Who Am I: The Tale of Dorothy Recensione

Una visual novel affascinante e misteriosa sul disturbo dissociativo dell'identità, con una giovane protagonista in difficoltà...

Versione analizzata: iPhone
recensione Who Am I: The Tale of Dorothy
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • iPhone
  • iPad
  • Mobile Gaming

Il mondo dei videogiochi "mobile", purtroppo, soffre ancora molto a causa di tutti i pregiudizi che gravano sulla categoria: nell'ambiente videoludico sembra regnare una tipologia di ragionamento che relega costantemente i titoli per dispositivi smart quasi in una galassia "inferiore", o comunque a parte, come se gli sviluppatori e i giochi che popolano questo vastissimo ed interessantissimo regno fossero meno degni di far parte della storia del Videogioco con la V maiuscola, quella ufficiale insomma. È proprio così che si trascurano interi micro-cosmi estremamente stimolanti e spesso sperimentali, ambiti in cui il videogioco si incontra (e scontra!) con nuovi tipi di fruizione, nuove modalità d'uso, ma anche nuove limitazioni e dunque inedite possibilità per il medium.
A subire le conseguenze di questo snobismo generalizzato e diffuso (tra critica e pubblico, certo, ma talvolta anche tra le file degli sviluppatori stessi!) sono quei team che cercano di incentrare il proprio lavoro proprio su questa realtà, e che si ritrovano così a "parlare" a quella nicchia di giocatori che non si fermano alla home page di Google Play Giochi, ma ne esplorano gli anfratti più nascosti e reconditi. Il compito di chi si occupa di descrivere il mondo dei videogiochi, a questo punto, dovrebbe essere anche quello di accompagnare gli utenti su sentieri nuovi, su strade poco esplorate: abbozzare cartine di mappe videoludiche ancora da scoprire, proponendo nuove geografie dell'interazione, e non semplicemente assecondare il mercato dando sempre voce a chi già regge in mano un megafono...
È seguendo tale linea di pensiero che in questa sede ci occuperemo dell'ultima produzione di un team a dir poco giovane, un gruppo di cinque studenti sud-coreani che cercano di incastrare le sessioni di sviluppo tra una lezione e l'altra: nel 2015 nasce ufficialmente Onaemo Studio con la pubblicazione del puzzle platformer Bari, e dal 2016 le uscite cominciano a farsi sempre più frequenti. Tra un god game/gestionale con un tocco lievemente action a base di buffi spiriti che decimano una popolazione in voxel art (Lolly Land) e una sorta di endless runner incentrato sui colori in RGB (Lumeway), i dev sembrano voler continuare a sperimentare e a mettere alla prova la propria versatilità. Ecco dunque che il loro ultimo gioco, Who Am I: The Tale of Dorothy, è una visual novel la cui storia affronta temi delicati e difficili attraverso le vicende della protagonista quattordicenne.

Me, myself and i and...

Le premesse narrative del titolo sono chiaramente indicate nella descrizione del gioco proposta dagli autori e sono fondamentali per comprenderne le implicazioni sul piano delle meccaniche, quindi non si corre il rischio di rovinare qualche sorpresa importante: la protagonista dell'opera, Dorothy, è una giovane ragazza che ha sviluppato un disturbo dissociativo dell'identità e condivide la propria vita con altre tre personalità, ognuna delle quali presenta aspetto, comportamenti ed attitudini differenti. Ad accompagnare Dorothy ci sono Alice (la bambina di sei anni introversa e sognante), Gretel (una misteriosa, enigmatica figura dall'atteggiamento scontroso) e Cindy (un animo gioioso e sempre propositivo). Il compito del giocatore sarà quello, semplice solo all'apparenza, di aiutare la giovane a bilanciare gli eventi della sua vita e il suo rapporto con le altre "incarnazioni" di se stessa.

