Xenoblade Chronicles Definitive Edition Recensione: un capolavoro su Switch

Shulk e i suoi compagni tornano nella Definitive Edition di Xenoblade Chronicles su Nintendo Switch. La battaglia tra Mechonis e Bionis non è finita.

Xenoblade Chronicles Definitive Edition
Recensione: Nintendo Switch
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  • Switch
  • Circa dieci anni fa, in Giappone, la serie "Xeno" di Monolith Soft stava per entrare in una nuova era: il 10 giugno del 2010 è la data di pubblicazione dell'originale Xenoblade Chronicles, Action RPG per Nintendo Wii che di lì a poco avrebbe conquistato il parere della stampa internazionale, venendo descritto come una delle esperienze del genere più solide, strutturate e ben scritte di sempre.

    Oggi, a maggio 2020, Monolith Soft decide di tornare alle origini: con Xenoblade Chronicles Definitive Edition la software house cerca di rendere nuovamente attuale un'esperienza di gioco invecchiata di un decennio, attraverso un lavoro di restyling grafico, tecnico e contenutistico che si pone al confine tra "remaster" e "remake", e che ha l'obiettivo di far riscoprire al grande pubblico la perla più preziosa della saga di Xenoblade Chronicles. Un obiettivo ostico che ha richiesto indubbiamente un grande sforzo, e il cui risultato mi ha lasciato semplicemente sbalordito: senza girarci troppo intorno, la Definitive Edition è un lavoro mastodontico, monolitico (quando mi ricapita di fare questa battuta?), e per comprenderne pienamente i motivi dobbiamo addentrarci a capofitto nel suo mondo di gioco. Un universo che mi ha tenuto incollato per oltre cento ore di gioco, tra uomini, macchine, visioni del futuro e spade luminose.

    Bionis e Mechanis

    Il World building di Xenoblade Chronicles Definitive Edition è complesso quanto originale: in un universo ignoto, due giganti hanno guerreggiato senza sosta, in una battaglia che li ha portati alla più completa immobilità. Uno di loro è Bionis, fatto di carne e ossa, e l'altro è Mechanis, un titano composto interamente di metallo, ingranaggi, componenti elettrici: un incipit piuttosto semplice e banale, se non fosse che questi giganti, in realtà, sono anche dei pianeti.

    Sui titani, per motivi altrettanto ignoti, si è generata vita intelligente a loro immagine e somiglianza: su Bionis sono nati gli esseri umani, conosciuti come "Homs", assieme ad altri animali e razze che popolano la fauna del gigante, mentre su Mechanis tutte le forme di vita sono meccaniche, robot senzienti dalle svariate dimensioni. I popoli di Bionis e Mechanis, purtroppo, sono in conflitto, e gli equilibri di questa misteriosa guerra sono affidati alla Monado, una leggendaria spada capace di generare visioni del futuro.

    Sono queste le premesse dell'epopea di Shulk, protagonista della storia, che assieme a Reyn, suo fidato amico di infanzia, visiterà ogni anfratto di Bionis e Mechanis, nel tentativo di riscoprire il passato del proprio universo, conoscere le reali intenzioni delle macchine e svelare ogni mistero dietro la natura della "Monado": un'avventura lunga, piacevolmente contorta, che vedrà decine e decine di personaggi coinvolti, tra primari che accompagneranno il duo come membri giocabili del party, e secondari che arricchiranno la profondità narrativa del titolo.

    Già all'epoca dell'uscita dell'originale, Xenoblade Chronicles si era distinto proprio per questa peculiare unione di world building e level design: vivere e agire su dei titani significa doverli letteralmente esplorare. Le gambe di Bionis, ad esempio, non rappresentano solo le articolazioni del gigante, ma lunghe pianure attraversabili dal giocatore, mentre la sua schiena si rivela una foresta ricca di vegetazione. Il modo in cui l'anatomia dei titani si interseca con il level design di Xenoblade è semplicemente un piacere per gli occhi, con tanto di panorami che ci permettono di scorgere all'orizzonte altre parti del corpo del gigante visitato: per questa Definitive Edition, Monolith Soft ha deciso di amplificare questo senso di appagamento estetico, con un lavoro di restyling grafico davvero minuzioso.

