Watch Dogs Legion Recensione: un esercito di hacker pronto alla guerra

Gli hacker di Ubisoft sono pronti a far capitolare Londra sfruttando tutte le loro doti tecnologiche. La legione di Watch Dogs scende in campo.

Watch Dogs Legion 4K
Recensione: PlayStation 4 Pro
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Stadia
  • Xbox Series X
  • Watch Dogs: Legion segna un punto di svolta importante per la saga degli "hacktivisti" di Ubisoft, una deviazione che scarta il canone "dell'eroe solitario" per metterci alla guida di un gruppo di ribelli presi - letteralmente - dalla strada, che assieme puntano a strappare Londra dalle grinfie di un misterioso tiranno informatico. La possibilità di interpretare uno qualsiasi dei cittadini della capitale britannica rappresenta una sfida importante per il publisher francese, figlia di un concept ambizioso modellato per cambiare le regole di una formula open world che ha ormai fatto il suo tempo. Purtroppo l'obiettivo è stato raggiunto solo in parte: Legion è un titolo ricco di idee interessanti, che però fatica a scrollarsi di dosso i difetti storici di questo genere di produzioni.

    Breaking the law

    Watch Dogs: Legion accoglie i giocatori tra le maglie di una distopia dal sapore familiare, proiezione poligonale delle estreme conseguenze di una digitalizzazione pervasiva e inarrestabile, che ha portato i cittadini di Londra ad indossare volontariamente le catene di un nuovo totalitarismo informatizzato. Tra luci al neon della "Swinging City" 2.0 serpeggiano le lunghe ombre di chi vuole convertire la rete in uno strumento di controllo, in una gabbia orwelliana fatta di bit, oppressione e violenza. Una minaccia che i cani da guardia del DedSec sono determinati a contrastare con ogni mezzo possibile, anche a costo di lasciarci la pelle.

    Un sacrificio che l'ex 007 Dalton Wolfe, uno degli uomini di punta della sezione londinese del collettivo, è disposto ad accettare di buon grado, specialmente se la contropartita è l'annientamento dell'ennesima organizzazione intenzionata a sfruttare il terrore come "arma di distrazione di massa", con l'obiettivo di favorire l'ascesa al potere di fazioni tutt'altro che benevole.

    La tana del Bianconiglio è però più profonda del previsto, e il super agente si ritrova a fronteggiare un nemico tanto astuto quanto crudele, che nel giro di una notte devasta Londra con una serie di attacchi dinamitardi, distrugge il DedSec e lo trasforma nel capro espiatorio di una tragedia su scala nazionale.

    A mesi dal disastro, la città è ora nelle mani dell'esercito privato di Nigel Cass, che assieme al cartello criminale del Clan Kelley imperversa sulle strade con il placido benestare del governo, al contempo complice e vittima delle oscure macchinazioni del vero autore degli attentati: si fanno chiamare "Zero-Day", e come gli uomini del DedSec sono pronti a tutto per raggiungere il proprio scopo. La natura di questo complotto, così come l'identità dei suoi autori, rappresenta il nodo centrale di una trama dai toni ben più cupi rispetto a quelli del precedente Watch Dogs 2 (recuperate la recensione di Watch Dogs 2), che non teme di tirare in ballo temi scottanti come il traffico di esseri umani, la manipolazione delle informazioni, il populismo mediatico e perfino le prospettive più spaventose del transumanesimo.

    Al netto di qualche fluttuazione nella qualità della scrittura, a tratti tanto sboccata da risultare macchiettistica, possiamo confermarvi che la campagna principale di Legion funziona a dovere, e si dimostra capace di mantenere alto l'interesse del giocatore con una lunga serie di svolte narrative intriganti, che aprono le porte a un paio di colpi di scena ben congegnati. Si nota qualche occasionale ridondanza, momenti in cui la sceneggiatura si fa più erratica e disorganica (come nel caso di un particolare "bivio morale", l'unico del gioco, senza reali conseguenze), ma nel complesso abbiamo sicuramente apprezzato la direzione scelta dal team di Ubisoft.

    Una considerazione che tiene conto di uno dei principali fattori di rischio per la narrativa di Legion, legato a doppio filo alla filosofia "play as anyone" alla base del progetto. Se la mancanza di un singolo protagonista può effettivamente ridurre il coinvolgimento nelle vicende narrate, il buon lavoro svolto dallo studio sul fronte della caratterizzazione (ludica, estetica e dialogica) dei vari avatar contribuisce ad alleviare l'impatto di questa scelta creativa.

