Xenoblade Chronicles 3 Recensione: uno dei migliori JRPG degli ultimi anni

Un JRPG monumentale e straordinario: eccovi il resoconto della nostra esperienza in compagnia della nuova esclusiva per Nintendo Switch.

Xenoblade Chronicles 3
Recensione: Nintendo Switch
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  • Switch
  • È stato un viaggio esaltante e memorabile, quello offertoci da Xenoblade Chronicles 3. Alle porte del mese estivo più rovente, nelle ultime settimane abbiamo portato sotto l'ombrellone il nuovo titolo confezionato dai ragazzi di Monolith Soft, che dopo averci meravigliati col mastodontico Xenoblade Chronicles 2 (qui trovate la recensione di Xenoblade Chronicles 2) sono riusciti a perfezionare ulteriormente la storica formula alla base di un franchise che ha trovato un posto tra le più apprezzate leggende del medium.

    Ricordandovi che il prodotto arriverà in esclusiva su Nintendo Switch a partire dal 29 luglio 2022, siamo pronti a raccontarvi le ragioni che ci spingono a considerare Xenoblade Chronicles 3 il titolo più maturo e sorprendente firmato dal team dell'estroso Tetsuya Takahashi. Mettetevi comodi e preparatevi a lasciarvi coinvolgere da un'avventura di rara bellezza, capace di far riflettere sull'effettivo valore di principi e diritti che spesso, dimenticandoci di coloro che un tempo si sono battuti per conquistarli, tendiamo a dare per scontati.

    Schiavi della guerra e della morte

    Ambientato parecchio tempo dopo i fatti raccontati in Xenoblade Chronicles e Xenoblade Chronicles 2, il terzo capitolo numerato del brand narra di una realtà persino più cupa e angosciante di quelle esplorate in precedenza.

    In quel di Aionios, infatti, è in corso una sanguinosa guerra che perdura ormai da mille anni e che vede contrapposti i popoli di Keves e Agnus, due nazioni rispettivamente fondate dalle razze che a suo tempo vivevano su Bionis/Mechanis e Alrest, ossia i mondi dei primi due Xenoblade Chronicles. Non solo gli esseri umani seguitano a darsi battaglia per sottrarsi la preziosa energia vitale che alimenta la cosiddetta Cronofiamma, ma tutti gli abitanti di ambedue i paesi vengono letteralmente "fabbricati in laboratorio" al solo scopo di dedicare le loro esistenze alle regine di Keves e Agnus. Del tutto estranee ai concetti di amore e famiglia, le genti di Aionios vengono per giunta alla luce già in età preadolescenziale, affinché possano immediatamente sottoporsi al duro addestramento necessario per diventare dei soldati, raggiungere quanto prima il fronte e assecondare l'ineluttabile volere delle due sovrane.

    Oltre a non godere del libero arbitrio, tanto i Keves quanto gli Agnus hanno inoltre una durata della vita alquanto limitata: ammesso che non periscano sui campi di battaglia, dopo solo dieci anni di servizio le loro fiamme vitali si estinguono in un rituale che li vede dissolversi nell'aria e "tornare nel grembo della propria regina". Un discutibile e macabro privilegio che gli stessi considerano il supremo fra gli onori, ma che in realtà solleva non poche perplessità circa quello che accade ai pochissimi "fortunati" che vivono abbastanza a lungo da potersi sottoporre al rito del Ritorno. Privati di qualsiasi alternativa, Keves e Agnus continuano dunque a uccidersi reciprocamente e a raccogliere la misteriosa essenza, anche perché i loro gradi, i ranghi delle colonie cui vengono destinati e le risorse che ricevono, sono direttamente proporzionati ai successi ottenuti in prima linea.

    Abituati a essere unicamente delle pedine sacrificabili in un assurdo gioco le cui ingiuste regole sono state stabilite da forze più grandi, il riflessivo Noah, il rude Lanz e la sboccata Yunie, prestano servizio presso la colonia 9 di Keves e più o meno giornalmente si battono con coraggio contro gli odiati Agnus, ignorando però il reale motivo di questo antichissimo e implacabile rancore. Inseparabili e caparbi, ma disgraziatamente incapaci di mettere anche solo in dubbio le condizioni in cui sono obbligati a esistere e l'unico sentiero che qualcuno li ha costretti a percorrere, nelle battute iniziali della campagna i tre guerrieri vengono incaricati di impossessarsi di un oggetto non identificato e che a loro insaputa darà un violento scossone a quella che fino a quel momento è stata la loro quotidianità.

