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Wolfenstein Cyberpilot Recensione: guerra ai nazisti in realtà virtuale

Dopo l'esperimento in co-op portato avanti da Youngblood, la serie Wolfenstein approda anche in realtà virtuale, con risultati meno convincenti.

recensione Wolfenstein Cyberpilot Recensione: guerra ai nazisti in realtà virtuale
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  • Pc
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Se c'è una cosa che la serie Wolfenstein ci ha insegnato, è che trucidare i servi del furher all'interno di un videogioco non stanca mai. In solitaria o in compagnia di un amico, come nel riuscitissimo Wolfestein Youngblood, dare la caccia ai nazisti è un passatempo ricreativo sempreverde, che non ha bisogno di chissà quali acrobazie ludiche e tecniche per funzionare: in fondo, basta solo un vasto arsenale ricco di munizioni da scaraventare su un manipolo di bersagli e il gioco è fatto. Purtroppo a farci parzialmente ricredere su queste nostre convinzioni è stato Wolfenstein Cyberpilot, lo spin off della saga interamente dedicato alla realtà virtuale.

    C'è da ammettere che sul piano concettuale le premesse della produzione non odoravano di delusione: del resto, pensare alla possibilità di riprodurre il gameplay di The New Order o di The New Colossus nella cornice immersiva del PlayStation VR era infatti sufficiente per mandare in visibilio tutti gli estimatori delle avventure di Blazko. Sfortunatamente Cyberpilot dimentica la frenesia, la varietà e l'anima pulp degli episodi originali e si limita a proporre un'esperienza troppo breve, flemmatica e priva di quella verve capace di segnare la differenza tra l'ammazzare i nazisti con stile e farlo con svogliatezza.

    Hacker senza gloria

    Parigi è caduta in mano alle forze del Reich. Siamo nel 1980, vent'anni dopo la conclusione di The New Colossus: questa volta però non impersoneremo né il caro vecchio Blazko, né una delle sue due e mortifere figlie, bensì un hacker costretto su una sedia a rotelle, arruolato dalla Resistenza e pronto a liberare la capitale francese.

    Non potendo contare su una grande mobilità, il nostro protagonista dovrà ricorrere ad altri mezzi per eliminare la feccia nazista. Fortuna vuole che i membri della Resistenza hanno portato nelle loro fila alcuni dei più letali armamenti tedeschi, tra cui un colossale Panzerhund. Ed è proprio entrando negli abitacoli di questi bestioni meccanici che attraverseremo le strade di Parigi facendo man bassa di tutti i nemici che si porranno dinanzi al nostro avanzare.

    Ad attenderci troveremo anche altri giocattoloni del Regime, la cui natura preferiamo non svelarvi per non rovinarvi le poche sorprese presenti nel prodotto: Cyberpilot si esaurisce infatti in meno di due ore, assumendo a tratti le sembianze più di una tech demo che di un gioco completo. Una volta giunti ai titoli di coda, sembra quasi di aver vissuto il prologo di un'avventura più estesa.

    Anche nella sua brevità, questo spin-off in VR avrebbe potuto quantomeno massimizzare la portata adrenalinica e brutale del massacro, saggiato più volte nei panni di Blazko, ed invece sceglie una strada più blanda, optando per un ritmo dell'avanzamento fin troppo altalenante. Basti pensare che alcuni briefing preparatori appaiono eccessivamente lunghi, se rapportati alla ridotta longevità della produzione, e costringono il giocatore ad interazioni francamente noiose e poco precise con le creature di metallo, per hackerarle ed assumerne il comando.

    Benché questi "preliminari" siano stati inseriti più che altro per farci ammirare nel dettaglio la qualità grafica dei giocattoli nazisti, avremmo preferito di gran lunga tuffarci nell'orgia di piombo e fiamme o superare qualche minigioco più rifinito invece di perdere preziosi minuti ad interagire pigramente con leve e piedi di porco. Qualora Cyberpilot avesse avuto una durata maggiore, simili intermezzi avrebbero anche potuto risultare accettabili, ma in un'avventura che termina in appena un'ora e mezza sono un peso difficile da sopportare.

