Wolfenstein Youngblood: Recensione della versione per Nintendo Switch

Wolfenstein Youngblood di Bethesda arriva sulla console ibrida di Nintendo grazie ad un porting firmato dal team Panic Button.

recensione Wolfenstein Youngblood: Recensione della versione per Nintendo Switch
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Con determinata ostinazione Panic Button continua a compiere i suoi miracoli digitali, lavorando a stretto contatto con Bethesda per portare su Switch i feroci sparatutto della compagnia. Ad onor del vero lo stupore per queste "conversioni impossibili", come qualcuno le aveva definite prima dell'arrivo di DOOM e Wolfenstein 2 sull'ibrida Nintendo, si è quantomeno ridimensionato: i due prodotti appena citati hanno infatti dimostrato che gli ipercinetici FPS realizzati con l'id Tech 6 possono girare dignitosamente anche su un hardware dalle specifiche non esaltanti, proprio grazie all'eccellente scalabilità del motore di gioco. I compromessi da accettare sono tanti, ma in fondo le sensazioni del gameplay si mantengono inalterate; per la gioia di chi, tra uno stage di Super Mario e una scampagnata nelle lande di Hyrule, non vede l'ora di maciullare demoni e nazisti.

    E così, prevedibilmente, all'elenco dei porting si aggiunge anche Youngblood, lo spin-off cooperativo della saga di Wolfenstein, ambientato vent'anni dopo il secondo capitolo e proposto come una sorta di appendice a The New Colossus. Dal punto di vista tecnico i risultati ottenuti su Switch sono paragonabili a quelli dell'episodio regolare, ma vale comunque la pena analizzare le doti di questa versione "in piccolo".

    Piccole ammazza-naziste

    È inutile girarci intorno: dopo aver dato un'occhiata all'edizione PS4 o addirittura a quella PC di Wolfenstein Youngblood, il salto in direzione dell'ibrida Nintendo è quantomeno destabilizzante. Per girare su Switch il titolo deve rinunciare a diverse finezze tecniche, riducendo in maniera sensibile la qualità del colpo d'occhio.

    Pur consapevoli di questa necessità, resta vero che su uno schermo di ampia diagonale i compromessi risultano quantomeno impietosi. La risoluzione massima a cui Youngblood può aspirare è 720p, ma in molti casi il gioco è costretto a scendere al di sotto di questo standard, attestandosi sul valore di 540p.
    Senza addentrarci in analisi tecniche approfondite, vi basti sapere che il risultato è sostanzialmente inglorioso su qualsiasi televisore: nonostante gli sforzi dell'anti-aliasing la scena è sporca, i pixel fin troppo in vista, ed il colpo d'occhio risulta estremamente fiacco.Giocando in modalità portatile, ovviamente, l'impatto di questi difetti si riduce drasticamente, e sebbene la grafica di Youngblood non possa essere definita sfavillante, il titolo Bethesda si lascia giocare senza far storcere troppo il naso.
    Resta inteso che nel caso in cui cerchiate un'esperienza stanziale e casalinga ed abbiate a disposizione un'altra piattaforma (dovesse anche essere un PC antidiluviano), rimarrebbe consigliabile - a parità di prezzo - schivare la versione Switch. Tuttavia se, complice l'arrivo dell'estate, state cercando uno sparatutto da giocare in portabilità, il porting di Panic Button si rivela più che decoroso.

    Rispetto alle altre edizioni le rinunce più evidenti riguardano la qualità delle texture e il sistema di illuminazione. Spariscono quasi del tutto le tecniche più avanzate per la gestione delle fonti di luce (come l'ambient occlusion), molti dei riflessi si spengono e gli shader diventano sostanzialmente elementare. Tutto questo rende le ambientazioni molto più piatte: le atmosfere si fanno spente e la palette cromatica (già abbastanza monocorde) non viene assolutamente valorizzata. Se già gli anni '80 di Youngblood non riuscivano a distinguersi per stile ed atmosfere su PC, PS4 e Xbox One, l'edizione Switch è ancora meno convincente proprio in quanto ad impatto scenico.

    Arrivando al framerate, i 60 fps vengono ovviamente sacrificati senza colpo ferire: Panic Button punta invece ai 30 frame al secondo, riuscendo a mantenerli solo nelle situazioni meno concitate.

    Visto che la natura cooperativa del prodotto porta sulla scena un maggior numero di modelli (i nemici tendono ad aumentare, dal momento che la potenza di fuoco è doppia), l'engine singhiozza un po' di più, scendendo sotto la soglia critica più spesso di quanto sperassimo.

