Wolfenstein 2 Recensione: la caccia ai nazisti apre anche su Nintendo Switch

Dopo DOOM e The Elder Scrolls Skyrim, Bethesda e Panic Button portano su Nintendo Switch anche l'ultima avventura di B.J. Blazkowicz.

Wolfenstein 2 (Switch)
Recensione: Nintendo Switch
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Mollato come un dirompente ordigno atomico nel cuore di uno dei Nintendo Direct più importanti per quel che riguarda il supporto fiduciario delle terze parti alla piccolina di Kyoto, Wolfenstein 2 venne annunciato assieme al "collega" DOOM come uno dei porting più ambiziosi mai tentati. Non solo per le difficoltà legate allo sbarco su un hardware molto meno prestante rispetto a quello delle controparti esclusivamente casalinghe, ma anche - e forse soprattutto - per le sfide imposte da una transizione ludica rischiosissima. Sui due piatti della bilancia erano disposte, in ordine, le notevoli aspettative di un'utenza affamata di frenetici massacri in portabilità, e la qualità di un prodotto che, per soddisfarle, doveva riuscire a conservare intatte le proprie caratteristiche ludiche. Un obiettivo raggiunto in pieno nel caso di DOOM, arrivato tra le mani degli utenti di Switch come un concentrato di feroce virulenza e pregio tecnico, grazie all'incredibile lavoro del team di Panic Button. Un successo che la squadra texana cerca ora di replicare con un porting ancor più arduo, sotto tutti i punti di vista. Ebbene, permetteteci di rassicurarvi sin da subito: anche su Switch i pestoni spezza-nazisti del caro, vecchio William "B.J." Blazkowicz offrono sensazioni di grande giubilo, anche se, in questo caso, i compromessi "muscolari" del gioco richiedono un pizzico di flessibilità in più.

    Fenomenali poteri cosmici, in un minuscolo spazio vitale

    Perché la conversione ibrida delle avventure di Terror Billy avesse veramente un senso, era necessario che Panic Button riuscisse a infondere tra i poligoni di questa versione liofilizzata lo stesso senso di profonda soddisfazione scatenato dal gameplay di uno degli shooter più appaganti dello scorso anno. Fortunatamente per noi, lo studio ha replicato il miracolo: anche su Switch Wolfenstein 2 rimane un'esperienza ludicamente esaltante, che conserva intatta la propria dotazione adrenalinica. Muoversi alla velocità della furia tra corridoi e stanze colme di crucchi corazzati continua a offrire sensazioni di pura estasi sanguinaria, sulle note di un concerto di rock energetico e piombo incandescente, cadenzato dal rumore molliccio qualche bella accettata calata tra capo e collo.

    Rispetto a DOOM, però, il gioco richiede uno sforzo di adattamento più intenso, determinato dalle diverse caratteristiche della produzione di MachineGames. Se il gameplay del titolo id Software facilitava, almeno in parte, il passaggio tra pad e Joy-Con grazie a una filosofia di spinta legata a uno shooting più "orizzontale", che permetteva di sopperire alle incertezze della mira con un utilizzo funzionale del sistema di movimento, la maggiore complessità del gunplay di Wolfenstein 2 rende il tutto un po' più faticoso. La corsa corta degli stick di Nintendo Switch rende infatti più difficoltosa la gestione dell'azione a schermo, pur non inficiandone la qualità in senso assoluto. Le conseguenze, in questo caso, riguardano più che altro la curva di adeguamento disegnata dai controller in dotazione con Switch.

    Pertanto, dopo aver speso qualche ora in compagnia della vostra gang rivoluzionaria preferita, riuscirete a dominare più che degnamente la feroce bolgia che riempe buona parte delle schermate del gioco. Si tratta di un problema che può essere aggirato in toto utilizzando il Pro Controller di Switch, ovviamente a scapito della portabilità totale della versione in questione. Con entrambi i sistemi di controllo (vi sconsigliamo caldamente l'opzione "giroscopica"), però, si nota un leggero input lag probabilmente legato non tanto alla revisione del frame rate (bloccato a 30 fps), quanto all'aumento del frame time, ovvero al tempo necessario per renderizzare ciascun frame. Anche in questo caso parliamo di un fastidio che non danneggia in modo troppo incisivo la qualità del gameplay. In generale, se i vostri dubbi sul porting riguardavano più che altro l'effettiva trasferibilità dell'esperienza su Switch, allora possiamo tranquillizzarvi senza remore: sull'ibrida di Nintendo, Wolfenstein 2 mantiene intatto tutto il proprio carattere da shooter di razza, senza compromessi invalidanti. E non è certo una cosa da poco.

