Vane Recensione: ombre e luci in un'avventura sulle orme di Fumito Ueda

Friend & Foe, studio indie con sede a Tokyo, debutta con Vane, un'avventura alla Journey ispirata ai capolavori del Team ICO...

recensione Vane Recensione: ombre e luci in un'avventura sulle orme di Fumito Ueda
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  • Ho aspettato Vane per settimane, mesi ed anzi - a dirla tutta - persino per anni. Ricordo bene il teaser risalente al Tokyo Game Show 2014 - quello con cui venne svelato per la prima volta il progetto di un minuscolo gruppo di esuli dal Team ICO - e soprattutto non posso dimenticare la folgorazione istantanea che derivò da quel minuto scarso di immagini in movimento: i meravigliosi panorami desertici alla mercé degli elementi, il misterioso uccello dalle piume cangianti che si fa beffe di una mostruosa tempesta, quell'atmosfera enigmatica che mi aveva semplicemente trasmesso "un qualcosa".

    E poi, lo scorso dicembre, durante il sottovalutato Kinda Funny Games Showcase, ecco finalmente sbucare una data d'uscita: 15 gennaio 2019, tutto sommato prestissimo per un titolo che era un po' finito fuori dai radar. Insomma, sono stato trascinato dal desiderio di perdermi nei meandri di un'avventura che, idealmente, pesca a piene mani da cult del calibro di Shadow of the Colossus, ICO, Journey, The Witness e Inside, e che avrebbe potuto rivelarsi una lieta sorpresa sconosciuta ai più. Notare l'uso non certo casuale del tempo condizionale: come andremo a vedere insieme, del resto, Vane si dimostra purtroppo un'esperienza più problematica e complessa del previsto, che a dispetto di indubbi meriti presenta anche innegabili ombre impossibili da trascurare.

    Alla deriva nell'incertezza

    L'opera prima di Friend & Foe, collettivo con sede a Tokyo e composto da soli cinque membri (un insieme che conta al suo interno ex sviluppatori di EA, GRIN e Guerrilla, tutti occidentali espatriati in Giappone), è un gioco che mi ha leggermente messo in difficoltà nell'ottica di una recensione. Perché, senza troppi giri di parole, per ogni elemento degno di nota - dalla strepitosa direzione artistica fino all'ammaliante colonna sonora - sembra sempre esserci in Vane un rovescio della medaglia uguale e contrario, un passo falso che, quando non guasta almeno in parte l'incanto generale, impedisce comunque di godersi il viaggio fino in fondo. Un aspetto che rappresenta un vizio non da poco per un titolo che per certi versi avrebbe forse potuto ambire alle vette di eccellenza a cui si ispira.

    Il senso di scala è uno degli ingredienti fondamentali della ricetta di Vane: gli spazi sono spesso infiniti, le distanze incalcolabili, l'orizzonte appena suggerito.

    La questione insomma sfocia quasi nell'astratto, nel filosofico: quanto far pesare difetti anche piuttosto gravi in un contesto in cui il gameplay c'è ma non vuole affatto essere il fulcro della proposta? È giusto penalizzare un'esperienza emozionale, sulla scia di Journey e simili, a causa di vizi di forma che esulano dalla componente principale dell'offerta? La risposta non è universale e anzi dipende fortemente dall'idea che ciascuno ha dei videogiochi; nel mio piccolo, confesso comunque di essere in parte combattuto nel valutare Vane.

    Ripensando a certi momenti di un viaggio nell'ignoto privo di dialoghi, testi e cutscene, non posso esimermi dal sottolineare la grandiosità di certi passaggi, la strabordante potenza immaginifica di alcune visioni, la mirabile ricercatezza nello stile: quando è al suo meglio, l'avventura di Friend & Foe lascia il segno, risultando difficile da dimenticare.

    Basta buttare un occhio a uno screenshot a caso per cogliere la straordinaria ispirazione a livello di estetica, tra paesaggi dalla scala titanica raffigurati con un art design unico: Vane rinuncia infatti completamente alle texture, per presentarsi con una peculiare illuminazione legata a doppio filo con gli shader e con la modellazione (finto) low-poly.

    E se da fermo già si intuiscono il sublime senso del colore e un sostanzioso lavoro in termini di regia e composizione, è in movimento che l'opera prima del team di Tokyo dà senza dubbio il meglio di sé: un po' perché solo così si colgono le sfuggenti sfumature cangianti dei vari elementi dello scenario, un po' perché spesso e volentieri si resta a bocca aperta al cospetto di raffinate animazioni in stile stop-motion (impeccabili ed originalissime nel suggerire il passare del tempo o l'azione di incomprensibili tecnologie arcaiche).

