Recensione Virtua Fighter 4 Evolution

Leggi la nostra recensione e le opinioni della redazione sul videogioco Virtua Fighter 4 Evolution - 1005

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  • Ps2
  • L'evoluzione della specie

    L'uscita del quarto capitolo della saga di Virtua Fighter per Playstation2 è stata per molti versi paragonabile ad un vero e proprio terremoto nel panorama videoludico della console Sony. Il titolo Sega debuttava su di un terreno avverso, andandosi a scontrare sul proprio campo con il suo più acerrimo rivale, il cui marchio è da sempre stato indissolubilmente legato alle macchine di casa Sony: Tekken.
    L'accesa diatriba tra quale dei due titoli dovesse essere considerato il re dei giochi di lotta tridimensionali non poteva che trarre nuovo alimento da una conversione che, per quanto perfetta dal punto di vista del gameplay ed estremamente completa e curata, mostrava però evidenti lacune nella sua realizzazione tecnica. Il divario tra i due prodotti era infatti evidente: mentre il gioco Namco offriva una veste grafica capace di tirar fuori il meglio dal monolite nero ed una meccanica di gioco semplice (ma non semplicistica) ed accattivante, il capolavoro Sega proponeva una profondità inarrivabile condita però da una cosmesi sicuramente non all'altezza della console che lo ospitava.
    A distanza di pochi mesi, il team AM2 del prolifico Yu Suzuki, propone questa versione ‘evoluta' del gioco, conversione dell'omonima versione da sala. Semplice operazione commerciale o interessante sviluppo di una delle saghe più amate del mondo dei videogiochi?

    Come una partita a scacchi

    Quello che ha da sempre reso la serie di Virtua Fighter unica nel suo genere è un approccio del tutto particolare alla tematica della lotta. Osservare la sfida tra due giocatori esperti può risultare allo stesso tempo un'esperienza esaltante oppure uno spettacolo estremamente noioso. A differenza di quanto avviene in un qualsiasi altro gioco di lotta, in Virtua Fighter inserire un comando con la giusta tempistica non è soltanto necessario per la buona riuscita di un incontro, ma addirittura vitale per evitare di essere rovinosamente battuti.
    Quanti giocatori di Tekken sono stati messi alle strette dal fratellino che, al suo primo approccio con un joypad, si produceva in combo infinite impersonando magari un Eddie Gordo o la sua controparte femminile, Christie Montero? Semplicemente questo non è possibile in un qualsiasi episodio del titolo Sega.
    Per un novizio, sconfiggere un veterano è un'impresa impossibile. Vuoi perché i comandi da impartire sono tutto fuorché immediati e naturali, vuoi per una tempistica che non può che spiazzare un principiante, vuoi perché il giocatore esperto ha al suo arco talmente tante frecce da annichilire con facilità qualsiasi avversario.
    In Virtua Fighter gli errori si pagano. E a caro prezzo. Un comando inserito in maniera errata, una schivata avvenuta con una frazione di secondo di ritardo, porta invariabilmente a conseguenze nefaste per il giocatore. Quello che a prima vista può sembrare un combattimento lento (soprattutto se confrontato con altri titoli del genere), estremamente meccanico e ‘farraginoso', si traduce, se osservato attraverso gli occhi di un esperto in una vera e propria guerra, giocata sui decimi di secondo per impostare il comando in grado di bruciare sul tempo le intenzioni dell'avversario. Non è infrequente che due avversari si studino, cambiando magari due o tre volte stile di lotta durante l'incontro. E molto spesso tutto questo avviene nel tentativo di indurre all'errore l'altro giocatore, piuttosto che di imporsi per la propria abilità.
    Una vera partita a scacchi, insomma, tanto complessa quanto intrigante, ma anche incomprensibile e scarsamente affascinante per chi non possiede la giusta chiave di lettura per interpretarla.
    In buona sostanza, tutto il fascino della serie risiede proprio in un sistema di gioco tanto profondo, preciso ed appagante quanto difficile da padroneggiare, estremamente complesso e, per molti versi, frustrante. Occorrono ore di dedizione e allenamento per poter dichiarare anche solo di saper affrontare il gioco, e riuscire a padroneggiare due o tre personaggi è un'impresa a cui pochi possono ambire.
    Uno dei maggiori pregi della serie è infatti l'estrema precisione dei comandi e della risposta al gioco degli stessi; comandi studiati per essere impartiti nella maniera più rapida ed immediata possibile, evitando macchinose combinazioni di tasti e lunghi movimenti del controll stick. I pulsanti di gioco, infatti, sono soltanto tre, dedicati rispettivamente a pugno, calcio e parata, mentre le decine di mosse (più di settanta per ogni personaggio) sono ottenibili con la pressione combinata dei tre tasti (pugno più calcio, piuttosto che calcio più parata, e così via) insieme a rapidi movimenti del controll stick, che raramente superano i due comandi per mossa.
    Un tipo di controllo che ben si sposa con la meccanica del titolo, studiato per garantire precisione e rapidità nella risposta del proprio alter ego digitale, riducendo al minimo la distanza tra esecuzione ed effettiva realizzazione della mossa.
    L'approccio al combattimento risulta quindi al tempo stesso profondo ed appagante, ma talmente frustrante ed atipico per il giocatore medio da allontanare (nel vero senso della parola) decine di potenziali campioni da un titolo tanto affascinante quanto atipico. Ma le difficoltà e gli ostacoli che un principiante è costretto ad affrontare avvicinandosi al gioco vengono ampiamente ripagati dalla sensazione di completa padronanza che il titolo Sega è capace di trasmettere e dalla convinzione di essere entrati a pieno titolo in quella che è considerata, non a torto, l'esperienza più vicina ad un simulatore di arti marziali a tutt'oggi disponibile.

