Recensione Van Helsing

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Recensione Van Helsing
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Disponibile per
  • PS2
  • In contemporanea con
    l'uscita del film, l'omonimo Van Helsing sviluppato da Saffire giunge ad
    allietare le nostre console. Il titolo si presenta come un solido action game in
    pieno stile Devil May Cry, muovendosi nell'ambientazione e lungo la trama
    proposta dalla pellicola. In un'insolita commistione di classici letterari,
    dunque, un cacciatore modellato sui tratti di Hugh Jackman dovrà sopraffare orde
    di mostri transilvanici e non, fino ad arrivare a Dracula in persona, ormai
    adattato all'odierna mentalità dell'antagonista misantropo e quindi alle prese
    con un elaborato (?) piano per la conquista del mondo. VH propone uno stile di
    combattimento molto simile a quello di DMC, diviso fra armi bianche a corto
    raggio e armi da fuoco. Col progredire della trama, le armi a disposizione del
    cacciatore aumenteranno in numero e potenza (dalle pistole ad un mitra e dalle
    corte lame rotanti a due ben più piazzate spade), così come le combo che esso
    sarà in grado di eseguire. Ogni strumento bellico potrà, per un limitato periodo
    di tempo, mostrare il suo impeto distruttivo acquisendo proprietà speciali (di
    solito elementali nel caso di armi a corto raggio ed un più piatto aumento della
    potenza o della velocità per le bocche da fuoco). Il sistema che permetterà al
    vostro personaggio di acquisire le summenzionate capacità belliche consisterà
    nella semplice raccolta di Glifi luminosi, verdastre croci che fluttueranno
    esalate dai corpi dei nemici appena trucidati: dopo ogni boss di fine livello
    verrete trasportati in un'armeria in cui vi sarà mostrato ciò a cui potrete
    accedere. Sebbene sia ben nutrito, oltre al parco di mosse, anche il bestiario
    di nemici che affronterete, tutti più o meno caratterizzati da una tecnica
    d'attacco personale, Van Helsing finisce per mostrarsi un titolo d'estrema
    semplicità e pochissimi spunti creativi. Gli sviluppatori hanno ben
    caratterizzato ogni singola mossa del cacciatore, rendendola fluida e
    visivamente attraente, ma non hanno considerato che, al livello attuale, la
    funzionalità dell'80% di movenze è quasi nulla. I duelli aerei che Van può
    ingaggiare con i nemici (scaraventandoli in aria e seguendoli con un salto, e
    qualcuno ricorderà il vecchio Dante) si rivelano per niente interessanti e
    vantaggiosi di fronte ad un approccio diretto e ben meno impegnato che si basi
    sulle schivate e su nugoli di proiettili. Qualsiasi avversario può essere
    affrontato con la tranquillità di attacchi frontali, semplicemente prendendo il
    tempo e spostandosi lateralmente al momento giusto (con un'affascinante salto
    mortale, questo sì). Il che risulta più o meno interessante per i primi due/tre
    livelli di gioco, ma non di più. I boss di fine livello non sempre si salvano
    dalla stessa amara sorte, e neppure aumentare la difficoltà del gioco porta ad
    avere scontri più impegnativi e ragionati: la modalità “Hard” sarà disponibile
    solo dopo aver completato l'avventura almeno una volta, e questo vi farà godere
    della fruttuosa raccolta di Glifi offrendovi la possibilità di utilizzare tutte
    le armi che avete raccolto in precedenza, permettendovi di annichilire senza
    sforzo il sovrappiù numerico (e non qualitativo) di nemici rispetto al livello
    di difficoltà inferiore. Tuttavia, viste le ultime incarnazioni del genere
    (leggi pure DMC2), Van Helsing avrebbe potuto collocarsi in un buon limbo fra
    l'eccellenza e la mediocrità se non fosse per la gestione delle inquadrature,
    che lo inchioda senza speranza alla croce del martirio ludico. Rinunciando ad
    una telecamera mobile, gli sviluppatori hanno inserito in ogni ambiente una
    serie di possibili punti di vista, che, sebbene si alternino con criterio
    ambientale preciso e creino una particolare atmosfera cinematografica, rodono la
    libertà d'azione, spesso nascondendo il personaggio principale dietro qualche
    oggetto apparentemente non considerato, o -più spesso - impedendovi di seguire
    con lo sguardo i nemici (le inquadrature fisse si intercambiano secondo le
    movenze di Van Helsing, e in molte occasioni gli avversari si allontanano troppo
    al cacciatore per rimanere inquadrati). La nevrosi da sviluppo approssimativo
    incombe, dunque, dopo le prime ore di gioco. Van Helsing lascia l'amaro in
    bocca, in fondo, proprio perché - probabilmente per la necessità (insulsa) di
    stampare il gioco in modo da proporlo il giorno stesso dell'esordio della
    pellicola nelle sale - molti aspetti sembrano esser stati tralasciati. Il
    comparto tecnico, oltre all'innegabile difetto delle inquadrature fisse (una
    telecamera mobile avrebbe richiesto, probabilmente, un mese in più di prove),
    risulta ben nutrito di architetture affascinanti, illuminate non certo
    magistralmente ma in modo da rendere al meglio l'atmosfera del film (senza
    discuterne il gusto), ma peccano di un'instabilità tremenda nel frame rate: le
    modellazioni poligonali dei nemici, solide e popolose, costringono la macchina a
    calare di prestazioni nei momenti (non rari, soprattutto a livelli alti), in cui
    gli attacchi in massa costringono il protagonista a qualche capriola in più. Il
    sonoro propone brani tratti dalla Soundtrack del film, piuttosto in secondo
    piano rispetto agli effetti sonori, onnipresenti e decentemente campionati, ma
    non troppo vari. Un titolo di tal fatta, insomma, risulta un divertimento
    passeggero e alquanto flebile, adeguato ai tempi duri che s'affacciano
    all'orizzonte (i mesi estivi non pulluleranno di titoli), ma non sempre
    arrivabile, innalzato sul vertice del prezzo pieno. Ennesimo colpo della
    maledizione dei Tie In? Ormai è da escludere, visti i budget impensabili che le
    produzioni holliwoodiane sono disposte a spendere per un mercato che è sempre di
    più parte integrante della società. Piuttosto, una fretta insulsa che da sempre
    grava sulle SoftCo dedite ai Movie Porting, assurda imposizione che certo non
    può passare inosservata ai videogiocatori d'oggi.

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