    Un miracolo imperfetto

    Proprio come nel caso del precedente DOOM, il lavoro di porting svolto da Panic Button ha del miracoloso, sebbene, in questo caso, i compromessi accettati siano ben più evidenti. Stando alle informazioni diffuse da Bethesda, la versione Switch di Wolfenstein 2 gira a 720p per 30 fps, sia in modalità handheld che in docked. Dopo diverse ore spese a passare a fil di lama orde di nazisti, però, si ha la netta impressione che, anche in questo caso, Panic Button abbia optato per un sistema di risoluzione dinamica. Ci sono momenti, specialmente durante le fasi più concitate, che l'azione perde un po' di niditezza, scendendo probabilmente sotto la soglia dell'alta definizione, verso valori attorno ai 576p.

    Non si tratta di un cedimento né troppo frequente, né eccessivamente drammatico, e comunque più che giustificabile nello specifico contesto. Così come sono giustificabili i compromessi legati all'utilizzo di texture in bassa risoluzione e alla tecnologia TSSAA dell'id Tech 6, che "ammorbidisce" i contorni di ogni oggetto poligonale a scapito della messa a fuoco. Va però detto che, nel caso di Wolfenstein 2, le caratteristiche di ambientazione e level design rendono più pesanti alcune rinunce, come ad esempio quella legata a un sistema di illuminazione complesso. La notevole semplificazione della gestione luminosa genera infatti una sorta di "coltre bianca" che, in alcuni scenari, pervade tutta l'inquadratura e affatica un po' l'occhio, specialmente in combinazione l'effetto "film grain" della produzione. Fatta eccezione per quest'ultimo, la mancata alterazione degli effetti di post-processing migliora la resa generale del comparto tecnico e il motion blur, in particolare, mitiga le conseguenze del dimezzamento imposto al frame rate rispetto alle altre versioni da salotto. Il conteggio dei frame a schermo si mantiene quasi sempre su valori molto vicini al 30, senza scossoni significativi anche durante gli scontri più intensi. Una stabilità che risulta consolidata quando la console si trova nel suo alloggiamento da tavolo, sebbene la risoluzione bloccata a 720p renda più evidenti scalettature, pop in e magagne teniche. La notevole compressione degli asset, in particolare, provoca qualche evidente ritardo nello streaming degli elementi grafici mentre, sul fronte dei caricamenti, le eventuali latenze sono coperte egregiamente dalle cutscene che dividono ogni missione dalla successiva. Malgrado tutti i compromessi del caso, però, il colpo d'occhio offerto dalla versione Switch di Wolfenstein 2 si attesta su livelli più che soddisfacenti, specialmente se si tengono a mente le caratteristiche dell'hardware sul quale gira ogni sparatoria del gioco. Anche in questo caso si tratta di un porting coraggiosissimo, ai limiti del miracoloso, con il quale Bethesda riconferma la cura dedicata alle conversioni per Switch dei suoi prodotti, sviluppate senza cedere mai a superficialità o ragioni di pura convenienza.

    Wolfenstein 2: The New Colossus Wolfenstein 2: The New ColossusVersione Analizzata Nintendo SwitchL’ultimo lavoro di Panic Button conferma le sorprendenti capacità di un team che pare conoscere tutti i segreti nascosti nel cuore di silicio di Nintendo Switch. Sull’ibrida della grande N, lo shooter di MachineGames conserva gran parte della propria dirompente personalità ludica, mantenendo sostanzialmente intatte le proprietà appaganti di uno dei migliori shooter dello scorso anno. Le caratteristiche del gunplay di Wolfenstein 2 richiedono uno sforzo di adattamento in più, compensato alla grande dalla possibilità di maciullare nazisti in piena portabilità. Anche sul versante tecnico il gioco mostra compromessi tutt’altro che trascurabili, resi ancor più evidenti dalle caratteristiche di un titolo uscito con una versione potenziata dell’id Tech 6 sotto il cofano. Il colpo d’occhio si mantiene però su standard più che accettabili, per un porting che, proprio come il precedente lavoro di Panic Button, si presenta al mondo come un vero e proprio monumento all’ottimizzazione.

    7.8

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