    Innanzitutto, tutti i modelli 3D dei personaggi sono stati ricreati da zero, con tanto di rivisitazione delle loro espressioni facciali e dei movimenti delle mani e delle dita, donando una resa grafica agli eventi di gameplay e alle cutscenes molto più simile a quella percepita su Xenoblade Chronicles 2. Le textures ambientali poi, quali vegetazione, rocce e acqua, sono state modificate e aggiornate, rendendo le distese di verde di Bionis, o le centrali meccaniche di Mechanis, molto più gradevoli da visitare.

    Lo stesso si può dire anche delle texture degli oggetti, come armi, armature ed elementi di sfondo, tutte dotate di un livello di dettaglio nettamente maggiore; infine, anche gli effetti particellari, le ombre, la nebbia e le luci sono aspetti che vivono di vita nuova, e aiutano il giocatore a immergersi nell'avventura di Shulk senza accusare eccessivamente l'anzianità tecnica del titolo originale.
    Un'anzianità che, in ogni caso, rimane percepibile anche in quest'edizione definitiva: compenetrazioni indesiderate tra modelli delle armi e quelli delle armature, e alcune animazioni di torsione e movimento dei personaggi alquanto rigide sono cicatrici ancora presenti, a testimonianza dell'inesorabile passaggio di una decade.

    Inoltre, se l'estetica del primo Xenoblade ora si avvicina a quella del secondo capitolo, questo vale anche per le prestazioni non eccellenti dal punto di vista della risoluzione, che si attestano sui 720p in docked mode e 540p in handheld, un compromesso che mantiene i 30 FPS stabili durante il corso del gioco, ma che non sazia pienamente l'occhio dei fruitori dei titoli Nintendo Switch. Ciononostante, il lavoro di Monolith Soft rimane encomiabile: la cura nella rivisitazione dei tanti elementi grafici originali è ben presente, nonché capace di ammortizzare il peso degli anni, rendendo l'esperienza di gioco più fruibile sia ai novizi che ai veterani della serie.

    Missioni principali e secondarie

    Il gameplay di Xenoblade Chronicles Definitive Edition vedrà il giocatore perdersi nei meandri di numerose mappe estese sia orizzontalmente che verticalmente, divise per macro aree che si collocano su una determinata parte del corpo di un titano: la varietà sicuramente non manca, tra foreste, boschi, mari e distese aride che pullulano di mostri e minacce. In pieno stile Monolith Soft, il costante senso di pericolo è uno dei tratti distintivi delle fasi esplorative di questo titolo: ogni zona è caratterizzata sia dalla presenza di mostri più o meno proporzionati al livello attuale del giocatore, sia di bestie feroci molto più forti, che andranno evitate per non rischiare di incorrere in un istantaneo game over.

    In questo slalom tra sfide accessibili e pericoli insormontabili, ci si trova davanti alla possibilità di completare unicamente le quest principali o di prodigarsi in un corposo numero di missioni secondarie, che verranno raccolte dagli NPC sparsi nei luoghi di maggiore interesse.
    Le quest opzionali solitamente si dividono in due gruppi principali: quelle che richiedono la raccolta di specifici oggetti, ottenibili nell'overworld o raccolti dal cadavere di un nemico sconfitto, e quelle che invece impongono al giocatore di uccidere determinati avversari, solitamente un gruppo di mostri comuni o una sorta di mini boss opzionale. Eccetto che per alcune missioni di raccolta particolarmente frustranti, per via di drop rate infinitesimali da parte di alcuni nemici, la maggior parte delle quest secondarie è piacevole da affrontare, soprattutto perché ricompensa il giocatore con punti esperienza, soldi e armature che accrescono la forza del party.

