Wattam: Recensione del nuovo gioco dall'autore di Katamari Damacy

La mente dietro Katamari Damacy e Nobi Nobi Boy, porta sulle scene il suo nuovo progetto: l'originalissimo Wattam.

recensione Wattam: Recensione del nuovo gioco dall'autore di Katamari Damacy
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Il fantasy è senza dubbio molto affascinante: un concentrato di mostri, demoni e draghi che ben si prestano a coinvolgere il giocatore all'interno di un universo epico e fantasioso. Eppure, una grande magia - e quindi la vera sfida per un creativo - risiede nella capacità di trasformare la quotidianità in una fiaba, e le cose di tutti i giorni in un videogioco. Keita Takahashi, la mente dietro titoli deliziosi come Katamari Damacy e Nobi Nobi Boy, è un vero maestro di questa raffinata disciplina, e la sua ultima fatica, il buffo Wattam (disponibile su PS4 e su Epic Games Store) ne è un fulgido esempio. Qui regnano sovrani cucchiai, forchette, palle da bowling, cacchine (anche dorate) e ventilatori, ognuno in grado di parlare, muoversi, provare emozioni; ciascuno - peraltro - è controllabile dal giocatore e capace, in certi casi, di compiere azioni e interazioni uniche.

    D'altronde, come ogni stranezza firmata dall'istrionico designer giapponese, c'è una rigorosa logica a delimitare quella che in apparenza sembra una pomposa anarchia creativa, che a briglia sciolta rischia solo di far danni. Ma non perdete tempo a cercare di inquadrare o etichettare tutto questo secondo canoni e criteri prestabiliti: Wattam sfugge infatti da ogni classificazione di genere.

    Che ti è successo, mondo?

    Wattam è un'esperienza, più che un gioco; è un pomeriggio da passare in allegria, mentre su schermo si alternano ondate di colore e risate di bambini, in un susseguirsi di vicende assolutamente folli, eppure ben contestualizzate all'interno del mondo di gioco. Quello di Wattam è un universo, almeno all'inizio, grigio e spento, per motivi ancora ignoti.

    Starà a noi scoprire cosa è successo, ricostruendo l'accaduto un'amicizia alla volta, come in un domino in cui ogni tassello è un individuo sofferente o disperso, a cui dovremo restituire il colore e un rifugio. Le tante creaturine che via via affolleranno l'ambiente posseggono infatti le esigenze più disparate, e portando a termine i piccoli, grandi compiti proposti, innescheremo nuovi giri sulle colorate giostre di Wattam. Il tutto ruota comunque attorno al Sindaco, il primo tassello: un cubo di color verde, apparentemente l'unico presente su un palcoscenico vuoto, un isolotto fluttuante che affaccia su un baratro forse infinito. È triste e solo - completamente solo - al punto da non avere nessuno a cui mostrare il suo incredibile potere: quello di far apparire da sotto il cappello una piccola bomba, la cui esplosione non genera violenza o sofferenza, ma divertimento e coriandoli. E gli amici possono nascondersi letteralmente ovunque, persino sotto un sasso. O, nel mondo di Wattam, il sasso stesso può rivelarsi un prezioso compagno. Quanto basta per affrontare la notte e ammazzare la solitudine, almeno fino al sorgere del sole, che porta vita e un po' di serenità.

    Tutto si trasforma

    La notte porta consiglio, mentre la luce svela, con maggiore chiarezza, ciò che ci circonda: quel vuoto infinito di cui vi abbiamo accennato è in realtà un mare tutt'altro che illimitato, quasi una piccola porzione di una Terra piatta (scacco matto, scienziati!), che via via si arricchirà di isolotti. Ognuno di essi rappresenta una stagione, e avanzando nella scoperta di nuovi amici e creature, enormi piattaforme squarceranno il cielo come fossero navicelle spaziali in grado di piegare lo spazio-tempo. Le forme? Le più disparate: paperelle, toilette e tavoli; oltre a servirci come comodi ma lenti mezzi di trasporto tra un isolotto e l'altro, porteranno con sé tutta una serie di buffi amici che si uniranno alla festa, ciascuno un tassello fondamentale di questa stramba avventura.