    Il sapiente utilizzo di personaggi "fatti a mano" come l'onnipresente Bagley, la loquace IA al servizio del DedSec, aiuta inoltre a controbilanciare - nei limiti del possibile - gli effetti collaterali del concept di Legion, rafforzando l'efficacia di alcuni dei momenti clou del racconto. Se assecondato appieno, cercando di non cedere alla tentazione di creare una squadra di superuomini, l'elemento aleatorio del titolo può anche dare vita a meravigliosi siparietti di narrativa emergente.

    Immaginate di affrontare una delicata missione nei panni di uno dei vostri uomini di punta: un ex sicario dei Kelley armato di tutto punto e capace di schierare in campo un drone ragno personalizzato. Nel mezzo di un assalto stealth praticamente impeccabile, vi trovate alle spalle dell'avversario più importante, l'unico in grado di dare l'allarme e chiamare i rinforzi. Ed ecco che, con un tempismo impeccabile, assistete alla manifestazione dell'unico punto debole del soldato Ethan "Venticello" Connors: il tratto "flatulenza" attiva improvvisamente uno sfogo gassoso che, nel giro di un istante, trasforma un'operazione da manuale in un memorabile disastro. Va da sé che non tutti i personaggi reclutabili hanno malus di questo genere, e non è raro imbattersi in specialisti senza particolari difetti, eppure parliamo di note di colore capaci di arricchire l'esperienza con sfumature sorprendenti, a riprova del valore dell'idea alla base del gameplay.

    Anarchy in the UK

    Dopo aver completato la missione introduttiva con il compianto Dalton Wolfe, sarete chiamati a riaccendere le fiamme della rivolta arruolando il primo membro del nuovo DedSec londinese: la lista a vostra disposizione comprende un discreto assortimento di hacker alle prime armi (generati casualmente con criteri tesi a non inficiarne la coerenza), ognuno dotato di un paio di abilità pensate per moltiplicare le strategie d'approccio durante le missioni.

    Gli amanti dello stealth potrebbero quindi decidere di arruolare un personaggio particolarmente furtivo, mentre gli estimatori della tattica "spara e dimentica" scegliere un ex poliziotto dal grilletto facile, o alternativamente un beone da bar capace di assorbire una quantità maggiorata di danni col giusto incentivo alcolico. Le strade di Londra ospitano una quantità astronomica di possibili reclute, provviste di una gamma decisamente ampia di specialità e tratti distintivi (fino a quattro per ciascuno), tutti pensati per aggiungere qualcosa al gameplay.

    Prima ancora di verificare con mano la validità del disegno ludico di Ubisoft, vi capiterà quindi di spendere un bel po' di tempo a curiosare (premendo il dorsale sinistro) nei profili personali di decine e decine di passanti, alla ricerca di un nuovo tassello da inserire nel vostro "dream team". Una routine resa ancor più gustosa dalle note a margine presenti nei diversi profili, pensate per fornire un abbozzo di backstory a ognuno dei cittadini della capitale inglese.

    Sebbene possa capitare - anche con una certa frequenza - di imbattersi in operativi praticamente sovrapponibili, o con fattezze identiche, il sistema messo a punto da Ubisoft rende il mondo di gioco più vivo e interessante, pur non alterando in maniera netta le dinamiche di un open world "parco giochi" sì denso ma piuttosto classico nella struttura.

    Libertà o morteA prescindere dal livello di sfida selezionato, Watch Dogs: Legion include un'opzione che aggiunge la morte permanente alle dinamiche del gioco. Se nella modalità standard i personaggi abbattuti non potranno essere utilizzati per qualche tempo, col "permadeath" ogni sconfitta vi priverà definitivamente di uno dei vostri riottosi avatar. Dal canto nostro vi consigliamo di attivare la modalità in questione: la prospettiva di perdere per sempre un membro chiave del gruppo vi spingerà a giocare con cautela ed attenzione, sfruttando appieno le possibilità offerte dal gameplay.

    La semplice consapevolezza che ogni pedone investito durante una fuga precipitosa potrebbe privarci di un pezzo pregiato per il nostro team, o renderne più difficile l'arruolamento in virtù dei legami tra i vari personaggi, ci porta ad osservare il mondo di Legion con un'attenzione del tutto particolare, in maniera quasi istintiva. In questo senso, non possiamo astenerci dal riconoscere i meriti della rotta creativa seguita dallo studio francese, che specialmente all'inizio riesce ad arricchire efficacemente il canone ludico di Watch Dogs con una varietà inedita. Sebbene le missioni, sia principali che secondarie, non alterino più di tanto la formula classica della serie, fatta di incursioni (più o meno) silenziose, hacking d'assalto, sparatorie e puzzle ambientali (i classici circuiti da ricablare), le peculiarità dei singoli personaggi spingono a sperimentare diverse soluzioni ludiche.