    E se è vero che il titolo menziona fin da subito la possibilità di ignorare gli incarichi collaterali, la verità è che questa scelta è corretta solo nella teoria: all'atto pratico, compiere almeno una parte di quest secondarie sarà necessario per rimanere al passo con il leveling del titolo, per essere in grado di fronteggiare i mostri e boss dei capitoli principali, ed evitare lunghe ed estenuanti catene di grinding che diverrebbero a quel punto necessarie per colmare il gap tra i personaggio giocabili e i propri nemici.

    Nell'originale Xenoblade Chronicles, questo tipo di progressione presentava un grande problema di fondo: per quanto le missioni secondarie fossero piacevoli da affrontare, e permettessero al giocatore di assistere a piccoli scorci di storia legati a NPC altrimenti poco importanti, il ritrovamento degli obiettivi delle quest nella mappa di gioco era davvero ostico. Lo stesso problema, in egual misura, lo si incontrava in Xenoblade Chronicles 2: la mappa segnalava il punto di arrivo del giocatore, un oggetto da raccogliere o una creatura da uccidere, ma l'incomprensibilità dei vari dislivelli verticali rendeva difficile intuire se l'obiettivo si trovasse a terra o in cima a una collina.

    Oggi, grazie a un altro cambiamento, quell'incubo è solo un ricordo passato: la mappa della Definitive Edition segnala sempre l'esatto percorso che il giocatore dovrà intraprendere per raggiungere un determinato obiettivo, riducendo in maniera significativa il tempo necessario per il completamento di una singola quest.

    Con questo nuovo ritmo di gioco, anche la curva di livello richiesta per affrontare i vari capitoli risulta più uniforme: nel mio playthrough principale ho compiuto circa duecento missioni secondarie prima di completare il gioco, e così facendo non ho mai dovuto ricorrere a lunghe sessioni di grinding per pareggiare il livello dei miei personaggi con quello dei nemici più ostici.
    Peraltro, mi permetto di sottolineare uno degli elementi dei titoli Monolith Soft che adoro di più: rispetto ad altri giochi J-RPG, in Xenoblade Chronicles è possibile acquisire esperienza anche solo esplorando una nuova zona della mappa precedentemente non scoperta, una ricompensa davvero squisita che valorizza la volontà del giocatore di andare oltre le aree necessarie per la sua quest principale.

    Fino a Xenoblade Chronicles 2, questa filosofia non era pienamente godibile per via di un'esplorazione resa ostica da una mappa confusa e un tracking assente: adesso, invece, sono proprio le missioni secondarie a guidare il giocatore verso porzioni di mappa ignote, che lo ricompenseranno con corpose dosi d'esperienza che verranno spese nelle boss fight più complesse.
    L'altro modo di acquisire XP, ovviamente, è quello classico: combattere.

    Il sistema di combattimento

    La declinazione del concetto di Action RPG fatta in Xenoblade Chronicles Definitive Edition eredita molti concetti dallo scheletro di un MMORPG: durante le varie battaglie presentate dal titolo, il giocatore avrà la possibilità di controllare uno solo dei personaggi principali a sua scelta, mentre gli altri due membri del party verranno gestiti dalla CPU. Ogni eroe giocabile è dotato sia di attacchi bianchi automatici, sia di Tecniche, mosse o magie più potenti con un proprio cooldown, visualizzate in basso allo schermo: a seconda del ruolo del personaggio scelto, che si divide idealmente in DPS, Tank e curatore, verrà richiesto al giocatore di far ruotare gli attacchi più forti secondo una specifica logica, che permetterà di massimizzare il proprio apporto alla battaglia.