    Raggiunto l'obiettivo, il trio si imbatte nelle forze speciali di Agnus, composte dagli altrettanti abili Miyo, Sena e Taion, ma durante lo scontro all'ultimo sangue accade qualcosa di impensabile: un uomo chiamato Guernica Vandham si pone tra le due forze in campo e, asserendo di aver vissuto sei volte più di Noah e degli altri, utilizza la Pietra Uroboros per donare ai ragazzi il solo potere al mondo che potrebbe aiutarli a ristabilire l'ordine naturale delle cose.

    Acquisita la capacità di entrare in Sintonia per evocare dei colossi implacabili, i combattenti mettono da parte le proprie divergenze e, etichettati di colpo come ribelli sia dalle forze di Keves che da quelle di Agnus, partono alla volta del Pian di Spada, il luogo che potrebbe celare le risposte alla maggior parte dei loro quesiti. Dopo tanti inutili conflitti e indicibili spargimenti di sangue, la battaglia contro il vero nemico - che rimanendo dietro le quinte sembrerebbe aver alimentato le fiamme della guerra e manipolato ambedue le nazioni - può finalmente cominciare.

    Una toccante prova di maturità

    Abituati ai ritmi sostenuti dei primi due episodi, che sin dalle battute iniziali proponevano eventi catastrofici e sconvolgenti, siamo rimasti piacevolmente colpiti dal cambio di marcia adottato a questo giro dagli sceneggiatori di Monolith Soft. Xenoblade Chronicles 3 non bombarda i giocatori con un gran quantitativo di eventi e informazioni sin dal primo istante, anzi nei primi due o tre capitoli dei sette che compongono l'avventura assume un andamento più "sobrio" e volto a caratterizzare con efficacia e dedizione tanto i protagonisti della vicenda quanto l'intrigante universo di Aionios.

    È una scelta chiara e ragionata, che alimenta costantemente la curiosità del giocatore attraverso un crescendo energico e piacevole, che nelle fasi avanzate della campagna cede infine il passo a una clamorosa successione di sviluppi al cardiopalma. D'altronde, come accennato nell'introduzione, Xenoblade Chronicles 3 poggia su un canovaccio narrativo assai più maturo ed elettrizzante del solito, anche e soprattutto grazie alla presenza di un cast convincente e magistralmente tratteggiato: essendo "nati" in un contesto tanto penoso e agghiacciante, Miyo e gli altri sono tormentati da desideri inespressi e necessità tipicamente umane, come il bisogno di lasciare un segno del loro seppur fugace passaggio. Dimenticate insomma il gentile - e troppo spesso insipido - Shulk e la puerile ingenuità di Rex e preparatevi a impersonare un manipolo di individui disillusi che con regolarità sapranno scatenare in voi una forte risposta empatica.

    Con una longevità di circa 60 ore necessarie per completare la sola campagna principale, che possono però superare il tetto simbolico delle cento ore qualora il giocatore si dedichi alle attività secondarie e alla sempre ricca componente esplorativa che contraddistingue la saga di Monolith Soft, Xenoblade Chronicles 3 si conferma un'esperienza irresistibile, finanche in grado di arricchire e toccare con costanza le corde emotive del giocatore.

    Arrivano gli Eroi!

    Passando all'analisi del sistema di combattimento, dobbiamo anzitutto sottolineare che la decisione dello studio di rendere l'intero party disponibile dal principio dell'avventura ha giovato non poco all'impianto ludico, permettendogli di esprimere il suo vero potenziale sin dal primo istante.

    Certo, la progressiva introduzione di meccaniche nuove ci ha portati ad assimilare sempre più nozioni, ma siamo del parere che la presenza di tutti e sei i personaggi giocabili già alla fine del primo capitolo semplifichi non poco la tutt'altro che semplice impresa di padroneggiare quel che è un combat system profondo e articolato. Procediamo però per gradi, specificando subito che, come in tutti gli altri episodi del franchise, gli attacchi standard vengono eseguiti in maniera automatica dai guerrieri protagonisti: si tratta di una meccanica che negli anni ha spaccato in due la community, fra detrattori ed estimatori, ma che a questo giro potrebbe convincere una fetta di pubblico anche più vasta. Se in particolare nel primo Xenoblade Chronicles gli attacchi automatici finivano per trasformare il giocatore in una sorta di spettatore, incaricandolo soltanto di curare il posizionamento di Shulk e compagni e attivare le loro tecniche speciali, avere la possibilità di assumere in qualsiasi momento il controllo di un determinato combattente assicura che l'utente abbia sempre un ruolo attivo nel corso delle battaglie.

