Vampire Bloodhunt: la recensione del Battle Royale gratis con i vampiri

Abbiamo provato a fondo Vampire The Masquerade Bloodhunt, il frenetico Battle Royale gratis per PC e PlayStation 5.

Vampire The Masquerade Bloodhunt
Recensione: Multi
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS5
  • È trascorso quasi un anno da quando, in esclusiva italiana, abbiamo avuto l'occasione di provare in anteprima una versione preliminare di Vampire The Masquerade Bloodhunt, opera prima di Sharkmob (a proposito, avete letto del nostro tour negli studi del team di Bloodhunt?) che ha deciso di buttarsi nel complesso mercato dei battle royale free to play con un prodotto dalle tinte dark e ambientato nel celebre universo fatto di succhiasangue e tanta, tantissima violenza. Dopo le numerose fasi di test condotte sulla versione PC, il team di sviluppo ha deciso di pubblicare il gioco sia su Steam che su PlayStation 5, così da permettere ai giocatori di tutto il mondo di unirsi a uno dei clan per seminare il caos fra le strade di Praga. Ovviamente anche noi non abbiamo resistito al richiamo dei vampiri e ci siamo gettati ancora una volta nella mischia.

    La guerra che infiamma Praga

    Sin dal primo avvio di Vampire The Masquerade Bloodhunt, è chiara l'intenzione di Sharkmob di voler dare una certa importanza al comparto narrativo del suo battle royale, col filmato iniziale che ci presenta le strade di Praga in preda al caos, a causa dei feroci scontri che cominciano al calare delle tenebre.

    A svelarci ulteriori dettagli sulla trama è l'Elysium, un hub centrale in cui possiamo accettare e completare quest interagendo con i principali esponenti di ogni clan, sebbene si tratti a tutti gli effetti di una componente del gioco accessoria e priva di mordente a causa di dialoghi molto basici.

    Il fulcro del gioco consiste nella battle royale, la quale prevede sia la modalità per giocatori solitari, che quella per squadre da tre. Dopo aver selezionato l'area di spawn sulla mappa (non vi è alcun sistema di atterraggio o simili), il poco fantasioso meccanismo fa in modo che ci venga assegnato automaticamente un punto in cui iniziare a giocare, così che vi sia una distanza minima tra i 45 utenti che si contendono la vittoria.

    Basta trascorrere qualche minuto nel mondo di Vampire The Masquerade Bloodhunt per comprendere quanto l'abilità di mira sia solo uno dei requisiti necessari per restare l'unico superstite in un match. Il nostro vampiro può infatti scalare senza alcuna difficoltà qualsiasi ostacolo e arrampicarsi con la semplice pressione di un tasto, persino sugli edifici più imponenti.

    Grazie alla scivolata, inoltre, il combattente può guadagnare slancio sufficiente ed effettuare un balzo tale da coprire perfettamente la distanza tra un tetto e l'altro, così da avere sempre una visuale chiara sui punti d'interesse della mappa. L'ampio bagaglio di azioni disponibili in termini di movimento, accompagnato da un gunplay spiccatamente arcade, rende ogni singolo scontro altamente adrenalinico ed è raro che un duello si concluda prima di qualche acrobatico salto o di una scivolata, soluzioni assolutamente necessarie per disorientare i nemici. Rispetto ai nostri precedenti contatti col gioco, il combattimento corpo a corpo è stato riequilibrato e, sebbene il suo funzionamento presenti ancora ampi margini di miglioramento, risulta ora una più che valida alternativa alle armi da fuoco.

    Vieni, che ti faccio una Diablerie

    Veniamo però alle note dolenti, legate soprattutto alla gestione degli Archetipi. Vampire The Masquerade Bloodhunt non è un semplice battle royale e pertanto non mette tutti i giocatori sullo stesso piano all'inizio di un match. Esistono infatti delle vere e proprie classi, chiamate Archetipi, dalle quali dipendono delle abilità attive e passive che permettono di avere uno stile di gioco diverso. Alcune ad esempio migliorano la mobilità, altre consentono la fuga e così via. Come vi avevamo già segnalato nel corso della Beta del gioco di Sharkmob, persiste ancora oggi un certo sbilanciamento tra i personaggi e molti di essi continuano a risultare meno efficaci sul campo rispetto ad altri.

    Certo, tutte le classi sono disponibili senza limitazioni e non esistono microtransazioni per accedere a differenti tipologie di vampiro ma si tratta comunque di una componente del gioco che andrebbe rivista per permettere ai giocatori di non dover sottostare alle "leggi" del meta. Un esempio lampante di tale squilibrio è la seconda abilità del Vandalo, tipica del clan dei Brujah. Alla sua attivazione il nostro vampiro esegue un balzo per poi atterrare violentemente al suolo, creando un'onda d'urto in grado di far volare via chiunque la attraversi. Oltre a essere eccessivamente lenta, la mossa non arresta sempre l'avversario e anzi questi potrebbe addirittura riuscire a sferrare un duro contrattacco.

    A rendere più spinosa la questione è il sistema di progressione degli Archetipi, che nell'avanzare permettono di sbloccare bonus da poter equipaggiare in un apposito slot.