    La situazione migliora leggermente, pur senza mai convincere fino in fondo, quando si scende in campo armati di tutto punto. Per quanto non sia definibile uno shooter on-rail, dal momento che il movimento del giocatore è libero da vincoli troppo rigidi, la conformazione dei livelli è sempre ben guidata da percorsi prestabiliti.

    La lentezza dello spostamento entra un po' in contraddizione con lo spirito travolgente della serie, generando scontri forse un po' troppo statici, in cui non dovremo far alto che avanzare a piccoli passi bersagliando ondate di nemici, ora con scariche di mitragliatrice, ora con onde d'urto a corto raggio, ora con fiumi di fiamme.

    Chiaramente l'uso delle armi non è illimitato, legato com'è al surriscaldamento del caricatore; la rapidità del cooldown, tuttavia, ci permetterà di sparare ad oltranza con soltanto piccole pause tra uno sterminio e l'altro, intervallato magari dalla necessità di agire sui comandi dell'abitacolo per riparare il mezzo di cui saremo alla guida. Un andamento così cadenzato annulla interamente il rischio di motion sickness, ed imbastisce un'esperienza in VR adatta anche ai neofiti.

    Sebbene ci siano delle piccole variazioni nella progressione (specialmente a bordo del drone), in generale Cyberpilot manca di quel guizzo che ha reso grandi i giochi della serie principale. Non c'è grinta, non c'è slancio, non c'è partecipazione: anche al livello di difficoltà più elevato i nemici non mostrano un'intelligenza artificiale particolarmente evoluta, e rappresentano delle semplici pedine da spazzare via in modi neppure troppo originali. Gli scenari, abbastanza limitati e poco ispirati, contengono d'altronde interazioni assai ridotte, che non invogliano di certo a sperimentare nuove soluzioni omicide.

    Prendendo atto di questi limiti, resta comunque il piacere di bucherellare senza pietà i soldati dei Reich, guidati da un delirio di onnipotenza. In tal senso, Cyberpilot sa regalare un paio d'ore di intrattenimento senza troppe pretese, assumendo il sapore di un semplice, ed un tantino insipido, antipasto: la lauta cena a base di proiettili e nazisti resta insomma una prerogativa dei capitoli "tradizionali", come il già citato Youngblood.

    Il divertimento offerto da questo spin off avrebbe potuto essere accentuato da una sceneggiatura più pungente e coinvolgente, ma che svolge un ruolo di routine, con qualche battutina qua e là inserita per vivacizzare i dialoghi durante le missioni. A controbilanciare una scarsità di ispirazione non troviamo neanche un art design adeguatamente elaborato, spento specchio di una ucronia come tante. A rinforzare Cyberpilot c'è perlomeno un più che degno comparto grafico, sorretto da una discreta mole poligonale, da una buona effettistica e da un solido livello di dettaglio che caratterizza i modelli poligonali delle bestie sotto il nostro controllo.

    Wolfenstein Cyberpilot Wolfenstein CyberpilotVersione Analizzata PlayStation 4 ProWolfenstein Cyberpilot è un divertissement palesemente svogliato, che fa leva sul fascino immortale della serie e che non riesce a sfruttare a dovere le enormi potenzialità della realtà virtuale. Agire tra le vie di Parigi o nelle basi naziste con indosso un headset VR non si è dimostrata un'attività così immersiva come avremmo voluto, anche a causa di una sceneggiatura, di un ritmo e di una struttura ludica tutt'altro che stimolanti. È un peccato, perché il setting ed il gameplay della saga si sarebbero prestati ottimamente ad una sortita in realtà virtuale. Ci dobbiamo accontentare invece di un gioco appagante sul versante visivo e insapore su quello ludico: i figli del Reich avrebbero dunque meritato di essere uccisi con maggior classe.

    5.5

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