Il tema della personalità multipla non viene affrontato spesso nei videogiochi (nonostante gli esempi in questo senso non manchino affatto), e ancor più raro è vedere l'argomento trattato anche sul piano del gameplay, oltre che a livello puramente narrativo. Nel caso specifico, infatti, il giocatore si trova a ricoprire un ruolo particolare, ad essere cioè il "consigliere" della protagonista nello spazio irreale (verrebbe da dire virtuale) dei sogni di Dorothy, l'unico ambiente in cui tutte le personalità possono convivere contemporaneamente senza sostituirsi l'una all'altra. Il giocatore/"consigliere" è quindi una sorta di psicologo che, in questo spazio così personale, è chiamato a comprendere, di settimana in settimana, gli eventi del passato e del presente della ragazza, analizzando la situazione e scegliendo come comportarsi per operare correttamente sui due parametri principali che regolano lo svolgimento del gioco, ovvero lo stress e l'integrità.
Ogni notte si ha la possibilità di scegliere con quale identità parlare, per quanto e in che modo: ogni
volta che si decide di continuare la conversazione con una delle ragazze (come vengono chiamate nel gioco) si utilizza un punto della riserva di "energia", che una volta esaurita costringe a concludere la seduta in corso. Ma c'è di più, perché durante le chiacchierate è possibile fare domande alle identità o rispondere ai loro quesiti scegliendo una delle tre battute proposte, ed è qui che entrano in gioco i succitati parametri. Lo stress, che riguarda direttamente Dorothy, tende naturalmente a salire quando le situazioni si complicano o, molto semplicemente, quando si commettono errori e leggerezze nei dialoghi (volendo semplificare, ma come vedremo le cose non stanno sempre così!). L'integrità è invece distinta per ognuna delle tre personalità: evitando spoiler, possiamo sintetizzare dicendo che questa barra corrisponde al livello di consapevolezza raggiunto dall'identità in questione.
Da tutto ciò deriva una struttura interessante e piuttosto complessa, poiché gli eventi nella vita di Dorothy sono determinati da questi fattori e portano a seguire diverse strade narrative. Il gioco presenta due percorsi possibili per ogni identità, ognuno dei quali è costituito da cinque notti collegate tra loro, per un totale di 40 notti diverse che comunque non possono essere raggiunte tutte in un'unica "route". Il risultato è un numero di dialoghi davvero notevole, basti pensare che in qualsiasi momento si può decidere di non continuare la conversazione con una delle personalità per passare a un'altra, che a sua volta avrà più o meno cose da dire a seconda della situazione affrontata. Questa intuizione permette di affrontare ogni nuova sessione di gioco con rinnovata curiosità, alla ricerca di nuove strade e nuovi finali..

So many you

Si, perché di finali Who Am I ne possiede ben sei, e non sempre è facile riuscire a raggiungere quello che ci si è prefissati, dal momento che per farlo bisognerebbe conoscere gli effetti di ogni risposta, di ogni linea di dialogo sulla psiche delle quattro identità. Ad incrementare la difficoltà concorrono poi l'alternanza delle varie "settimane", che è quasi sempre diversa per ogni sessione: la prima notte è infatti assegnata casualmente dal gioco, cosa che porta ad avere livelli diversi nei vari parametri e a trovarsi dinnanzi strade modulari in cui vari pezzi sono sempre gli stessi, ma mescolati e ri-assemblati.

