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Wulverblade Recensione: King of the North

Storia, folkore e atmosfere da fumetto si mescolano in un picchiaduro a scorrimento ambientato nei fascinosi paesaggi dell'antica Britannia.

Versione analizzata: Nintendo Switch
recensione Wulverblade Recensione: King of the North
INFORMAZIONI GIOCO
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Switch

Strana parabola, quella dei picchiaduro a scorrimento. Una tipologia di videogioco passata, nel giro di qualche anno, da genere assolutamente in voga - ideale per divertirsi in multiplayer tanto nel fumo delle sale giochi quanto comodamente stravaccati sul divano di casa - ad autentica specie protetta ridotta sull'orlo dell'estinzione, appena preservata da qualche sporadica uscita indipendente tipo il fortunatissimo Castle Crashers o il ben più recente Mother Russia Bleeds. Ecco allora aggiungersi alla lista degli sparuti emuli di Golden Axe, Streets of Rage e Guardian Heroes il qui presente Wulverblade, opera prima di Fully Illustrated (un'agenzia di comunicazione costruita attorno alla figura del designer inglese Michael Heald) pubblicata da Darkwind Media.

La Guerra del Nord

Wulverblade segue da vicino le oscure vicende della cosiddetta Nona Legione, un corpo di veterani scelti dall'Imperatore Augusto misteriosamente scomparso tra le nebbie della Caledonia nel 120 dopo Cristo. Cinquemila fra i migliori soldati della più grande potenza dell'epoca svaniti all'improvviso nel nulla, dispersi in toto mentre l'unità stava cercando di estendere la dominazione di Roma anche nel Nord dell'isola che oggi chiamiamo Gran Bretagna. Siamo dalle parti del mito e della leggenda, con uno degli episodi più controversi della storia romana messo in scena da una prospettiva insolita (ovvero quella dei Bretoni, le selvagge popolazioni indigene) e con un aspetto da fumettone compiaciuto, ma non per questo si rinuncia a qualche pretesa storica, con anzi diversi cenni ed intriganti approfondimenti sparsi sia lungo gli otto livelli della campagna in single player che soprattutto nella corposa sezione extra.

Si sceglie uno fra i tre protagonisti disponibili e via, ci si butta immediatamente nella mischia: senza troppi preamboli - anche se a dire il vero non mancano brevi cutscene doppiate in inglese, per aggiungere un po' di enfasi al massacro - e senza particolari spiegazioni, con l'indole old school di chi vuole prima staccare qualche testa (letteralmente, vista la violenza del gioco!) e poi al limite pensare. Si diceva, appunto, dei tre personaggi selezionabili: il primo, Caradoc è il fulcro effettivo della vicenda. Tarchiato, calvo, irascibile e ovviamente barbuto, incarna la proverbiale via di mezzo che non eccelle in nulla, ma che dimostra di non avere particolari difetti in nessun ambito: l'uomo medio utile per tutte le occasioni. Brennus invece è la più tradizionale delle macchine da guerra: un gigante pachidermico ed inarrestabile, da preferire se avete intenzione di schivare poco e di menare tanto. A completare il quadro c'è infine Guinevere, vale a dire l'unica donzella del gruppo: lunghi capelli rossi, tatuaggi sul viso e un'agilità innata che le permette destreggiarsi come nessun altro in coreografiche juggle aeree (perdendo però ovviamente per strada qualcosa in termini di pura forza bruta).

Wulverblade prende spunto da fatti realmente accaduti, come testimoniano le fotografie e i video disponibili nella ricca sezione extra: un'ottima scusa per approfondire la storia dell'Antica Roma (e in particolare il folklore della Britannia).

