Uncharted L'Eredità Perduta: Recensione dell'ultima avventura di Naughty Dog

Ben più di un semplice DLC, Uncharted: L'Eredità Perduta si presenta a tutti gli effetti come un nuovo capitolo della saga.

Uncharted: L'Eredità Perduta
Recensione: PlayStation 4
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  • PS4
  • Al termine delle nostre peripezie nelle lussureggianti terre indiane, tra vaste distese floreali e meravigliose città dimenticate dal tempo, abbiamo compreso due grandi verità. La prima: L'Eredità Perduta è ben più di un semplice DLC, bensì un'esperienza a se stante, capace di reggersi interamente sulle proprie gambe, ed in grado persino di rivaleggiare - in termini di varietà, ricchezza e vivacità - con i primi tre capitoli della tetralogia originale. La seconda: la saga di Uncharted - ed è dura ammetterlo - può esistere e sopravvivere anche senza Nathan Drake. Ci voleva un episodio come L'Eredità Perduta per farcelo capire: la grandezza del capolavoro di Naughty Dog non si limita all'indiscutibile "savoir-faire" del suo protagonista, ma si annida nel fascino di ambientazioni esotiche e proibite, nell'intensa leggerezza del plot, nella rara abilità di mescolare humor e dramma, azione ed esplorazione con perfetto equilibrio. Simili caratteristiche si assommano e si reinventano ne L'Eredità Perduta, che - a suo modo - riassume in sé gli stilemi tipici della serie. Così facendo, questa nuova avventura in territori "inesplorati" diviene allo stesso tempo "fine" ed "inizio" di un viaggio lungo dieci anni, da quando il primo Uncharted ha esordito sulle nostre PlayStation 3. "Fine" perché - allo stato attuale - è effettivamente l'ultimo esponente della saga; "inizio" perché rappresenta la dimostrazione di come il brand potrebbe proseguire anche senza il suo mattatore. L'importante è che al centro della scena resti - sempre e comunque - la voglia di continuare stupirci come se fosse la prima volta.

    What women want

    Capelli corvini, pelle color ebano e fondoschiena mozzafiato: è sempre un piacere poter ammirare la bellezza selvaggia di Chloe Frazer, spalla di Nathan ne Il Covo dei Ladri ed ora attrice principale di questo contenuto stand-alone. Accanto a lei ritroviamo anche un'altra grande figura femminile, quella Nadine Ross che più volte ci ha messo al tappeto in Fine di un Ladro.

    Due donne appariscenti, intelligenti, combattive e pericolose, unite da un unico obiettivo: scovare l'inestimabile Zampa dorata di Ganesh, antico e sacro tesoro indiano. Nonostante sia accomunato da una spiccata propensione per le imprese impossibili, questo duo di esploratrici non è poi così ben assortito come potrebbe sembrare di primo acchito. Chloe ha un carattere più vivace, spigliato e intraprendente rispetto a quello di Nadine, che si mostra invece maggiormente rigida, calcolatrice ed altera. L'unione di due personalità così simili ed al contempo così diverse è il motore che dà la spinta ad un'avventura divertente ed introspettiva, in cui scopriremo maggiori dettagli sul passato di Frazer, e sui motivi che l'hanno indotta a divenire una predatrice di arcani manufatti. In mezzo ad una fiumana di umorismo scanzonato trova quindi spazio un pizzico di leggera analisi psicologica ed emotiva, che coinvolge in parallelo anche il letale capo della Shoreline: quello che prende forma è dunque un profilo caratteriale di Miss Ross molto più completo e profondo rispetto a quanto abbozzato in Uncharted 4. La trama de L'Eredità Perduta, insomma, oscilla costantemente tra il serio ed il faceto, gettando nel calderone rimpianti famigliari, rivendicazioni politiche e sentimento di vendetta, il tutto contornato dal sempreverde tono scherzoso cui gli sceneggiatori ci hanno ormai abituato.