    Ogni eroe, utilizzando una tecnica, accumula "Ira" su un determinato nemico: un dato bersaglio attaccherà automaticamente il membro del party che ha totalizzato più punti di "Ira", in un sistema identico a quello dell'aggro di World of Warcraft. Per questo motivo, i party dovranno essere costruiti in maniera oculata: se da un lato un membro come Shulk aumenta i danni impartiti sui mostri, dall'altra Reyn sarà necessario come tank, perché possiede alte difese e le sue Tecniche accumulano principalmente Ira, permettendo così al compagno di agire indisturbato.

    Durante il corso dell'avventura verranno aggiunti altri membri alla propria squadra, da chi è specializzato nelle cure a chi invece predilige un attacco magico a distanza: uno degli elementi più funzionali di questo Combat System è proprio la totale libertà che viene data all'utente nel costruire il proprio gruppo di tre membri, lasciandogli scegliere se è opportuno combattere la minaccia di turno con la classica triade DPS - Tank - Curatore, o se magari è più opportuno inserire un DPS in più, un curatore extra in assenza di tank, per adattarsi al meglio alle richieste di una determinata boss fight.

    I membri del party, poi, hanno spesso Tecniche che possono entrare in combo con quelle dei compagni: durante un combattimento, dunque, oltre che osservare i propri cooldown e gestirli al meglio seguendo una rotazione specifica delle mosse, bisogna anche preservare certe Tecniche per momenti propizi nei quali potranno massimizzare i propri effetti grazie alle azioni degli altri membri del party.

    La gestione di queste combo tra i personaggi, purtroppo, non sempre è perfetta a causa del controllo degli altri due membri del team, affidato alla CPU. Questo aspetto è però espressamente voluto dal team: ogni Tecnica che porta a segno un effetto secondario ricarica leggermente la "Barra di Gruppo", che una volta riempita al massimo può essere svuotata per un "Assalto di Gruppo". In questo caso, il giocatore entra in controllo, a turno, di tutti e tre i personaggi del team, ed è capace di gestire tutte le loro Tecniche in libertà: questa modalità di combattimento permette non solo di organizzare al meglio le catene tra le abilità dei compagni, ma anche di impartire debuff ai nemici di grande statura, altrimenti immuni a certi effetti secondari.

    Per rendere il Combat System ancora più profondo, alla "Barra di Gruppo" viene dato anche il potere di resuscitare membri del party morti in battaglia: il giocatore quindi dovrà costantemente scegliere se sarà maggiormente conveniente usare tutte e tre le tacche della barra per realizzare un Assalto di Gruppo, e così infliggere grandi danni e malus ai nemici, o preservarle per avere la capacità di resuscitare un compagno caduto, azione che consuma solamente una tacca.

    Con QTE durante le lotte che sono in grado di aumentare ancora di più il caricamento della Barra di Gruppo, attacchi che possono essere evitati spostandosi fisicamente da un punto all'altro dell'overworld, e la possibilità di premere il tasto B vicino a un compagno Atterrato o Stordito per rianimarlo, la miscela del Combat System di Xenoblade Chronicles Definitive Edition si presenta come un connubio fra movimento, posizionamento, riflessi pronti e capacità di gestione delle proprie risorse offensive e difensive.

    La ciliegina sulla torta di questo combat system, che è forse uno dei punti di forza più grandi del titolo, è il sistema di premonizioni di Shulk.
    Da ex giocatore di World of Warcraft, è capitato spesso di giocare i raid più difficili con l'aiuto di svariati add-on: tra i tanti, il più diffuso era sicuramente Deadly Boss Mods, un'estensione che permetteva ai giocatori di conoscere in anticipo quali mosse sarebbero state utilizzate dai boss nell'arco dei prossimi dieci o quindici secondi. Quello che succede in Xenoblade Chronicles Definitive Edition è molto simile, ma con una grande differenza: Monolith Soft inserisce la meccanica della previsione degli attacchi direttamente nella lore del titolo, e la interseca con la sua storia.

