Vampyr Recensione: storie di vampiri su Nintendo Switch

Halloween si macchia di sangue con l'arrivo di Vampyr su Nintendo Switch, ma questa volta i canini non risplendono perfettamente nella notte.

recensione Vampyr Recensione: storie di vampiri su Nintendo Switch
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Halloween si avvicina, la festa pagana che celebra l'anima "spooky" della cultura pop è quasi alle porte, e chiunque non abbia intenzione di mascherarsi da mostro potrebbe serenamente decidere di celebrare l'evento con un'avventura videoludica a tema: ecco quindi emergere dalle loro tombe virtuali abomini, ghoul, zombi e, ovviamente, i sempreverdi vampiri. Restando in tema di succhiasangue, a più di un anno di distanza dall'uscita su altre piattaforme, si appresta a risorgere anche su Switch Vampyr, l'opera di Dontnod Entertainment che mette il giocatore nei panni dello sciagurato dottore Jonathan Reid, alle prese con la sua nuova e abominevole natura nella Londra del 1918. Dietro questa operazione, in collaborazione con Dontnod Entertainment, c'è l'ormai esperta mano di Saber Interactive, che negli ultimi tempi ha inanellato una combo altalenante di produzioni: dal porting dello Strigo (a tal proposito recuperate la nostra recensione di The Witcher 3 Complete Edition), al meno altisonante Call of Cthulhu. Quale sarà il destino dell'opera a tinte oscure di Dontnod? Scopriamolo insieme.

    Per una goccia di sangue

    Vampyr è giunto nel momento di massimo splendore per il team francese, a qualche anno di distanza dal lancio di Life is Strange che, grazie al suo arrivo nel catalogo PlayStation Plus, aveva attirato una folta schiera di fan. Si guardava alla nuova IP con curiosità e interesse, convinti che avrebbe avuto una scrittura trascinante e, soprattutto, la capacità di porre l'utente davanti a scelte non facili. L'obiettivo, sotto questo punto di vista, è stato raggiunto in pieno: Reid è costantemente costretto a confrontarsi con la propria morale sia dai 64 personaggi che popolano Londra sia dalla sua natura di vampiro.

    Nutrirsi di un individuo, anche il più subdolo, può comportare gravi conseguenze, in primis per il quartiere di cui fa parte, che scivolerà lentamente verso il degrado, ma non solo: nella grande matassa intrecciata da Dontnod molte figure sono interconnesse, legate a doppio filo in un sistemico gioco di equilibri. Uccidere l'amante di un'infermiera farà fuggire quest'ultima da Londra, togliendo un'altra anima che manteneva una scintilla di umanità nel buio della notte.

    I creatori di Life is Strange, tuttavia, hanno messo sul piatto un titolo non semplice da affrontare, con zone popolate da cacciatori di vampiri, skal rabbiosi pronti all'assalto e nemici via via più potenti. Per questo il giocatore sarà chiamato ad imboccare un bivio morale ed al contempo ludico: è meglio beneficiare del potere scaturito dal sangue delle vittime o mantenere una parvenza di umanità e soffrire la propria natura da giovane e debole rinato? Su questo concetto ruotano l'intero gameplay, e tutte le sue sfaccettature (per ulteriori dettagli vi rimandiamo alla recensione di Vampyr): sarà il giocatore insomma ad influenzare la longevità, le abilità di Reid e le quest che potrà affrontare, dando vita ad un'avventura dapprima lenta e, in seguito, forse fin troppo accelerata nelle battute conclusive. Nonostante i difetti, Vampyr resta un'opera decisamente affascinante, nonché distintiva: il risultato è un prodotto a suo modo unico, ma che, secondo il parere di chi vi scrive, non è riuscito a rappresentare pienamente il vero salto di qualità che era lecito aspettarsi da Dontnod.