    In questa mescolanza di sapori narrativi, lo script accelera e rallenta senza soluzione di continuità, seguendo approssimativamente i ritmi (quasi perfetti) del quarto capitolo pur senza - com'era prevedibile - provare a replicarne in alcun modo l'intensità. L'Eredità Perduta, d'altronde, non possiede il respiro epico di un racconto di commiato, quanto piuttosto quello di una storia di fondazione: ci permette infatti di conoscere più nel dettaglio due comprimarie che, nei passati episodi, erano relegate ai margini della storia e che ora, invece, catturano su di sé tutto lo spotlight. Peccato soltanto che, proprio come avviene anche nei suoi "fratelli maggiori" (fatta forse eccezione per Marlowe in L'Inganno di Drake), il villain non sia una presenza davvero indimenticabile nell'economia della storyline. Chloe e Nadine si troveranno faccia a faccia contro Asav, spietato signore della guerra pronto a tutto pur di adempiere i propri scopi, anche a dissacrare e far saltare in aria reperti archeologici di inesauribile importanza storica. Un "cattivone", in breve, che - se si esclude qualche frase "ad effetto" - non può certo reggere il confronto con il carisma delle due strepitose avventuriere.

    L'ereditiera

    Prendere il controllo di Chloe è un po' come manovrare un Nathan più seducente. Il feeling è pressoché identico: un raffinato connubio di esplorazione, scalate dinamiche e furiose sparatorie. L'opera, nel suo piccolo, "eredita" il medesimo gameplay che abbiamo tanto amato in Fine di un Ladro, recuperandone lo spirito ed addirittura "estremizzando" alcune sue particolarità. Abbiamo già detto in apertura che L'Eredità Perduta racchiude nelle sue otto ore di gioco buona parte degli elementi che hanno reso eccezionali le passate odissee del caro Drake: la progressione inscena così sia sessioni più scriptate, votate allo sviluppo delle narrazione, sia momenti dedicati alle vertiginose arrampicate su costoni di roccia a strapiombo sull'oceano, sia ancora a fasi shooter al cardiopalma.

    Il passaggio da una sequenza all'altra è scandito da un'eleganza indiscutibile, da un magistrale senso della misura e dell'equilibrio tra le parti. Eppure, all'incirca verso metà dell'avanzamento, assistiamo ad un cambiamento di grande rilevanza nella formula ludica del franchise, che scombina un po' le carte in tavola e porta a piena maturazione una delle più interessanti novità introdotte nel quarto capitolo: la libertà di movimento. Quando si spalancheranno le porte di un'ampia e impervia regione indiana, molto simile nella palette cromatica alla zona del Madagascar, potremo infatti vagare a piacimento lungo un'area sandbox di notevole estensione a bordo della nostra robusta 4x4 (con tanto di immancabile verricello): è qui che Uncharted sperimenta per la prima volta un'ariosità del tutto nuova, molto più preminente in confronto a quanto suggerito nell'ultima avventura di Nathan e Sam Drake. Muoversi senza vincoli lungo le rigogliose pianure dell'India dona al gameplay un sapore inedito e dolcissimo, in cui la solita spettacolarizzazione della serie si amalgama in modo impeccabile con una grande gamma d'approcci disponibili. In questi frangenti è il giocatore a dettare il ritmo dell'esplorazione: Uncharted abbandona gli script e lascia l'utente libero di decidere in che modo agire, su quale particolare scenico focalizzarsi, quale missione completare.