    Shulk può vedere il futuro, e per questo motivo, quando i nemici stanno per infliggere gravi danni ai membri del party, verrà visualizzato su schermo l'evento nefasto, per poi riavvolgere il tempo e dare al giocatore la possibilità di cambiare questo esito con le proprie Tecniche. La premonizione, ovviamente, mostra solo l'attacco subito, e non suggerisce in alcun modo come risolvere il momento di tensione: sarà il giocatore a scegliere che cosa fare, se lanciare una Tecnica difensiva per ridurre il danno, accumulare Ira e incassare l'attacco al posto del target attuale del nemico, o ancora accettare il destino e scegliere di perdere quel membro per rianimarlo in un secondo momento.

    Al netto di tutti questi pregi, però, abbiamo anche qualche immancabile difetto: se la profondità strategica è pienamente sensibile durante le boss fight del titolo, le lotte più semplici, alla lunga, comportano semplicemente il ripetersi di una medesima tattica funzionale. A mitigare il problema troviamo la vasta selezione di personaggi utilizzabili in combattimento, ma anche in questo caso si tratta di un elemento che spiega davvero le sue ali solo quando ci si trova davanti a un mostro "Unico", o un vero e proprio boss: controllare un personaggio diverso da Shulk diversifica il ritmo standard dei combattimenti, ma contro i nemici più deboli significa semplicemente utilizzare Tecniche differenti per eliminare le minacce. Inoltre, un altro difetto del Combat System, e forse quello più grave, è la scomodità della selezione delle Tecniche: per scegliere una mossa è necessario evidenziarla con i tasti direzionali e poi selezionarla con il tasto A, un processo decisamente lungo che talvolta non sta al passo con la prontezza che il giocatore deve avere per rispondere ad un attacco nemico in tempo reale.

    E dato che i combattimenti si alternano sempre tra fasi di selezione delle tecniche e sequenze di movimento, il continuo passaggio del pollice tra lo stick sinistro e i direzionali non risulta comodo nelle battaglie più frenetiche: degli shortcut per le Tecniche insomma, magari con la pressione di grilletti dorsali più uno specifico tasto, sarebbero stati molto più funzionali nelle situazioni più difficili.

    Il Combat System di Xenoblade Chronicles, benché non esente da difetti, è dinamico e stratificato, in grado di richiedere al giocatore sia prontezza che capacità di ragionamento e previsione, e in questa Definitive Edition è stato persino decorato da un elegante restyling grafico delle icone: se "Action RPG" è il connubio di azione e riflessione, Xenoblade Chronicles è forse uno dei prodotti che meglio incarna questo binomio.

    L'anima ruolistica

    Ad affiancare il Combat System abbiamo una forte componente RPG di stampo classico, in cui ogni personaggio possiede svariate statistiche che possono crescere durante l'avventura, non solo attraverso il semplice leveling. Ciascun membro del party, infatti, può aumentare i suoi parametri innanzitutto equipaggiandosi con armi e armature diverse, recuperate attraverso il completamento di missioni, l'uccisione di mostri nell'overworld, o la "Modalità Sfida" ora ereditata da Xenoblade Chronicles 2, nella quale sarà necessario sconfiggere alcuni nemici entro un preciso lasso di tempo.

    Questi set di armature, poi, possono essere a loro volta potenziati con le "gemme", dei gioielli creati a partire da cristalli reperiti nell'overworld, e che lasciano all'utente la possibilità di scegliere quale statistica secondaria massimizzare nei propri personaggi: in questo modo viene data al giocatore la libertà di personalizzare in maniera significativa l'esperienza, aumentando per esempio l'Ira generata dal membro della squadra che si desidera designare come tank.

