Untitled Goose Game Recensione: il gioco dell'oca, tra puzzle e stealth

Il team australiano House House realizza un titolo tanto particolare quanto sorprendente: scopriamolo insieme.

recensione Untitled Goose Game Recensione: il gioco dell'oca, tra puzzle e stealth
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  • Switch
  • Ci sono tanti tipi di male. Le grandi saghe e le più famose mitologie della storia ci raccontano di cupe divinità ed esseri sovrannaturali, di pure e assolute malignità, che covano odio e rancore verso tutto e tutti, da affrontare con ogni arma possibile. Esistono però altre tipologie di Male, magari con la "m" minuscola, che non mettono in crisi interi pianeti e non minacciano la vita di tutta l'umanità. Questi mali, questi flebili e silenziosi patemi, attendono con pazienza di colpirci nel momento più opportuno, rovinando la quiete e la serenità appena conquistate in quest'epoca di frenesia e corse contro il tempo. Questo male è il mignolo scalzo contro lo spigolo notturno; è il versare il sale al posto dello zucchero; è il tram perso all'ultimo secondo.

    In Untitled Goose Game saremo noi questo male: vestiremo le piume di un'oca pestifera, bestiale nelle forme ma squisitamente umana nella sua voglia di tormentare il villaggio di poveri abitanti che, con assoluta calma e serenità, vorrebbero godersi una tranquilla e meritata domenica di pace. Dopo il brillante e satirico Push Me Pull You, i quattro australiani di House House pubblicano un particolarissimo generatore di scherzi animaleschi, a metà tra uno stealth e un puzzle game.

    Spesso il male di vivere ho incontrato (carenze ludiche)

    Da uno studio che si è denominato "casa casa", non poteva che venir fuori un gioco chiamato "gioco dell'oca senza titolo". E, in effetti, non credo ci sia altra definizione più sensata di questa, per descrivere Untitled Goose Game: un'opera tragicomica (tragica per gli abitanti, comica per chi gioca) su un pestifero uccello che compie varie malefatte in giro per un anonimo e sperduto villaggio della campagna inglese.

    In tal senso, è evidente in ogni frangente dell'esperienza che il gioco nasca sulla base di un'idea chiara e precisa: generare situazioni comiche e divertenti. La conferma di questa volontà creativa la si matura, tristemente, quando ci si scontra con la pochezza delle sue caratteristiche prettamente ludiche, dalla carenza tecnica di certi elementi alla superficialità di alcune scelte di design.

    Nei frangenti che più si avvicinano a un tradizionale stealth (che a grandi linee richiama i primissimi Metal Gear Solid o Hitman), effettivamente molto presenti lungo tutto il corso dell'esperienza, le animazioni del gioco non riescono infatti a restituire l'emozione della fuga, dell'infiltrazione silenziosa, del ritmico controllo dell'azione tipico di quel genere.

    Inoltre, i numerosissimi glitch e bug presenti frustrano ulteriormente la sensazione di star interagendo con un mondo credibile e reattivo, elemento assolutamente fondamentale nell'economia di tutta l'esperienza. In sostanza, vari elementi dalla resa critica spezzano più volte il "flow", la sensazione di essere un'oca cattiva e decisa.

    Se lo stealth non brilla per scarsa qualità tecnica e banalità degli approcci, gli elementi puzzle (fortemente legati alle vecchie avventure grafiche) funzionano perfettamente, se l'obiettivo era quello di ricordare la legnosità, macchinosità e assurdità di certe combinazioni necessarie.

    Piuttosto che giocare con l'intelligenza e la scaltrezza del giocatore, per capire cosa bisogna fare in Untitled Goose Game viene richiesto di interagire con tutto ciò che si vede su schermo, per provare a scatenare una reazione o a innescare una serie di eventi che possano farci capire come passare allo stage successivo.

    Sì perché il villaggio, teoricamente un sandbox aperto all'esplorazione, viene furbescamente riprodotto come una sorta di enorme livello da sbloccare pezzo per pezzo, grazie alle nostre maligne azioni e alla rabbia degli abitanti. Ecco dunque che portare allo sfinimento un povero giardiniere lo farà crollare proprio di fronte a una delle porte che conducono al viale interno, aprendo così la porta per la pestifera bestia.