    Purtroppo la realtà è che questi vantaggi presentano un'efficacia molto variabile e i novizi potrebbero metterci un po' a scovare i migliori. Parliamo ad esempio di vantaggi che consentono di entrare in partita con più corazze, di aumentare la velocità di arrampicata e perfino di iniziare il match con due Risonanze di Sangue, importanti potenziamenti legati ad un'altra meccanica di gioco che rende Vampire The Masquerade Bloodhunt un prodotto unico nel panorama dei battle royale: la possibilità di cibarsi degli NPC. Le strade di Praga sono popolate da civili nelle vene dei quali potrebbe scorrere un sangue speciale che, una volta entrato nel nostro corpo, risveglia nuove potenzialità. Il tipo di mortale eliminato potrebbe aumentare il danno del corpo a corpo, attivare il lento ripristino della salute e via discorrendo. Sia chiaro, accumulare potenziamenti non è un gioco da ragazzi e ogni civile di cui ci nutriremo comporterà un malus da non sottovalutare: la temporanea visibilità sulle mappe degli altri giocatori in partita. Per aumentare il quantitativo di Risonanze di Sangue, i concorrenti possono avere uno stile di gioco finire gli avversari con le Diablerie, una sorta di fatality che vede il vampiro esposto al fuoco nemico. A proposito di meccaniche di gioco peculiari, non possiamo non citare il particolare sistema di gestione del rientro in partita.

    Per dare un po' più di frizzantezza ai match ed evitare che terminino in fretta a causa dell'esiguo numero di giocatori, Sharkmob ha optato per un sistema di respawn a ‘gettoni'. Tutti i giocatori hanno sempre l'opportunità di tornare in gioco pochi istanti dopo la morte e con un loadout predefinito, composto da un fucile d'assalto raro, una pistola comune e una mazza chiodata. Una volta azzerate le possibilità di rientro, il vampiro può ripristinarle semplicemente bevendo il sangue di civili speciali, la cui presenza sulla mappa è piuttosto rara proprio per via dei benefici che elargiscono.

    Come se non bastasse, i giocatori hanno anche un altro modo per evitare la totale sconfitta, visto che le capacità rigenerative dei vampiri permettono loro di non morire una volta mandati al tappeto. Se non venisse raggiunto da ulteriori colpi infatti il personaggio potrebbe rimettersi in sesto e tornare a combattere, magari per vendicarsi di colui che poco prima lo aveva messo in difficoltà.

    Un Battle Pass poco invitante

    Come ormai ogni battle royale che si rispetti, anche Vampire The Masquerade Bloodhunt è strutturato in stagioni, ciascuna con il suo Battle Pass. Dopo aver dato uno sguardo approfondito alle ricompense, ci è sembrato che il pass della Stagione 1 sia tutt'altro che imprescindibile e non così ricco da giustificare l'esborso richiesto.

    Sia ben chiaro, non stiamo insinuando che la qualità degli oggetti del Pass o del negozio sia scarsa ma ci saremmo aspettati un maggior quantitativo di elementi estetici e dei costi più commisurati al loro effettivo impatto visivo, che comunque resta inferiore se paragonato a quello delle skin che si possono trovare in Warzone e Fortnite. Meno travolgente dal punto di vista artistico è invece la mappa, che - tolti alcuni specifici punti d'interesse più riusciti - offre ambientazioni tendenzialmente ripetitive. Le principali criticità del gioco riguardano però il comparto tecnico, che presenta non solo un livello di dettaglio bassino ma anche un notevole quantitativo di problemi aggiuntivi. Spesso ci è capitato di scovare NPC conficcati nel terreno, di fare i conti con le incertezze del netcode e con delle collisioni approssimative con diversi elementi dello scenario. Le stesse animazioni andrebbero riviste, perché spesso sono davvero innaturali, si pensi a quella legata all'applicazione dell'armatura.

    Anche il cross-play, abilitato di default, non è stato gestito nel migliore dei modi e al momento non ci sentiamo di consigliarne l'attivazione per chi gioca su

    PlayStation 5. L'assenza dello skill-based matchmaking e di un meccanismo che abbini i giocatori in base al sistema di controllo utilizzato (in stile Warzone), rendono le partite ‘miste' un vero inferno per chi usa un controller. Nei primi giorni siamo stati costretti a giocare in cross-play per via dell'esiguo numero di giocatori e dei tempi biblici di ricerca delle partite ma pare che adesso la situazione stia migliorando e sia possibile iniziare a divertirsi in tempi accettabili. A proposito di opzioni, la versione console del battle royale propone due differenti modalità grafiche: una che alza la risoluzione fino al 4K ma limita il framerate a 30 e un'altra che raddoppia gli fps sacrificando parzialmente la risoluzione, che si ferma ai 1440p. Non manca poi il supporto al DualSense, che però è solo accennato. Tolto il discreto uso dell'altoparlante del controller e dell'illuminazione del led in base alla situazione su schermo, le funzionalità aggiuntive del pad non sono state sfruttate a dovere, a cominciare dall'assenza delle resistenze applicate ai grilletti adattivi.

    Vampire The Masquerade Bloodhunt Vampire The Masquerade BloodhuntVersione Analizzata PlayStation 5Anche nella sua versione finale, Vampire The Masquerade Bloodhunt continua ad essere un prodotto divertente e dall’enorme potenziale che, però, fatica non poco ad essere all’altezza delle aspettative. La frenesia degli scontri, i potenziamenti che si ottengono dai civili e le meccaniche di rientro in gioco sono tutte ottime idee che vengono in parte limitate da un comparto tecnico problematico e da carenze in termini di bilanciamento che rischiano di compromettere l’esperienza. La speranza è che in futuro Sharkmob concentri le proprie forze non solo sullo sviluppo di nuovi contenuti, che saranno fondamentali per tenere alta l’attenzione dell’utenza, ma che si dedichi anche e soprattutto alla risoluzione di queste criticità.

    7

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