    D'altro canto si notano lievi miglioramenti alla pulizia complessiva della scena, forse legati ad un'ottimizzazione del motion blur: anche nelle situazioni più movimentate la sfocatura è più precisa e meno aggressiva, e l'immagine risulta più nitida e meno impastata. Un segnale sicuramente positivo, che conferma la possibilità di migliorare ulteriormente la qualità delle conversioni firmate Panic Button.

    Non solo l'occhio vuole la sua parte

    Fra gli elementi da considerare quando si analizza la versione Switch di Wolfenstein Youngblood c'è anche il fatto che l'ecosistema online della console Nintendo non è sicuramente fra i più virtuosi. Dal momento che la modalità cooperativa è uno dei pilastri portanti dell'esperienza, sopratutto una volta raggiunta la fine della campagna, ci tocca ribadire che gli affanni di questa edizione non sono soltanto tecnici, ma anche logistici. Avere una chat di sistema integrata ed un ambiente più snello e funzionale non è una cosa di poco conto.

    Come abbiamo ribadito nella recensione della versione PC, in ogni caso, la violenta gita parigina delle figlie di Blazkowicz è perfettamente godibile anche in solitaria, almeno per le dieci ore necessarie a completare la missione principale. Successivamente si apre una fase concentrata sull'esecuzione di incarichi secondari molto meno ispirati, o sul completamento di obiettivi giornalieri e settimanali.
    Nel caso in cui veniate "rapiti" dal sistema di sviluppo del personaggio e delle armi potreste superare indenni anche questo "endgame", diversamente la presenza di un compagno è vivamente consigliata per ridurre al minimo il rischio di annoiarsi. Per fortuna anche su Switch il Buddy Pass permette di invitare in partita un amico che non possiede una copia del gioco (e che dovrà ovviamente scaricare un client particolare: a tal proposito assicuratevi che abbia un bel po' di spazio libero sulla console, perché Youngblood occupa la bellezza di 21 GB).Che decidiate di giocare da soli o in compagnia è importante ribadire che - al netto delle rinunce tecniche di cui si è dato conto in questo articolo - Youngblood riesce anche su Switch a conservare il carattere tipico della serie.

    Il framerate sarà pure dimezzato, la grafica un po' più sporca e l'atmosfera più piatta, ma le sensazioni risvegliate dalle sparatorie sono comunque intense e gratificanti. Wolfenstein, anche in questa sua sua appendice cooperativa, rimane uno shooter velocissimo e cattivo, rabbioso e irruento. Il gameplay spinge il giocatore a muoversi costantemente all'interno delle ambientazioni, correndo incontro ai soldati del Reich per scaricargli addosso quintali di proiettili, in preda ad una furia incontenibile.

    Forse il vero miracolo della conversione di Panic Button è proprio la capacità di mantenere vive le suggestioni dello shooting nonostante gli inevitabili compromessi, senza snaturare l'incedere impetuoso di uno sparatutto squistamente old school. Per tutte le altre caratteristiche della produzione - dal level design in cui si riscopre la mano di Arkhane alle qualità della sceneggiatura - vi rimandiamo ovviamente alla recensione di Wolfenstein Youngblood in versione PC.

    Wolfenstein Youngblood Wolfenstein YoungbloodVersione Analizzata Nintendo SwitchNon è un mistero che la versione Switch di Wolfenstein Youngblood sia la meno incisiva a livello tecnico. Lo scarto prestazionale della console determina una riduzione consistente del framerate (che fatica anche a stabilizzarsi sui 30fps), ma soprattutto una riduzione consistente della qualità di texture, shader, effetti di illuminazione. Ne esce un prodotto affannato, con una risoluzione che rende impensabile giocarlo sul televisore di casa. Tutto da buttare? Niente affatto: in mobilità Youngblood risulta tutto sommato piacevole, onesto, e “incredibile” nel senso letterale del termine, visto il rapporto tra la potenza tecnica di Switch e il risultato che i ragazzi di Panic Button sono riusciti ad ottenere. Impossibile preferire questa versione alle altre disponibili, ma se l'unica piattaforma che avete a disposizione è una Switch, o se il gioco in mobilità è l'unica soluzione che avete per approcciarvi al titolo, siamo sicuri che vorrete ringraziare il team di sviluppo per l'ennesima conversione andata a segno.

    7.2

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