    Era l'abitante arrabbiato che sbraita (efficacia della semplicità)

    Se da un lato, dunque, le sue singole componenti non funzionano particolarmente bene, è nel complesso, nell'unione di tutte le sue parti che Untitled Goose Game si mostra come un'esperienza comicamente divertente e particolare. In molti, prima della pubblicazione, hanno azzardato paragoni con Goat simulator, attirati dalla centralità di un animale pestifero e dall'assurdità della sua messa in scena.

    In realtà, non c'è niente di più diverso di questi due giochi: Untitled Goose Game si basa su una perfetta commistione di esplorazione e reazione, e cerca di rendere memorabile ogni singolo momento di scoperta, piuttosto che garantire assoluta e assurda libertà come con Goat simulator.

    C'è una cura maniacale, specialmente per uno studio così piccolo, dedicata a tutti i personaggi coinvolti e alle loro animazioni, alle loro reazioni all'oca, al mondo in cui si intersecano queste scene con l'agire del giocatore: dal far inciampare gli abitanti fino al farli correre infuriati per tutto il giardino, l'esplorazione delle meccaniche di Untitled Goose Game diventa il modo per scoprire i suoi livelli, i suoi personaggi e la sua storia.

    Tutto ciò che potremo fare, sulla carta, sarà infatti utilizzare il nostro becco per afferrare degli oggetti o attivarli, e starnazzare con gioia per far spaventare o per sorprendere gli abitanti più disattenti o paurosi. Il punto è che interagendo anche con gli oggetti si cambiano le conseguenze e il valore di queste nostre azioni: una delle situazioni più divertenti viene a crearsi quando si trovano oggetti che modificano il verso del nostro avatar, generando circostanze ridicole e comicissime.

    Come già detto prima, al netto delle carenze prettamente ludiche e dei "tradimenti" di genere presenti in Untitled Goose Game, l'esperienza premia la cristallina e granitica visione degli autori australiani, che rinunciando al tradizionale si sono concentrati su un obiettivo specifico, magari semplice ma estremamente difficile da raggiungere: far ridere e far divertire con la scoperta, con la curiosità, con l'emergere improvviso di situazioni buffe e parodistiche.

    Era lo starnazzare dell'anatra (uno stile sorprendente)

    A sorprendere, oltre all'incredibile quantità e varietà di situazioni, è l'escalation costante nella complessità dei livelli, a fronte di una storia emergente mai realmente raccontata, ma che viene lentamente dischiusa per i giocatori più attenti e curiosi, che possono cogliere vari messaggi e spunti da ogni singolo scenario, dalle televisioni alle radio, passando per il vestiario di alcuni abitanti.

    Sorprendente è anche l'attenzione riposta a dei dettagli apparentemente superflui ma fondamentali nel restituire l'idea di star davvero imperversando in un villaggio con una sua storia, una sua sorta di "continuity": dai diversi tipi di cartelli scritti e disegnati dai personaggi (ognuno in funzione del lavoro che svolge, ad esempio) fino alle reazioni rabbiose a certe nostre azioni, spesso riusciremo a capire le dinamiche di quel mondo semplicemente innescando eventi banali come il furto di una ciabatta o l'accensione di una radio.

    Infine, a lasciare davvero sorpresi è la fenomenale colonna sonora, che nella sua straordinaria capacità di adattarsi alle azioni del giocatore trova quest'anno un paragone solo in Ape Out: partendo da "Preludio No. 12: Minstrel" di Debussy, utilizzato dallo studio perché oramai privo di copyright, il compositore Dan Golding ha spezzettato, ripensato, aggiustato e adattato tante piccolissime parti dell'opera del compositore francese, arrivando addirittura a modificarne i tempi, per poterli sovrapporre al giocato di ognuno di noi.

    Il risultato è fenomenale e divertentissimo, perfettamente integrato e funzionale al racconto della quiete di un villaggio particolarmente tradizionale, colpito una tempesta di piume e starnazzi.

    Untitled Goose Game Untitled Goose GameVersione Analizzata PCUntitled Goose Game non merita di essere giocato per il suo essere “gioco”, ma per la coerenza degli autori nell'immaginare, creare e perseguire un obiettivo, che per quanto semplice e banale mostra con forza una visione e una volontà decisa. Se dunque l'opera House House non risulta essere né un buono stealth né una mediocre avventura grafica, riesce invece a imporsi come un divertentissimo generatore di scherzi e scene divertenti, nato da uno scherzo tra quattro amici e diventato un progetto seguitissimo, già largamente apprezzato e seguito. Ennesimo segnale, forse, che a volte creatività, visione e coraggio possono arrivare lì dove attenzione e precauzione non osano guardare.

    8

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