    Interpretando un programmatore esperto, magari uno sviluppatore di videogiochi, potremo quindi scegliere di utilizzare le nostre abilità per sfruttare la tecnologia dei nemici contro di loro, manipolando torrette e droni senza neanche avvicinarci alle "zone calde", il tutto dopo aver mandato in avanscoperta il nostro fido ragno robotico.

    Un approccio tattico che la scelta di un impavido hooligan potrebbe portarci a scartare in toto, in favore di una scazzottata vecchio stile in compagnia dei nostri compagni di curva, un manipolo di teste calde da evocare alla bisogna. Non mancano poi archetipi alquanto atipici, come un apicoltore in grado di indirizzare sugli avversari uno sciame di feroci insetti robot, da far esplodere all'occorrenza con un'arma non letale unica, mentre schierando in campo l'ex membro di una fazione ostile potremo accedere ai suoi avamposti senza sparare un colpo, a patto di non attirare troppo l'attenzione.

    Un arcobaleno di possibilità supportato da un level design di ottima fattura, modellato per ampliare ulteriormente l'elenco delle possibili strategie operative, sfruttando ad esempio un drone da costruzione per raggiungere agilmente il tetto di un palazzo senza allertare le guardie. In alcuni casi, la composizione delle diverse strutture apre la strada a vere e proprie sezioni platform, che richiedono di utilizzare il succitato ragno robot per superare percorsi a ostacoli piacevolmente articolati. Una delle missioni di "conquista", sbloccabili completando un terzetto obiettivi secondari in ogni quartiere, ci porterà ad esempio a scalare il Big Ben dall'interno, attraversando un dedalo di ingranaggi e piattaforme sospese. Vale la pena di precisare che questi incarichi, a differenza di quanto succede in gran parte dei titoli open world di Ubisoft, offrono un buon ventaglio di sfide differenti, che culminano nell'assegnazione di un nuovo agente particolarmente capace.

    London Calling

    Per quanto l'assetto ludico del nuovo Watch Dogs segni una svolta positiva per la saga, dopo il primo terzo dell'avventura si comincia ad avvertire chiaramente qualche importante scricchiolio nel design della produzione. Oltre questa soglia, infatti, inizierete a notare una crescente monotonia nella struttura delle missioni, complice il frequente riutilizzo delle medesime location per incarichi principali e secondari, a volte con obiettivi sostanzialmente identici. Una consuetudine che non arriva mai a compromettere il divertimento, pur smorzando notevolmente l'entusiasmo delle prime ore.

    Un discorso che riguarda anche le missioni di arruolamento necessarie per convincere i cittadini di Londra ad unirsi al DedSec, che dopo un po' tendono a riproporre ciclicamente gli stessi schemi, senza variazioni significative. Ad amplificare queste sensazioni contribuisce inoltre un sistema di progressione (condiviso tra tutti gli operativi) alquanto limitato e non perfettamente a fuoco, che può arrivare a rendere irrilevanti le caratteristiche di determinati archetipi.

    Un esperto di droni, in grado di spingere gli automi a tradire i propri padroni, potrebbe ad esempio finire ben presto in coda alla vostra lista dei preferiti, quando (spendendo i punti tecnologia raccolti in giro per la città o guadagnati completando gli incarichi) la stessa capacità sarà a disposizione dell'intera squadra. Parliamo di casi limite, sia chiaro, però si percepisce la mancanza di meccaniche di progressione e personalizzazione più profonde, legate alle specifiche caratteristiche di ciascun personaggio e progettate per valorizzare ulteriormente il mantra del "play as anyone".

    Vestito per uccidereCon il denaro accumulato lottando contro i poteri forti della Londra di Legion potrete acquistare un buon numero di vestiti e accessori per i diversi membri del DedSec, che andranno a modificare il loro look in base alle vostre preferenze. È anche possibile acquistare skin alternative per armi e veicoli, a patto che questi facciano parte dell'equipaggiamento degli agenti.