    Non servono texture quando sono i poligoni a essere colorati uno a uno: l'effetto è prodigioso, e dimostra sia l'ingegno degli sviluppatori sia la versatilità di Unity.

    Il tutto incorniciato poi dall'incredibile soundtrack, in grado di conferire a mondi già di per sé affascinantissimi un'atmosfera ancor più rarefatta e più indecifrabile, con violente incursioni di synth che rendono apertamente dissonanti gli stralci di una dimensione remota e minimalista, straziata da un'inafferrabile oscurità. Insomma, per quel che riguarda estetica, suggestioni e sensazioni, il gioco centra il suo obiettivo, ed anzi il peregrinare nelle brulle lande di Vane si conclude lasciando una certa voglia di continuare a esplorare quell'universo. La brevità dell'avventura, che si porta a termine in circa quattro ore, contribuisce a non saziare più di tanto gli appetiti degli utenti.

    Sfortunatamente, come anticipato, c'è un enorme "ma" ad aleggiare sul debutto di Friend & Foe. Lo strano viaggio di un uccello dalle piume scure, che nelle vicinanze di una misteriosa materia dorata assume forma umana, presenta una serie di inciampi spesso abbastanza difficili da giustificare, anche per una piccola produzione indipendente. Prendiamo ad esempio i controlli: quando si è in aria i comandi pachidermici, imprecisi e con evidente ritardo nella risposta non trasmettono certo l'idea di librarsi leggeri nel cielo, e la situazione migliora solo in parte nei panni della bambina (i cui movimenti, però, risultano insostenibilmente lenti). Discutibile anche il modo in cui si è scelto di lasciare una certa libertà al giocatore: pur non essendo un titolo open world in senso stretto, nelle intenzioni Vane vorrebbe evitare di guidarci troppo per mano, a tutto vantaggio del gusto della scoperta. Peccato che il risultato si traduca a volte in uno spaesamento ben diverso da quello originariamente preventivato dagli sviluppatori: capita allora di vagare per minuti senza capire bene dove dirigersi o cosa fare, anche per colpa di un ambiente poco leggibile, di enigmi più impliciti del dovuto e di una telecamera non proprio inappuntabile.

    Gli interni non hanno nulla da invidiare alle ambientazioni aperte: è anzi lì che ci aspettano i panorami forse più stranianti, quelli in cui il senso di minaccia si fa più opprimente che mai.

    A completare il contesto di sbavature va segnalata inoltre l'evidente assenza di pulizia nel codice, con una mancata ottimizzazione che impatta tanto sulle performance (i cali di framerate si avvertono qua e là, anche su PS4 Pro) quanto sull'esperienza a 360° (due diversi bug mi hanno obbligato a ripetere una certa sezione, e i salvataggi sporadici non hanno reso la questione più digeribile).

    Come avrete capito, l'ambivalenza di Vane finisce per risultare un fattore di criticità potenzialmente letale, capace di trascinare verso il basso una produzione che avrebbe meritato scelte di game design migliori, e una maggiore attenzione agli aspetti più canonici del gameplay. A questo punto, sta a voi decidere se imbarcarvi o meno in un'Odissea purtroppo più tortuosa del previsto: un cammino che, al netto degli spigoli e delle asperità oggettive, saprà comunque regalare squarci di una bellezza e di una personalità da mozzare il fiato.

    Vane VaneVersione Analizzata Playstation 4 ProNonostante la buona volontà e al di là degli illustrissimi riferimenti, Vane non è l'opera apocrifa di Fumito Ueda che tanto avremmo voluto che fosse: se l’estro e l'ispirazione appaiono innegabili (nonché tranquillamente comparabili agli originali, il che di per sé resta un merito grandioso), Friend & Foe non raggiunge i livelli del Team ICO per quel che riguarda tante, e forse addirittura troppe, caratteristiche fondamentali di un video-GIOCO. Il risultato è un'avventura imperfetta, disomogenea e pienamente rivedibile in alcuni ambiti, che tuttavia riesce a distinguersi grazie al suo fascino innato e alla sua anima ambigua: avrei voluto amare questo debutto molto più di quanto non abbia effettivamente fatto, eppure sarà difficile dimenticare le evocative visioni che Vane ha saputo regalarmi.

    6.5

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