    Con l'utilizzo di specifiche armature e l'assegnazione di Tecniche, anche un tank può divenire all'occorrenza sia un utile healer che un DPS con tratti di resistenza. Variare l'utilità che i personaggi hanno in battaglia, in alcune fasi del gioco più complesse, può essere la risposta corretta alle sfide più ardue: durante la fase finale del titolo, più volte ho ricalibrato le build dei personaggi, riviste in base alle necessità richieste dal boss di turno.
    In questo sistema di crescita entrano a gamba tesa ulteriori funzioni che regolano le prestazioni degli eroi in battaglia: la prima è il Diagramma d'Intesa, che gestisce l'amicizia tra i personaggi e aumenta la loro capacità di "Gruppo" in battaglia. In ogni capitolo, dunque, l'obiettivo del giocatore non sarà solo quello di accumulare punti esperienza, ma anche di rinforzare il legame affettivo tra i membri del team: per farlo è possibile assistere a dei "Dialoghi Empatici", brevi sequenze accessibili da punti specifici della mappa, o semplicemente lottando con un determinato compagno per molto tempo.

    Altro mezzo per la modifica delle statistiche è rappresentato dalle Linee Abilità: si tratta di tre rami di talenti passivi, anche qui in pieno stile World of Warcraft, che danno modo all'utente di delineare i tratti standard del proprio personaggio, e scegliere se sarà tendenzialmente più incline a curare o accumulare danni sull'avversario. In ultimo, poi, c'è il sistema di Reti Abilità: grazie ad esso è possibile far ereditare dei talenti di un eroe ad un secondo membro, qualora ci fosse tra i due una forte intesa: così facendo viene messa in evidenza ancora di più la possibilità di far uscire dai binari prestabiliti un determinato compagno, e trasformare nel tempo un healer in un tank, o un tank in un DPS.

    Il punto forte della componente RPG di Xenoblade, insomma, è la possibilità di personalizzare al massimo la propria esperienza di gioco: adattarla alle esigenze che le battaglie pongono davanti al giocatore, oppure ancora utilizzare il building come pretesto per diversificare i duelli, controbilanciare una possibile ripetitività del Combat System, e rendere ogni capitolo di gioco diverso dal precedente.

    Dall'altra parte però, siamo davanti a un sistema fin troppo stratificato: tecniche da livellare, amicizia, abilità passive, abilità ereditate, armature, armi e gemme sono davvero tantissimi elementi da gestire, e non di rado dover badare alla build dei vostri personaggi interromperà il ritmo dell'esplorazione, richiedendo al giocatore di passare un po' del suo tempo tra i menù. Altre volte, nelle fasi più concitate della storia, mi è capitato di ignorare alcune meccaniche di crescita, per poi ritrovarmi ad aver accumulato troppi punti da spendere nei diagrammi: una sintesi di funzioni sarebbe stata quindi preferibile, forse tagliando la parte delle "Reti Abilità" che risulta già coperta dalla possibilità di incastonare gemme sulle armature e le armi dei vari membri della squadra.

    Restando in tema di equipaggiamento, abbiamo un'altra aggiunta graditissima in questa Definitive Edition: adesso sarà possibile associare a un pezzo di armatura l'aspetto estetico di qualsiasi altro indumento posseduto, in modo che i set indossati siano sempre coerenti fra loro, permettendo poi al giocatore di mantenere addosso uno specifico capo d'abbigliamento anche se, sul piano pratico, è stato sostituito da un secondo più forte e prestante.

    Confesso di aver passato davvero molto tempo a curare l'estetica dei miei personaggi, a volte inventandomi dei set di sana pianta unendo più tipi di armature differenti: salvare il mondo è importante, ma va fatto sempre con stile, no?

    La trama e la difficoltà del gioco

    A livello narrativo, Xenoblade Chronicles Definitive Edition mantiene la storia del primo capitolo invariata, e va benissimo che sia così: la trama del titolo è forse il suo motore principale, capace di coinvolgere il giocatore con un ritmo cangiante, ricca di dialoghi, di spiegazioni sulle leggi che regolano Bionis e Mechanis, e di colpi di scena in grado di mettere in discussione ogni certezza.

