplice, schietto, ma tremendamente ben realizzato: la struttura di gioco intuitiva e l'accento spostato verso l'azione pura danno vita ad una decina di ore di divertimento assicurato. Da vivere assolutamente.

    Uncharted: Drake's Fortune Uncharted: Drake's FortuneVersione Analizzata PlayStation 3Uncharted: Drake’s Fortune è il gioco che tutti i possessori di PlayStation 3 stavano aspettando: veloce, divertente ed immediato, con una narrazione di fondo che vi terrà letteralmente incollati allo schermo. Tutto questo soprattutto grazie ad una giocabilità eccellente e a delle meccaniche di gioco ben bilanciate. Anche il comparto tecnico, seppure privo di elementi artistici particolari (ma di sicuro impatto scenico), e minato da una telecamera non proprio ottimale (ma in quale titolo lo è?), si attesta su livelli ottimi. Tutto perfetto allora? No, considerando che Uncharted si muove su terreni già solcati da altri prodotti inquadrandosi in un contesto ludico tutt'altro che innovativo. Non è, insomma, il nuovo Tomb Raider e non scalza Gears of War dal trono di “best action game”. Ma considerando l’altissima qualità del prodotto, non lodare i Naughty Dog per il lavoro svolto sarebbe davvero un crimine imperdonabile. Qualche piccolo “difetto di gioventù”, insomma, saprà farsi perdonare in virtù dell’ottima caratterizzazione di trama e personaggi. Naughty Dog, come fu per Crash Bandicoot e Jak, ha dimostrato nuovamente la sua capacità di entrare nell’immaginario dei giocatori di ogni generazione. E ricordate: “Ogni grande faccenda ha un suo principio, ma è portarla avanti fino alla fine, fino al suo pieno compimento; quella è la vera gloria” - Sir Francis Drake, 1587.

    9

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