    Tutto questo concentrato di stramberie è comunque meno delirante delle meccaniche ludiche che Wattam introduce man mano, riassumendo in poche mosse il ciclo della vita e quello dell'alimentazione...deiezioni incluse.

    Si parte dalla ricerca di un piccolo frutto nascosto nel terreno, lo si conduce al centro dell'isolotto, si fa un bel girotondo intorno al buco e di colpo ecco un bell'albero, la cui grande bocca può risucchiare ogni creatura, mangiandola, assimilandola, e trasformandola in qualcosa di nuovo, sempre diverso e casuale.

    Dal canto suo, il Signor Toilette, che come ogni abitante di questo stranoverso ha un nome proprio (in italiano troverete ad esempio Agnese, un telefono perennemente arrabbiato, o il caro vecchio tavolo Gianni), si premurerà invece di trasformare qualsiasi cosa entri in suo contatto in una simpatica cacchina sorridente, di quelle che abbiamo imparato ad amare con Dr. Slump e Arale. Processi realistici (più o meno), che ci ricordano che, in fondo, anche nella quotidianità c'è sempre un tocco di magia.

    Lezioni di vita

    È uno dei molteplici messaggi, delle lezioni, piccole e grandi, che Wattam vuole trasmettere a chi si trova al di là dello schermo, e lo fa con un linguaggio assolutamente comprensibile a tutti, anche e soprattutto ai bambini, tanto quelli dal punto di vista anagrafico quanto, soprattutto, spirituale.

    Anzi, insegna anche che non esistono barriere di forma, colore o parola, che l'unione fa la forza (come quando dei birilli ci sfideranno a impilare i personaggi l'un l'altro fino a raggiungere la loro medesima altezza), che tenendosi per mano - e potrete farlo con chiunque incontrerete sul vostro cammino - si può salvare il mondo. Da soli o in compagnia, grazie alla co-op locale.
    Non è molto complesso, tolto qualche momento lievemente frustrante (per via di indicazione poco chiare sul da farsi, o dei controlli goffi e imprecisi, o di qualche magagna tecnica legata alle collisioni), né così stimolante o altamente filosofico: è una fiaba semplice, delicata, che punta dritta al cuore senza fare troppi giri per prendere meglio la mira. Non ne ha bisogno, nella sua immediatezza, nella sua estrema semplicità, eppure alla fine delle scarse 3 ore necessarie a completarlo, avvertirete la sensazione che quella storia meritava di essere raccontata, proprio in quel modo, ve lo possiamo garantire.

    Del resto ogni "missione" viene spesso avviata dopo aver chiesto a uno sconosciuto in lacrime, futuro amico, quale sia il suo cruccio, e ha come scopo finale quello di trasformare il broncio in una fragorosa risata, indotta dal ritrovamento di un certo oggetto (o creatura, come quando dovremo indossare i panni del detective per... no, è troppo esilarante, non possiamo rovinarvi la sorpresa), o dal semplice "fare bum" con la bomba sotto al cappello.

    Wattam WattamVersione Analizzata PCBreve ma deliziosa, spensierata ma custode di messaggi da non ignorare, l'esperienza offerta da Wattam non è per tutti, e no, non c'entrano complesse elucubrazioni filosofiche, metatesti o raffinate trovate di gameplay: per 15,99 € vi chiede di mettere da parte preoccupazioni, competitività e sete di sfide, spazzandole via una risata dopo l'altra, meglio ancora se in compagnia. Ed è in co-op che la creazione di Takahashi fa centro, con qualcuno che vi guarda giocare, o che vi chiede di aiutarlo a trasformare quella matita in una cacchina dorata. Tra le opere dell'autore, Wattam è quella ludicamente meno appagante, eppure è quella che, meglio di tutte, riesce a metterci in pace col mondo. Questo è ciò che conta, dopotutto.

    7

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