    Data disk o nuovo capitolo?

    Per rispondere brevemente, nessuno dei due. Se è vero infatti che il gioco Sega apparentemente non apporta significative modifiche al suo predecessore è altrettanto vero che tutti i piccoli cambiamenti e limature, apportati da AM2, rasentano il perfezionismo e rendono, di fatto, questa versione, quanto di più completo possa esistere nel panorama dei giochi di lotta; la perfetta incarnazione dello spirito di Virtua Fighter.
    Ma andiamo con ordine. Il cambiamento più evidente (e quello che più di tutti aveva fatto pensare ad una mera operazione commerciale) è senza ombra di dubbio l'introduzione di due nuovi lottatori nel cast di personaggi: Goh Hinogami e Brad Burns. Goh è un judoka dall'aspetto inquietante (c'è chi afferma che sia addirittura un vampiro) mentre Brad è un italiano (?) esperto di Muai Thai. Stupisce come la caratterizzazione di questi nuovi volti abbandoni la serietà e il rigore (ma anche, duole dirlo, l'anonimato) tipico della serie, per abbracciare un carachter desing più vicino allo stile Namco. È infatti evidente come il personaggio di Goh sia una sorta di Brian Fury, vestito alla Jin Kazama (in pratica un mix del look di due dei personaggi più famosi di Tekken) mentre Brad abbia ereditato lo stile di lotta di Steve Fox (altra bandiera di casa Namco).
    Ma quello che più conta è che i due loschi figuri non solo si fondono alla perfezione nell'universo della serie, ma risultano anche ben equilibrati nel cast di personaggi precedenti. I veterani della serie troveranno due lottatori complessi e ben riusciti, accattivanti sia per l'impegno e la concentrazione che occorrono per padroneggiarli, sia per il loro caratteristico stile di lotta.
    Altra modifica sostanziale è l'introduzione della modalità ‘quest' che va a sostituire il kumite della precedente edizione, rappresentandone l'evoluzione. In sostanza, nella nuova modalità il giocatore si trova a viaggiare tra le sale giochi più famose del Giappone, affrontando avversari sempre più esperti e soddisfacendo i requisiti necessari per partecipare ai tornei che si tengono in ciascuna località, dando così la scalata al titolo di campione di Virtua Fighter.
    Durante gli incontri è possibile affrontare tutta una serie di sotto quest molto varie ed impegnative (si va dall'eseguire un certo numero di atterramenti fino all'effettuare cento parate in più dell'avversario, passando da tutta una serie di compiti di difficoltà crescente), al termine delle quali il giocatore è ricompensato con premi in denaro con cui acquistare oggetti utili alla personalizzazione del proprio lottatore. E proprio questo aspetto risulta ancora più curato rispetto alla precedente edizione, con decine e decine di oggetti diversi con cui equipaggiare i personaggi, inutili ai fini del gioco, ma dall'indubbio valore estetico.
    Quello che però stupisce non è soltanto la quantità di features sbloccabili durante il gioco (wallpapers, emblemi, vecchi fondali e modelli poligonali), ma l'enorme cura riposta nella realizzazione dell'intelligenza artificiale. Il team di Yu Suzuki si è infatti preoccupato di replicare gli stili di lotta dei giocatori più forti di tutto il mondo (si parla di cinquecento lottatori realmente esistenti) per ricreare, nella maniera più verosimile possibile, la sensazione di affrontare un vero torneo. La cosa sorprendente è che il sistema funziona, eccome. Possiamo tranquillamente affermare che il sistema di IA presente nel titolo è quanto di più sofisticato si sia mai visto in un gioco di lotta. Sono lontani i tempi di Street Fighter, dove alle difficoltà più elevate la cpu addirittura imbrogliava pur di vincere: in Evolution ciascun avversario reagisce in maniera realistica agli attacchi del giocatore, compatibilmente con il proprio livello di abilità, e segue schemi di attacco tanto più complessi quanto più è alto il proprio ranking.
    Rivisto anche il sistema di training, quanto mai necessario in un titolo della serie, articolato, complesso, completo. Introduce gradualmente al mondo di Virtua Fighter, elencando da prima tutte le mosse e proponendo in seguito tutta una serie di approfondimenti e di compiti, dedicati alle tecniche e alle meccaniche più comuni (ma anche alle più complesse) del gioco. È addirittura presente una ‘enciclopedia' che spiega i termini utilizzati.
    Vi sono poi tutta una serie di modifiche e di limature, che i veterani della serie non potranno non apprezzare. Tutto il sistema di gioco è stato rivisitato e bilanciato nuovamente. Sono state riviste le tempistiche delle schivate laterali, così come è stato perfezionato il sistema di counter e di schivata delle prese. Si tratta di piccole modifiche e di accorgimenti quasi impercettibili, ma che contribuiscono a rendere ancora più equilibrato il sistema di gioco. Modificate anche alcune animazioni, che risultano adesso più fluide e gradevoli (anche se permane un senso di fittizio ed artificioso, soprattutto per quanto riguarda i frame dedicati al passaggio da una mossa all'altra). Le mosse dei personaggi sono state ‘riviste'. Questo non significa che i protagonisti siano stati dotati di nuovi colpi o completamente rivoluzionati nel gameplay, semplicemente sono state eliminate gran parte delle mosse ‘comuni' a più di un lottatore, ed affinato il sistema di controllo di ciascuno di essi, rendendo i colpi più letali (logicamente) più complessi da eseguire.
    Insomma tutto un lavoro di restiling atto a bilanciare, se ce ne fosse stato bisogno, il sistema di controllo, una finitura che, per quanto poco visibile, rimane il cuore del gioco e la spiegazione più evidente alla parola ‘Evolution'.