    Aprendo la mappa (consultabile in qualsiasi istante alla pressione del touchpad), infatti, avremo l'opportunità di selezionare l'ordine con cui terminare uno degli incarichi principali, e persino spendere qualche ora extra alla ricerca di collezionabili nascosti, utilizzando per l'occasione l'abilità di scassinatrice della protagonista. Ma c'è di più: Chloe e Nadine, all'interno di questo breve frammento "free roaming", possono anche cimentarsi in alcune sfide collaterali, che prevedono il superamento di intriganti enigmi al fine di svelare un mistero del tutto opzionale. Si nota - in sostanza - la voglia di Naughty Dog di sfruttare questo contenuto stand-alone come "cavia" per testare innovative soluzioni di gameplay, allontanando la serie dai rigidi binari dei percorsi prestabiliti. È questa una scelta che abbiamo apprezzato non poco, e che pone L'Eredità Perduta in bilico tra tradizione ed originalità. Concluso il capitolo più "libero", però, il titolo rientra nei canoni della saga, chiudendosi di nuovo dentro un andamento inquadrato e regolare. Armati di rampino e di chiodo da roccia, quindi, torneremo ad aggrapparci a sporgenze pericolanti, sui tetti di una metropoli in piena guerriglia urbana, sulle cupole scintillanti di città sommerse. E non mancano infine i già citati scontri a fuoco, sempre accesi e dinamici, difficili e - a tratti - quasi estenuanti, affrontabili sia a viso aperto, equipaggiati di tutto punto, sia di soppiatto, nascondendosi tra la fitta vegetazione o dietro qualche riparo improvvisato. Nel conservare la varietà di situazioni di Fine di un Ladro, tuttavia, L'Eredità Perduta mantiene intatte anche le ataviche problematiche dell'intelligenza artificiale, ravvisabili soprattutto quando si gioca in modalità stealth, con nemici poco reattivi e dotati di un cono visivo abbastanza limitato. Ciò che più di ogni altro aspetto resta immutato è però il gusto per l'esagerazione senza freni inibitori: nelle battute finali, del resto, saremo testimoni di un'escalation impressionante, che non ci lascerà un attimo di tregua e ci condurrà a vivere in prima persona momenti di grandissima adrenalina, nobilitati da una regia virtuale in stato di grazia. Certo, il senso di déjà vu potrebbe subentrare di tanto in tanto a rovinare l'incanto, ma è un'impressione che lascia presto il posto al puro coinvolgimento sensoriale. Merito anche di un comparto tecnico-artistico semplicemente fuori parametro, che si prende il lusso di perfezionare quanto di buono visto in Uncharted 4: un fogliame più ricco e voluminoso, effetti di luce più caldi e vibranti rendono L'Eredità Perduta - pur al netto di qualche rallentamento di troppo su PS4 base- un prodigio visivo con pochi eguali nel panorama videoludico.

    E a proposito di "panorami": non lasciatevi ingannare da un'iniziale impressione di "già visto" che potrebbe attanagliarvi una volta messo piede nella foresta indiana. Se è vero che l'immaginario incontaminato della natura è uno spettacolo ricorrente in ogni capitolo, L'Eredità Perduta struttura un level design assolutamente sensazionale: la mitologia del popolo degli Hoysala e le monumentali architetture della città di Halebidu sono frutto di uno studio davvero ricco ed approfondito. Il risultato finale catturerà frequentemente il vostro sguardo, rapiti come sarete da una bellezza scenografica che vi lascerà spesso esterrefatti. Ed ecco che trascorrerete interi minuti a scrutare i paesaggi a bocca aperta, nel tentativo di individuare i punti d'interesse da cui Chloe potrà scattare una foto con il suo indistruttibile smartphone: una sorta di "collezionabile" piuttosto peculiare, pensato ovviamente per valorizzare la maestosità di quelli che sono - senza dubbio - alcuni tra i più ispirati scenari di tutta la serie.

    Uncharted: L'Eredità Perduta Uncharted: L'Eredità PerdutaVersione Analizzata PlayStation 4Non c'è stato un solo secondo - durante le nostre scorribande in compagnia delle due belle esploratrici - in cui abbiamo distolto lo sguardo dallo schermo: L’Eredità Perduta ha infatti calamitato tutte le nostre attenzioni come solo un “vero” episodio della saga è in grado di fare. Il ritmo ben dosato, l’alternanza ottimamente bilanciata di azione e gusto per la scoperta, e un’inaspettata apertura alla dimensione più “libera” dell’esplorazione fanno di questo contenuto stand-alone non soltanto un prodotto estrapolato da una costola di Uncharted 4, bensì un capitolo aggiuntivo a tutti gli effetti. E se l’anima ludica della produzione non si discosta molto - con tutti i pregi ed i difetti che ne conseguono - da quella di Fine di un Ladro, il titolo riesce comunque a mantenere invariato il magnetico appeal del brand anche con Nathan Drake fuori dai giochi. L’offerta contenutistica perfettamente commisurata al prezzo di vendita, infine, è solamente la ciliegina sulla torta di un’esperienza da non farsi sfuggire per nessuna ragione al mondo. Con l’avventura di Chloe e Nadine, d’altronde, la serie di Uncharted ci lascia quello che è - almeno in apparenza - il suo testamento definitivo, un’”eredità” che non deve assolutamente andare “perduta”.

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