    Attraverso un'interfaccia utente a prima vista caotica e assimilabile nel giro di qualche ora al massimo, il dovere primario del giocatore è ancora una volta quello di portare manualmente i propri beniamini alle spalle o ai lati dei nemici (in base all'abilità da innescare) e far sfoggio delle loro tecniche, che a seconda della classe si ricaricano col passare del tempo o mandando a segno un certo numero di attacchi automatici. La novità più interessante di Xenoblade Chronicles 3 va ricercata proprio nelle classi, ognuna delle quali presenta caratteristiche, pattern di attacco e talenti passivi univoci.

    Siccome parliamo di una serie da sempre focalizzata sulla strategia, l'introduzione di un job system favorisce la personalizzazione del party e la creazione di classi ibride: una volta padroneggiato un dato mestiere, le sue tecniche di combattimento e le abilità passive diventano "magistrali", e di conseguenza possono essere equipaggiate e utilizzate indipendentemente dal job impostato. Sulle prime si tratta di un sistema non proprio semplice da dominare, nondimeno, dopo aver preso confidenza e memorizzato i talenti delle singole classi, diventa estremamente intuitivo e divertente combinarne le skill più efficaci per realizzare una formazione virtualmente in grado di coprire ogni singolo ruolo. Indipendentemente dalle scelte effettuate, l'importante è distribuire con saggezza le classi, assicurandosi di avere sempre a disposizione due esponenti di ciascuna categoria: va infatti segnalato che i 23 tipi di lavori sono suddivisi in Attaccanti, Guaritori e Difensori.

    Poiché nelle battaglie particolarmente impegnative può tornare utile avere tre membri appartenenti alla medesima categoria (come ad esempio tre guaritori), gli sviluppatori hanno implementato la meccanica degli "Eroi", ossia dei guerrieri che una volta reclutati possono essere aggiunti alla squadra, fungendo in sostanza da settimo combattente.

    Sfortunatamente questi non sono controllabili e solo un Eroe per volta può accompagnare il party titolare, ma in compenso la loro aggiunta amplia enormemente la rosa degli schemi adottabili. Reclutando in via permanente un Eroe attraverso il completamento di un'apposita missione secondaria e rafforzando l'intesa con Sena e gli altri, questi acquisiscono la capacità di specializzarsi persino nella classe del nuovo alleato. Dal momento che quasi tutti gli eroi non compaiono durante la trama principale, ma al contrario vanno ricercati nelle colonie sparse per Aionios, il reclutamento dei 17 membri opzionali della banda e la possibilità di ampliare a dismisura la scelta delle classi incentiva a setacciare ogni singolo anfratto delle mappe. Se consideriamo che i Gladius aggiuntivi di Xenoblade Chronicles 2 andavano sbloccati in maniera casuale attraverso il consumo dei cristalli nucleici lasciati cadere dai nemici (per tutti i dettagli rileggete lo speciale sui Gladius di Xenoblade Chronicles 2), con somma disperazione degli utenti poco inclini al farming degli strumenti richiesti per l'evocazione, le nuove norme di reclutamento degli Eroi rappresentano a nostro avviso un passo in avanti non da poco.

    Oltre a supportare attivamente i titolari con tecniche di attacco, difesa o guarigione, a seconda della classe, il settimo elemento della squadra può essere coinvolto pure nei portentosi "Assalti di Gruppo" che Noah e soci scatenano dopo aver riempito l'apposita barra. Ripresa da Xenoblade Chronicles 2 e opportunamente ampliata, la suddetta meccanica vede i membri del team eseguire a turno delle tecniche impostate in maniera strategica: soddisfacendo determinati requisiti e innescando le offensive in ordine specifico, il giocatore può godere di un bonus straordinario che moltiplica immensamente l'attacco dei soldati e la percentuale di EXP ricevuta. Concatenando i colpi con criterio, nei casi più rari la combo può anche raggiungere un bonus pari al 900%, che nelle dispute con mostri e nemici di livello altissimo può fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta.