    La campagna principale, che consta di 17 capitoli, ha una durata estremamente longeva, che si attesta sulle settanta ore di gioco qualora si compia un numero ragionevole di missioni secondarie, abbastanza da renderci capaci di affrontare le sfide più ostiche. In post game si possono tranquillamente raggiungere più di cento ore, completando tutte le richieste secondarie presenti nell'overworld: la rigiocabilità, insomma, è ai massimi livelli.
    Se ci si affaccia per la prima volta su Xenoblade Chronicles, la sua storia sarà sicuramente in grado di soddisfare le papille gustative di chi è alla ricerca di trame complesse ma comunque pienamente comprensibili per chi ama prestare attenzione ai dettagli: per i fan di vecchia data, invece, sarà presente qualche chicca estetica che darà un certo significato ad alcune congetture sulla lore di Xenoblade che si sono susseguite nel corso degli anni.

    Sul versante della difficoltà, c'è da dire che il titolo parte in maniera morbida, per poi conoscere due innalzamenti progressivi della complessità. L'ultimo capitolo di Xenoblade Chronicles Definitive Edition è una delle sequenze RPG più difficili che abbia mai giocato in vita mia: i boss della fase finale sono davvero ostici, e richiederanno numerosi tentativi, esperimenti e fasi di trial and error prima del loro completamento.

    In generale, ogni volta che il titolo alza la sua difficoltà, il giocatore può imboccare tre strade dinanzi a sé: imparare le varie fasi del boss e spendere del tempo per comprendere la strategia più efficace, grindare e aumentare il proprio livello per semplificare le battaglie grazie a danni maggiori per il party, o attivare l'opzione "Casual", una sorta di modalità facile da azionare e disattivare in ogni momento. Dal mio punto di vista, credo che la prima opzione sia quella preferibile, maggiormente coerente con lo spirito della produzione: andando avanti nella storia gli avversari diverranno sempre più temibili e potenti, e impiegare tanto tempo su un singolo boss, benché possa risultare inizialmente frustrante, garantirà una gigantesca soddisfazione una volta mandata la minaccia al tappeto.

    E ad accompagnare le nostre esplorazioni, scoperte e lotte all'ultimo sangue, ci sarà una colonna sonora completamente riarrangiata in occasione della Definitive Edition: la OST di Xenoblade Chronicles, composta da ACE+ e Yoko Shimomura (Kingdom Hearts) era già stata adorata dieci anni fa, e oggi ritorna con delle librerie di suoni aggiornate, in grado di regalare tracce con ancora più complesse e armoniche ai suoi giocatori.

    Future Connected

    Una delle aggiunte più attese di questa Definitive Edition è il capitolo "Future Connected": si tratta di un'avventura secondaria, giocabile da subito e scorporata dalla struttura del gioco principale, e che è ambientata un anno dopo il finale di Xenoblade Chronicles. Devo purtroppo mettere le mani avanti: questo capitolo extra è la parte più debole dell'intera esperienza.

    Future Connected è strutturato come una sorta di DLC gratuito di Xenoblade, che aggiunge diversi elementi: due nuovi personaggi giocabili, una mappa extra, e una storia inedita adornata ovviamente da tante missioni secondarie, per una durata totale di circa dodici ore di campagna. Future Connected compie però una sorta di semplificazione generale delle meccaniche di Xenoblade, riducendo notevolmente lo scheletro ruolistico: le armature sono ora solo oggetti acquistabili dai mercanti, e le gemme da incastonare non devono più essere create a partire dai cristalli, ma sono direttamente raccolte nell'overworld.

    Linee e Reti Abilità scompaiono, così come i Diagrammi Intesa, in uno snellimento che lascia immutato solo il sistema di leveling delle proprie Tecniche: se nell'avventura principale è forse troppa la libertà data al giocatore per la personalizzazione dei membri del team, qui ci troviamo all'estremo opposto, nel quale inspiegabilmente sono state tagliate fin troppe meccaniche, rendendo il giocatore incapace di allontanarsi dai ruoli standard dei personaggi del suo party. Un gruppo che, peraltro, nonostante conosca due nuove aggiunte, perde anche cinque vecchi componenti, passando da un roster di sette a quattro membri totali.