    Pesano sull'efficacia complessiva della produzione anche i difetti di un comparto tecnico che non convince appieno, specialmente per quel che concerne la gestione delle animazioni. Pur non considerando la rigidità delle espressioni facciali, in parte giustificata dalla sovrabbondanza dei possibili protagonisti, le movenze dei personaggi appaiono decisamente impacciate, e questo ha delle conseguenze palpabili - seppur non drammatiche - sulla reattività del sistema di controllo, in particolar modo per quel che riguarda le meccaniche di movimento.

    Malgrado la presenza di una mira assistita molto generosa (forse fin troppo), anche lo shooting si dimostra a tratti un po' inaffidabile, mentre il sistema di guida ci è sembrato identico a quello del precedente capitolo, caratterizzato da uno stile arcade al contempo "scivoloso" e pesante.

    Un altro ritorno non esattamente gradito è rappresentato da un modello di IA letargico nelle fasi stealth e sconsiderato durante le sparatorie, lo stesso che negli ultimi anni il publisher sembra aver utilizzato per buona parte delle sue produzioni open world. Più in generale, l'ultima iterazione del Disrupt Engine di Ubisoft Montreal fatica a nascondere le rughe di un motore nato una generazione e mezzo fa, soprattutto sul fronte della gestione luminosa.

    Durante il giorno, sistema di illuminazione tende ad appiattire in maniera evidente i panorami londinesi, con la complicità di un gran numero di ombre a bassa risoluzione, mentre di notte la moltiplicazione dei punti luce e dei riflessi riesce a risollevare notevolmente la qualità del colpo d'occhio. Prima del tramonto è inoltre più facile notare fenomeni di pop-in e gli effetti di una gestione piuttosto conservativa del LOD, per quanto la resa complessiva dell'immagine si attesti su buoni livelli. Questo soprattutto per i meriti di una direzione artistica in grande spolvero, che ribadisce il talento degli sviluppatori di Ubisoft per la costruzione di ambientazioni tanto suggestive quanto ricche di particolari. La Londra di Legion è un coacervo di multiculturalismo e splendore architettonico, rielaborato per accordarsi perfettamente con lo scenario pre-cyberpunk che fa da sfondo all'avventura. Viaggiare da Camden a Nine Elms significa immergersi in un caleidoscopio di scorci da cartolina, che possono far chiudere un occhio su alcuni dei difetti più lampanti del comparto grafico.

    Buona la solidità del frame rate, mentre abbiamo particolarmente apprezzato il lavoro svolto sul fronte del doppiaggio inglese (l'unico disponibile al momento della stesura del pezzo) che, al netto di qualche forzatura quasi caricaturale, contribuisce a rinvigorire la caratterizzazione dei personaggi. Promosso anche l'accompagnamento musicale, che accoglie una buona varietà di brani per tutti i gusti, tra britpop, punk spinto, classici orchestrali e metal di razza.

    Watch Dogs Legion Watch Dogs LegionVersione Analizzata PlayStation 4 ProWatch Dogs: Legion si presenta all’appuntamento con il pubblico forte di un concept brillante, con tutto il potenziale per rivoluzionare i canoni della saga. La possibilità di arruolare uno qualsiasi dei cittadini di Londra (noi siamo arrivati a 23), ciascuno con un proprio bagaglio di abilità e strumenti, infonde una ventata di freschezza nella formula open world di Ubisoft, e all’inizio contribuisce ad amplificare notevolmente la varietà generale dell’esperienza. Col passare delle ore, però, questo elemento perde gradualmente d’efficacia, con la complicità di un sistema di progressione non del tutto a fuoco e di una certa monotonia nel design delle missioni, che peraltro tendono a riutilizzare più volte le medesime location. Questo al netto di un comparto narrativo di buona fattura che tiene alto l’interesse del giocatore fino ai titoli di coda, riuscendo peraltro a compensare piuttosto bene la mancanza di un protagonista modellato ad hoc. Malgrado gli evidenti limiti di un engine nato all’alba della scorsa generazione, la direzione artistica tratteggia una cornice decisamente suggestiva per le avventure londinesi del DedSec, mentre l’ottimo doppiaggio inglese favorisce la caratterizzazione dei personaggi, seppur con qualche eccesso quasi caricaturale. In definitiva, pur essendo perfettamente in grado di offrire al pubblico un buon numero di ore di divertimento (una quindicina che possono facilmente diventare 35 completando ogni attività offerta dal mondo di gioco), Watch Dogs Legion manca di esprimere appieno le potenzialità del suo concept di base, cedendo alle lusinghe di un modello di open world che, a fine generazione, richiede a gran voce interventi di svecchiamento più incisivi.

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