    Il vero potere degli Uroboros

    Come vi avevamo raccontato in un nostro precedente speciale su Xenoblade Chronicles 3, il vero asso nella manica del gruppo di Noah va individuato negli Uroboros: i giganti cui le tre coppie di personaggi (Noah e Miyo, Lanz e Sena, Yunie e Taion) possono dar vita attraverso la Sintonia.

    Mescolando un Keves e un Agnus, in battaglia potrete infatti fondere due partner per evocare immediatamente un colosso robotico dotato di una forza fisica mostruosa e letteralmente invincibile: sprovvisti di una barra HP, gli Uroboros non possono essere uccisi, ma la loro invulnerabilità è controbilanciata da un tempo di intervento assai limitato. Col passare dei secondi e utilizzandone le portentose tecniche, gli Uroboros si surriscaldano sempre più, ponendo eventualmente fine alla fusione e facendo tornare in prima linea i personaggi standard. Benché una volta ricaricata l'apposita barra sia possibile richiedere anche più volte l'intervento dei bestioni, il modo più adeguato per massimizzare il loro apporto è quello di ricorrere alla Sintonia solo dopo averla portata al terzo livello: mescolando le tecniche di classe e quelle magistrali per attivare le cosiddette "tecniche fusione", Taion e gli altri possono rafforzare momentaneamente il loro legame e, di conseguenza, entrare in una forma Uroboros potenziata.

    Se a questo aggiungiamo che ciascun colosso ha due forme (in base al personaggio "al comando"), con abilità esclusive e personalizzabili attraverso un ricco skill tree, nelle fasi di lotta diventa imperativo stabilire il momento adatto per ricorrere agli esseri torreggianti.

    Data l'enorme potenza degli Uroboros, il nostro consiglio è quello di servirvene in caso di necessità, poiché un abuso dei giganti rischierebbe di minare il bilanciamento complessivo della difficoltà. Se in modalità Normale il loro intervento è abbastanza giustificabile, a difficoltà Facile questi non lasciano scampo a nessuno, se non ai nemici con una differenza di livello molto elevata. A Difficile, invece, l'utilizzo di questi esseri è quasi obbligatorio per poter vincere le boss fight o comunque le dispute coi nemici unici che affollano le mappe di Aionios.

    Benefici e lacune dell'esplorazione libera

    A proposito della componente esplorativa, vi anticipiamo subito che questa giocherà un ruolo molto importante nell'economia del gameplay. Come in passato, la scoperta di nuovi punti di riferimento da raggiungere con il viaggio rapido, come ad esempio grotte, oasi, insediamenti umani o belvedere, premia la curiosità degli utenti con Punti Esperienza bonus, che all'interno degli accampamenti dove cucinare e riposare possono essere spesi per salire di livello.

    Dalla riattivazione di relitti meccanici abbandonati all'eliminazione dei mostri unici, senza dimenticare le missioni secondarie o gli scontri tra fazioni cui Noah e soci possono immischiarsi (decidendo di volta in volta quale gruppo aiutare), sono tantissime le attività finalizzate all'accumulo rapido di PE bonus, ragion per cui chiunque non voglia dedicarsi al grinding per accrescere il potenziale del suo party può anche decidere di focalizzarsi quasi esclusivamente sulle battaglie previste dalla storia e sulla totale esplorazione delle mastodontiche mappe open world di Aionios. Durante la nostra lunga prova abbiamo setacciato ogni area della mappa di gioco e completato quasi tutte le sidequest di Xenoblade Chronicles 3, raggiungendo un livello altissimo senza mai darci al farming compulsivo. Va comunque detto che, qualora preferiate invece combattere a oltranza contro qualsiasi mostro incrociato, potreste anche decidere di non sfruttare i PE bonus accumulati mediante le attività secondarie, in quanto il loro consumo non è automatico, ma richiede l'intervento manuale dell'utente.

    Se ci diciamo molto soddisfatti delle missioni secondarie, che questa volta non si limitano alla becera consegna di oggetti o all'eliminazione di creature specifiche, ma addirittura si incastrano a dovere nella vicenda principale, dobbiamo purtroppo riconoscere che il prodotto ha ereditato uno storico difetto della saga. Vantando mappe aperte spaziose e sterminate, già all'inizio della storia capita spessissimo di sconfinare in zone popolate da creature fuori dalla portata del giocatore o comunque di imbattersi in bestie potentissime durante il normale svolgimento di una missione.