Bisogna poi considerare un aspetto che potrebbe far storcere il naso agli appassionati di visual novel, almeno all'inizio: in The Tale of Dorothy non esiste la possibilità di salvare per tornare una seconda volta nello stesso punto di una partita precedente, cosa che costringe a ricominciare dall'inizio una volta raggiunta una delle conclusioni. È consentito salvare temporaneamente alla fine di ogni incontro notturno con le identità, ma solo per riprendere da lì in un secondo momento: uscire dal gioco e riavviarlo può servire al massimo a cambiare qualche scelta nel corso di una notte, ma talvolta è difficile che una singola "seduta" possa cambiare completamente il corso degli eventi.
Questa scelta di design potrebbe sembrare controintuitiva sulle prime, ma ben presto se ne comprende il funzionamento: ogni volta si è chiamati a ricominciare l'avventura facendo attenzione alle proprie scelte, perché anche una singola frase potrebbe portare ad eventi non previsti dal giocatore nella vita di Dorothy. Ciò significa sentire la stessa pressione della prima partita nelle successive iterazioni, dato che le scelte a disposizione sono tante e mail banali. La cura nella caratterizzazione delle personalità fa sì che non sempre le conseguenze delle proprie decisioni siano palesi, e non sono rare le occasioni in cui un comportamento si rivela positivo in una certa direzione, ma al tempo stesso negativo nei confronti di un "alter". Questo accade soprattutto quando si interagisce con la personalità principale/dominante, che ha comunque la capacità di influenzare le altre.
Insomma, l'attenzione rivolta alla messa in forma videoludica dei processi e dei funzionamenti propri del D.I.D. dimostrano la cura e la passione del team di sviluppatori. Non a caso tra gli studi pregressi degli autori figura anche un percorso in psicologia.
Questa cura si estende poi ad ogni aspetto della produzione, dai meravigliosi fondali che caratterizzano le "stanze" degli alter fino alla rappresentazione delle identità (splendido il ritmo e la perfezione nell'alternanza delle animazioni, che si trasferiscono da personalità a personalità creando un continuo gioco di rimandi, influenze e sostituzioni), passando per la colonna sonora ora sognante e sospesa ora inquietante e tesa, ma sempre capace di accompagnare la lettura grazie al sapiente uso di seamless loop (anche brevissimi).
A proposito di lettura: tutto il gioco pare pensato per adattarsi al meglio ai tempi di una fruizione mobile, merito della già descritta suddivisione in settimane e di una scrittura che ha il dono della sintesi senza banalizzazione.

Nonostante tutto, però, non mancano i piccoli problemi, soprattutto per quanto riguarda la traduzione, che presenta alcune sviste comunque trascurabili e di certo incapaci di rovinare un'esperienza affascinante e coinvolgente.
In definitiva, se avete voglia di una buona visual novel portatile, diversa dal solito e ottima da giocare tanto nei ritagli di tempo quanto tutta d'un fiato, Who Am I: The Tale of Dorothy saprà sorprendervi con una serie di buone idee ed un paio di assi nella manica semplicemente geniali. Una piccola rivelazione.

Who Am I: The Tale of Dorothy Who Am I: The Tale of Dorothy è una visual novel che affronta un argomento delicato e difficile: il disturbo dissociativo dell’identità. La giovane protagonista del gioco condivide il proprio corpo con tre “alter” che mettono a dura prova la sua stabilità psichica, così come la capacità del giocatore di armonizzare queste diverse anime in qualità di consigliere della ragazza. La possibilità di comunicare con tutte le identità crea un sistema semplice e complesso al tempo stesso, in cui le scelte a disposizione possono essere sia positive che negative, a seconda del punto di vista: al giocatore il compito, non sempre facile o intuitivo, di bilanciare gli eventi nella vita di Dorothy e il suo rapporto con Alice, Gretel e Cindy, entrando nelle loro stanze e, di conseguenza, nelle loro menti. La cura caratterizza ogni aspetto, dalla scrittura (nonostante i piccoli problemi di traduzione in lingua inglese sparsi qua e là) alla grafica (straordinari i fondali e l’alternanza delle animazioni/pose espressive), passando per la colonna sonora, sempre adatta all’atmosfera del momento. Inoltre il gioco sembra trovarsi a proprio agio sui dispositivi mobile, in particolare per quanto riguarda il ritmo e la suddivisione in scene. Non bisogna poi dimenticare i sei finali e le tante strade da scoprire, che garantiscono una notevole rigiocabilità. Se avete voglia di vivere una storia diversa dal solito, arricchita da qualche vero e proprio colpo di genio, Who Am I è il titolo che fa per voi. L’occasione perfetta per scoprire la produzione di un giovane team coreano, Onaemo Studio, già autore di altri interessanti esperimenti.

8

Che voto dai a: Who Am I: The Tale of Dorothy

Media Voto Utenti
Voti: 5
5
nd