Joy-Con alla mano, Wulverblade si comporta esattamente come ci si aspetterebbe: del resto, nel corso degli oltre cinque anni di sviluppo, l'idea di Michael Heald è sempre stata quella di omaggiare i grandi classici a scorrimento piuttosto che di stravolgere le carte in tavola, e di conseguenza questa sanguinosa epopea nell'antica Britannia non si prende il benché minimo rischio, seguendo in tutto e per tutto la strada più sicura già battuta da illustri predecessori. Un modus operandi che se da un lato evita possibili sbavature - frutto magari dell'inesperienza del team - dall'altro limita e non di poco l'appeal di un titolo che troppo spesso sa di "telefonato", privo com'è di particolari sussulti o momenti sopra le righe. A sorreggere l'intera impalcatura di gameplay c'è infatti in sostanza solo e soltanto un sistema di combattimento tutt'altro che strabiliante, che però denota uno spessore tale da rendere comunque abbastanza piacevoli le circa cinque ore abbondanti di campagna.

Come da tradizione, ci sono semplici attacchi base da concatenare in brevi combo, prese, attacchi aerei, colpi con armi speciali e l'immancabile barra della mossa speciale da riempire per scatenare una temporanea modalità furia (che oltre a rendere immuni ai nemici consente pure di recuperare un pizzico di energia per ogni danno inflitto agli avversari). Unico guizzo la possibilità di parare alcuni colpi premendo col giusto tempismo il tasto A, per rispondere con un contrattacco che in alcune situazioni può fare la differenza tra un Bretone vivo e uno stecchito. Insomma, in definitiva nulla di complesso, evoluto o particolarmente strategico - al netto di un livello di difficoltà comunque nient'affatto blando - ma è proprio nell'immediatezza che aveva fatto la fortuna di Double Dragon o Turtles in Time che risiede il fascino del genere.
Un fascino che, ancora oggi, dimostra di non aver perso neppure un millimetro del suo vecchio smalto, specie qualora si decida di affrontare l'avventura in coppia: in questo senso il "fattore Switch" pesa e non poco, grazie alle innate opportunità co-op costantemente alla portata della console Nintendo. Quasi inutile specificare infatti come, in due, ci sia moltissimo da guadagnare: con un amico il ritmo si fa indubbiamente più sostenuto, e pure l'intrinseca ripetitività che rappresenta un po' il tallone d'Achille dei picchiaduro a scorrimento cede il passo al divertimento dato dalla progressione in compagnia.

In compagnia di un amico, Wulverblade diventa più divertente e più gestibile (laddove invece in solitaria il tasso di difficoltà tende ad essere un filo sbilanciato verso l'alto).Attenzione però: la co-op è sempre e solo locale.


Note nel complesso positive anche da per quel che riguarda la realizzazione tecnica: il già citato look cartoonoso conferisce sicuramente un certo carattere da graphic novel interattiva a Wulverblade, per quanto sul piano artistico lo stile (in particolare quello dei personaggi, specie di certi nemici "standard") finisca per risultare abbastanza generico e mai davvero incisivo. La creatura di Fully Illustrated si lascia comunque guardare senza problemi di sorta, recuperando anzi qualche punto carisma un po' per la colonna sonora sì stereotipata ma di sicuro effetto, un po' per l'evocativo timbro del narratore - che interviene durante le cutscene, dando un tono apprezzabile ad una storia di ribellione che va oltre l'emulo di Braveheart che ci si potrebbe attendere (soprattutto nelle convincenti battute finali...).

Wulverblade Wulverblade è un picchiaduro a scorrimento per certi versi forse leggermente fuori tempo massimo, creato con sincera passione da chi è cresciuto col mito di Golden Axe & soci. Una lezione, quella dei classici hack'n slash anni '90, indubbiamente appresa col cuore ma purtroppo applicata con molta meno classe dei grandi del passato, se è vero come è vero che Wulverblade si limita a farsi giocare con un certo gusto, senza tuttavia lasciare nulla di più nel mentre. Sarebbe servita una dose decisamente più massiccia di coraggio, di ispirazione e di stile per lasciare davvero il segno, o anche solo per provare a inserirsi nella scia dei migliori esponenti del genere: così com'è la creatura di Michael Heald resta un debutto discreto, consigliato in particolar modo a chiunque voglia rivivere (almeno in parte) le emozioni arcade di una volta.

7

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