    Dottore chiami un dottore

    A prescindere dalle sue doti ludiche, se c'è un aspetto su cui ogni versione di Vampyr presta il fianco è il versante tecnico: la Londra di Dontnod, seppur immersa nell'oscurità, singhiozza vistosamente in alcune zone (il Pembroke Hospital su tutte), mentre le animazioni dei personaggi evidenziano inequivocabilmente il ridotto budget a disposizione del team. Da questo imperfetto ma carismatico materiale di partenza, Saber Interactive ha provato a replicare la sua formula segreta per il successo, la stessa che ha dato vita al miracolo di The Witcher 3 su Switch: 720p di risoluzione in docked e 540p quando l'ibrida viene stretta tra le mani.

    È bene soffermarci inizialmente su questo punto, poiché l'effetto finale, ormai noto se avete provato i porting dell'ultimo periodo, è quello di una sfocatura "perpetua" in ogni frangente, con alcune eccezioni: infatti, quando Reid si trova in alcune zone circoscritte o lineari, come la sezione iniziale o un "dungeon" (l'obitorio, così come le fogne), la qualità generale ne beneficia. Le texture vengono caricate con più rapidità, il frame rate si mantiene stabile a 30fps anche in portabilità e si apprezza l'illuminazione soffusa che permea il titolo. Persino il gameplay, Joy-Con alla mano, non ha nulla da invidiare a quello delle edizioni per PS4, Xbox One e PC.

    I problemi insorgono quando Reid si trova a spasso per le vie di Londra: il livello generale di dettaglio cala, gli elementi visivi a pochi metri di distanza appaiono sgranati e posticci, e perfino i tratti facciali dei personaggi non vengono definiti. Capita quindi di intavolare un'importante conversazione con un'infermiera Hawkins priva di sopracciglia, e che gli occhi macchiati dal sangue e dal peccato di Reid (nella nostra run abbiamo ceduto alla sete) sembrino piuttosto le conseguenze dei postumi di una grossa sbronza.

    Se The Witcher 3 non presentava alcuna "nebbia", e Saber si è impegnata al massimo per rispettare la volontà del team polacco, in Vampyr al contrario questo alone è ben diffuso, sia per generare la giusta atmosfera, sia per venire incontro alle esigenze tecniche degli sviluppatori francesi. L'ottimizzazione generale della versione switch però arranca, accentua gli stessi sintomi visti sulle altre piattaforme, e luoghi come il Pembroke Hospital rappresentano una vera nemesi per l'hardware di Nintendo: il frame rate diventa altalenante e basta scattare attraverso un paio di incroci per incappare in quello che viene definito un "mini-caricamento", ossia una pausa forzata dall'azione mentre una barra comunica che il gioco non riesce a stare dietro la velocità del vampiro.

    Nella sua incarnazione "ibrida", l'opera di Dontnod rimaneggiata da Saber non è esente da alcuni bug piuttosto frequenti: alcuni riguardano le animazioni degli npc o dei nemici che, quando viste dalla distanza, risultano alquanto spiacevoli. Tuttavia, è bene chiarire che, nel momento in cui scriviamo, gli sviluppatori sono già all'opera per una patch al day one che punterà a risolvere, nei limiti del possibile, le problematiche di questa conversione. Ma se l'obiettivo non venisse raggiunto, molto del fascino visivo di Vampyr andrebbe ineluttabilmente perduto. Per fortuna, è impossibile rovinare la scrittura sfoggiata dagli sceneggiatori di Dontnod Entertainment.

    Vampyr VampyrVersione Analizzata Nintendo SwitchI vampiri sono creature immortali che mantengono la loro giovinezza per secoli, e stando alle leggende nessuna ruga solcherà mai il loro viso. Contrariamente alle regole della mitologia, Vampyr mostra su Switch i segni della vecchiaia grafica: l'avventura di Reid non era perfetta nemmeno ai tempi dell’uscita, e il port assemblato da Saber Interactive mina ulteriormente il profilo tecnico, che diventa problematico mentre ci aggiriamo per le strade di Londra. La situazione migliora in maniera notevole all'interno delle zone circoscritte e lineari, e nell'insieme il fascino e l'unicità dell'opera di Dontnod restano gli stessi di un anno fa. Eppure l'atmosfera complessiva, sfortunatamente, finisce per essere in parte offuscata dalle debolezze visive.

    6.7

    Che voto dai a: Vampyr

    Media Voto Utenti
    Voti: 99
    7.5
    nd