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Recensione Videogiochi
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7.5
Strana parabola, quella dei picchiaduro a scorrimento. Una tipologia di videogioco passata, nel giro di qualche anno, da genere assolutamente in voga - ideale per divertirsi in multiplayer tanto nel fumo delle sale giochi quanto comodamente stravaccati sul divano di casa - ad autentica specie protetta ridotta sull'orlo dell'estinzione, appena preservata da qualche sporadica uscita indipendente tipo il fortunatissimo Castle Crashers o il ben più recente Mother Russia Bleeds. Ecco allora aggiungersi alla lista degli sparuti emuli di Golden Axe, Streets of Rage e Guardian Heroes il qui presente Wulverblade, opera prima di Fully Illustrated (un'agenzia di comunicazione costruita attorno alla figura del designer inglese Michael Heald) pubblicata da Darkwind Media.
Wulverblade segue da vicino le oscure vicende della cosiddetta Nona Legione, un corpo di veterani scelti dall'Imperatore Augusto misteriosamente scomparso tra le nebbie della Caledonia nel 120 dopo Cristo. Cinquemila fra i migliori soldati della più grande potenza dell'epoca svaniti all'improvviso nel nulla, dispersi in toto mentre l'unità stava cercando di estendere la dominazione di Roma anche nel Nord dell'isola che oggi chiamiamo Gran Bretagna. Siamo dalle parti del mito e della leggenda, con uno degli episodi più controversi della storia romana messo in scena da una prospettiva insolita (ovvero quella dei Bretoni, le selvagge popolazioni indigene) e con un aspetto da fumettone compiaciuto, ma non per questo si rinuncia a qualche pretesa storica, con anzi diversi cenni ed intriganti approfondimenti sparsi sia lungo gli otto livelli della campagna in single player che soprattutto nella corposa sezione extra.
Si sceglie uno fra i tre protagonisti disponibili e via, ci si butta immediatamente nella mischia: senza troppi preamboli - anche se a dire il vero non mancano brevi cutscene doppiate in inglese, per aggiungere un po' di enfasi al massacro - e senza particolari spiegazioni, con l'indole old school di chi vuole prima staccare qualche testa (letteralmente, vista la violenza del gioco!) e poi al limite pensare. Si diceva, appunto, dei tre personaggi selezionabili: il primo, Caradoc è il fulcro effettivo della vicenda. Tarchiato, calvo, irascibile e ovviamente barbuto, incarna la proverbiale via di mezzo che non eccelle in nulla, ma che dimostra di non avere particolari difetti in nessun ambito: l'uomo medio utile per tutte le occasioni. Brennus invece è la più tradizionale delle macchine da guerra: un gigante pachidermico ed inarrestabile, da preferire se avete intenzione di schivare poco e di menare tanto. A completare il quadro c'è infine Guinevere, vale a dire l'unica donzella del gruppo: lunghi capelli rossi, tatuaggi sul viso e un'agilità innata che le permette destreggiarsi come nessun altro in coreografiche juggle aeree (perdendo però ovviamente per strada qualcosa in termini di pura forza bruta).

Wulverblade prende spunto da fatti realmente accaduti, come testimoniano le fotografie e i video disponibili nella ricca sezione extra: un'ottima scusa per approfondire la storia dell'Antica Roma (e in particolare il folklore della Britannia).

In compagnia di un amico, Wulverblade diventa più divertente e più gestibile (laddove invece in solitaria il tasso di difficoltà tende ad essere un filo sbilanciato verso l'alto).Attenzione però: la co-op è sempre e solo locale.
WulverbladeVersione Analizzata Nintendo SwitchWulverblade è un picchiaduro a scorrimento per certi versi forse leggermente fuori tempo massimo, creato con sincera passione da chi è cresciuto col mito di Golden Axe & soci. Una lezione, quella dei classici hack'n slash anni '90, indubbiamente appresa col cuore ma purtroppo applicata con molta meno classe dei grandi del passato, se è vero come è vero che Wulverblade si limita a farsi giocare con un certo gusto, senza tuttavia lasciare nulla di più nel mentre. Sarebbe servita una dose decisamente più massiccia di coraggio, di ispirazione e di stile per lasciare davvero il segno, o anche solo per provare a inserirsi nella scia dei migliori esponenti del genere: così com'è la creatura di Michael Heald resta un debutto discreto, consigliato in particolar modo a chiunque voglia rivivere (almeno in parte) le emozioni arcade di una volta.
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