    Giacché le dispute si consumano sulla mappa senza barriere invisibili poste a delimitare l'area di lotta, ancora oggi capita che un combattimento venga interrotto dall'arrivo di nuovi nemici, con conseguenze talvolta disastrose per Miyo e compagnia cantante. Rispetto a quanto accadeva in Xenoblade Chronicles 2, nel terzo episodio abbiamo assistito a una netta riduzione del fastidioso fenomeno appena descritto, anche perché Monolith Soft ha cercato quantomeno di non piazzare bestie inarrestabili sui percorsi previsti dalla trama principale, ma non appena ci si allontana poco poco dal sentiero questi tendono a sbucare fuori dal nulla, rispedendo la squadra all'ultimo checkpoint.

    Luci e ombre del nuovo mondo

    Per quel che concerne infine il comparto tecnico, c'è da dire che Monolith Soft ha spremuto il potenziale di Nintendo Switch fino all'ultima goccia, ottenendo delle performance notevoli per la macchina ibrida della Casa di Kyoto. Benché si registri ancora qualche sporadico e microscopico calo di frame frate, il prodotto si mantiene stabile tanto in portabilità quanto in modalità dock. Visto quello che accadeva nel secondo episodio, dove i combattenti in campo erano la metà e l'azione era meno caotica, è un risultato notevole, che la dice lunga sul lavoro di ottimizzazione compiuto dallo studio nipponico. Stesso discorso vale per la risoluzione e la pulizia dell'immagine, che in portabilità risulta un tantino più sporca rispetto allo schermo del televisore. Peccato soltanto per gli insopportabili tempi di caricamento interposti tra le cutscene, che nei casi più gravi possono sottrarre anche una trentina di secondi, specie durante lo svolgimento delle sidequest.

    Mentre il character design di Xenoblade Chronicles 3 ci ha ammaliati sin dall'annuncio del titolo, abbiamo delle piccole riserve sui modelli poligonali, che di tanto in tanto prestano il fianco a orrendi spigoli e lievi sbavature che affliggono le texture dei costumi. Niente da ridire, invece, sullo splendido e rigoglioso mondo aperto di Aionios, che con le sue mappe ricche di collezionabili, tesori nascosti e segreti da svelare ci ha tenuti incollati allo schermo per uno spropositato quantitativo di ore. Ottima anche la colonna sonora, che come da tradizione sposa alla perfezione i toni assunti dal racconto e ne massimizza la carica emozionale.

    A proposito dei testi in italiano, al netto di qualche rarissima imprecisione, abbiamo gradito non poco la puntuale traduzione effettuata da Nintendo; tuttavia, dal momento che la traccia nostrana si basa ancora una volta su quella inglese, usufruendo dell'ottimo doppiaggio in lingua giapponese abbiamo notato scelte di adattamento davvero opinabili. Non solo alcune frasi sono state leggermente modificate, ma quasi tutti i personaggi con nomi nipponici sono stati puntualmente ribattezzati, proprio come era accaduto in Xenoblade Chronicles 2. È un vero peccato, soprattutto nel caso della selvaggia "Yuzuriha", che in Occidente ha assunto il nome di "Juniper".

    Xenoblade Chronicles 3 Xenoblade Chronicles 3Versione Analizzata Nintendo SwitchMastodontico anche più del fenomenale secondo episodio della trilogia, Xenoblade Chronicles 3 è uno dei migliori JRPG degli ultimi anni. Il team di Monolith Soft è riuscito a sorprenderci ancora una volta, imbastendo una storia matura, commovente e disgraziatamente attuale, nonché impreziosita da un cast di personaggi squisitamente caratterizzati e irresistibili. Se per quel che concerne la componente esplorativa sapevamo che lo studio avrebbe attinto alla rodata formula del franchise, proponendo un mondo aperto immenso e capace di intrappolare il giocatore per centinaia di ore, è invece il sistema di combattimento ad averci lasciati a bocca aperta. Avvalendosi delle meccaniche più riuscite del secondo capitolo e rimpiazzando quelle meno apprezzate con gustosissime novità (come gli Eroi o gli stessi Uroboros), Monolith Soft ha sintetizzato una formula ludica pressoché perfetta per una saga che sin dagli albori ha posto l’accento su una spiccata componente strategica. Che siate o meno fan del genere, Xenoblade Chronicles 3 è in definitiva una tappa obbligatoria per qualsiasi possessore di Nintendo Switch.

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