    Tecnicamente parlando

    Le critiche più grandi rivolte al predecessore di questo titolo riguardavano la sua realizzazione tecnica, da molti considerata scandalosa, soprattutto se confrontata con i propri concorrenti. In questo senso, grandi passi sono stati compiuti dal team di sviluppo.
    A furor di popolo, è stata implementata la funzione di anti-aliasing, vero e proprio tallone d'Achille del precedente titolo, afflitto da una resa visiva a tratti imbarazzante. Inutile dire che l'introduzione dell'AA, insieme ad una maggiore cura nella realizzazione dei fondali e delle animazioni dei personaggi, fa compiere un balzo da gigante alla produzione Sega. Resta però evidente il divario fra la versione casalinga e l'arcade, divario da molti considerato immotivato, viste soprattutto le specifiche tecniche della Ps2 e della scheda dell'originale arcade. È fuor di dubbio che con qualche piccolo sforzo in più ci saremmo potuti trovare di fronte ad una conversione perfetta dell'arcade, ma chi scrive si sente in dovere di elogiare comunque lo sforzo ed il risultato ottenuto dal team AM2. La resa finale è ottima e più che gradevole, e solo gli sguardi più attenti riescono a scorgere le differenze (pur presenti) tra questa edizione e l'originale arcade.
    Ottimo anche il comparto sonoro con l'introduzione di nuovi effetti e la presenza (come da tradizione Sega) di una colonna sonora coinvolgente ma mai invasiva.
    Curati i menù, navigabili e comprensibili, mentre molto buona risulta la traduzione in italiano di tutto il gioco.

    La sfida continua

    Virtua Fighter 4 Evolution rappresenta per molti versi l'apice di un approccio alla tematica della lotta inaugurato da Yu Suzuki ben dieci anni fa, nel lontano 1993. Tutte le caratteristiche che hanno reso famosa ed apprezzata negli anni la saga, vengono esaltate e elevate alla massima potenza in questo titolo che risulta un'esperienza imperdibile per chiunque si definisca appassionato del genere. Ad eccezion fatta di chi è da sempre risultato allergico alla serie (rimane comunque valido il consiglio di provare approfonditamente il titolo), tutti dovrebbero prendere in considerazione l'acquisto di uno dei prodotti più curati e completi del panorama videoludico.
    Gli appassionati della serie non dovrebbero lasciarsi sfuggire il titolo, se non altro perché, con questa versione, la saga raggiunge livelli di assoluta perfezione. Certo, il prezzo pieno scoraggia, soprattutto chi ha da poco acquistato la precedente edizione. Alla fine la decisione è del tutto personale: chi ha amato alla follia Virtua Fighter 4, non potrà rimanere deluso da questa versione ‘evoluta'; chi invece ha trovato nel precedente capitolo un titolo profondo ed appagante, senza però innamorarsene, farebbe bene a rivolgere le sue attenzioni ad altri giochi, accontentandosi di una versione di Virtua Fighter che è tutto, tranne che scadente.
    Per tutti coloro che non hanno invece mai provato la serie e sono alla ricerca di un gioco di lotta impegnativo, profondo, coinvolgente e appagante, il gioco è altamente consigliato, con la raccomandazione però di non arrendersi alle prime difficoltà e di perseverare nella conoscenza di quello che è indiscutibilmente un vero capolavoro.
    Concludendo, l'evoluzione della serie è compiuta. Le modifiche al gameplay, la rinnovata veste grafica, la cura nella realizzazione, l'implementazione di una rivoluzionaria intelligenza artificiale e l'aggiunta di due nuovi personaggi, giustificano ampiamente l'acquisto, soprattutto da parte degli appassionati, ed assurgono Virtua Fighter 4 Evolution nell'olimpo dei giochi di lotta.

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