    Il Combat System poi rimane tendenzialmente invariato, con un'unica differenza: gli Assalti di Gruppo sono stati sostituiti da un attacco di gruppo dei "Ponspettori", simpatici Nopon alla base della principale missione secondaria di questo capitolo extra. I Ponspettori hanno la possibilità di consumare la Barra di Gruppo e compiere un all-out-attack, il cui esito è interamente gestito da un QTE, e che può avere l'effetto di stordire l'avversario, impartirgli grandi danni, o curare il proprio team e renderlo immune ai Malus. Un upgrade in termini di forza bruta rispetto all'Assalto di Gruppo del gioco principale, ma un passo indietro nella profondità strategica del Combat System, che ora perde la possibilità di concatenare le tecniche dei vari personaggi in favore di una sequenza animata nel quale va premuto un solo tasto.

    E in linea con questa semplificazione generale, è sparito anche l'intero sistema delle premonizioni di Shulk: una scelta che comprendo nella teoria, ma che nella pratica impoverisce il comparto tecnico del Combat System. Coerentemente con quanto detto, anche la difficoltà dell'esperienza generale ne risente: se il capitolo finale di Xenoblade Chronicles Definitive Edition è infernale, con Future Connected si ritorna alla modesta tensione delle prime battute, nei quali morire è abbastanza improbabile.

    Future Connected non è un contenuto extra spiacevole, e nonostante proponga una storia un po' confusa, e una campagna impoverita di contenuti rispetto a quella principale, riesce comunque a regalare ulteriori dodici ore nel mondo di Xenoblade Chronicles: semplicemente si tratta di un seguito poco coerente con tutto ciò che il titolo diventa nelle fasi finali dell'avventura principale, meno qualitativo della main quest da ogni punto di vista lo si osservi, il che genera un'inversione di ritmo e una diminuzione del coinvolgimento, pratico ed emotivo.

    Giocare a Future Connected vi divertirà, ma lo farà ancora di più ritornare sulla partita principale per il completamento di ogni missione secondaria disponibile: ecco perché, purtroppo, il capitolo extra ha più il gusto di un'aggiunta non imprescindibile, piuttosto che di nuova vita soffiata sui personaggi di Xenoblade Chronicles.

    Xenoblade Chronicles Definitive Edition Xenoblade Chronicles Definitive EditionVersione Analizzata Nintendo SwitchXenoblade Chronicles, nel 2010, ha fissato un nuovo standard al quale tutti gli Action J-RPG del futuro hanno guardato: oggi, a dieci anni di distanza, grazie a notevoli migliorie grafiche e aggiunte contenutistiche, Xenoblade Chronicles Definitive Edition si ripete, e riesce nell’intento di rendere nuovamente attuale un’esperienza videoludica vecchia di un decennio. Si tratta di un prodotto perfetto per chi vuole gettarsi a capofitto nel mondo narrativo della serie, ed è un titolo capace anche di regalare nuove emozioni ai fan di vecchia data, che possono rivivere l’avventura principale del gioco abbandonando finalmente alcuni difetti che al tempo diminuivano la qualità dell’esperienza: se il capitolo “Future Connected” è un passo indietro rispetto all’avventura principale, il contenuto portante di questa Definitive Edition resta comunque molto superiore alla versione originale, in un’operazione assai virtuosa che ha definito un significato completamente diverso di “edizione deluxe”, con il quale tutte le successive riedizioni dovranno convivere. Xenoblade Chronicles Definitive Edition è sicuramente una delle esperienze RPG più solide e convincenti dell’intera line-up di Nintendo Switch, nonché un must-have per gli amanti del genere.

    9.5

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